Rosa Mogliasso, Davide Livermore.
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1791. Mozart E Il Violino Di Lucifero.
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2018. Adriano Salani Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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UNA PROFEZIA, UN BAMBINO PREDESTINATO, DUE SOCIET SEGRETE, PERSONAGGI STORICI E IMMAGINARI, UNA MUSICA FATALE...
Si pu indagare su un violino come s'indagherebbe su un delitto? Si possono utilizzare i frammenti di un prezioso strumento accidentalmente stritolato
tra le porte automatiche di un teatro come indizi di un crimine che trova le sue radici nel passato e solo nel presente pu essere svelato? Il bisogno
di conoscere la verit porter il maestro Flavio Tondi, virtuoso del violino, uomo serio e metodico, ma dalla vita agitata da donne fatali e ricorrenti,
ad affrontare una ricerca che lo condurr in bucolici cottage della campagna inglese, fatiscenti palazzi parigini e, infine, sul podio del teatro di Astana
in Kazakistan, dove la sua ossessione trover pace e pace potr donare non a lui solo, ma a tutta l'umanit. Un thriller storico che partendo da uno sperduto
monastero secentesco si sviluppa fino ai giorni nostri, una storia fantastica, a briglia sciolta, temperata dallo sforzo di aderire ad accadimenti reali,
a personaggi esistiti: conti, marchesi, principi illuminati, ma anche contadini spezzati dalla miseria, barbieri eviratori, giovani puttanelle spregiudicate,
tutti rivisitati in chiave bizzarra e spesso spietata, tanto quanto spietate sono state le loro vite. Su tutti, la lancinante umanit di Venanzio Rauzzini,
l'unica voce di castrato amata da Mozart. Sul confine tra storia e fantasia, un travolgente esordio narrativo per il duo Livermore & Mogliasso, cui fanno
da contrappunto le illustrazioni di Francesco Calcagnini, uno dei pi grandi scenografi italiani.
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GLI AUTORI.
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DAVIDE LIVERMORE  uno dei registi di opera pi importanti della scena internazionale. Premiato dalla critica per il miglior spettacolo del 2011 Musical America, 2015 Premio Campoamor, 2018 Prix de l'Europe Francophone. Fra gli impegni pi recenti Tamerlano e Don Pasquale alla Scala di Milano, Un ballo in maschera al Bolshoi di Mosca e Aida alla Sydney Opera. Sua la regia di inaugurazione della stagione 2018-19 alla Scala di Milano: l'Attila di Verdi.
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ROSA MOGLIASSO  nata a Susa e vive a Torino. Laureata in Storia e critica del cinema, nel 2009 ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Per Salani ha pubblicato L'assassino qualcosa lascia (selezione Bancarella 2010), L'amore si nutre di amore, La felicit  un muscolo volontario, All'ombra dell'uomo montagna e Chi bacia e chi viene baciato.
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FRANCESCO CALCAGNINI, scenografo e regista nel teatro di prosa e di figura, nella danza e nell'opera lirica,  nato a Pesaro nel 1962 e si  diplomato in scenografia all'Accademia di Belle Arti di Urbino dove attualmente insegna.
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1791. La Profezia.  un gioco di ruolo nato circa nove anni fa dalla collaborazione tra Davide Livermore, Marco Vernetti, Enrico Roseo, Alessandra Premoli e Nathalie Deana, che ha ispirato Livermore e Mogliasso nella stesura del libro.
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a Lando Livermore.
a Carlo Majer.
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6840 kHz.
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Taipei, Keelung Road, International Building,cinque minuti fa
Il primo impulso doveva partire da un server sull'isola di Taiwan, pi precisamente da una suite dell'International Building in Keelung Road a Taipei. In quel momento le finestre dell'edificio lasciavano passare gli ultimi raggi di sole e l'uomo, che batteva sulla tastiera, non vedeva l'ora di finire, per poter raggiungere le ragazze dagli occhi a mandorla e il dirty Martini che lo stavano aspettando insieme al piatto di ostriche Fines de Claire.
Stava per inviare un semplice impulso elettrico.
La met della cifra con sei zeri a seguire gli era stata pagata in anticipo, con accrediti puntuali sui suoi dieci conti correnti sparsi per i paradisi fiscali. Quel giorno era giunta anche la cassa che aveva al suo interno una radio a onde corte, tecnologia antichissima se paragonata alla sua di pirata informatico ma, proprio perch cos antica, in grado di non lasciare traccia. Sarebbero giunte voci, o meglio numeri dalla provenienza e dal significato sconosciuto. Sarebbe stato come comunicare con l'Aldil, impossibile senza un medium. E lui quel medium l'aveva ed era nella stessa cassa, in un piccolo pacco, tecnologia ancora pi antica: un quaderno e una matita. E dentro il quaderno numeri in una griglia. Numeri per convertire numeri, per spiegare le voci dall'etere, per generare codici.
Davvero non immaginava cosa stava per fare.
Prese i pezzi della ricevente/trasmittente e la mont. Nel pacco trov una busta sigillata in ceralacca rossa timbrata con l'immagine della testa di un puledro, la apr: 6840 kHz' era scritto a pennarello viola su una carta strappata in un angolo.
Le istruzioni erano nella sua testa: generare e inviare il codice sblocco per rendere inoffensivi i sistemi di sicurezza delle pi importanti compagnie telefoniche del mondo. Doveva entrare in contatto simultaneo con tutti i telefoni cellulari posseduti dall'intera umanit. Un semplice impulso elettrico sarebbe giunto nello stesso istante alla maggior parte degli esseri umani sulla Terra.
Una telefonata. Solo una.
Era una sfida eccitante, e poi i soldi erano davvero tanti, gi accreditati.
Si faceva chiamare Baal,1 veniva da un arcipelago caraibico dalla storia tormentata e aveva 66 legioni di diavoli in missione: hacker sparsi per gli infiniti oceani della Rete, con la capacit di entrare e uscire dai server segreti seminati per il mondo, e in grado di sparire improvvisamente come atolli vulcanici.
Non sapeva per quale industria, impresa, servizio segreto o governo stava lavorando, ma soprattutto quello che non sapeva ancora era che l'impulso avrebbe cambiato la sua vita, e quella di tutti gli esseri umani, per sempre.


La Profezia

Un monastero nei pressi di Dresda, 1706
Tremo,2 la coperta di pelli di coniglio non ferma il gelo, la mia testa  stretta in un cerchio di ghiaccio, le orecchie dolgono, il fischio non d pace, cerco di cantare, piano, per non svegliare le mie sorelle, quando canto la mia voce copre il fischio. Cerco aria, respiro profondo, il fischio scompare. Sono seduta sul letto. Muovo la testa su e gi. Respiro. Esce una bava dalla mia bocca. Sputo. Soffoco. Sento un rumore fuori dalla porta. Se viene l'uomo, allora, preferisco morire. Sono sola, sono sola, sono sola. Sfinita sogno. L'acqua del mio corpo bagna la coperta, il pagliericcio. Le sorelle mi puniranno, o forse no. L'acqua gela contro il mio corpo. Scricchiolo dentro e fuori. Il freddo  insostenibile. Signore dammi la forza. Aspetto la luce. Quando arriva la luce, le sorelle sono contente, si siedono intorno al mio letto, pregano, la madre badessa mi aiuta a muovere la mano e io scrivo, ma non la guardo, perch il suo volto mi fa paura, cos tengo bassi gli occhi e le lacrime bagnano le mie parole. Dopo, anche l'uomo  gentile con me. Quando arriva la luce tutti mi apprezzano e finalmente posso mangiare il pane, perch gli infusi di erbe sono amari e mi fanno male allo stomaco, ma la madre dice che devo berli poich devo obbedire, sempre.
La soave voce mi dice ogni cosa.
Sento un rumore, io scricchiolo dentro e fuori, la porta si apre. Il barone von Tintenfisch3  qui, mi guarda, solleva le coperte, mi sposta la gonna, scopre le mie nudit.
Dice L'hai fatto ancora, sai cosa ti aspetta. Cosa mi aspetta? Non scoprire le nudit della donna che non ti appartiene, dice la Bibbia, non scoprire le nudit della donna che non ti appartiene, Levitico. Io appartengo a Dio. Urlo. L'uomo mi mette una mano sulla bocca, soffoco. Mi apre le gambe e tocca dove nessuno dovrebbe toccare, si lecca le dita, l'hai fatto ancora dice.
Incomincio a parlare, la soavissima voce  con me, l'uomo ha capito, mi copre, suona la campanella.
Parla, piccola sorella dice la madre badessa, bagnando la penna nell'inchiostro, parla! comanda.
Poi si avvicina al mio orecchio.
Sento le voci.
Parlo:
Potenti della Terra tremate come tremer la Terra sotto i vostri calzari,  venuto il tempo del grande ravvedimento, potenti della Terra, schiavi del vostro nido mortale, proverete l'angoscia del soldato che affronta la guerra che verr, grande unica mai vista, un Puledro dorato galopper pel mondo e il suono dei suoi zoccoli tonanti far sorgere re e regine in moltitudine, tanti quanti sono i suoi figli: allora le vostre corone saranno recise dal capo, finch gli uomini avranno memoria del loro soffrire.
Parla, piccola sorella dice la madre badessa, bagnando la penna nell'inchiostro, parla! comanda.
Fedora
L'odore del disinfettante strideva con quello della cucina.
Le dita della mano sinistra della donna scartarono la dose di morfina con la lentezza misurata di chi deve risparmiare le forze; poi prepararono la siringa.
Un lungo respiro, fino a che l'ago non entr nella spalla destra liberando il liquido.
Un respiro grande, poi altri rapidi per vincere il bruciore; poco dopo il corpo si abbandon sul pavimento sporco di sangue, del suo sangue.
Rest il respiro profondo accordato al suono della radio a onde corte, un fruscio perpetuo contrappuntato dal fischio dell'onda.
Era notte fonda.
Improvviso, il risveglio.
Atencin, atencin!
Era la radio.4
La voce giungeva dal nulla, il timbro si piegava alle sonorit antiche delle onde corte.
Ancora il fruscio, ancora il fischio.
Attenzione, atencin!
Secondo segnale' pens la donna. Si esamin la spalla, sollevando la garza: la ferita aperta non perdeva sangue.
Atencin y atencin!
E tre! disse. Il latte mormor, dimmi del latte...
Dalla radio solo il fischio dell'onda e il fruscio.
... di, dimmi quando scade il latte... sollecit la donna.
Puntuale la voce dalla radio:
Il latte ha una scadenza. Il latte scaduto non venduto viene mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE pu effettuare di nuovo il processo di pastorizzazione a centonovanta gradi e rimetterlo sul mercato. Questo processo PER LEGGE pu essere effettuato fino a 5 VOLTE...
Una risata esplose nella cucina. La donna si abbandon sulla sedia in una strana combinazione di eccitazione, dolore e sfinimento.
... Il produttore  obbligato a indicare quante volte  stato effettuato il processo...
Dimmi dove trovo i numeri soffi.
Dalla radio ancora la voce:
... il segreto  guardare sotto il tetrabrick e osservare i numeri...
La donna apr il quaderno nero vicino alla ricevente/trasmittente e, illuminata dal bagliore verde del display della radio, cominci a scrivere su un diagramma di ascisse e ordinate gi stampate.
... ci sono i numeri 12345. Il numero che manca indica quante volte  scaduto e poi  stato ribollito il latte. Esempio: 12 45 manca il tre': scaduto e ribollito 3 VOLTE... grazie dell'attenzione.
La donna continu a scrivere sul quaderno nero che conteneva i codici per decifrare le parole criptate trasmesse sulla frequenza 6840 kHz.
Rest in ascolto ma la radio taceva; cos fin l'operazione. Per legge ripetuto 2 volte, 5 volte, 12345, 1245, 3 volte...
Prese il foglio e lesse il risultato della decriptazione:
Inizio trasmissione 12 ore.
Sorrise, sorrisero i suoi occhi:
Posso riposare ora, almeno un poco.
Mi chiamo Fedora Falconetti,5 vivo a Parigi e per il mondo sono una vecchia sarta, taglio e cucio abiti di scena al teatro dell'Opra Garnier. Per il mondo sono solo una vecchia, nessuno. Vivo da quarant'anni in quello che a Parigi chiamano Palais de l'Humilit, la gente del quartiere pensa che di questo palazzo io sia la custode, invece ne sono proprietaria e unica abitante. Sono sola, sempre, ma in alcuni periodi dell'anno, legati ad antiche ricorrenze come pleniluni e solstizi, in segreto il mio palazzo si anima, voci da tutto il mondo risuonano nelle sue stanze: siamo i figli e i custodi di una sapienza antica, siamo i depositari di quello che non troverete nei libri.
La storia che qui vi racconto attraversa i secoli e fu originata da una Profezia che gener la paura nelle menti di coloro che detenevano il potere e avevano orrore di poterlo perdere. La paura di cui vi parlo nasce tra le mura di un monastero all'inizio del XVIII secolo, un monastero nei pressi di Dresda dove Trude, monachella veggente in preda all'isteria, predisse il destino di morte dei signori della Terra. Questa sua predizione venne usata da un uomo che, non contento del potere che gli era stato riconosciuto, ne fece uno strumento per ottenere un potere pi grande, tanto grande da controllare i governi del mondo. Un uomo, nero dentro e bianco fuori, che si chiamava barone Carolus von Tintenfisch. Ricordatevi questo nome, e non fatevi turbare dalla diversit di personaggi, luoghi e tempi, lasciatevi piuttosto trasportare con fiducia nel passato e nel presente. Le belle storie hanno radici profonde, ramificate, capricciose. Dall'alto verso il basso, dal basso verso l'alto, i nodi del passato devono essere sciolti nel presente.


Dimenticare  un dono

XX secolo
Nel penultimo decennio del XX secolo la famiglia Tondi possedeva un castello nel centro della Francia, una riserva di caccia in Spagna, un tre alberi d'epoca attraccato nel porto di Bodrum, qualche appartamento all'ultimo piano delle pi importanti capitali europee, e un bambino. Il bambino si chiamava Flavio.6 Tondi padre, fedele alla consolidata tradizione di famiglia, voleva che il figlio diventasse avvocato, mentre la madre ipocondriaca e campionario ambulante di ogni patologia conosciuta, e sconosciuta, preferiva immaginare il suo piccolo Flavietto adulto, con un camice bianco e lo stetoscopio nel taschino. Nel frattempo, diceva la signora Tondi, poich al bambino piaceva la musica, un po' di pianoforte glielo si poteva pure fare studiare, perch no? Un po' di pianoforte non aveva mai fatto male a nessuno, come il nuoto, un bambino doveva imparare a nuotare, questo non avrebbe fatto di lui Mark Spitz, ma poteva servire a rafforzare volont e muscolatura. Cos Flavio aveva cominciato a studiare pianoforte. Il violino era venuto dopo, studiato su dignitosi strumenti comprati da liutai italiani, nella speranza che finisse il Conservatorio per dedicarsi a giurisprudenza e gestione del patrimonio famigliare. Poi la signora Mara Felicita Tondi si ammal sul serio e nessun luminare internazionale fu in grado di fermare il processo di consunzione e morte della donna. Flavio si strazi, il violino divenne la sua unica ragione di vita. E fu cos che l'energia inarrestabile, il talento innegabile, l'orecchio assoluto, la disciplina pertinace incrinarono un poco la resistenza paterna; il primo violino serio del ragazzo fu uno strumento anonimo di scuola toscana. Ma lui voleva di pi, lui voleva l'assoluto e con i soldi dell'eredit materna poteva ottenerlo.
Ufficialmente, fino al momento in cui raggiunse la maggiore et e si decise a supportare senza alcun limite economico le proprie inclinazioni, il prezzo pi alto pagato per uno Stradivari era stato un milione e settecentonovantamila sterline, battuto alla casa d'aste Christie's di Londra per il The Hammer del 1707, acquirente anonimo.
Lo Stradivari di Flavio era costato di pi, la trattativa era stata condotta da un mediatore incaricato dal ragazzo Flavio, che, nonostante la giovane et e l'ostilit paterna, si era dimostrato ben determinato a ottenere a ogni costo quello che la sua arte meritava. Lo strumento proveniva dalla Russia, si diceva avesse fatto parte della collezione di un nobile francese fuggito a Pietroburgo in seguito alla rivoluzione del 1789 e, ironia della storia, come ogni altro Stradivari presente sul suolo russo, dopo la rivoluzione di ottobre, era stato confiscato dallo Stato sovietico con un editto espressamente voluto da Lenin.
Nel 1991 la dissoluzione dell'impero comunista favor una serie di confusi passaggi che condussero lo Stradivari nelle mani di un certo Anatolij Andreevic Korkino, noto mafioso, che ne fece dono all'amante. L'amante di Korkino si chiamava Dimitri, danzatore del Bolshoi, bello come il sole e mutevole come la luna; pur apprezzandone il valore, non suon mai lo strumento, ma lo conservava nella sua stanza da letto, in una teca fatta appositamente costruire. La notte in cui Dimitri scopr come il lusso che circondava Anatolij arrivasse da traffici illeciti che vedevano vittime i bambini della periferia del mondo, ubriaco, prelev Stradivari e certificazioni e se la diede a gambe.
Part in gran segreto alla volta di Parigi, dove vantava conoscenze altolocate e protezioni strategiche, portando con s, insieme allo strumento, una valigia leggera, la sicumera di un russo dal giovane corpo allenato, il robusto appetito e l'amore per l'Occidente.
Il violino torn in terra francese e la trattativa segretissima tra l'agente di Dimitri e Flavio Tondi si concluse con reciproca soddisfazione delle parti. Pochi mesi dopo, la notte di Natale in cui Flavio e il suo nuovo strumento erano alle prese con i Quartetti di Boccherini, Dimitri veniva trovato nel suo appartamento di Place des Vosges, scompostamente disteso sul pavimento, nudo, il corpo torturato e la bella testa di riccioli biondi fracassata, e sulla fronte l'orrore: l'immagine marchiata a fuoco di un'aquila bicipite con le due teste voltate verso la destra. Chi fosse stato l'omicida fu l'enigma irrisolto di quell'inverno parigino, uno dei pi gelidi degli ultimi cento anni.


Il volere del Signore

Nei pressi di Dresda,
XVIII secolo
Trude era una bambina dotata di sconcertanti capacit anticipatorie: presentiva il sesso dei nascituri e vaticinava decessi che puntualmente si verificavano. I genitori, contadini alle prese con quotidiane miserie e sopraffazioni, avrebbero preferito che la loro inquietante figliola morisse. Una bocca da sfamare in meno e, soprattutto, una bocca molesta definitivamente tappata dalla terra. Ma Trude, con loro grande sconcerto, superava gli inverni. Quando comp dieci anni un ricco barone di passaggio che rispondeva al nome di von Tintenfisch seppe individuare le potenzialit della piccola chiaroveggente.
Trude era magra, ma molto bella, grandi occhi, capelli lunghi raccolti in una treccia che arrivava alle caviglie, il barone la compr per pochi soldi dopo averla vista fare il bagno sulle rive del fiume e, soprattutto, dopo averla sentita dichiarare: Uomo bianco tu sei nero e dovrai usare il bastone. Il barone, che aveva i capelli bianchi a causa di una malattia e si vendeva ufficialmente come uomo pio, puro, ma in realt era pervaso da un profondo appetito sessuale e da un'ambizione della specie pi nera, cap che la piccola aveva un dono e poteva essergli utile su pi fronti. C'erano gi state, nella consuetudine dei maschi della sua famiglia, fanciulline conturbanti capaci di percepire ci che nascondevano gli uomini. Poi, Trude era vergine, e a lui le vergini piacevano molto perch ingenue e non ancora malate, ben alimentata, nel giro di pochi mesi sarebbe diventata un bocconcino pronto per il privato suo diletto.
Decise di condurla nel monastero lungo le rive dell'Elba, l era conosciuto e temuto, l madre Inge, la badessa sua sodale, avrebbe tenuto la fanciulla veggente con i dovuti riguardi, facendo di lei uno strumento del volere del Signore.
Il signore, naturalmente, era lui.
Trude fu prelevata per essere condotta al monastero in un caldo giorno d'estate, uno di quei giorni di luce sfacciata, erba secca, profumo svanito di fiori; giorni rari e preziosi, giorni che lei aveva adorato sopra ogni cosa e che, una volta rinchiusa nella sua cella, avrebbe imparato a odiare.
Il barone von Tintenfisch aveva portato il denaro, la transazione era avvenuta in cucina, davanti a lei, senza ombra di pudore, suo padre aveva rovesciato sul tavolaccio la borsa con i talleri d'argento che gli aveva consegnato il nobile, quindi, poich non sapeva contare, aveva posto davanti a ognuno dei trenta fagioli che si era fatto preventivamente calcolare dal pastore del villaggio ogni singolo tallero. Trenta fagioli, trenta monete, e suo padre aveva sorriso mostrando le gengive nude, i denti li aveva gi persi da un pezzo; anche il barone aveva sorriso, un sorriso teso, senza sollevare le labbra. Poi suo padre aveva tirato fuori dalla tasca altri dieci fagioli e li aveva posati sul tavolo e il sorriso del barone era sparito per lasciare posto a una smorfia. Suo padre aveva indicato i dieci fagioli e poi aveva indicato i talleri con il dito, il barone aveva tirato fuori da una borsa altre otto monete e le aveva posate sul tavolo. Suo padre aveva preso due fagioli e li aveva spostati verso il barone, poi aveva preso per un braccio Trude e se l'era portata dietro la schiena. A quel punto il barone aveva messo mano alla spada e Trude aveva sentito il corpo di suo padre irrigidirsi in uno spasmo mentre sua madre lanciava un grido. Poi il compratore aveva cambiato idea, aveva cercato un tallero nella tasca e l'aveva posato davanti ai due fagioli ancora vacanti. A quel punto tutti avevano sorriso.
Solo Trude piangeva, piangeva piano, rassegnata, era una ragazzina abbastanza intelligente per capire che, se le avevano fatto le trecce e messo il vestito bello, la merce in discussione era lei e non una delle vacche della stalla.
Suo padre aveva intascato il denaro, una serva del barone, dopo averle afferrato rudemente la mano, l'aveva condotta fuori dalla porta. Aveva controllato, con attenzione, il capo, il collo, le ascelle e in mezzo alle gambe, sollevandole il vestito. Solo dopo aver verificato che non ci fossero pidocchi o zecche, l'aveva fatta salire sul carro che si era avviato lento lungo la strada stretta tra gli alti fusti ritti dei girasoli aperti.


Madre Inge

Come un maiale nel trogolo
Un monastero nei pressi di Dresda, XVIII secolo
A madre Inge la Gloria di Dio non faceva paura, la sua unica paura era che lui non tornasse pi.
Raggiunse la collinetta dietro le mura e si lasci cadere a faccia in gi, le gambe divaricate sul terreno gelato, le braccia spalancate a cingere il nulla, le pietre.
Ma non era abbastanza.
Url, madre Inge, con tutto il fiato che aveva in corpo. Url, ancora e ancora.
Ma non era abbastanza.
Allora cominci a strappare l'erba, andando a fondo finch piccoli frammenti di legno e minuscole pietruzze non le entrarono sotto le unghie, spezzandogliele.
Ma non era abbastanza.
Cos morse la terra, grufolando come un maiale nel trogolo.
Lui era andato via, di nuovo, l'aveva abbandonata, e la carne non trovava pace.
A nulla erano serviti i suoi tranelli. Neppure la piccola Trude, dalle grazie acerbe e la lingua di veggente, aveva fermato il barone. Il barone von Tintenfisch, l'uomo per il quale madre Inge smaniava, il maschio possente che la faceva sentire viva.
Se lui non era l con lei, perch vivere?
Perch? url Inge Ursula Wilhelmina von Kreuzer.
Von Tintenfisch era partito, ancora una volta, senza una spiegazione e lei si sentiva morire, ma allora anche la piccola Trude sarebbe morta: ecco l'idea, ecco la vendetta.
Si alz in piedi e assest bene il velo che le ammantava completamente testa e spalle, scoprendo solo il pallido contorno del viso segnato da una cicatrice e da un neo scuro e irregolare come un pezzo di tabacco bruciato. Pass pi volte le mani aperte e ferite sulla stoffa della veste, in modo da spazzarne via la terra. Una volta rientrata doveva apparire impeccabile.
Le monache, naturalmente, sapevano delle sue crisi, sapevano e subivano, perch non c'era una sola tra loro che non avesse crisi di qualche tipo, debolezze di qualche genere, o qualche sorta di manchevolezza. Erano un gruppo di femmine in balia dell'irrazionale; dentro la riprovevole colpa, fuori l'irreprensibile amor di Dio. Ma la forma doveva essere mantenuta, le vesti ripulite, la persona lavata, gli orari rispettati. Ci che teneva in piedi il monastero era il carapace di un crostaceo: dentro le carni molli e corrotte, fuori la corazza delle consuetudini, la crosta dura delle convenzioni, l'armatura delle tradizioni inamovibili.
Madre Inge respir a fondo l'aria gelida della sera. Si era alzato il vento, raffiche disordinate spostavano il suo velo facendolo schioccare sinistro.
Non c'era tempo da perdere.
Trude doveva morire. Per due ragioni: punizione e vendetta, ma soprattutto quest'ultima: perch uccidere Trude le avrebbe dato il sollievo della rivalsa, gi pregustava il volto del suo padrone impallidire quando lei gli avrebbe comunicato la notizia, quando fosse tornato, se fosse tornato... Ma certo che sarebbe tornato, non per rivedere lei, ma per rivedere e toccare Trude, la bambina che lui aveva marchiato prima con il suo nome e poi con il ferro ritorto a forma di aquila a due teste. La piccola sgualdrina! E allora Inge avrebbe goduto dello spettacolo del suo sconcerto, del suo dolore, della sua definitiva, conclusiva, impotenza. Una morta non dice, un cadavere non profetizza, basta con le buffonate, con le orge di parole e di carne, sarebbe finita con gli accoppiamenti promiscui, disordinati.
Poi certo lui l'avrebbe punita come responsabile - non dell'omicidio, che quello non l'avrebbe confessato neanche sotto supplizio - ma della trascuratezza nel badare alla piccola preziosa sorella. Preziosa, poi... A ben vedere tutte le profezie erano invenzioni di Inge stessa, era lei a miscelare le erbe allucinogene, era lei che guidava la mano di Trude, sul foglio di carta, sulla pelle di Tintenfisch, sul suo cazzo scuro e annoiato da tutto, tranne che dalla piccola puttanella. Era ora di finirla, un guizzo d'orgoglio le illumin lo sguardo, d'ora in poi sarebbe stata lei l'artefice del suo destino. Se fosse stato necessario, avrebbe anche pregato, perch no?
Raggiunse l'ingresso secondario che dall'orto portava alle dispense e dalle dispense alle cucine. Entr furtiva nella stanza dove si facevano essiccare le erbe, cerc nella borsa attaccata alla cintura la chiave che dava accesso alla farmacia, accese una candela, apr un cassetto e scelse rapida alcune radici. Un rumore improvviso la interruppe, qualcuno tossiva.
Chi  l? chiese.
Sono sorella Theresa, perdoni l'intromissione, reverendissima madre, ho sentito dei rumori nella farmacia e... ho temuto il peggio spieg accorata la vecchia monaca guardiana.
Di quale peggio vai parlando, sorella?
Il demonio.
No, non  il demonio rispose la reverenda madre, nascondendo sotto il velo il fagotto di radici, sono io.
Un regalo, Trude si sarebbe fatta un regalo: avrebbe messo fine a tutte le sue sofferenze.
Usc dalla sua cella e raggiunse l'orto dei semplici dietro la cinta di ponente, una volta entrata nel quadrato di terra delimitato dalle alte mura di pietra si tolse gli zoccoli, raccolse le vesti nel grembo e scopr le gambe. Annus l'aria e, per un momento, il profumo fresco della menta la distrasse dalla morsa di rabbia che chiudeva il suo costato, impedendole di respirare.
Il sole era appena tramontato e la linea dell'orizzonte si apriva rossa, ambra e verde come nella pala dell'altare maggiore dove gli angeli estatici, attraverso quel varco di luce, sembravano arrivare vomitati da altri mondi e rotolavano verso il basso ai lati della croce. Quante volte Trude aveva inutilmente rivolto il suo viso in preghiera al Cristo inchiodato e seminudo dell'altare maggiore? Quante volte aveva invano piegato le ginocchia e giunto le mani smaniando il conforto nel figlio di Dio? Sterili erano state le sue invocazioni, arida la terra che aveva accolto il seme della sua supplica.
Il tempo dei dubbi era esaurito, adesso non restava che la morte, solo il coraggio mancava.
Aveva nascosto tra la paglia del materasso un coltello sottratto alle cucine, ne aveva modificato lei stessa la lama utilizzando le pietre pi dure del muro esterno unte con l'olio santo rubato all'altare. Di quel povero coltello Trude prima ne aveva fatto una daga dalla lama a doppio taglio in grado di fendere da entrambi i lati, poi ne aveva spezzato irregolarmente il filo, in modo da straziare la carne e procurare maggior dolore a chi avesse assaggiato il suo morso. Seguendo la tradizione dei cacciatori del suo villaggio, si era incisa la punta del dito medio, poich nessun coltello poteva appartenere a qualcuno fino a quando la sua lama non avesse avuto un assaggio del sangue e dell'anima di chi lo avrebbe impugnato nella caccia o nella battaglia.
Tutto era pronto, il tempo dei dubbi era finito, non restava che la morte. Solo il coraggio mancava, per trovarlo si rivolse prima alla Terra per arrivare al Cielo. Raccolse e frantum tra i polpastrelli alcune foglie di rosmarino, alloro e ortica, inspir profondamente e cominci a invocare soffiando:
Cherubini, voi che sedete oltre il trono di Dio, guardiani della luce e delle stelle, voi dalle quattro ali e dalle quattro facce, proteggete la mia anima e voi Serafini dalle sei ali, guardiani del seggio divino, che cantate di Dio le sue lodi: Santo, Santo, Santo  il Signore degli eserciti. Tutta la Terra  piena della sua Gloria, voi che siete i miei custodi ed emanate luce insostenibile all'occhio umano rischiaratemi il cuore, che io sia pi luminosa di Lucifero, riunite in me la Terra e il Cielo e donatemi il coraggio di vincere i miei persecutori.
Chiuse gli occhi e vide il suo ingresso nella navata: madre Inge inginocchiata di schiena, il freddo che interrompeva il fiato, l'odore d'incenso e muffa, i suoi passi leggeri e svelti, la voglia di uccidere, la voglia di uccidere, la voglia di uccidere che partiva dal cuore e arrivava al braccio, si diffondeva nella mano, armava le dita, faceva crepitare i polpastrelli e si condensava definitiva e micidiale nel coltello, il fendente deciso nelle carni di madre Inge. La lama che sale verso l'alto e poi scende verso il basso, una due tre volte, la vibrazione nel suo fragile polso, le carni lacerate, le ossa frantumate e la gioia che sgorga nel petto insieme ai fiotti di sangue del mostro, gioia, sangue, urla, sorpresa, il mostro si divincola torcendosi nell'inutile tentativo di portare la mano alla schiena, gli occhi del drago rosso amaranto come tizzoni si puntano nei suoi e lei che finalmente canta, Trude canta:
Santo, Santo, Santo  il Signore degli eserciti. Tutta la Terra  piena della tua Gloria...
Le parole si spezzarono in gola, un dolore lancinante al basso ventre la fece piegare in avanti e chiudersi come un girasole al tramonto sulla terra insanguinata mentre il pugnale le cadeva dalle mani.
Dalla feritoia madre Inge osserv con compiacimento la mistura allucinatoria e fatale di erbe da lei preparata fare l'effetto previsto.
Trude moriva.
Fedora
La storia che vi racconto coinvolge ricchi e poveri, malati e in salute, menti eccelse e cervelli angusti, re, pedoni, alfieri e cavalli; uomini e donne che si svegliano tra croccanti lenzuola di lino e altri che, aprendo gli occhi, trovano il cadavere del figlioletto morto di fame. Prima di questa ho vissuto molte vite, la mia e quelle di coloro che mi hanno preceduta,  di queste vite che vi voglio parlare, narrandovi la guerra silenziosa tra Mammona7 e Lucifero,8 due demoni per la credenza popolare, in verit due modi lontanissimi di intendere il senso dell'esistere: Mammona mosso dalla fredda avidit, e Lucifero portatore di luce, scintilla che pone fine alla Notte e scatena il Giorno della consapevolezza per tutti, come il sole che non pu scegliere chi illuminare.
Io di Lucifero sono la figlia.
Faccio parte di una catena di sapienza, la nostra  vicenda di maghi, guaritori, guitti, fattucchiere e cortigiane. Abbiamo nutrito la vita degli esseri umani distraendoli dal dolore. Il pi grande di noi fu il conte di Saint-Germain,9 nelle mie vene scorre il suo sangue, sangue potente, sangue invincibile; sangue non diverso da quello che scorreva nelle vene del maestro Jean-Marie Leclair: musico, danzatore, compositore, uomo eccellentissimo. Ma con un difetto: era pazzamente innamorato di sua moglie Marie-Rose. Un difetto, questo, che noi Figli di Lucifero abbiamo pagato caro.


Jean-Marie Leclair

Torino, Regio Teatro, Carnevale 1728
Jean-Marie,10 perch hai portato con te il violino? osserv sua moglie Marie-Rose,11 tu non suonerai stasera, lo sai bene, in questa corte sei pagato per danzare, Fior12  invidioso, si opporr all'esecuzione della tua musica,  lui il maestro di cappella.
Jean-Marie Leclair tacque, tormentando i piccoli calli da violinista sulle punte delle dita.
Jean-Marie, rispondi, per favore implor Marie-Rose, e basta! Non straziarti le mani, ti prego...
Marie-Rose Casthanie, la bella sposa di Jean-Marie Leclair, era magra, da qualche tempo magrissima, il suo incarnato aveva il colore di chi non gode pi del favore degli di, Marie-Rose cominciava a sentire il peso della propria anima e ragionava ormai su se stessa, con gli occhi che guardavano dentro, come quando era incinta, ma con ben altro spirito: aveva nascosto troppe pezzuole sporche di sangue, dopo ogni colpo di tosse. Comunque, il colore della morte sarebbe sparito sotto il trucco, si disse Marie-Rose, e gli di forse l'avevano abbandonata, ma non Jean-Marie, suo sposo, che ancora una volta sarebbe stato con lei sul palcoscenico, danzando di fronte al re.
Jean-Marie, per l'amore di Dio, parla.
Vorrei far ascoltare la mia chaconne al re si decise finalmente a rispondere lui, tutto qui, vorrei suonarla e danzarla.
Il colpo di un pugno sul tavolaccio li interruppe:
Leclair, non sentite che il mio prlude sta finendo e siete di scena voi? sibil il maestro di cappella Fior spuntando dall'oscurit, e quanto alla vostra chaconne, dovrete farla ascoltare prima a me perch io possa avere la certezza che non offenda le orecchie di sua maest.
Quella sera, dopo Le Ballet d'Apollon et Daphn, Vittorio Amedeo II invit musici e danzatori a una festa nelle sale del palazzo reale. Dal Regio Teatro, per accedere a palazzo, si passava attraverso i lunghi corridoi interni che collegavano i due edifici. I corridoi erano stretti e illuminati dalle candele; chi li percorreva sentiva oppressione e calore. Gli artisti, ipersensibili, come il loro mestiere richiedeva, provavano una sensazione di disagio, e allo stesso tempo di piacere, sapendo di essere in procinto di arrivare al cibo e al vino di sua maest. Andrea Stefano Fior procedeva tracotante con l'intento di mostrare la propria familiarit con quegli spazi, dietro a lui avanzavano incerti gli di, le ninfe e i pastori, semplici uomini e donne la cui urgenza massima era azzannare la carne arrostita delle reali cucine. Solo Dafne scalza procedeva diritta e fiera; Marie-Rose, che l'aveva interpretata, sentiva l'umidit del cotto attraverso le piante dei piedi, solo un anno prima si sarebbe preoccupata di un eventuale malanno, ma adesso sapeva che la sua salute era definitivamente compromessa. A differenza della metamorfosi che nel mito avrebbe portato la ninfa a scaturire dalla terra come una pianta di alloro, Marie-Rose si era rassegnata al fatto che il suo corpo, presto, sarebbe diventato nutrimento per quella terra; mentre Apollo non cessava di preoccuparsi con sollecitudine della moglie, tentando di persuaderla a indossare uno scialle di lana prelevato dal camerino, ma Marie-Rose si sottraeva, non si era mai vista una ninfa avvolta in uno scialle di lana.
Entrati nella sala delle feste, i ballerini si calarono sul viso le maschere a forma di testa di cavallo e i musici attaccarono, improvvisando una pantomime sulla sarabande del maestro di cappella Fior che, insoddisfatto dell'esecuzione, si scus con il re: Mi spiace, maest, gli artisti sono distratti.
Il re guardava le movenze dei danzatori, cavalli che saltavano e volteggiavano, una danza che per il vino e la festa stava perdendo di grazia, ma acquistava di forza ed eros: Vittorio Amedeo, ormai ebbro, ne era attratto.
Poi, a causa del vino, del calore dei corpi, della mancanza d'aria, consumata dalle centinaia di candele, il primo violino, sfinito, croll a terra nel mezzo dell'esecuzione.
Continuate, continuate strill invano Andrea Fior, livido per la rabbia.
Fu allora che Jean-Marie Leclair prese il suo violino e principi a suonare la sarabande del maestro Fior proprio dal punto in cui si era interrotta.
Alla cadenza finale, Marie-Rose prese la parola:
Maestro Fior, dovete un favore a mio marito, lui vi ha aiutato a far ascoltare al mondo la vostra sarabande, la vostra splendida sarabande! Immagino vogliate ora intercedere presso sua maest affinch il signor Leclair, mio sposo, possa eseguire la sua chaconne.
Il signor Jean-Marie Leclair  iscritto al mio libro paga per ballare, madame. Se vuole toccare il violino alla presenza del suo re, lo faccia, ma danzando!
Fu allora che Jean-Marie Leclair, sempre calzando la maschera dorata a forma di testa di cavallo, raggiunse il centro della sala. La maschera era bellissima, cuoio e gesso, ricoperta di preziosa foglia d'oro, le narici volitive prendevano vita, il cavallo era prepotente, orgoglioso e forte. Il cavallo cantava con la voce del violino.
Vittorio Amedeo era ubriaco. I primi giri armonici esaltarono l'effetto del vino e trascinarono il re gi, nel profondo. Sua maest vedeva il cavallo con la testa d'oro dominare la scena, dominare la musica, dominare la sua corte, forse il mondo.
Cos venne la paura.
Il re posseduto da Bacco, con gli occhi sgranati, balbett:
 venuto il tempo del grande ravvedimento.  venuto il tempo del grande ravvedimento sbrait quindi, a voce alta.
Jean-Marie Leclair smise di suonare.
Andrea Fior sorrise cattivo, si fece avanti: In effetti non  una buona composiz...
Sua maest cominci a declamare:
 venuto il tempo del grande ravvedimento, noi potenti proveremo l'angoscia del soldato che affronta la guerra dei mondi latr cavandosi la parrucca dalla testa, un puledro dorato galopper e il suono dei suoi zoccoli far sorgere re e regine in moltitudine, tanti quanti sono i figli della Terra: allora la mia corona sar recisa dal capo e un puledro dorato galopper... singhiozz il re, colpendo con le mani Leclair sulla maschera, una, due, tre volte, servi! Uccidete il puledro dorato! comand.
Allora Marie-Rose prese coraggio e si avvicin al re.
Maest disse dolcemente, maest, lui  il vostro umile servitore, Jean-Marie Leclair, che suona per voi, vi serve con la sua arte! Il puledro dorato, maest,  solo un travestimento lo tranquillizz, levando la maschera dalla testa del marito.
Poi venne la tosse.
Poi lo sbocco di sangue.
Marie-Rose Casthanie si accasci ai piedi del re.
Moriva, Marie-Rose.
Jean-Marie Leclair non si sarebbe mai pi ripreso e l'am sempre, fino al giorno della sua stessa morte.


Barone Carolus von Tintenfisch

Aquisgrana, notte di Natale 1756, l'anno di nascita di Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart
Il barone von Tintenfisch fece il suo ingresso in sala nel silenzio sospeso degli astanti. Indossava una marsina sdrucita e si appoggiava a un bastone che si diceva celasse al suo interno una spada affilata e pi dosi mortali di veleno. Dietro al barone camminava Firmus il Viaggiatore, il nuovo servitore del nobile, non c'era un solo membro del Plenum che si capacitasse di come Tintenfisch fosse riuscito a domare uno degli spiriti pi coraggiosi e indipendenti del secolo e farne il suo servo. Con uomini come Firmus il denaro non serviva, per uomini come il Viaggiatore non c'era un prezzo, eppure, eccolo l a reggere rotoli di pergamena, eccolo l a porgere fazzoletti puliti e a intascare quelli sporchi, come un grosso orso ammaestrato a ballare la giga. Tintenfisch sorrideva senza scoprire i denti, si bisbigliava che non li avesse pi, che li avesse persi a causa di una malattia terribile che, per un periodo, l'aveva reso cieco.
La sua fortuna  il risultato di una sfortuna spieg sottovoce il marchese Koering al suo vicino di scranno.
Cosa volete dire?
La cecit gli ha permesso di sviluppare un sesto senso, quell'uomo possiede l'olfatto di un cane, e la percezione dello spazio di un pipistrello sussurr Koering, vi spiegher meglio questa sera, in camera, ora non posso parlare, non mi fido, ha l'udito di una portinaia veneziana.
Tintenfisch sedette sullo scranno al centro della sala, scatarr, sput, si asciug la bocca con il dorso della mano, estrasse dalla manica una tabacchiera, fece un paio di tiri, starnut dentro un fazzoletto che, senza piegare, pass farcito del suo catarro al povero Firmus, e finalmente cominci a parlare:
Signori, il 175613 volge al termine, anno bisesto anno funesto, le altre profezie ormai si sono avverate, una sola resta, la pi terribile.
Un mormorio si lev dagli scranni.
E, per quanto le terme di Aquisgrana siano uno dei luoghi della Terra che prediligo, anche se le acque di queste sorgenti nutrono corpo e anima, non ho tempo da perdere, io sono qui per avere quanto mi  stato promesso, in caso contrario vi saluto, riverisco, e bacerei le vostre mani se non le sapessi avvelenate.
Il mormorio crebbe.
Signori, sappiate che ogni singola parola voi stiate sussurrando io la intendo perfettamente. Voi, marchese Koering, portate i miei omaggi a Luigi e piantatela di spettegolare sulle doti della mia persona.
Koering abbass la testa.
Signori continu il barone, nobili signori di tutta Europa, ambasciatori dei potenti della Terra, rassegnatevi, siete nelle mie mani, voglio l'oro, voglio le terre, vo-glio gli uomini e le donne che mi sono stati promessi e voglio un monastero dove i monaci passino la notte e il giorno a pregare per me solo, questo  quanto; sono stanco di aspettare, la prossima profezia della monachella, tutt'ora nelle mie mani, vi sar comunicata a fronte dei documenti di propriet, dei forzieri e di un esercito privato, mio, solo mio Tintenfisch rovesci gli occhi verso l'alto, mio!
Barone... tent Koering.
Tacete, Koering, non vedo forzieri, non vedo eserciti, non vedo vergini bionde e sovrappeso come ho richiesto, finch non vedo qualcosa io non ascolto n voi n il vostro re, ma ricordate l'ultima profezia della monaca...
Barone... tent Koering.
Potenti della Terra tremate come tremer la Terra sotto i vostri calzari, caro Koering, questo sar un terremoto devastante...
Barone, ma quando? tent ancora Koering.
 venuto lo interruppe Tintenfisch,  venuto il tempo del grande ravvedimento, potenti della Terra proverete l'angoscia del soldato che affronta la guerra che verr, grande unica mai vista, Koering preparate le armate, perch questa sar la guerra di tutti contro tutti e io vi aiuter solo se soddisfatto, in caso contrario, Koering e voi signori sappiate: un puledro dorato galopper pel mondo e il suono dei suoi zoccoli tonanti far sorgere re e regine in moltitudine, tanti quanti sono i suoi figli, allora le vostre corone saranno recise dal capo, immaginate, signori, il vostro miglior servo vi si rivolger come il peggiore dei padroni, immaginate cominci a urlare il barone von Tintenfisch guardando ognuno negli occhi, senza di me non potrete mai capire chi  il puledro e diventerete tutti servi dei vostri servi.
Von Tintenfisch si nutr della visione d'orrore che aveva scatenato, guard ancora ogni singolo membro dell'Ordo Mundi, e sput in terra.
Questo nostro 1756, anno di terremoti e guerre, potrebbe essere l'anno fatidico, possibile culla immonda del puledro dorato. La mia richiesta di ricchezze  motivata dal bisogno di passare all'azione, la Profezia sta per compiersi. Ho detto stabil, poi cerc con gli occhi gli occhi del suo servo e usc claudicante, seguito da Firmus il Viaggiatore.
La paura afferr le gole degli astanti. Nessuno os fiatare, solo il marchese Koering, bassamente agito dalle sue artrosi, si alz pragmatico dicendo:
Fratelli, scusate la mia insolenza, ma sono costretto a lasciare questa nostra assemblea, i miei dolori articolari, sapete, non mi permettono di stare troppo a lungo seduto, torner domani per la votazione, poi si avvi lento verso la porta ma, prima di lasciare definitivamente la stanza, sost qualche minuto nei pressi del conte Carolus Columna per sussurragli nell'orecchio:
Ditemi dove io possa trovare il conte di Saint-Germain.
Fedora
Vivere in un'epoca interessante  una maledizione, dice un antico detto cinese. Ma non  il nostro caso, qui, adesso. Il momento  arrivato, la Profezia sta per compiersi: il primo impulso partir da un server sull'isola di Taiwan, pi precisamente da una suite dell'International Building in Keelung Road a Taipei. Sar l'esplosione finale della guerra silenziosa fra Mammona e Lucifero. Abbiate fede, coinvolger tutti, anche voi che mi state leggendo. Ho un solo rimpianto, che quelli che mi hanno preceduta non siano qui, con me, adesso. Ah, con quanto gusto assaporerebbe Venanzio Rauzzini 14un'epoca come questa...


La Gloria di Dio e della famiglia

Camerino, notte di Natale del 1756
Qui mi ci ha portato padre Massimo; mi diceva che potevo guadagnare soldi per la Gloria di Dio e per la fame della mia famiglia. Mi ha sentito una sera: mio padre mi ha detto canta e io canto; cos sono tutti buoni con me e mamma non mi deve difendere e non piglio botte. Cos canto, canto in chiesa, perch io canto bene.
A casa faccio schifo, a casa, a lavorare con le bestie e con la terra, che piglio botte da tutti dai miei fratelli, da mia sorella e da mia madre tanti disastri faccio. Pap non mi fa niente perch dice che sono un angelo con 'sta voce e che angelo lo diventer per la Gloria di Dio e della famiglia.
Qui, io canto.
Qui, nella chiesa di San Venanzio Martire.15
C' l'organo e mi fa paura quando padre Massimo tira tutte le leve,  forte, fortissimo e mi fa paura ma mi piace pure perch tutto vibra e tutti mi guardano perch aspettano la mia voce dopo l'introduzione del Gloria, aspettano il mio canto; e mi guardano: mica pregano, no, aspettano me non Ges Bambino ma la mia voce.
Respiro e poi non penso pi; padre Massimo  sempre incazzato perch non lo guardo per l'attacco, ma chi se ne fotte io quando sento che devo cantare respiro e non penso pi, respiro l'incenso, la polvere del legno dell'organo, respiro il freddo.
E poi stanotte  Natale e mio padre mi ha detto che c' uno importante che  venuto per me, mica per Ges ma per me!
Cos canto. E lo vedo l'angelo, lo vedo sempre quando la voce sale, mi guarda ma non mi sorride mai; forse una volta era un bambino come me e poi  diventato di pietra e l'hanno messo l in alto. Mi guarda perch lui  geloso della mia voce, lui  muto, immobile e geloso della mia faccia che  anche pi bella della sua: mentre canto la cadenza del Gloria il vero angelo sono io e tutti lo sanno stanotte anche il Principe di San Severo lo sa e mi guarda.
Padre Massimo mi d due soldi non mi aveva mai sorriso, ora lo fa e mi parla pure.
Stasera sei piaciuto al principe.
Io ho fame, che m'importa del principe, voglio quel pane con l'uva che mi ha promesso e che tiene in mano. Mi sorride stanotte; 'sto minchione sorride, l'altro giorno mi piglia a sberle perch dice che sbaglio la nota puntata, dice che non sono due crome, ma una croma un punto e una semicroma, che  come saltare non come camminare, perch se cammino i passi sono uguali nel ritmo ma se saltello un passo sar pi corto e l'altro pi lungo. Io l'avevo capito e glielo stavo dicendo ma lui prima di farmi parlare mi piglia a sberle; per la Gloria di Dio, dice il minchione che ora mi sorride.
Saluta il principe strilla ancora con la voce sempre pi acuta. Io mangio il pane con l'uva e lui me lo toglie dalle mani, ma non mi mena. Mastico ed  buono.
Uno che sembra un tacchino basso come mio fratello Matteo vicino al principe parla a mio padre, mamma mi guarda, anche il principe mi guarda.
Venanzio deve studiare, studiare la musica, il canto dice il tacchino.
Il principe non muove un muscolo del viso, mi guarda, si gira e se ne esce.
Saluta il principe strilla padre Massimo.
Io ho fame.
I miei fratelli sono zitti, mamma mi sorride strana, pap parla con il tacchino, io mi ripiglio il pane lo do ai miei fratelli che non lo vogliono.
Che 'mbecilli,  bno.
Si fanno indietro e mi guardano strani anche loro.
Per me sono gelosi.
Padre Massimo mi accarezza la testa io mi sposto.
Teoria poca e non ha mai toccato la spinetta e neanche il violino.
Il tacchino mi guarda ora con occhi piccoli.
Per il principe il materiale vocale sembra eccellente; lo studio della musica sar durissimo. Lo faremo studiare dal Porpora al Conservatorio di Sant'Onofrio.
Ora Matteo  l'unico dei miei fratelli che mi sta vicino e mangia con me il pane con l'uva.
So' tutti strani stanotte, mamma piagnva prima gli dico.
La guardo, mi saluta con la mano. Le cadono ancora delle lagrime.
Pap stringe la mano al tacchino che gli d qualcosa.
Padre Massimo si china verso di me mi parla vicino al viso.
Andrai a Napoli.
Mi sposto. Gli puzza l'alito. Ingoio, ho finito il pane.
Qui me ce trovo bene gli dico.
Io sono Venanzio Rauzzini. Ho dieci anni, quasi undici. Sono nato a Camerino e non voglio partire.
Fmme j a casa.
Urlo.
Il tacchino guarda fuori dalla carrozza, allora urlo ancora.
Lsseme j, famme anna' a casa e lui mi colpisce, forte.
Il principe ha speso soldi per la tua voce, sta' zitto, proteggila, per il principe sei prezioso.
Mamma, Matteo, Cesare, Margherita, Francesco e Fernando piangevano mentre il tacchino mi portava via e mio padre mi sorrideva strano, e non mi voleva pi.
Babbo...
Vai a Napoli a studiare, diventerai un musico, diventerai un angelo.
'Sto minchione.
Me manni via perch t'ho fatto 'ncazza'? Eh? Me manni via perch ho struscito le brjie der cavallo do fattore?
Pap non sorride pi. Non sa cosa dire.
Tu nun s come a noartri, tu s 'n angelo, 'n angelo pe' a Gloria de Dio e de la famjia.
Qui me ce trovo bene, s casa me ce trovo bene babbo, e nun faccio pi minchiate, nun sbajio pi e fatigo come a Cesare e Matteo, fatigo anche de pi, anche doma' matina m'arzo co' te e nun m'importa si sento freddu.
Piango.
Babbo! Vengo co' te doma' matina. Babbo, nun canto pi, fatigo e basta, lasso de canta' e de sentirmi bello, ho peccato a pensa' d'esse pi bello dell'angelo de pietra l in arto, pure San Venanzio  'ncazzato e m'ha ditto che so' brutto e che tutti l'angeli do Paradiso e li cherubini e li serafini so' molto pi belli de me.
Piango e urlo.
E mi attacco a mia madre
Ho peccato, nun so' bello, tu s bella mamma, e l'angeli e San Venanzio cantano bene, non io. Io vojio sta' co' te. Nun canto pi.
Le prendo le mani, le stringo, le bacio.
Mamma nun canto pi.
Siamo partiti con la carrozza, non ero mai stato su una carrozza cos. Nel carro che usiamo noi mi fa sempre male il culo per le buche in terra, questa  morbida e profumata.
Mi ha fatto male 'sto minchione, ma non come padre Massimo, quello mena.
Io sono Venanzio Rauzzini sono nato a Camerino e sono in una carrozza di notte con un minchione con la faccia di tacchino e non mi trovo bene qui.
Fedora
Noi conti di Saint-Germain abbiamo attraversato i secoli aiutati nel nostro compito di risveglio dell'umanit da uomini a volte ignorati dal loro tempo, altre volte celebrati, ma tutti accomunati da eccezionale curiosit, intuizione, saggezza e coraggio. Uomini come Venanzio Rauzzini che dalla profonda campagna dello Stato pontificio divenne l'unico soprano castrato amato da Wolfgang Amadeus Mozart. Uomini come Raimondo di Sangro principe di San Severo che, per amore della ricerca e dell'elevazione alchemica della materia, cadeva nel biasimo sociale del suo tempo.


Sano e salvo e opportunamente evirato

Napoli, Palazzo di San Severo, marzo 1757
Raimondo di Sangro settimo principe di San Severo16 quel giorno era di pessimo umore. Di ragioni per essere di pessimo umore ne aveva molte, moltissime; intanto c'erano i gesuiti che gli avevano dichiarato guerra, i gesuiti lui li conosceva bene, aveva passato dieci anni nella scuola gesuitica di Roma, i gesuiti quando ci si mettevano erano nemici spietati. Poi c'era l'odio del popolo, il popolo napoletano incostante come tutti i popoli, un po' lo amava un po' lo odiava e ultimamente sembrava soprattutto odiarlo, le dicerie su di lui erano diventate sempre pi sfrenate: 'O principe  nu diavolo, si diceva per le strade e nelle chiese di Napoli, ma lui non era un diavolo, lui era un uomo curioso che non aveva limiti se non quelli della curiosit e del portafoglio, infatti il suo tormento pi grande era la costante penuria di denaro. Da quando aveva deciso di restaurare la cappella della Pietatella le casse si erano prosciugate al punto da costringerlo ad affittare prima alcuni locali del palazzo e, addirittura, il suo palco al Teatro di San Carlo.
Quello che lo rattristava non era tanto il fatto che qualche stanza di Palazzo San Severo ospitasse una bisca clandestina, certo non c'era da esserne particolarmente orgogliosi, ma in fondo il denaro era energia, un alchimista come lui lo sapeva bene, e poi questi galantuomini della bisca pagavano, eccome se pagavano, quindi il suo cruccio non era di natura morale, quello che lo rattristava davvero era il fatto di non poter andare a teatro con l'agio e la frequenza che la sua sensibilit artistica avrebbe richiesto.
Raimondo di Sangro settimo principe di San Severo decise di reagire, cerc di concentrarsi su quanto di positivo abitava la sua vita, prima di tutto l'eccellente rapporto con il re; Carlo III di Borbone lo stimava, lo teneva in massima considerazione, come scienziato, come uomo di cultura e financo come massone, era pur vero che il re aveva cancellato le logge napoletane e bandito la massoneria dal regno, ma l'aveva fatto per evitare la rottura con il Santo Padre, Carlo III era uomo illuminato e quando Raimondo gli aveva consegnato l'elenco degli iscritti alla Fratellanza, il re aveva preso atto della lealt dimostrata e si era limitato ad ammonire i massoni napoletani permettendogli di continuare indisturbati nelle loro segrete operosit.
Un vero colpo vincente, con Carlo III, Raimondo di Sangro l'aveva per messo a segno una settimana prima, quando aveva portato in dono al re il mantello, un mantello che, grazie ai suoi esperimenti chimici, era riuscito a rendere perfettamente impermeabile. Il re l'aveva indossato il giorno stesso in una battuta di caccia nel parco di Capodimonte, una battuta resa difficile da un nubifragio improvviso, che non aveva in nessun modo preoccupato il sovrano strategicamente intabarrato. Erano piccole soddisfazioni, piccole soddisfazioni sulle quali conveniva concentrarsi per non perdere il buon umore, piccole soddisfazioni come essere incappato nel fanciullo dalla voce di angelo che Raimondo di Sangro aveva ascoltato cantare la notte di Natale a Camerino e che, finalmente, avrebbe raggiunto il Conservatorio di Sant'Onofrio: sano, salvo e opportunamente evirato.


Salvatore Arrivabeni

Napoli, Palazzo di San Severo, gennaio 1757
Qui mi ci ha voluto il principe di San Severo, qui nel suo palazzo.
Qui mi ci ha portato uno con la faccia da tacchino, il suo servo. Salvatore si chiama, Salvatore Arrivabeni.
Non esco mai da 'sto palazzo e il principe non l'ho pi visto; la mattina mangio, mangio tanta robba, non ho mai mangiato cos tanto.  tutto buonissimo. Mi spiace pensarlo ma qui  tutto pi buono che a casa mia; mi spiace pensarlo perch mi sembra di dare un dolore a mamma che faticava tanto a cucinare per tutti, ma la carne non la faceva quasi mai.
Noi siamo poveri davvero.  per questo che mio padre mi ha dato via,  per questo che mio padre mi ha dato al principe.
Mi ha venduto.
Sto tutto il giorno nel palazzo, mangio, studio e guardo fuori. Fuori  una caciara, ma bello. Dalle finestre del primo piano si vede la piazza in faccia al palazzo. Il palazzo non l'ho mai visto da fuori perch ci sono arrivato di notte. Piangevo, ma ho dormito per la prima volta nei lenzuoli. Mi piace assai. Mangio, dormo e studio. Non piango pi.
E prego.
Prego per la Gloria di Dio e la salvezza dell'anima mia, come diceva mamma.
Mattutino, Lodi, Vespro.
Arriva il tutore, don Antonio, grande e grasso; tutte le mattine ci sveglia poi ci guarda mentre ci vestiamo e non va via neanche quando ci laviamo, ma non  porco come il fattore al paese, che voleva essere toccato all'uccello quando mamma e pap non c'erano. Lui guarda. Ci guarda nudi e sembra triste.
Dormo con Ferruccino.  pi piccolo di me,  di Caserta. Io non so dov' Caserta; ma lui tocca bene la spinetta, Ferruccino tocca anche il violino e non canta bene come me. Perch io canto bene, bene assai.
Padre Massimo al paese m'insegnava il solfeggio e il canto, ma non lo sapeva fare e in pi mi dava mazzate 'sto 'mbecille. Don Antonio, 'o maestro, no:  gentile non strilla mai e poi  chiaro, mi fa capire e io non mi sento pi scemo, studio il canto, il violino e la spinetta, il solfeggio, ma sono triste. Triste assai. Triste e incazzato.
Ieri mattina ci ha visitato un barbiere, parlava con Salvatore, il tacchino, diceva che  ora per me, che ho gi dodici anni e che i marchigiani sono precoci a crescere.
Ferruccino m'ha detto che ci capponano, tutt'e due.
Ci tagliano le palle.
Ci castrano.
Dice che gli angeli non hanno sesso, per questo entrano in Paradiso, per questo cantano cos bene perch non sono umani, sono pi vicini a nostro Signore Ges Cristo. Ferruccino dice che vuole essere un angelo e cantare in Paradiso: io canto come un angelo e non voglio perdere le palle, non voglio essere tagliato. Io a mamma la vedevo quando capponava i polli: li tagliava in pancia, entrava dentro e prendeva le palle con le dita, tirava, ricuciva con l'ago che usava per rammendare e il pollo quasi non stava in piedi. Ci provava ma cadeva subito. Poi si rialzava, dopo un po'.
Oppure moriva.
Ma era raro perch mamma li capponava bene, perch far morire un pollo  peccato, dispiace e poi lo faceva per far carne, se moriva il pollo il fattore s'incazzava con lei e noi non mangiavamo pi carne per un pezzo.
'E bestie vengono tajite pe' fa' carne, lo dica pure er fattore da me ar paese, che quanno j toji li cojioni all'animali diventano pi grossi, li polli, li manzi anche li cavalli diventano pi grossi, fanno pi carne.
Ferruccino sorride: Ma mica ci mangiano! Lo fanno per la voce, la nostra voce che deve essere come quella degli angeli, per la Gloria di Dio e la salvezza degli uomini.
Mi fa incazzare 'sto sorriso di merda.
Io canto bene gi, io canto bene, so' bravo e lo dica anche padre Massimo do' paese mio che lo ero.
Urlo.
Nun me serve de famme tajia', a me nun lo faranno mai. Ce lo sanno come canto, a me nun me faranno gniente, lo faranno a te, a te che nun s bno come a me.
Urlo da cattivo e pi mi piace esserlo pi mi cadono le lacrime.
Io so' gi 'n angelo, me lo dica babbo mio che lo ero, pe' a Gloria de Dio e de la famjia. Tu tocchi bene 'a viola ma nun canti comme a me, tu nun s bravo e er principe te punisce cusc impari a canta' bene.
Lo colpisco in faccia.
Sta' pi attento all'intonazione! Continuo a colpire forte: Te punisce, er principe te tajia li cojioni e fa bbene, cusc impari a canta'!
Ferruccino sanguina e piange, urlo.
Er principe te tajia li cojioni e te li magna.
Entra Salvatore, sembra davvero un tacchino ora. Mi fa male. Era dalla notte di Natale che non lo faceva, era il bacio di Ges Bambino per me: un manrovescio con un cazzo di anello che mi ha gonfiato il labbro e la guancia per giorni, ma era uno solo. Adesso mi pesta, non conto pi le sberle e i pugni in faccia e in pancia; anche Ferruccino cerca di farlo smettere. Sputo sangue, sono rannicchiato in terra e lo guardo dal basso.
Non toccare pi Ferruccino: ti strappo via i coglioni io non il barbiere.
Il salone aveva un pavimento di marmo nero e bianco, un grande camino due spinette e tanti libri. Il sangue mi cola dalla bocca; sono a terra di fronte al camino, Ferruccino piange e mi  vicino, mi abbraccia  sopra di me, mi protegge. Salvatore Arrivabeni, con quella faccia di tacchino di merda, ha smesso di colpirmi,  uscito dalla stanza sbattendo le porte.
Tremo, mi tiro su, sto male, ho voglia di vomitare.
Alzo gli occhi e vedo Ferruccino, voglio dirgli che mi spiace di averlo colpito e di avergli urlato contro: non c' bisogno, lui mi pulisce con una pezzuola il sangue dalla bocca. Piange senza singhiozzi. Mi abbraccia, mi serra forte e mi bagna le guance:
Vena', la Gloria di Dio fa paura anche a me.


Aspetto nel buio

Napoli, Palazzo di San Severo, 21 marzo 1757
Lo so, oggi  il giorno della Gloria di Dio.
Lo so, lo sento e non dormo; mi alzo, mi metto le braghe, piglio la coperta e mi siedo sulla poltrona; fa freddo e ho paura. Fuori  ancora buio,  assai prima della preghiera del Mattutino.
Dalla finestra vedo la statua di san Domenico Maggiore,  su una colonna17 e mi gira le spalle, non mi guarda; oggi ai santi non fotte niente della mia bella faccia e sento il respiro pesante di Ferruccino, dorme. Beato a lui.
Ieri sera ci hanno cambiato stanza, ci hanno portato in questa al piano nobile, la chiamano il Paradiso. E cos ho capito.
Salvatore Arrivabeni, 'sto minchione con la faccia da tacchino, dice che ci porta... in Cielo e don Antonio Floris, il tutore, dice che in Paradiso ci vanno gli angeli; e io sto incazzato fino a vomitare, aspetto, aspetto attento, incazzato perch non mi faccio pigliare da nessuno, non mi faccio toccare.
Oggi nessuno mi taglier i coglioni.
Ho un coltello, l'ho rubato nelle cucine. Io lo so usare, al paese mio tutti lo sanno usare e io uccido i conigli, l'ho imparato da mamma.
Oggi bestie e cristiani sono la stessa cosa, le mie palle per loro sono uguali a quelle dei capponi, dei buoi, dei castroni, e per me sar lo stesso con la loro faccia di merda che odio.
Vi odio, vi aspetto e ho voglia di tagliarvi.
Io sono Venanzio Rauzzini, non ho paura di nessuno, non ho paura del tacchino, non ho paura del barbiere.
Piango e digrigno i denti.
Piango e aspetto.
Mi esce il sangue dalla guancia tanto l'ho morsicata.
Aspetto.
Un rumore.
Ferruccino si gira, sogna. Chiss che cosa sogna.
Aspetto sulla poltrona avvolto nella coperta.
Il coltello  grande e lo stringo.
Aspetto nel buio.
Aspetto.
Appoggio la testa.
Poi un rumore alle mie spalle, mi sale il cuore in gola.
Hai paura Venanzio?  Ferruccino, dietro la poltrona.
Ma nun stavi 'nto lettu? Nun durmivi?
Dai a me quel coltello Vena', ti proteggo io, se vuoi scendere dal Paradiso hai solo bisogno delle ali.
Sento il coltello scivolarmi dalle mani, Ferruccino lo prende e va alla finestra, la apre; apre anche i grandi battenti delle persiane; il cielo  scuro, profondo, senza luna e pieno di stelle, entra l'aria di mare, fresca e profumata dalle onde.
Solo gli angeli possono scnne dal Paradiso gli dico alzandomi, Ferruccino, io so' solo un bambino, nun tengo le ali.
No, tu sei un angelo, Venanzio, lo sei sempre stato, un angelo che canta ai re alle regine agli imperatori, tu canti la Gloria del Signore, e mo' puoi salire e scendere dal cielo, hai ali bellissime poi si mette in piedi sul davanzale e guarda la statua di san Domenico e grida:
Diglielo anche tu san Domenico, digli che  un angelo.
E la statua sulla colonna in mezzo alla piazza si gira, san Domenico mi guarda.
Diglielo san Dome' che  un angelo, diglielo, per la Gloria di Dio urla forte Ferruccino.
Io sono sul davanzale vicino a Ferruccino annuso l'aria e cos canto, canto perch io canto bene, canto perch san Domenico mi vuole sentire, canto, apro le ali e volo.
Vie' anche tu, Ferrucci' grido e lo vedo alla finestra con il mio coltello nella mano.
No io sto qua, li aspetto e ti proteggo, tu hai le ali, tu sei un angelo.
Allora mi giro e volo via.
In alto.
Ora lo sento, quel punto dove posso controllare il volo, quel punto nel mio petto dove il maestro Porpora18 mi ha fatto sentire che posso controllare il canto e pi canto e pi volo. L'aria  buona e mi avvicino a san Domenico:
San Dome', jielo dirai a mamma che so' gi diventato 'n angelo, e njisciu' me far del male?
San Domenico mi guarda mi sorride e mi accarezza; il suo viso  strano, sembra quello del maestro Porpora.
Poi un urlo.
 Ferruccino:
Scappa Venanzio, sono arrivati, scappa ti difendo io lo vedo con il coltello che avevo rubato in cucina, sta in piedi alla finestra.
Anche tu s 'n angelo, vola via co' me gli grido dall'alto della piazza davanti al palazzo del principe di San Severo. Ferruccino mi sorride, poi si lancia gi.
Le sue ali sono di cartapesta non sbattono. Cade.
Tanto sangue.
Volo da lui.
Tanto, tanto sangue.
Venanzio,  la statua, mi giro:
Tu s diverso da noartri san Domenico ha la voce di babbo, un angelo s, pe' a Gloria de Dio e de la famjia, e io non capisco, allora chiamo Ferruccio e lo guardo; dalla bocca, dalla testa gli esce un fiume rosso, ho paura, ma lo abbraccio. Il sangue mi rende le ali pesanti e inutili.
Poi mi cadono in terra; si rompono in un suono assordante.
Vetri dappertutto.
Mi tengo stretto a Ferruccino: Voglio ancora le mie ali, ma lui coperto di sangue ride forte, una voce sguaiata, mi ferisce le orecchie, poi si alza in piedi,  altissimo,  grosso, enorme e ride ancora pi forte e mi solleva con una mano dal collo, nell'altra ha ancora il mio coltello, stringe e io soffoco, lui ride ancora.
Ferruccino... rantolo. Perch lo fai a me?
Vedo le mie ali di vetro frantumate a terra in mezzo al sangue e non sento pi i polsi e i piedi e il punto nel petto, dove controllavo il volo, mi brucia come se si spaccasse.
Aspetta Ferrucci', aspetta, nun me fa' male, ascolta... allora molla un po' la stretta al collo, mi avvicina alla sua faccia;  grossa, io chiudo gli occhi e lo colpisco, una testata con tutta la forza che ho.
Mi molla.
Scappo, corro ma scivolo nel sangue, cado, mi rialzo, cado ancora. Sono tutto sporco e sento ancora quella risata di merda, ma poi arriva san Domenico: non avevo mai visto una statua camminare, non riesco pi ad alzarmi. San Domenico ha il mio coltello e lo usa, mi fa male.
Urlo.
Apro gli occhi.
Sono sdraiato nel letto del Paradiso con le mani e i piedi legati, vetri e sangue ovunque. Il barbiere ha il naso rotto ed  tutto sporco di sangue, ma ancora ride.
Che cazzo te ridi, bastardo.
Anche Salvatore Arrivabeni  ferito, don Antonio piange come un bambino e guarda nel letto vicino al mio, mi giro, Ferruccino  legato come me ha gli occhi chiusi, forse  morto.
Tutti escono. Il barbiere ancora ride.
Dal letto guardo fuori, vedo il cielo rosso dell'alba e la statua sulla colonna nella piazza sbucare tra i vetri rotti della finestra.
San Domenico si gira e ha la voce di mia madre:
Venanzio, ora s 'n angelo, pe' a Gloria de Dio, s entrato anche tu 'n Paradiso.
Allora sputo e urlo.
San Dome', io so' Venanzio Rauzzini, er Paradiso te lo ficco 'n culo.
Fedora
Noi sarte dell'Opra Garnier indossiamo tutte grembiuli. Lunghi camici immacolati come quelli di un medico, poich, anche noi, ci prendiamo cura di qualcosa. Il termine sarto deriva dal latino sartus, dal verbo sarcire che significa rappezzare, riparare. Noi accomodiamo, correggiamo, rafforziamo. Alcune tra noi, le pi disinvolte, portano il camice aperto e se si spostano nel laboratorio tengono le mani - quando non sono occupate dalle forbici o dall'ago - sprofondate nelle tasche. Qualcuna di noi mentre lavora canta, canzonette per lo pi. Io non canto, io ascolto.


Samuela Bravermann

Parigi, XXI secolo
Flavio Tondi consider criticamente il proprio volto allo specchio, la barba di due giorni andava tagliata per il concerto. Mozart lui lo affrontava sbarbato, mentre per Vivaldi un po' di pelo arruffato poteva non disturbare. Lentamente gir la testa a sinistra e valut la piccola macchia viola che gli segnava l'incavo destro del collo, nel punto esatto dove appoggiava il violino, era lo stigma pi evidente di un corpo che sul violino si era formato e compiuto caparbiamente nel tempo. Poi c'erano le stigmate segrete, quelle nessuno le poteva vedere.
La madre di Flavio era morta quando lui aveva dodici anni, dopo una lunga malattia che ne aveva ridotto il corpo a un ramo contorto. Suo padre, per quanto ci avesse provato, non era pi riuscito a togliere al figlio la paura e il perenne senso di dolore in agguato.
Dimenticare  un dono gli diceva sempre la sua prima, nonch terza moglie Samuela, perch Samuela lui era riuscito a sposarla due volte.
L'aveva lasciata la prima volta per Agta, una venticinquenne ungherese ex campionessa di ginnastica artistica, che gli aveva regalato la gioia della paternit e con le gioie si era fermata l. Samuela era stata l'unica delle sue tre mogli ad andare d'accordo con suo padre; l'avvocato Tondi era pazzo di lei, loro due parlavano di financial futures e politica internazionale, perch Samuela era una donna d'affari, colta, padroneggiava sette lingue, e non aveva voluto un soldo per la separazione, in proposito ave-va detto:
Non ho bisogno dei tuoi soldi, Flavio, non abbiamo figli e se quello che vuoi  la ginnasta ungherese prendi la ginnasta ungherese, io da questo punto di vista non posso competere, non sono una sportiva, al massimo scio un poco, solo se la giornata  soleggiata e il maestro di sci simpatico.
Cos si erano separati, lui aveva sposato Agta, poi si era separato da Agta e aveva risposato Samuela, suo padre non aveva commentato, ma gli aveva regalato una cascina in Umbria, dove potessero rilassarsi in mezzo agli ulivi. Ma non c'era stata pace neanche tra gli ulivi, quella seconda volta Samuela era diventata gelosa, lui era sempre in viaggio con il suo Stradivari. Era finita quando, controllando gli estratti conto delle carte di credito, aveva scoperto che un paio di acquisti fatti da Tiffany a Philadelphia non avevano niente a che vedere con lei ma, semmai, con un soprano argentino dal culo sodo e la voce da usignolo che rispondeva al nome di Cesara Salazar.
E adesso Samuela era tornata, di nuovo, Flavio l'aveva incontrata per caso lungo la Senna, aveva visto da lontano la cascata di capelli rosso fuoco, l'incedere elegante, il leggerissimo montone bianco lungo fino ai piedi e si era chiesto: Dio santo, chi  quella donna? E mentre quella donna si avvicinava con le mani in tasca, dando ogni tanto un calcio distratto a una pietruzza, l'aveva riconosciuta, lei gli aveva sorriso e si era fermata a un passo da lui, Flavio aveva sentito il suo profumo di ambra grigia, aveva intercettato con lo sguardo l'attaccatura dei seni nella scollatura della camicetta e si era chiesto: perch mai ho lasciato andare via questa donna?
Buongiorno, amore mio aveva detto Samuela, sono venuta per ascoltarti suonare e dirigere Mozart. Non mi sarei persa il tuo concerto per nulla al mondo.
Grazie aveva detto lui.
Come sta Cesara?
Ci era mancato poco che Flavio le chiedesse Cesara chi? Invece aveva balbettato:
Bene, credo, bene,  dal parrucchiere.
E le bambine?
Bene, sono con la babysitter neozelandese.
Spero tu non l'abbia gi sedotta.
Chi?
La babysitter neozelandese.
 alta un metro e novanta e pesa ottanta chili, il rugby mi piace solo alla televisione aveva riso lui.
E il tuo signor padre? Mi manca, sai.
A me neanche un poco aveva risposto Flavio prendendola sottobraccio per dirigersi verso l'Opra Garnier.


Il tempo senza inizio

Parigi, Opra de Paris, Palais Garnier,11 gennaio 2019
Il silenzio in sala, tra un movimento e l'altro di una sinfonia, ha una sua qualit, ci sono silenzi che raccontano,e il silenzio prodotto dal pubblico quella sera tra il terzo e il quarto movimento della Jupiter era uno di quelli. Non il tossicchiare imbarazzato, delle voci che si schiariscono, dei nasi che strombettano cautamente, il silenzio, quella sera, si sarebbe detto in bilico: lo stesso dell'attesa del bambino che deve ancora aprire il regalo; era un silenzio d'invito e urlava ai musici dell'ensemble Harmonia Galante: datecene ancora, dateci bellezza.
Flavio diede il levare con il respiro, con gli occhi e con l'archetto, non con la bacchetta, perch il maestro Tondi dirigeva e suonava il violino, proprio come accadeva nel Settecento, lui non sublimava nevrosi in un ruolo dominante, lui partecipava e prendeva su di s l'intera responsabilit dell'interpretazione, per questo era amato dagli orchestrali del suo ensemble, dalla critica e dal pubblico; quello parigino, poi, stravedeva per Flaviotond.
E via con il quarto movimento, via con quell'esplosione di vita e bellezza a ogni accento, via con le lacrime e la commozione nel sentire la pienezza gioiosa dell'esserci incarnati per poter partecipare alla descrizione sublime dell'infinito a ogni accordo, a ogni inseguimento cromatico, quella falsa fuga che esprime il tutto, la rotazione dei pianeti, le esplosioni delle stelle, la passione, la passione, la passione vera per la vita stessa, anche per la sua fine, anche per il dolore dell'esistere. Nulla sa descrivere il tempo senza inizio che ogni essere vivente percepisce nella vita come echi lontani di bellezza e ora, con il quarto movimento della Jupiter, ognuno nella sala dell'Opra Garnier sente di farne parte.
Dopo l'ultimo accordo, il teatro scoppi in un boato.
Nove chiamate in proscenio, un record per essere solo a met concerto, Flavio dalla ribalta s'inchin, indic l'orchestra, mentre con lo sguardo cercava Samuela in platea. Finalmente la vide, perfetta, con indosso un tubino nero nella cui scollatura aveva sistemato una cattleya19 come Odette nella Recherche, l'eleganza e il messaggio sottilmente simbolico di Samuela stridevano orribilmente se paragonati al mini vestito in lycra aderente rosso, con cinturone appoggiato ai fianchi e stivali alla D'Artagnan di Cesara, la sua attuale moglie argentina, che batteva le mani, portandole alte sopra il capo, come un tifoso del Boca Juniors di Buenos Aires.
Chi non ha mai fatto uno spettacolo, non si  mai esibito su un palcoscenico, vincendo le proprie paure, non pu neanche immaginare l'energia, la pienezza della gioia che ne scaturiscono. Ancor pi quando il pubblico le restituisce con simmetrica risposta: ecco che allora  tempo di esultare.
Esultava Flavio Tondi percorrendo il corridoio che lo portava al camerino numero 1, stringendo il manico del suo Stradivari. Mentre predisponeva l'attenzione al prossimo Haydn, dal brusio del retropalco emerse una voce: Mae-stro, le devo riprendere l'orlo, la raggiungo in camerino?
L'aspetto, Fedora.
Queste furono le ultime parole pronunciate da Flavio Tondi, prima della sciagura.
Per uno come lui, violinista, costretto a una continua postura asimmetrica, era fondamentale che nella normalit della vita quotidiana la simmetria venisse rispettata, per questa tendenza dell'anima lui si sentiva a suo agio fra i nembi e le tempeste del turbato mare della musica del Settecento, dove ogni emozione si cristallizzava in una forma, una dimensione architettonica musicale che la restituiva e allo stesso tempo la conteneva.
A questo pens il maestro Tondi procedendo verso la porta a vetri, sent il fastidio dell'orlo sotto il tacco e ragion sulle arie di Furore, Tempesta, Paragone, Amore e Sogno, realizzando come non fosse mai esistita un'aria di Fastidio, forse perch il fastidio  un affetto troppo diluito per un palcoscenico d'opera, e, in quel momento, le ante scorrevoli della porta a vetri del corridoio camerini artisti del Palais Garnier di Parigi si chiusero simmetricamente sul suo violino.
Lo Stradivari esplose.
Quando un violino cos si rompe, morti e vivi smettono di respirare, anche le anime sospese si voltano, il fiato interrotto. Da quel legno escono vita e storia, il tempo svanisce, svanisce il mistero di come l'uomo avvicini la Terra al Cielo con l'antico artificio di visceri trasmutati in corde sfregate dal vento del crine di cavallo, amplificati da un legno piegato dalla volont dell'uomo. Quando un violino cos si rompe, le lacrime del Cielo si mischiano a quelle della Terra, le anime aggrappate ai corpi piangono con quelle che vagano nel tempo senza inizio.
Fedora Falconetti fece schioccare le dita della mano destra davanti al viso del maestro sussurrandogli: Animula vagula blandula, hospes comesque corporis. Ora ti sveglierai e questo sar stato soltanto un deprecabile incidente.
Le gambe di Flavio Tondi si piegarono: Fatto,  andato disse.
Poi in ginocchio tra i resti del suo violino, come un naufrago circondato dalle spoglie di un relitto, alline ogni frammento e ogni singola scheggia, ordinandoli in raggi concentrici, ritrovandosi cos fulcro involontario di un sole esploso.
Le voci attorno andavano e venivano come onde del mare, un'onda nasceva e si infrangeva contro le sue tempie, mentre un'altra moriva immergendosi nella profondit dell'indicibile, perch Flavio non aveva pi parole, solo gesti, il gesto di ordinare, di aggrapparsi a quello che restava del suo strumento, come un naufrago sospeso sugli abissi.
Nessuno si avvicini, nessuno tocchi nulla url Fedora e poi, ancora pi forte, fate bloccare queste porte. Si avvicin a Flavio, gli s'inginocchi di fianco, sussurrando piano: Raccolgo io i pezzi, maestro, faccia un bel respiro profondo e cerchi di tranquillizzarsi.
Flavio sent il calore della mano della donna, alz lo sguardo e comprese di essere vivo, lui era vivo, il suo violino era morto, ma lui era vivo e doveva suonare, salire sul palcoscenico. Si alz lento, distese le gambe, le braccia abbandonate lungo i fianchi, il mento attaccato allo sterno, osserv il pavimento senza riuscire a mettere a fuoco i frammenti lontani: Credo proprio che torner in camerino, per favore fatemi portare uno strumento sostitutivo.
In camerino - cont i passi, 815 - finalmente sent i colpi alla porta, entr Dominique Clousau, il direttore artistico, reggendo tra le braccia una scatola di legno.
Maestro, siamo qui disse posando sul tavolo, con reverenza, quel contenitore dove aveva raccolto i resti del violino, recuperati di persona con infinita cura, frammento per frammento. Torno subito con lo strumento sostitutivo, se vuole faccio annunciare qualche minuto di ritardo.
No, Dominique, nessun ritardo, io sono pronto, mi faccia trovare un violino in quinta.
Flavio accarezz con lo sguardo la scatola, il dolore lo respinse verso la porta. Fuori dal camerino lo accolse il brusio confuso.
Maestro... com' potuto succedere... ma  proprio vero?... come sta?... ma era proprio lo Stradivari?... non  possibile...
Flavio avanz incerto tra i suoi orchestrali e i tecnici, poi intercett gli occhi cerulei di Fedora Falconetti, il suo passo finalmente ebbe una direzione, e quella direzione era lei.
Occhi negli occhi, i respiri incrociati.
Fedora, mi dica che non  stato l'orlo, che non sono inciampato.
 stata una disgrazia,  stata la porta, maestro, che dolore deve avere nel cuore.
Tutto intorno era compostezza, rispetto per una sofferenza condivisa, Flavio procedeva rigido, determinato.
Flavio, la mala suerte! Lo siento, lo siento mucho mi amor! Cesara Salazar Tondi correva incespicando sui tacchi in uno strano incedere salsa e merengue e Flavio, valutando quella figura femminile fasciata in lycra rossa dai capezzoli inopportunamente turgidi che avanzava, con le labbra rosso Chanel sporte in una promessa di bacio a ventosa, realizz all'istante come quella sera, insieme al violino, avrebbe seppellito anche il suo quarto matrimonio.
Negli anni futuri non avrebbe ricordato nulla della seconda parte del concerto, di come avesse staccato il tempo all'orchestra, se avesse dato gli attacchi per le entrate dei singoli strumenti cercando con gli occhi, oppure solo con il levare della mano, ma avrebbe ricordato il senso di ansia provato nel non riuscire a capire che cosa avesse registrato il suo sguardo nel momento esatto in cui la mano di Fedora, consolandolo, l'aveva distolto dai frammenti del suo violino.
Fedora
Venanzio Rauzzini aveva il dono della voce, il mondo ha dimenticato il potere di ogni singola voce. La voce. Non so come sia possibile, quello che so  che le anime possono essere toccate, emozionate, illuminate e dirette, in altre parole aiutate, semplicemente dalla voce dell'uomo.  questa voce che i Figli di Lucifero hanno preservato nei secoli con tutti i mezzi possibili, opponendosi agli oscuri disegni dei servi di Mammona, riuniti dalla vigliaccheria e dall'avidit in una obbrobriosa congrega di morte dall'altisonante nome di Ordo Mundi.
Ormai mancano poche ore all'invio dell'impulso che cambier il mondo. Fuori ha cominciato a nevicare, fiocchi pesanti e bagnati che si dissolvono appena toccano terra.
Probabilmente come quella notte di marzo del 1757, cos racconta il libro dei Saint-Germain, che passando dalle mani di generazioni di Figli di Lucifero  arrivato attraverso i secoli sul tavolo della mia cucina.
Quella notte a Staffarda il marchese Koering raggiunse il conte di Saint-Germain in cerca di aiuto e la nostra verit gli venne rivelata. Il marchese era una pedina fondamentale tra la Profezia, la Versailles di Luigi XV e Tintenfisch. Koering era ricco, fragile e malato; nel conte di Saint-Germain lui cercava sollievo, cura, speranza, ma quello che ottenne fu una dolorosissima burla. Ci che invece noi ottenemmo furono il suo patrimonio e l'accesso alla corte di Luigi XV.
Quella notte il conte di Saint-Germain fu interpretato da tre uomini straordinari, i pi memorabili tra i miei predecessori: Albert, Marius, Rocco. Era nostra consuetudine, in quel tempo, utilizzare magnificamente le arti del teatro, dell'ipnosi, dell'inganno. Eravamo cos: attori spregiudicati, truffatori sfacciati, borsaioli insolenti, medici leggendari, ma per il mondo, solo il conte di Saint-Germain.


La vita  una farsa

Abbazia di Santa Maria di Staffarda, marzo 1757
Il vecchio Koering voleva diventare come il barone von Tintenfisch, cos aveva deciso di intraprendere il lungo viaggio alla volta dell'abbazia di Staffarda, ma la ragione che l'aveva mosso non era certo legata al potere, ch il potere nulla conta quando la schiena  ormai un angolo acuto chiuso dalle artrosi come un messale nelle mani del prete. La ragione che aveva mosso il marchese era il dolore, il movente che l'aveva convinto ad affrontare un viaggio lungo e disagevole in una carrozza scricchiolante era l'opportunit di poter incontrare ancora una volta il conte di Saint-Germain, l'alchimista, l'unico che conoscesse la mistura capace di alleviargli lo strazio. L'ultima volta che Koering e Saint-Germain si erano incontrati il povero storpio non poteva credere ai propri occhi, l'alchimista sembrava non aver accusato il passare degli anni, era sempre ben diritto sulla schiena e sulle gambe, e il suo volto, bizzarramente truccato di bianco come quello di un cicisbeo, non presentava nessun segno dello scorrere del tempo. Anche questa volta, suo malgrado, Koering prese atto dell'aspetto e dell'energia giovanile dell'alchimista. I suoi occhi brillavano dello stesso vigore di sempre, chiari e ombreggiati dalle lunghe ciglia nere, che bene si accordavano al neo autentico sulla parte sinistra del mento, agli orecchini di agata nera e al vistoso anello di onice che il conte di Saint-Germain portava al mignolo della mano destra, retaggio di una moda antica che ancora lo connotava, soprattutto per la parrucca maschile, un torrione di riccioli rosso fuoco che gli arrivava a mezzo busto rendendo la sua figura vigorosa e inquietante. Sia la marsina che la sottomarsina, come le braghe corte al ginocchio, erano di un broccato bianco accecante, mentre la cravatta, di leggerissima mussola ornata di pizzo, che il conte portava negligentemente avvolta intorno al collo, aveva il bianco, qui e l, compromesso da decori granata, che parevano macchie di sangue rappreso.
Allo scienziato incipriato e imparruccato, in quegli anni, Koering aveva dato molto, foraggiando la vita e le ricerche dell'eccentrico uomo di scienze; ora, sentendo i suoi giorni finire, il marchese aveva deciso di affidarsi alla persuasione della parola e di tutto il suo patrimonio per ottenere il dono definitivo, aggiungendo alla sospensione del dolore quella dello scorrere del tempo. Per un marchese francese senza eredi e senza dinastia, l'unico bene concreto era il proprio corpo, quello che con disprezzo la monaca di Dresda nella sua Profezia aveva definito il nido mortale, e per consentire al suo respiro di storpio sofferente di scaldare la Terra, ancora e ancora, Koering era in procinto di utilizzare tutte le sue capacit finanziare e retoriche:
Vorrei parlare con voi, conte di Saint-Germain, del dolore, voi l'avete praticato solo come spettatore, lo deduco dalle vostre fattezze, perch nulla  guastato nel vostro corpo, mentre tutto  corrotto nel mio e voi siete pi anziano di me, come il barone von Tintenfisch che, nonostante bastone e capelli bianchi, continua a controllare il mondo, con l'energia immutata di un giovane tiranno.
Non si nomini l'empio in mia presenza lo redargu Saint-Germain.
Obbedisco, ma vorrei comunque parlare con voi, del dolore; esistono due tipi di dolore, conte, il dolore dell'anima e quello del corpo, ma mentre il dolore dell'anima  sovrumano e pu condurre a grandi rivelazioni, il dolore del corpo ci aggancia alla Terra, la mia vita  stata tutta una lotta per proteggere il nido mortale, ma ora che sto morendo, vorrei offrirmi a voi e al vostro sapere per fermare questa farsa senza senso.
La vita  una farsa lo interruppe Saint-Germain, rovesciando il bicchiere appena riempito di vino dolce, senza che una sola goccia si versasse.
Vi sto parlando di dolore, Saint-Germain disse Koering, aiutatemi.
 vero, marchese, il dolore  reale,  l'unica verit del gran teatro del mondo disse il conte afferrandogli la mano deforme.
Per un attimo Koering sper che il contatto fisico con Saint-Germain potesse infondere sollievo alle sue sofferenze, ma immediatamente dovette ricredersi: la mano dell'alchimista bruciava come il fuoco e Koering si ritrasse gemendo.
Annusate, Koering! Lo sentite quest'odore?  l'odore della vostra anima bruciata, ma  nulla rispetto alla vera potenza del fuoco. Saint-Germain si alz, trasse dalla tasca un coltello, si avvicin al camino, mosse le trine dal polso magro e, con gesto rapido e inesorabile, incise le vene lasciando colare il sangue sulla fiamma.
Il marchese impressionato vide il fuoco del camino decuplicarsi con un boato.
Il dolore dell'anima  il dolore dell'aria, e il dolore del sangue  il dolore del fuoco, l'aria alimenta il fuoco e il fuoco alimenta il crogiuolo alchemico sentenzi il conte di Saint-Germain nettandosi il sangue dal polso, che non mostrava alcun taglio.
Ma... io? balbett Koering.
Voi, ma, ma, ma voi lo dileggi Saint-Germain, ridendo, voi dovete distendervi, marchese, e affidarvi alle mie cure, dobbiamo ancora evocare l'emersione delle terre dalle acque e poi i quattro elementi da me catalizzati vi faranno risorgere nell'uomo nuovo.
Pi che uomo nuovo, io vorrei...
Shhh soffi il conte di Saint-Germain, silenzio, marchese,  giunta l'ora di ascoltare, ascoltare le maree, le lagrime del mondo... Gli occhi dell'alchimista si spalancarono, mentre le sue mani andavano a sfregare le guance e un profumo di eucalipto invadeva la stanza coprendo l'odore di carne bruciata.
Piangeva, il conte, piangeva senza singhiozzare, il viso rigato dalle lacrime spesse che raccoglieva nel palmo della mano per poi versarle in una coppa di cristallo colma di acqua; appena ogni singola lacrima raggiungeva il liquido trasparente questo si tingeva di rosso, e quando il contenuto divenne cos rosso da virare al nero Saint-Germain prese il bicchiere e lo porse al povero marchese.
Bevete, Koering, questo sangue  il dolore del mondo, e che il simile curi il simile! Ci detto, l'alchimista mise nella mano destra del marchese la coppa, afferrandogli con forza la sinistra.
Koering bevve sentendo scendere nella gola la frescura dell'acqua e salire dalla mano sinistra una scossa paralizzante.
Dall'oceano del dolore emerga un uomo nuovo, lasciato il vecchio nido, il corpo prenda il volo.
Ahhh! url Koering sentendo il braccio paralizzarsi progressivamente, il polso, il gomito, la spalla e infine il cuore. Ahhh! furono gli ultimi rantoli a uscire dalla bocca schiumante del marchese, e mentre rovinava a terra pesante come un macigno, i suoi occhi appannati registravano l'apparizione di un uomo in tutto e per tutto a lui identico che, dopo aver starnutito, assurdamente affermava:
Scusa, Marius, ma non ce la facevo pi a stare nell'armadio!
Il marchese Koering socchiuse l'occhio destro e riusc a distinguere la scarpa ferma a pochi centimetri dal suo volto. Era la sua scarpa: raso blu cobalto filato in Oriente e importato dal suo fornitore veneziano di fiducia.
Era innegabilmente la sua scarpa.
Allora come mai calzava un piede che non era il suo?
Koering si sforz di aprire entrambi gli occhi, pieg il mento verso lo sterno cercando di guardarsi i piedi; realizz di averli ancora attaccati al corpo, ed entrambi portavano scarpe color cobalto.
Dio abbi di me piet, cosa mi sta succedendo?
E come se Dio l'avesse davvero sentito, una profonda voce baritonale disse:
Bene, marchese Koering, vedo che vi state riprendendo, alzatevi, ch  giunto il tempo della luce.
Una fragorosa risata interruppe la voce di Dio:
Marius! Basta col teatro, diamo delle spiegazioni a questo pover'uomo.
Rocco, non  perch sei truccato e imparruccato come Koering che sei autorizzato a simpatizzare con il nemico.
Ma Marius, sai com' Rocco disse una terza voce maschile che usciva, inaspettatamente, dal corpo di una donna, lui si deve completamente identificare col suo personaggio.
Risero tutti e tre, mentre una lagrima scendeva dall'occhio destro del marchese Koering.
Ma su, non piangete, marchese disse la donna con voce virile, mentre disinvoltamente lo sollevava mettendolo a sedere sul sof,  arrivato il tempo delle spiegazioni... Comincio io?
Comincia tu, Albert convennero Rocco e Marius.
Attonito, Koering valut i tre individui: chi aveva di fronte? Questo tale Marius uguale al conte di Saint-Germain per aspetto, modi e voce, quest'altro Rocco che gli assomigliava come una goccia d'acqua, neanche lui avesse avuto un fratello gemello di cui non fosse a conoscenza. E, infine, Albert, la pi grottesca madonna che gli fosse mai capitato di vedere: elegante, sinuosa ma al contempo inaspettatamente maschia.
Il particolare pi agghiacciante era il fatto che queste tre creature fossero tutte e tre in grado di parlare con qualsiasi voce decidessero di utilizzare.
Teatro? Magia?
Dov'era finito?
Dio abbi di me piet, cosa sta succedendo? implor ad alta voce.
Marchese, l'Uomo pu tutto; anche Ges Cristo, il figlio dell'Uomo, ci ha detto di essere fatto a immagine e somiglianza di Dio e quindi noi, suoi fratelli, siamo a lui uguali per umanit e deit spieg Marius. Mi rendo conto che la sto prendendo un po' alla larga, ma voi mi seguite, vero, marchese?
Koering non rispose.
Quando ogni uomo avr consapevolezza di questa semplice verit, ogni essere vivente potr dire: io sono Dio. Vi sembrer strano, ma anche voi, marchese, potrete affermarlo.
Questa  una bestemmia, conte, o chi diavolo voi siate... ringhi Koering.
La consapevolezza dell'essere Dio ci porta a non percepire i limiti della nostra umanit e la creativit diventa onnipotente, io sono Dio, io sono il Demiurgo della mia felicit. Voglio essere il marchese Koering? Ebbene, lo sono, perch nulla manca all'intelletto dell'uomo se non la consapevolezza del suo potere.
E quest'intelletto si applica anche alle forme dei desideri precis Rocco.
Ma parliamo di tecnica, infine invit Albert.
Parliamone convenne Marius.
Vedete, marchese, per chi ha la consapevolezza del suo s, l'intelletto diventa lo strumento di ogni cosa. Vogliamo avere la vostra voce? Basta ascoltare, applicarsi e volere o, in altre parole: studiare. Cos abbiamo fatto, la vostra voce  la voce di un vecchio che conosce il potere e se io desiderassi avere la voce di un vecchio come voi, molto semplicemente, prima di tutto ascolterei attentamente, ascolterei il vostro peso vocale, quindi le ragioni della vostra voce, come parlate ai vostri pari, ai vostri servi, ai vostri padroni. E cos ho fatto, e cos abbiamo fatto, le pu interessare che io vi parli di suono, di risonanze, di appoggio o forse, preferite che io cambi argomento e vi spieghi come sia possibile sanguinare senza essersi recisi la carne, oppure incrementare le fiamme senza legna o trasformare l'acqua in sangue? Trucchi, marchese, semplici trucchi.
Teatro! esclam Albert, rafforzando l'immagine con un'elegante piroetta.
Il gran teatro del mondo consolid il concetto Rocco, mostrando al marchese Koering la sua stessa tipica, claudicante camminata.
Ma, ma, ma io ho sentito il caldo, ho percepito il bruciore, ho sentito il morso della paralisi lungo il braccio, io non sono pazzo!
Marchese, voi non siete pazzo! Marius lo guardava vicinissimo. Siete solo ignorante, voi non conoscete l'arte di dominare la mente: perch la mente... mente! Caro marchese, l'ipnosi  l'arte antica che pu piegare le volont concluse Marius, soddisfatto.
Ora tutti e tre erano vicinissimi al volto terrorizzato di Koering.
Allora! Chi siamo? chiese Rocco.
Siamo uno e trino, l'umana personificazione della Trinit pronunciarono serrando i visi, e poi, all'unisono:
Noi conte di Saint-Germain, crediamo nell'uomo Dio onnipotente che non si umilia mai a pregare, abbandonare l'orgoglio non  essere misericordiosi, perch chi si umilia impara a umiliare, un uomo senza paura che mai s'inginocchi, quello  il Dio in cui crediamo. Noi conte di Saint-Germain crediamo in questo Dio, perch essendo uomo sar un Dio mortale e sar in onore al suo nome di uo-mo al di sopra della paura, della morte, del male. Noi crediamo nel Dio uomo orgoglioso come il pi potente Dio immortale, che parli agli di, ai potenti, con dignit d'uomo, da pari a pari. Koering, non pensiate che ci rivolgiamo a voi perch potente, usuraio, ladro, mentitore, dispotico, brutale e, financo, marchese. Voi che volete convincere da sempre il mondo che il vostro blasone, la vostra autorit sia necessaria e giusta, noi crediamo nel Dio uomo onnipotente: ogni uomo  un dio!
Poi il silenzio, contrappuntato solo dal crepitio del fuoco nel camino.
Koering, stupito dalle tre creature e dal loro filosofare, per qualche minuto rest in silenzio, poi una fitta dolorosa al ginocchio gli ricord chi fosse e di che cosa avesse bisogno:
Ma cosa ne farete di me?
Caro marchese, ormai i nomi dei devoti a Mammona, gli appartenenti all'Ordo Mundi sono tutti, e ribadisco tutti, in nostro possesso.
Come  possibile?
Firmus il Viaggiatore.
Il servo di Tintenfisch? sussurr interrogativo il marchese.
Lui ha tradito, ha tradito il suo padrone!
Koering annu: Avrei dovuto capirlo, avremmo dovuto capirlo tutti, nessuno si spiegava come Tintenfisch fosse riuscito a domare Firmus, uno degli spiriti pi coraggiosi e indipendenti del secolo, e farne il suo servo.
Eppure l'aveva domato, ma anche noi Saint-Germain abbiamo molte risorse quando si tratta di persuasione, noi non minacciamo, noi ipnotizziamo.
Ma, adesso, cosa ne sar di me?
I tre si studiarono per qualche istante, quindi Albert, nel sistemarsi le protesi a forma di seno, disse con soavissima voce di fanciulla:
Avrei davvero bisogno, per il viaggio a Venezia, di un'ancella per la conversazione, la toeletta e la musica: so che lei, marchese, tocca il cembalo in modo superbo, posso dire altrettanto per il violoncello, faremo musica insieme. E poi, credetemi, marchese, le gonne, in viaggio, son cos comode.
Io, invece propose Marius, penso che il marchese Koering debba seguire me, conte di Saint-Germain, a incontrare l'empio barone von Tintenfisch e, perch no, a portarmi le valige.
Eh no! Il marchese merita di vedere se stesso a letto con la sua giovane moglie, guarito dall'artrosi e finalmente in grado di produrre un'erezione, lo voglio con me a palazzo. Rocco si sbotton le braghe, prese in mano il cazzo, lo mostr al povero Koering e chiese:
Cosa ne dice, marchese? Baster alla marchesina?
Metti via l'arnese, Rocco, altre le pene altro il fallo... lo invit Marius.
... si disordini l'Ordo, si distrugga von Tintenfisch! urlarono Rocco e Albert.


Firmus Willmann

Sassonia, Monastero di Derneburg, marzo 1757
Anche io, Firmus Willmann, ho paura di lui, tutti hanno paura di lui.
Chiude gli occhi inspira e ti legge il viso, ti annusa la pelle sente l'odore della menzogna, aspetta il respiro della verit, le sue dita vibrano e lui entra nelle pieghe della mia anima.
E io ho paura.
Il barone von Tintenfisch apre gli occhi, sorride.
Io gelo.
La busta era aperta dice.
E resta cos in silenzio, non fa domande, parla e lascia le frasi appese nel vuoto. Il silenzio  cattivo, mi stringe il cuore e mi sforza l'anima fino alle lagrime.
Resisto.
Resisto, non respiro. E parlo.
Il Ticino quando  gonfio porta gi la legna dalla montagna e cos il cavallo si  stroncato nel mezzo del guado; un tronco gli ha spezzato le zampe anteriori, l'acqua mi ha travolto. La busta che tenevo nella borsa di cuoio si  bagnata, si  aperta, non l'ho potuto evitare. Sul mio onore, sulla vita dei miei figli, chiedo perdono a Dio. Sono un uomo, sono un peccatore, ho tradito, ho visto, ma non ho detto neanche una parola.
Silenzio.
Mi sgonfio, lentamente, e cedo alla necessit di respirare a fondo. Poi arriva il suono, sordo e lontano ma in crescendo fino al fortissimo come una batteria di timpani di rame: il mio cuore. Picchia: ossessivo, ostinato, implacabile.
Tintenfisch chiude gli occhi e annusa la verit.
Poi parla. Il sigillo era spezzato dice.
Ancora non chiede, asserisce e lascia un vuoto pieno di s, del suo potere assoluto. Domina il silenzio, l'imbarazzo, l'incertezza, cavalca il respiro fragile e penetra la mia mente con dolore, abusandone.
Mi fa male.
Una lagrima. Non riesco a frenarla, mi riga il viso, cade sul pavimento.
Mio signore,  la verit dico.
I suoi capelli sono di un bianco purissimo, sono luminosi, un'aura di possanza, terribile.
Lo so dice.
Cos rilascio i muscoli:
Signore, da sempre vi sono fedele, mai vi ho mentito, voi lo sapete, lo sapete.  stato uno stupido incidente a compromettere la busta e la sua integrit e io ho visto lo scritto per asciugarlo, salvarlo dal disastro, non per leggerlo.
Silenzio.
Si alza, si avvicina, mi afferra la mano sinistra e con la destra fa schioccare le dita a pochi centimetri dal mio naso.
Poi giungono suoni, fischi acuti come provocati dal vento d'inverno.
 il suo respiro, un vento gelido, il suo fiato, un odore terribile.
E resta cos in silenzio, non fa domande, parla e lascia le frasi appese nel vuoto.
Tintenfisch tace e io sento l'urgenza di parlare, di liberarmi, sono spettatore di me stesso, non riesco a fermare la mia voce:
THOMAS PHILIPPUS de ALSATIA de BOUSSU, ENRICO THIARD de BISSY, IOSEPHUS de la TREMOILLE, CAROLUS THOMAS MAILLARD de TOURNON, HORATIUS PHILIPPUS SPADA, MELCHIOR de POLIGNAC, CURTIUS de URIGHIS EMERICUS CSAKY, NUNIUS da CUNHA e ATAIDE, PETRUS MARCELLINUS CORRADINUS, CAROLUS COLUMNA...
Crollo di dolore, sono per terra, il fischio  assordante.
... LUIGI XV DI BORBONE, LUDOVICUS BELLUGA y MONCADA, MICHAEL FRIDERICUS von ALTHAN, FRANCISCUS AQUAVIVA de ARAGONIA, FRANCISCUS de MAILLY, BENEDICTU ODESCALCUS HERBA, HORATIUS PHILIPPUS von BUYER...
Sono tutti i nomi dei membri devoti a Mammona, gli appartenenti all'Ordo Mundi, li ripeto cos come li ho memorizzati ed elencati al conte di Saint-Germain quando ho tradito. Ma al conte ho anche detto altro, ho dato i nomi delle case reali che sotto ricatto pagano Tinten-fisch. Ho detto tutto, ho detto troppo.
Il tradimento va punito sussurra von Tintenfisch.
Sento una lama scivolarmi nel costato, e il mio corpo si arrende al tempo senza inizio.


Preparatevi all'assedio

Chambry, 1757
Il marchese Koering ancora non lo sapeva, ma affiancare i conti di Saint-Germain nella caccia al barone von Tintenfisch sarebbe stato l'ultimo atto di una poco nobile esistenza che, contro ogni previsione, nobilmente si andava spegnendo.
Appena Marius riusc a persuadere Albert e Rocco di quanto il suo piano per intrappolare il barone fosse tea-tralmente accattivante, Koering venne costretto a stilare un messaggio nel quale si dichiarava pronto a versare, in nome e per conto di Luigi re di Francia, un'ingente somma destinata a sostenere l'esercito privato del barone von Tintenfisch. Datosi che, per ragioni di convenienza e mutua sicurezza, la delicata consegna sarebbe dovuta avvenire in territorio neutrale, il marchese suggeriva una fortezza situata nei pressi della citt di Chambry, roccaforte ufficialmente propriet di un vassallo della famiglia Savoia, ma nella realt segretamente controllata da uomini e donne fedeli al conte di Saint-Germain nella declinazione corrispondente al nome di Marius.
La replica affermativa del barone non si fece attendere, e soli dieci giorni dopo l'invio del dispaccio il povero Koering, opportunamente intabarrato e sedato, fu fatto salire su di una carrozza in compagnia del trio entusiasta e risoluto. Dopo un lungo viaggio contraddistinto da continue libagioni e deliziosi madrigali a cappella ai quali il marchese fu costretto a prendere parte e che presto si ritrov ad apprezzare, il gruppo raggiunse la meta. Il piano congeniato da Marius prevedeva che l'accoglienza di von Tintenfisch avvenisse in una speciale stanza poco illuminata, dove un singolare specchio celava la presenza di un'altra camera segreta all'interno della quale era possibile seguire di nascosto l'incontro; a ricevere il tedesco sarebbe stato Rocco travestito da marchese Koering, mentre nella camera occultata Marius, Albert e il vero marchese avrebbero assistito, senza essere visti.
Il barone von Tintenfisch dai bianchi capelli di nero vestito entr nella stanza, accompagnato da un manipolo di soldati riccamente abbigliati e micidialmente armati. Rocco, dopo un inchino studiatamente incerto, prese la parola:
Caro barone, vogliate perdonarmi se vi ricevo in quest'oscurit appena temperata dalla luce del fuoco, pudori di vecchio; sapete, le mie artrosi deformanti sono orrende a vedersi e questo focherello  l'unica consolazione possibile per un corpo perennemente in lotta con il gelo di una morte ormai troppo vicina, trapasso che come voi potrete immaginare tormenta tanto la mia persona quanto il beneamato re Luigi, il quale paventa la perdita del solo uomo fedele, leale, devot...
Von Tintenfisch interruppe con un gesto perentorio della mano lo sproloquiare del marchese.
Koering! Bando ai convenevoli, mi compiaccio che il vostro re si sia deciso a foraggiare il mio esercito, era ora che dalle parole si arrivasse ai fatti concreti, tutte le corti d'Europa hanno bisogno di me se vogliamo che la profezia della monaca di Dresda non si avveri. A questo proposito, dove sono i forzieri che mi avete promesso nel vostro messaggio?
Eccoli! grid lo pseudo Koering indicando con mano tremante un paio di cassoni sul fondo della stanza.
Mi sembrano piuttosto piccoli, marchese.
Piccoli, ma pesanti, barone, ben farciti di monete d'oro del pi puro conio, valutate voi stesso, prego.
Von Tintenfisch si avvicin ai bauli e ne scoperchi uno liberando d'un colpo il brillio sfacciato dell'oro nella debole e ondeggiante luce delle fiamme.
Bene, bene decret il tedesco affondando il braccio nelle monete, molto bene davvero aggiunse, aprendo il secondo baule.
Allora siete soddisfatto, barone.
Chi l'avrebbe detto, il povero Koering, il servo perdente e deforme di Luigi, ha finalmente mantenuto la parola.
Perch m'insultate, barone?
Perch posso, marchese.
Non capisco, dovreste essere grato, se non fosse per me, per la mia mediazione paziente, questo tesoro non sarebbe mai arrivato nelle vostre mani.
Permettetemi di dubitarne, il denaro non solo sarebbe arrivato, ma sarebbe arrivato prima perch, mi duole ammetterlo, puntare su di voi  stato un errore. Voi e la vostra esasperante lentezza di vecchio malato e imbelle... ma ora  finita, l'oro  nelle mie mani e potete morire Tintenfisch sguain la spada, e non saranno le artrosi a trapassarvi le ossa, ma il lucente metallo della mia lama, stupido ritardato presuntuoso, inginocchiatevi che vi voglio staccare la testa dal collo personalmente e sigillarvi in una tomba insieme al segreto della Profezia! concluse, avanzando deciso verso il marchese.
Barone, l'unico segreto celato nella Profezia  che non esiste alcuna profezia.
La spada di Tintenfisch lentamente si abbass.
Parlate, parlate, Koering, vi lascio ancora qualche minuto, mi state incuriosendo.
Voi avete manipolato le corti europee attraverso la paura, avete usato la minaccia della Profezia per mettere in ginocchio le dinastie reali e controllarne il potere, ma voi e io sappiamo che il Puledro dorato non esiste.
Una smorfia sprezzante deform il viso del barone:
Quando l'uomo afferma con forza una cosa, essa si compie perch l'attenzione di tutti l si concentra e fa s che avvenga. Vi faccio un esempio, Koering: se io dicessi a un vostro servo che domani al tramonto questa stanza sar attraversata da un topo bianco, lui domani sar portato a passare le ore precedenti al tramonto in questa stessa stanza interpretando ogni rumore in relazione alla venuta del topo e probabilmente un topo potrebbe passare, magari non bianco, ma al vostro servo potrebbe bastare, oppure il topo potrebbe passare un giorno successivo, e anche questo potrebbe bastare.
Questa  semplice manipolazione osserv il falso Koering.
Questa  l'arte del governare i popoli e la si mette in atto con la paura rispose von Tintenfisch alzando la spada. Nella paura l'uomo  uguale all'uomo, non esistono re o servi. Se io annuncio la fine del mondo nell'anno mille e a un contadino nasce un vitello con due teste questo verr interpretato come segno innegabile del compimento della mia profezia; se a un re dovesse morire il primogenito a causa di una febbre misteriosa, questo sar un segno innegabile del compimento della mia profezia. Cos sar per i terremoti, le alluvioni, le guerre, le epidemie; tutti episodi che, voi mi insegnate, contraddistinguono la vita degli esseri umani in Terra, indipendentemente da qualsivoglia profezia.
Intendete dire che la guerra dei mondi e i terremoti della profezia attribuita alla vostra monachella altro non sono che mille candele accese sopra il Puledro dorato per scatenare la paura e permettervi di controllare le corti europee? disse Rocco, e si mosse verso il barone con passo claudicante.
Fermatevi! ingiunse Tintenfisch, avanzando a sua volta verso il marchese.
No, ascoltate, ascoltate tutti disse questi, indifferente alla minaccia, ascoltate il rombo proveniente dalla Terra continu con voce profonda e suadente indicando lo specchio, sentite il boato del galoppo, udite il tuono in avvicinamento.  la moltitudine di mandrie di unicorni che arrivano,  lo stormo di ippogrifi che lacerano le nuvole,  lo sciame di chimere che strazia l'aria, e qui giunge!
Tintenfisch scoppi a ridere, scoprendo le gengive nude.
Taci, vecchio:  ora di morire.
Ascoltate, ascoltate tutti, ecco il rombo delle mandrie, guardate il fulgore delle chimere, annusate l'acre odore della terra pronta a ricevere il sangue, il sangue... barone, guardate gli occhi dei vostri uomini consigli Rocco indicando i soldati dalle bocche spalancate, le mani al viso e gli sguardi rivolti allo specchio, sono in mio potere. Come voi avete ipnotizzato20 le corti europee, io qui pi modestamente mi sono impadronito di queste deboli menti.
A quel punto Tintenfisch senza emettere un suono affond la spada, ma il vecchio artritico con un guizzo riusc prima a svincolarsi e poi ad afferrare l'attizzatoio accanto al camino, a sollevarlo come leggera pagliuzza e a parare abilmente il secondo affondo.
Il volto del barone si deform per la sorpresa.
Chi siete? Tradimento! Prendetelo, lo voglio vivo! url, ma i suoi uomini restavano immoti, lo sguardo terrorizzato, nell'attesa dell'imminente invasione di unicorni, grifoni e chimere che vedevano nitidamente sopraggiungere dallo specchio.
Si rassegni, barone: in questa stanza, vivi resteremo solo io e il fuoco nel camino disse il finto Koering indicando lo specchio che ora, improvvisamente illuminato, mostrava un uomo dai bianchi capelli di nero vestito. Lo vedete, il vostro presagio di morte? Il doppio viandante che vi viene a prelevare per portarvi all'inferno!
Nella stanza si udivano solo il lamento dei soldati paralizzati e il crepitio del fuoco, poi all'improvviso il clangore della spada di Tintenfisch che cadeva a terra e in dissolvenza il boato di uno sparo che, partendo da sotto il suo mantello, mandava in frantumi lo specchio, svelando la camera segreta e l'accasciarsi silenzioso del manichino che duplicava il barone von Tintenfisch.
No, no, io sono la paura grid Tintenfisch puntando la pistola verso Koering e sparando l'unico colpo rimasto a disposizione.
Rocco scart repentino e il proiettile and a conficcarsi nel muro.
Tintenfisch raccolse da terra la spada e avanz risoluto verso di lui, che nel frattempo si era girato di schiena, coprendosi le spalle e il capo con il mantello.
Finiamola con questa buffonata stabil il barone gettandosi furioso in avanti mentre, contro ogni logica umana, il marchese cominciava a levitare verso l'alto, staccandosi da terra.
Tintenfisch allung il braccio disarmato verso l'alto, afferrando l'estremo lembo del mantello e tirandolo verso il basso. Il drappo gli ricadde addosso senza opporre resistenza e per un momento gli oscur la vista.
Del vecchio, artritico Koering non c'era pi traccia.
Il silenzio sbigottito del barone e dei suoi soldati pervase lo spazio. Ma presto il rumore degli spari cominci a straziare il mutismo stupefatto della stanza e con quello le carni dei tedeschi. Le urla di dolore si alzarono potenti, e con loro una spessa cortina fumosa, mentre Marius sparava dalla stanza segreta attraverso il varco apertosi nello specchio.
Quando finalmente le grida tacquero e il fumo cominci a dissolversi, un lamento di cardini corrosi proveniente dal centro esatto del soffitto preannunci l'uscita di Rocco dalla botola utilizzata per scomparire durante l'illusione della levitazione.
L'hai preso? domand tossendo.
No fu costretto ad ammettere Marius.
Ma  possibile che in mezzo a tutta questa carneficina non ci sia neppure un pezzo del barone von Tinten-fisch? si lament il falso Koering, scavalcando il torso decapitato di un soldato.  possibile che tutti i mesi spesi a sparare nella tenuta di Braunau sotto la guida di mastro Himmlertod non ti siano serviti a niente?
Che impunito! Rocco, sei il solito italiano che non si prende le proprie responsabilit, rispondi a me, piuttosto: chi ha miscelato la polvere da sparo?
Io ammise malvolentieri Rocco.
Ecco,  come per il caff, continui a caricarlo troppo.
Cosa c'entra il caff adesso?
C'entra, c'entra, deve essere la tua scuola napoletana a influenzare anche la miscela delle polveri piriche, col bel risultato che dopo il primo colpo sparato non vedevo pi a un palmo di distanza.
Sempre a lamentarti, Marius.
S, s, intanto la mattina chi si ritrova con il cuore matto e le vertigini sono io.
Perch sei svizzero.
Adesso basta! s'inser Albert sbucando dal varco nello specchio. Il marchese Koering sta morendo, non ha retto all'emozione. Venite, presto!
Rocco e Marius spinsero una finta parete, salirono cinque gradini di legno e si trovarono nella stanza dietro lo specchio.
Respirando con grande fatica, il vecchio marchese guard i tre conti di Saint-Germain: Preparatevi all'assedio. Tintenfisch vi intrappoler come topi biascic, mentre il boato di una cannonata faceva tremare le mura della stanza.
Il barone mi disprezzava continu il marchese, ingenuo io che credevo di aver visto tutto... invece ecco come da dentro uno specchio segreto la vera natura dell'uomo che avevo eletto a rappresentante della lotta contro il caos mi svilisce, svilisce me che ho sempre faticosamente e lealmente servito il potere. Ora ditemi, signori, se prima di morire io, il vero Koering, non sia autorizzato a svelare i segreti della mia casta! Si contorse portando le mani deformi al petto, come per liberarlo da un peso.
Il Puledro dorato... che colossale beffa, scatenare la caccia a un simulacro e in nome di questo simulacro spiare, torturare, mutilare... Io stesso ho assistito all'amputazione della mano destra del piccolo virtuoso spagnolo in grado di ritenere a memoria una qualsivoglia composizione e replicarla all'organo, aveva sette anni, e non  stato ucciso solo perch figlio di un cardinale... ma quanti bambini eliminati senza distinguo perch era stata individuata in loro una qualche eccellenza nelle arti? E io ho visto e lasciato che questo avvenisse, in nome della conservazione dello status quo... status quo... status... Il marchese cominci a tossire, gli occhi fuori dalle orbite. Due mani gli sollevarono il capo mentre un'altra gli portava un bicchiere d'acqua alla bocca.
Eppure coloro che il Cielo ha destinato al governo del mondo riprese a parlare con fatica Koering, il prodotto del sangue pi nobile che per anni si  andato affinando, ha vigliaccamente tremato di fronte alla visione evocata dal demonio Tintenfisch. Su quel nome il suo corpo inizi a tremare convulsamente. Non respiro, aiutatemi.
Due mani solerti gli aprirono la camicia.
Non vedo pi, aiutatemi, non lasciate che l'ultima immagine che porto nella tomba sia quella dei bambini torturati dalla follia della paura, o gli occhi di Luigi, il beneamato, svuotati da ogni nobilt ma colmi di terrore di fronte alla minaccia di poter perdere i propri privilegi. Da quando a un nobile, ditemi, signori,  consentito avere paura? Il sangue dei re si  talmente impoverito da tremare nelle vene. E quando un re si comporta come uno stalliere, la stalla diventa il suo regno. E io non voglio morire in una stalla, e io non voglio che si dica: il marchese Koering  stato complice di nobili ignobili e senza onore, pavidi, il cui sangue un tempo innalzato dalla spada  diventato merda per concimare i prati della paura. Per questo, io mi sento autorizzato a tradire il segreto dell'Ordo Mundi e vi dico: cercate il Puledro, trovatelo in nome mio, e fate che il suono dei suoi zoccoli tonanti faccia sorgere re regine in moltitudine tanti quanti sono i figli della Terra, perch se la Profezia  stata inventata da Tintenfisch per soggiogare i potenti,  pur vero che ogni appartenente all'Ordo Mundi ha investito risorse indicibili per trovare ed eliminare il Puledro, questo significa che il potere del Puledro  reale anche se la profezia che lo ha generato  fasulla. Andate in Francia, andate a Versailles, entrate nelle grazie della marchesa di Pompadour, lei vi condurr dove si annida il potere pi grande e dove si annida la paura...
Il marchese emise un rantolo.
Fatto,  andato comment Marius.
I rinforzi di Tintenfisch stanno arrivando annunci, calmo, Rocco caricando il corpo di Koering sulle spalle possenti,  venuta l'ora di raggiungere i cunicoli che ci condurranno fuori di qui, mi carico io il marchese, non possiamo abbandonare il suo corpo. Voi fate sparire i forzieri.


Io sono Io

Versailles, 1758
Versailles, 13 luglio 1758.
 da questa mattina, conte, che la mia insufficiente intelligenza femminile cerca di risolvere un enigma.
Alcuni informatori mi dicono che, all'ora undicesima del giorno di Saint Lobard, eravate intento a parlare di affari con il caro marchese di Bonnac nel suo palazzo a Parigi, mentre la stessa mattina e alla stessa ora, a Fontainebleau la vostra carrozza  passata accanto a quella della signora de la Tour e voi vi siete elegantemente scappellato di fronte alla sua bellezza; almeno cos riferisce la de la Tour.
Ma ecco l'episodio davvero bizzarro: il giovine di Bellevue, di ritorno da Stoccolma, dove ha presenziato a una festa in onore dell'erede al trono di Svezia, vi dava intento a fare sfoggio del vostro sapere alchemico gasando una caraffa d'acqua per aiutare la digestione dell'ingordo Adolfo Federico e, stravagantissima combinazione, proprio la sera del giorno di Saint Lobard.
Datosi che Madame de la Tour, il conte di Bellevue e il marchese Bonnac non sono certo noti per una predisposizione alle bevande inebrianti e datosi che Fontainebleau dista tre ore di carrozza da Parigi e la medesima quasi venticinque giorni di viaggio tra terra e mare da Stoccolma,  da stamane che questa povera donna si arrovella senza trovare una risposta.
Conte di Saint-Germain, voi sapete quanto io vi stimi e vi creda in grado di qualsiasi impresa, anche se il nostro primo incontro risale soltanto a pochi mesi fa, il mio cuore e la mia mente sono al vostro servizio. Ma essere in Cielo in Terra e in ogni luogo mi risulta esclusiva peculiarit divina.
Per quanto voi abbiate proclamato l'Io sono Dio, e per quanto me lo sussurriate nell'orecchio tutte le volte che io, nuda, mi offro a voi  la lvrire, conte, questa volta, se volete udienza da Re Luigi, esigo una risposta e la esigo convincente, perch ricordatevi che se voi siete Dio, alla Corte di Francia Io sono Io.
Vostra devotissima
Jeanne Antoinette marchesa di Pompadour21


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Da qualche parte in Europa, 1758
Il conte di Saint-Germain nella sua versione pi carnale e terragna, quella che rispondeva al nome di Rocco, pieg il foglio che profumava vagamente di neroli e immagin Jeanne Antoinette seduta allo scrittoio. Quanto era distante la marchesa dal virginale fiore d'arancio, eppure quello era il suo profumo preferito, o meglio il suo profumo preferito l'aveva elaborato lui stesso; d'altra parte, da un alchimista il minimo che ci si potesse aspettare era che fosse un naso'. Attraverso l'olfatto, infatti, Rocco era in grado di percepire non solo se un cibo fosse o meno velenoso, una femmina pronta o meno all'accoppiamento, ma anche la paura, il coraggio e le malattie, soprattutto quelle veneree che accecavano e invalidavano la met dei suoi contemporanei.
Al profumo destinato alla sua amica, la marchesa di Pompadour, aveva lavorato a lungo e con pazienza: essenza di neroli nella nota capitale, rosa nella nota del cuore e ambra grigia nella nota di fondo, perch lei, Jeanne Antoinette, era cos, appena l'annusavi un frizzo di energia, quando sostavi e ti lasciavi emozionare una primavera di possibilit e quando ti abbandonavi perdendoti tra le sue braccia era l'assoluto inebriante caldo piacere.
La immagin seduta al suo scrittoio, le trine leggere della camiciola e sopra la vestaglia di broccato di lana a proteggerla dal freddo, l'ultima volta che la marchesa l'aveva ricevuto nel suo boudoiravevano giocato a nascondi l'intruso, uno dei loro intrattenimenti preferiti: lei usciva per qualche minuto dalla stanza mentre il conte si eclissava vuoi sotto il letto, vuoi nell'armadio, oppure dietro i tendaggi, poi Jeanne Antoinette rientrava comportandosi come se fosse stata perfettamente sola e circonfusa dall'innocua intimit dei suoi oggetti quotidiani. Il pi delle volte riempiva il catino di acqua odorosa di fiori d'arancio, si spogliava di tutte le vesti restando solo con le calze fermate a met coscia da un vezzoso nastro rosa, quindi si faceva il bidet avendo cura di indugiare sui punti decisivi della sua graziosa persona, le piaceva molto, ad esempio, quando intuiva la presenza del conte alle sue spalle, inginocchiarsi, appoggiarsi sulla mano sinistra e con la destra soffermarsi a lungo sulle natiche per poi entrare e uscire con le dita dalla piega di pesca matura che queste formavano.
L'ultima volta, avendo intuito che lui era andato a piazzarsi proprio sotto il suo scrittoio, la marchesa si era seduta, era scivolata ben bene in avanti sul bordo della sedia e poi aveva aperto le gambe. Naturalmente non portava biancheria intima. Il conte, per, volendo protrarre il gioco, non si era subito deciso a metter bocca su quanto gli veniva offerto e cos la marchesa aveva con l'indice e l'anulare della mano destra disserrato le labbra e, rovesciando la penna d'oca che normalmente utilizzava per redigere i suoi svelti e amabili bigliettini, aveva cominciato a titillarsi.
Che donna! E quella donna voleva una risposta.
E diamogliela, la risposta url Rocco accennando un passo di danza, diamogliela, diamole tutto ci che desidera, primo perch la signora marchesa lo merita e secondo perch... e qui il conte abbozz un inchino, io, anzi noi, conte di Saint-Germain, dobbiamo entrare nelle grazie di Luigi XV e vanificare il potere del barone von Tintenfisch.


Quella puta

Parigi, 11 gennaio 2019, sera
Vedi Cesara, cos va la vita, le cose finiscono dichiar il maestro Flavio Tondi mescolando flemmatico il caff.
Stai parlando di me?
Di te, di me, di tutto, hai visto no? Anche il mio violino: finito, eppure avrebbe dovuto essere immortale, uno strumento di Dio.
Anch'io sono uno strumento de Dios, pi di quel violino de mierda, io sono un essere umano e piantala di girare el caf! Cesara Salazar Tondi-ancora-per-poco diede un colpo alla mano destra dell'uomo che amava, il cucchiaino part verso il soffitto, la tazzina rovin sulla moquette, gocce marrone scuro s'impressero sulla faccia di Flavio.
Sei un animale mormor lui.
S, yo soy un animale ma ti piacevo cos, hai sempre detto che ti piacevo perch sono una donna vera, senza filtri! url Cesara.
A proposito di filtri, magari vado a mettere su un altro caff stabil Flavio asciugandosi la faccia con il tovagliolo.
Cesara, accecata dalla rabbia, si guard intorno. Proprio sotto la specchiera Luigi XVI - che lei odiava, perch era stata voluta e acquistata dalla puta Samuela - individu la custodia dello Stradivari, giaceva l sulla consolle in marmo, con il suo prezioso contenuto ridotto in frammenti, in attesa di un liutaio in grado di assumersi l'onere della ricostruzione. Cesara agguant la custodia con entrambe le mani, come un battitore avrebbe afferrato la mazza da baseball, la fece roteare, alta, sopra la testa e la mand a schiantarsi contro lo specchio.
Flavio Tondi si ritrov a osservare i pezzi del suo Stradivari esplodere, accompagnati questa volta da un fuoco d'artificio di schegge di specchio al mercurio e legno dorato. Cos, per la seconda volta quel giorno, s'inginocchi a raccogliere pazientemente i frammenti del suo strumento separandoli da quelli dello specchio e della cornice in foglia d'oro zecchino. E mentre cercava di dividere il grano dal loglio neutralizzando la zizzania che Cesara aveva seminato, il suo pensiero, cresciuto a suon di letture bibliche materne, and ai numeri dei versetti di Matteo; e di colpo gli fu chiaro che, nel momento esatto in cui la mano di Fedora, nel corridoio dell'Opra Garnier, l'aveva distolto dai frammenti del violino, il suo sguardo aveva registrato qualcosa.
Numeri.
Fedora
Non sono sempre stata sola in questo palazzo.
Quando ho conosciuto Paolo aveva diciotto anni e la fame di un lupo, l'avevo raccolto all'angolo di una strada parigina mentre cercava di adescare clienti. Ho subito capito che dietro quel sorriso affamato e cinico c'era qualcosa che poteva interessare. Il ragazzo emanava energia pura, sfrontatezza assoluta, prerogative che, se ben canalizzate, potevano rappresentare una ricchezza inestimabile per noi Figli di Lucifero. Era gi successo con il giovane ballerino russo, con Dimitri, la stessa energia, la stessa disinvoltura nel fare del proprio corpo mercimonio, nel disdegno della bellezza e nello sprezzo della mano di carte che la vita gli aveva servito. Anime cos, forti nella loro debolezza. Dimitri era stato ucciso a causa del violino, Paolo lo avrebbe vendicato.


Automatismi

Parigi, 11 gennaio 2019, notte
Samuela Bravermann abbandon le braccia del suo amante per raggiungere il cellulare che aveva dimenticato all'ingresso, sulla consolle Luigi XVI gemella di quella che aveva lasciato a Flavio dopo il divorzio, poich, quando il loro secondo matrimonio era finito, lei si era limitata a portare con s una delle due consolle e a sostituire, nella sua rubrica telefonica, la parola Amore con la parola amore.
Bravermann...
Pronto, Samuela? Sono Flavio, perch mi rispondi come se fossi al lavoro? Mi hai cancellato dalla rubrica?
Automatismi, perdonami.
Dobbiamo incontrarci, ora sollecit lui, ansioso.
Ora? Lasciami solo il tempo di congedare una persona.
Devi congedare qualcuno alle quattro del mattino?
S, alle quattro del mattino conferm Samuela.
Allora, va bene, tu congeda che io arrivo.
Ti aspetto.
Samuela pos il cellulare, afferr la borsetta ed estrasse dal portafoglio due banconote da cinquecento euro; le pieg e le infil in una busta bianca che pinz tra l'indice e il medio della mano destra. Si avvi, quindi, verso la camera dove Paolo si stava allacciando le scarpe.
Mi  sempre piaciuta la tua velocit approv lei, che era ancora completamente nuda.
Prego?
La tua velocit fuori dal letto specific Samuela allungando il braccio destro e aprendo le due dita, in modo da lasciar cadere il denaro accanto a Paolo.
Lui afferr la busta, la port alla fronte accennando un saluto militare e la mise in tasca.
Non controlli? chiese lei.
Mai con te.
Samuela sorrise e si avvi verso il salottino dove lui l'aveva spogliata per recuperare i vestiti mentre la voce dell'italiano la accompagnava:
Immagino che Paganini sia tornato a Parigi.
Perch?
Perch  l'unico che ti possa fare abbandonare il tuo letto caldo alle quattro del mattino.
Non ti facevo cos intuitivo, non mi dirai che sei geloso? chiese Samuela sistemandosi le impalpabili culottes sui fianchi.
Un po', lo sai che sono una marchetta sensibile rispose Paolo chiudendo la cerniera del giubbotto di pelle e afferrando il casco della moto.
E usc dalla porta senza voltarsi.
La sua missione entrava finalmente nel vivo.


Il barone von Tintenfisch  tornato

Parigi, Palais de l'Humilit, 13 gennaio 2019
Il fatto che a Fedora i bei ragazzi facessero simpatia era contato relativamente, anche se qualcosa era contato. L'aveva condotto a palazzo e fatto entrare senza troppe cautele, se c'era qualcosa di cui lei si fidava a occhi chiusi era il proprio intuito. Dopo avergli indicato la porta del bagno, con la preghiera di lavarsi le mani, l'aveva fatto accomodare in cucina dove un piatto di tordi con la polenta e una bottiglia di vino rosso lo stavano aspettando. Paolo aveva mangiato in silenzio mentre Fedora, inforcati gli occhiali, si era messa a cucire; ogni tanto alzava gli occhi, osservandolo senza essere vista. Valutava la sarta il suo potenziale protetto, considerava la bocca vorace, i lucidi capelli castani che cadevano sulla fronte, l'energica mano destra che teneva la forchetta nel pugno chiuso come fosse stata una zappa, le ampie spalle rilassate, i gomiti appoggiati al tavolo.
Avevano trovato un accordo: per alcuni mesi, in cambio di vitto e alloggio, Paolo era stato incaricato di badare alla manutenzione del palazzo; c'era il piccolo orto che andava curato, i rubinetti che perdevano, gli scarichi intasati, gli impianti elettrici da sistemare, le pareti da rinfrescare. Paolo lavorava, leggeva, faceva flessioni sulle braccia, si allenava prendendo a pugni un sacco appeso sotto il portico, usciva brevemente per fare commissioni e comprare le sigarette, dormiva dodici ore a notte e, soprattutto, onorava la tavola di Fedora. Con il tempo e le tranquille chiacchierate post pasto, nel fumo di innumerevoli tazze di tisane bollenti e sigarette indolentemente accese, Fedora aveva rafforzato la sua convinzione: il ragazzo possedeva una speciale propensione non solo per i suoi manicaretti, ma anche per le istanze dei Saint-Germain, quel ragazzo dagli onesti occhi grigi, la zazzera castana, il fisico atletico, uniti a un'intelligenza svelta e curiosa di tutto, faceva al caso suo. Poteva essere la nuova linfa capace di colmare le sue inevitabili debolezze dovute all'et che avanzava e, soprattutto, poteva essere quel figlio adottivo in grado di sopperire alla mancanza di eredi sicuri cui affidare il grande segreto.
Quando, da casa di Samuela, Paolo torn al Palais de l'Humilit, Fedora si preoccup solo di sapere: Sei almeno riuscito a inserire il GPS nel cellulare di Samuela?
Ho inserito tutto quello che c'era da inserire l'aveva tranquillizzata lui, guardando il monitor. Tondi  appena arrivato a casa di Samuela con il violino.


Nicolaus Gallianus Neapolitanus Faciebat

Parigi, 12 gennaio 2019, prima dell'alba
Il feretro del violino era posato sul tavolo del salotto di Samuela.
Fu lei a rompere il silenzio:
Va bene, Flavio, vediamo questo benedetto violino.
Flavio si chin sulla custodia in Gore-Tex gialla e blu, simile a un fodero per le racchette da tennis, dove aveva trasferito i venerabili frammenti e, con il rispetto dovuto al corpo di un caro estinto, inizi ad aprire il progressivo teorema di cerniere che ne proteggevano l'interno.
Samuela dispose i pezzi sul tavolino di cristallo, dai pi grandi fino alle micro schegge. Il violino si presentava con la tavola armonica rotta a met perpendicolarmente alle corde tra il ponticello e la fine della tastiera; il fondo si era aperto lasciando intravedere l'interno.
Numeri? disse sorpresa Samuela, cercando gli occhi di Flavio.
Numeri conferm lui.
Cosa significa? Ma non l'avevi mai visto l'interno del tuo violino? Magari con una videocamera?
No, perch quando l'ho acquistato mi sono cautelato in tutti i modi; avevo le certificazioni necessarie dello Stato sovietico e le perizie, nel 1989, si basavano sulle documentazioni storiche, gli atti notarili e il parere di liutai di fama internazionale, e poi il violino suonava come suonava.
1 3 3 - 2 3 - 5 1 2 1 1+... elenc Samuela, sembra che siano stati scritti con la grafite di una matita... sono tantissimi! Ma attenzione, con il polpastrello sento anche delle incisioni nel legno, dovremmo...
Guarda Flavio la interruppe mostrandole un frammento importante dell'interno della cassa superiore, qua c' una scritta: Neapolitanus Faciebat anno.
Allora non ci resta che comporre il puzzle invit lei.
Dopo lunghi minuti di sforzi e tentativi riuscirono a ricostruire un nome proprio.
Nicolaus Gallianus Neapolitanus.
Il respiro di Flavio si blocc e i suoi occhi cercarono quelli di Samuela. Ti rendi conto di cosa significa questo?
Fatto da Nicol Gagliano, napoletano tradusse lei.
Il mio Stradivari...  un Gagliano sbott lui, portandosi le mani al volto.
Sei sicuro che questi pezzi siano del tuo violino? Non  che te l'hanno sostituito?
Questo  il legno del mio violino, Samuela afferm Flavio avvicinando un pezzo dello strumento al naso, questo  il suo odore, questo  il mio odore, ho passato venticinque anni sudando sopra queste nervature, le conosco come le linee della mia mano.
Ma allora come  possibile che proprio tu abbia confuso un Gagliano con uno Stradivari?
Qui stiamo parlando di Nicol, il figlio di Alessandro Gagliano.
Cio? s'innervos lei.
Stradivari, cremonese, aveva avuto molti allievi. Tra questi brillava il napoletano Alessandro Gagliano che, dopo essere rientrato a Napoli, trasmise la sua arte al figlio Nicol. Ma la cosa che interessa noi, ora,  che Nicol ben presto super il padre nell'arte della liuteria, tant' che per secoli alcuni suoi strumenti sono stati attribuiti alla mano di Stradivari. Peccato che nel 1989 io abbia speso quattro miliardi di vecchio conio per uno Stradivari, non per un Gagliano.
Tanto, per come  ridotto adesso... disse Samuela, riprendendo a ispezionare i pezzi dello strumento. Il mae-stro Tondi non replic, ma i suoi occhi si riempirono di lacrime.
Qui c' scritto: Johanni Mariae Claro XXII oct. MDCCLXVII, sar il dedicatario dello strumento disse ancora lei.
22 ottobre 1767 calcol Flavio.
In quel momento il suo cellulare squill, sonoro e inaspettato.
Una chiamata a quest'ora! Chi , la tua super-guapa?
Si sfidarono con gli occhi.
Magari  la babysitter. Flavio sfil il telefono dalla tasca interna della giacca e valut il display:
 Carlos Buyer disse, pronto?
Flavio, ho saputo! In questo momento c' una mia auto in strada che vi aspetta, il mio aereo  pronto a Le Bourget, ho convocato per domattina, qui nel Suffolk, Sir Mark Curtis Prise, Dante Fulvio Lazzari e Sonoda Nobuhiro.22
Carlos, non so... non dovevi, sei gentilissimo, ma da chi l'hai saputo?
Sai bene l'amicizia che mi lega al direttore artistico del Garnier, e poi ora, in Rete, non si parla che del tuo Stradivari.
Si fa in fretta a dire Stradivari... bofonchi Flavio.
Che cosa vuoi dire?
Te lo spiegher poi, adesso fammi parlare con Samuela e ti richiamo.
Di, di' a madame che domani la porto a caccia!
Flavio chiuse la conversazione e guard interdetto Samuela. Era Carlos Buyer, ha saputo del violino e ci vorrebbe subito da lui nel Suffolk, dove ha convocato il gotha della liuteria mondiale... non so, cosa ne dici?
Alle cinque di mattina? E come l'ha saputo, che tu eri con me?
Sar stata Cesara... C' gi una macchina, sotto, che ci sta aspettando.
Samuela raggiunse la finestra e, verificata con stupore la presenza di un SUV nero con le quattro frecce intermittenti accese, inquieta chiese:
Ma che fretta c'? Non capisco,  un violino di trecento anni, va bene il valore e la tua reazione emotiva, ma Carlos Buyer cosa c'entra?
 un amico,  ricco,  collezionista ed  annoiato.
Capisco l'amicizia, capisco il collezionismo, e capisco financo la noia, ma questo dispiegamento di forze mi pare eccessivo e non mi convince. Partiamo pure, se vuoi, ma prima c' una cosa che devi fare e un'altra che dobbiamo scoprire.
E sarebbe? chiese Flavio.
Anzitutto avvisare la madre delle tue figlie, poi la babysitter, e chiarire chi sia questo Johannes Maria Clarus disse Samuela afferrando il frammento di violino con la scritta.


Il centro del cerchio  il nido dell'aquila

Parigi, 12 gennaio 2019, alba
L'autista era separato da una lastra di vetro fum, l'odore di cuoio degli interni del SUV nero raccontava una storia di lusso full optional. Salendo sull'auto Samuela aveva segnalato a Flavio un'allarmante prerogativa del veicolo: quella di essere blindato. Se ne era resa conto dal rumore prodotto dalle portiere nel chiudersi, un tonfo profondo e un immediato isolamento acustico. Aveva poi trovato conferma picchiando, con le nocche della mano destra, sul vetro.
 antiproiettile, ma ti rendi conto? Addirittura un'auto blindata.
Flavio si vedeva riflesso nel vetro che isolava l'abitacolo dall'autista, i suoi occhi erano stanchi: Johannes Maria Clarus, pi ci penso e pi mi convinco che si tratti di Jean-Marie Leclair.
Samuela sguain lo smartphone e digit: Jean-Marie Leclair.
Non c' bisogno di Wikipedia, Samuela. Leclair  stato ritrovato morto assassinato il 22 ottobre 1764 in un sobborgo di Parigi, il suo cadavere appariva in stato di avanzata putrefazione snocciol preciso Flavio, mentre contrastava con il corpo la potente inclinazione del SUV nell'immettersi sulla Prifrique.
Samuela afferr la custodia del violino, cerc all'interno il frammento che si riferiva alla datazione e, riflettendo ad alta voce, disse:
Qua dentro c' scritto 22 ottobre 1767'. Tu mi stai dicendo che Jean-Marie Leclair era stato ritrovato morto esattamente tre anni prima... Allora: quale liutaio costruisce un violino per un morto e glielo dedica?
Ma soprattutto incalz Flavio, quale liutaio costruisce un violino per un morto, occultando data e dedica nel punto pi nascosto della cassa dello strumento, e perch?
Per non parlare di tutti quei numeri, poi... complic ulteriormente il quadro lei. Guardiamo meglio... Cazzo, e questo? url mettendogli sotto il naso un frammento che riportava il disegno di un'ala stilizzata, simile a un geroglifico egizio. Horus, Iside, Osiride, che noia; una loggia deviata del Settecento? ipotizz Samuela.
No! la interruppe Flavio. Nessun geroglifico, guarda...
Il maestro Tondi prese un altro frammento che, aderendo perfettamente al primo, completava il disegno: Un'aquila, un'aquila a due teste, un'aquila bicipite che sta artigliando un globo.
Che sta dominando il mondo complet Samuela.
Il globo sembra appoggiato su un cartiglio, che contiene a sua volta una scritta, non riesco a leggerla, ci vorrebbe una lente disse Flavio,  troppo piccola.
Samuela spost lo sguardo sulla campagna parigina attraverso il vetro antiproiettile: albeggiava, un chiarore grigio, ostile.
L'araldica  piena di aquile bicipiti: quella prussiana, quella degli zar...
Vero, ma questa non l'ho mai vista prima, guarda: entrambe le teste sono rivolte verso destra ed  inserita in un cerchio formato da dodici corone reali, una diversa dall'altra, come se rappresentasse una coralit di poteri.
Come le stelle della bandiera europea... qui, per, il centro del cerchio  il nido dell'aquila visualizz lei. Certo che se avessimo una lente...
Abbiamo ancora da chiarire la questione dei numeri e delle incisioni sospir stanco il maestro, prova a toccare tu, che hai polpastrelli pi sensibili.
Sembrerebbero numeri anche questi.
Che numeri?
Samuela gratt un poco con l'unghia e un poco con il polpastrello:
1, 1, 3, 3 inciso, 5, 4, 3 inciso, 7 6 5...
Sono note,  facile, il numero pi alto  il sette stabil il maestro.
E quelli incisi?
Sono le note all'ottava superiore.
Perch quella superiore e non l'inferiore?
Perch ne ho cantato un pezzo nella mia testa e funziona se i numeri incisi sono note all'ottava acuta si vant con una smorfia compiaciuta Flavio, per capire poi la tonalit dobbiamo trovare i diesis o i bemolle, cerchiamo all'inizio della serie numerica una b' minuscola o un cancelletto, dobbiamo assemblare i frammenti per avere l'insieme. Tacque per un attimo, gli occhi chiusi, poi concluse: Sono identiche, in ogni alterazione cromatica, a quelle dell'Ouverture del Don Giovanni23 di Mozart, dalla battuta 23 fino alla 30: re mi fa sol la si do re re do si la sol fa mi re... canticchi.
Dottoressa Bravermann, maestro Tondi. La voce dell'interfono invase improvvisa l'abitacolo, vi prego di rilassarvi e riporre i pezzi del violino nella custodia. Siamo arrivati all'aeroporto ed entro un'ora saremo nel Suffolk, dove troverete tutto il necessario per esaminare lo strumento, lente compresa.
Da quando gli autisti si permettono di ascoltare i discorsi privati dei clienti? s'indign Samuela.
Fedora
Intorno alla storia di questo violino vorticano molteplici vite, numerosi attori, svariate arti. L'alchimia non  una scienza,  una ricerca dell'anima di chi la pratica,  arte per pochi. Ogni arte prevede un approfondimento personale e allontana dal noto per andare verso l'ignoto, porta ad abbandonare il familiare per lo sconosciuto. L'alchimia separa e fa evolvere. Raimondo di Sangro  stato uno dei pi grandi alchimisti e Venanzio Rauzzini uno dei suoi esperimenti meglio riusciti.


Raimondo di Sangro, sua madre

Napoli, Palazzo di San Severo, primavera 1759
Com'era potuto succedere che un uomo come lui si ritrovasse in quella condizione?
Senza denaro.
Vessato dalle maldicenze.
Com'era potuto succedere che un principe, alchimista, genio, ebbene s: genio! si ritrovasse in quella condizione?
Genio... poi.
Mah?
Dubit per un attimo.
Solo un attimo.
Subito richiam alla memoria Carlo Magno, perch Raimondo, nel ramo paterno, annoverava tra i propri avi niente meno che il grande Carlo. Tutte le volte che suo padre, a tavola, tra un fagiano arrosto e una pernice con patate, attaccava con una delle sue solite giaculatorie dettate dalla malinconia della vedovanza e dall'arroganza del sangue, era sempre l che si finiva, a Carlo Magno.
Sto diventando come mio padre?' s'interrog il settimo principe di San Severo. Perch se c'era un modello che non intendeva seguire, giammai, era proprio quello di Antonio di Sangro, duca di Torremaggiore, borioso e rapace libertino.
Suo padre.
La sua vergogna.
No, si rassicur Raimondo, quel sangue non gli era passato nelle vene, e se sua madre non fosse stata la santa donna che era stata, c'era addirittura da dubitare della paternit del duca di Torremaggiore. Rinunciava anche ai presunti millesimi di Carlo Magno, pur di non aver nulla a che fare con i fluidi vitali del duca Antonio.
Ma cosa, esattamente, era andato storto?
La vita ci sorprende, nel bene e nel male' si disse, bisogna farsene una ragione, prima , meglio '. D'altra parte, proprio perch alchimista, sapeva bene come la materia fosse imprevedibile e l'impermanenza sovrana di corpi e destini. Allora perch continuare ad agitarsi? Perch non rinunciare? La rinuncia non voleva dire disdegnare, rinuncia voleva dire facilitare, semplificare, e attendere, saggiamente, la morte, la grande livellatrice.
Era tutta la vita che lottava contro la morte, la morte gli aveva strappato sua madre quando era bambino, l'ingiusta morte falcidiava con leggerezza sublime tanto il singolo cespo di insalata che finiva bollito nel suo piatto quanto il pi meraviglioso purosangue della sua stalla. La morte colpiva, indifferente alla bellezza e al merito, tanto la stupida gallinella nel pollaio quanto Cecilia Gaetani dell'Aquila d'Aragona, sua madre.
Ah! Sua madre, l'orribile lacerazione.
Raimondo di Sangro si pieg come se una lancia gli avesse trafitto il ventre, come se il dolore di sua madre nel partorirlo diventasse il suo stesso dolore.
Non c'era nulla che lui facesse senza dedicarlo a lei.
A lei, per lei, in lei.
L'aveva resa immortale nella statua della Pudicizia velata, commissionata al sommo Antonio Corradini: flessuosa nel suo appoggiarsi alla lapide spezzata, ricoperta da un drappo che ne occultava il corpo disvelando ancor pi lo strazio della dipartita prematura.
Sono troppo sensibile' si bland il principe.
Ignoranti, rozzi, ingrati soffi.
Quante leggende giravano sul suo conto in citt, quanto odio. Tutte quelle storie inammissibili, si diceva che avesse ucciso sette cardinali e avesse convertito le loro ossa e la loro pelle in altrettante sedie, si diceva che metallizzasse i corpi, che ottenesse il sangue e che resuscitasse i morti.
Magari!
A onor del vero un esperimento con alcuni gamberetti di fiume aveva dato risultati confortanti.
Ma i gamberetti non fanno testo dichiar.
Come le alghe essiccate che, se addizionate all'acqua, sembrano vive.
Sembrano, appunto.
Non sono.
La stessa differenza che passa tra l'essere e l'esserci' filosofeggi il principe.
A Napoli si diceva rapisse i poveri per sperimentare sui loro corpi, falsit invereconde, certo talvolta aveva comprato dei cadaveri, addirittura si preoccupava di intercettare i condannati a morte per lavorare su salme ancora calde, corpi da cui l'energia sottile della luce non fosse ancora svanita. Inutilmente. D'altra parte, un condannato a morte non poteva certo avere le prerogative di un saggio capace di morire in calma, capace di entrare nell'ultramateria con grazia, senza resistenza, abbandonandosi, quelle erano prerogative fondamentali per conservare la sottigliezza della luce, questo lui lo sapeva da alcuni maestri orientali che aveva conosciuto e che gli avevano spiegato cosa fosse la luminosit del corpo sottile. Per ora non l'aveva ancora sperimentato direttamente.
Non disperare, si prescrisse.
Ottimismo, si raccomand.
Guardare avanti. Delle buone ragioni c'erano, per esempio seguire i progressi dei suoi giovani castrati.


Tagliati per la parte

Napoli, Reale Teatro di San Carlo,24 29 novembre 1760
Uno.
... due, tre, quattro.
Due.
... due, tre, quattro.
Il mio maestro mi dice che la musica  la misurazione del tempo, e io conto, ho imparato a contare dentro; sento il tempo come un tamburo, ma dentro di me.
Cinque.
... due, tre, quattro.
Sei.
L'ho sempre sentito anche quando ero al paese in chiesa e cantavo con l'organo, sotto la statua di san Venanzio.
Anche nel silenzio, oppure a lezione, quando don Antonio Floris, il tutore, attacca con il cembalo.
Nove.
... due, tre, quattro.
Non devo neanche stare attento, sento il ritmo, che il maestro Porpora chiama tactus, dice che  latino, e la mia voce sa quando deve suonare.
Ho vinto la paura di non capire.
Chiudo gli occhi.
Respiro.
E canto.
Io sono Venanzio Rauzzini e canto bene.
Dodici.
... due, tre, quattro.
Oppure aspetto, conto le pause, come adesso, conto il silenzio.
Quattordici.
Come i miei anni.
Quindici.
... due, tre, quattro.
Conto le battute d'aspetto, ogni battuta di questo coro vale quattro movimenti, e io sento dentro quattro colpi di tamburo, uno forte, il primo, e poi gli altri tre, che sono il due, il tre e il quattro.
Ma il primo non lo chiamo uno, gli do il numero della battuta che cresce.
 facile.
Diciannove.
... due, tre, quattro.
Venti.
... due, tre, quattro.
Numeri per misurare il tempo.
Numeri per misurare la lunghezza dei suoni.
Numeri per misurare i silenzi.
Numeri per le note.
Numeri per i gradi armonici.
Quanti numeri ci sono nella musica.
Poi chiudo gli occhi, sento i timpani e i corni, respiro e canto.
Vinto  l'orgoglio, spento  'l terror,ove ha la gloria,fede e valor.
Canto, ma poi richiudo gli occhi, perch ho paura.
Dopo l'orribile fiero timor,di pace, e giubilo si empia ogni cor.
Ho paura a stare appeso con le corde, attaccato alla graticcia del palco del Reale Teatro di San Carlo, che mi sembro un impiccato, appeso con le ali da angelo.
Maronna che impressione, Ferruccino.
Vena', fai come a me, io non guardo sotto, canto e basta.
Quel minchione del mio babbo me diceva che un angelo ero, per la Gloria di Dio e della famjia, ora sto appeso con 'ste ali de cartone che me sembro un fagiano cacciato.
Guardo Ferruccino, strizza gli occhi e suda, ha paura quel povero cristiano.
Oh, ma quante braccia ce stanno de voto?
 la prima volta che cantiamo in teatro io e Ferruccio, stasera cantiamo nel coro dell'opera Cajo Fabrizio di de Majo, ma il mio maestro, il Porpora, mi dice che mi porta a Roma. Prima, per, mi fa fare un concerto per il principe di San Severo, Raimondo di Sangro.
Il mio padrone.
Un concerto, io da solo!
Poi Roma.
Ferruccino, oh sussurro, perch la musica suona un'aria lenta in pianissimo, ci vieni con me a Roma?
Ferruccino trema.
Oh, Ferrucci', e di, ho paura anch'io del vuoto, ma ci sono due arie, poi  finito l'atto e ci fanno scendere.
A Ferruccino gli voglio bene,  diventato come i miei fratelli, da quando ci hanno capponato insieme, ci guardiamo e ridiamo ma dentro i nostri occhi abbiamo visto anche il dolore, quello che fa male.
No,  diventato pi dei miei fratelli, che quel dolore l non sanno cosa sia.
Lui s.
Di Ferrucci', ora si ride c' l'aria del vecchio soprano, che tiene una voce che balla come la sua panza di lardo da vecchio castrato. Cantiamo meglio noi Ferrucci', eh? Di' la verit, cantiamo meglio noi?
Non risponde.
Poi ecco il vecchio soprano castrato, ha gi il fiatone camminando in scena solo per entrare, soffia passando dalla quinta al proscenio tanto  grasso.
Mi viene da ridere.
Ferruccino, noi non saremo mai cos pacchioni e brutti.
Allora apre gl'occhi, il trucco si  squagliato.
E chi te lo dice? Noi saremo proprio come lui, se mai ci arriviamo alla sua et, noi siamo tagliati per la parte.
Io non ci divento cos brutto, grasso e con 'sta voce di merda. Ascolta, ascolta come ride la gente.
Il castrato soprano  a met dell'aria.
La Maronna se canta male.
Appesi e vestiti da cherubini e serafini siamo in ventiquattro, alcuni tagliati come noi, e altri ancora non toccati dalla lama del barbiere.
Io sono tutto truccato di bianco e celeste, anche la mia faccia  bianca e la parrucca gessata, che pare una statua, le piume delle ali argentate.
Sono bello.
Ma 'sto vecchio fa ridere, Ferruccino, senti la gente?
Allora si riprende e sorride anche lui; tutti gli altri angeli, i coristi intorno a me ridono piano.
Il soprano ha un vestito bellissimo tutto damasco, dicono che vada ancora nei teatri per tutti i costumi belli che ha, le piume e le spade. Le donne di Napoli sono qui per vedere i suoi abiti di scena e gli altri a ridergli in faccia.
Carlo Scalzi si chiama, una volta era bravo, ha cantato in tutta Europa, hanno detto anche per Hndel, e ora lo prendono per il culo.
Oh Ferrucci', per fa ridere! Ridi che ti passa la paura, di, ridi e sii felice che noi non diventeremo mai cos ridicoli!
Poi un suono, tra i versi e gli applausi, un suono nitido: una voce che ride.
Mi giro, Ferruccino apre gli occhi spaventato e mi cerca.
L'hai sentita anche tu o so' pazzo? mi dice. Sono tre anni che la sento nella testa, io volevo diventare un angelo del Signore e non me fotteva niente se mi tagliavano i coglioni, era per il Paradiso.
Mi guarda spaventato.
Ma quella voce,  la voce che sento ogni volta che chiudo gli occhi, ogni volta che vado a dormire e mi fa male; Venanzio, dimmi se so' pazzo, o l'hai sentita anche tu?
Ferruccino, ma stai buono, ridono tutti per quel vecchio cappone afono,  tutto 'n casino: io non ho sentito niente.
Certo che l'ho sentita!
L'aria  alla cadenza, Carlo Scalzi, il vecchio soprano, porta a casa l'acuto con tutta la fibra che ha, spinge il suono cos tanto che potrebbe cagarsi addosso.
Risate, fischi, applausi.
E ancora, cazzo se la sento quella risata.
 quella del barbiere.
Lo capisce anche Ferruccino.
Venanzio,  il bastardo che ci ha tagliato i coglioni, che ci ha fatto male e che ci rideva in faccia tutto sporco del nostro sangue, mentre ci aveva preso nel sonno, rideva col naso rotto per la testata che gli avevi dato, Vena' gli hai spaccato il naso e rideva come un demonio.
 il barbiere.
Trentadue battute d'aspetto, poi canto.
Uno.
... due, tre.
Due.
... due, tre.
Il finale d'atto  in tempo ternario e io conto il silenzio, conto le battute di pausa prima dell'entrata del coro, trentadue.
Stai tranquillo Ferrucci', non  lui, i barbieri che castrano i cristiani muoiono dopo tre notti uccisi dall'arcangelo Gabriele.
Otto.
... due, tre.
Ferruccio ha gli occhi cos tristi.
Dieci.
... due, tre.
Non muoiono, Venanzio.
Te dico de s, me l'ha detto don Antonio Floris, anche il barbiere che l'ha castrato  morto ucciso dall'angelo che vuole bene ai bambini, gl'ha ficcato 'n culo un palo cos.
Diciotto.
... due, tre.
E ora lo vedo bene nella barcaccia di proscenio.
Il barbiere.
Non voglio guardare dalla sua parte ma non resisto e mi giro e lo vedo in faccia e fa male e mi sento umiliato, mi sento offeso.
E Gabriele il palo gliel'ha fatto entrare dal culo e uscire dalla bocca.
Quella cazzo di faccia che ho spaccato con una testata e che continuava a ridere, proprio come sta facendo ora.
Ventisei.
... due, tre.
Vena', io non ci credo che l'arcangelo Gabriele difende i bambini, il barbiere ci ha fatto male.
Ferruccino dopo il taglio  quasi morto: infezione dicevano, ha camminato dopo tre mesi. Il giorno dopo il fatto gli avevano dato l'estrema unzione.
E quella voce non andr mai via, quella risata mi strazier l'anima per tutta la vita, quella che sento ora. Venanzio, ho paura che sia tornato a farci del male.
Ha il viso stravolto, trema.
Ventinove.
... due, tre.
Non c' nessuno!
 l nel palco di barcaccia, lo guardo ancora.
Al barbiere l'angelo Gabriele gli ha mangiato i coglioni, ti dico...
Trentuno.
... e li ha sputati in mare.
Trentadue.
... respiro, chiudo gli occhi.
Canto.
Poi il crollo.
Un boato.
Apro gli occhi e si riempiono di terra, polvere. Una trave della graticcia si muove pericolosamente, provo a guardare in su ma non riesco per il bruciore.
Sento urlare, mi volto e un angelo vacilla nel vuoto, un orfano, che canta con voce bianca nel coro, grida.
Pezzi di legno cadono sul palcoscenico, l'orchestra s'interrompe, i solisti scappano in quinta, si strepita ovunque.
Poi un urlo.
Venanzio!
Ferruccino  salito in alto sotto la graticcia tirato dal contrappeso precipitato per il crollo. Io non so che fare, sono nel vuoto avvolto in una nuvola di polvere che non mi fa vedere niente.
Aiuto, Venanzio!
Il sipario resta aperto.
Tutti si accorgono del bambino che vacilla pericolosamente, ma la polvere nasconde Ferruccino agli occhi degli artigiani di palcoscenico, non vedono il contrappeso crollato e lui trascinato in alto fino a venti metri a toccare col capo e le ali argentate la graticcia del palcoscenico.
Urlo.
Poi un tonfo sotto di me. Una nuvola di polvere.
Ci stanno facendo scendere e non vedo. Sento strepiti, pianti, mi sgancio e mi faccio largo fino a vedere l'angelo caduto.
Ferruccio.
Ora c' silenzio, non sento il cuore.
E mentre viene tirato lentamente il sipario, sento il suono di quella voce.
Il barbiere, a pochi metri da me nel palco di barcaccia.
Ride.
Sipario.


So cosa devo fare

Napoli, 29 novembre 1760, notte
Il petto si spacca, l'aria  fredda.
Mi fa male respirare, manca il fiato e non vedo niente per le lacrime.
Da quanto tempo sto correndo?
Un angelo sono, per la Gloria di Dio e della famiglia, un angelo che non sa volare, che corre scalzo.
Ma i piedi manco li sento, il freddo pure e le ali me le sarei tolte ma non so come si fa, mi impicciano mentre corro.
Corro perch finalmente l'ho visto e l'ho sentito ridere. Non mi scappa pi.
Corro dietro una carrozza.
 la carrozza del barbiere che mi ha tagliato i coglioni, che ha quasi ucciso Ferruccino e gli rideva in faccia mentre lo capponava. E anche quando gli ho spaccato il naso con una testata rideva, e rideva anche stasera quando l'angelo  caduto, quando il mio fratellino fragile  morto; rideva del sangue di Ferruccino sparso sulle tavole del palcoscenico, il mio povero Ferruccino.
Ferruccio.
Ferruccio che mi perdonava se lo menavo, che mi aiutava con la spinetta, che mi faceva sentire un fratello maggiore che lo proteggeva, che mi faceva sentire pi grande e forte e per questo ancora maschio anche senza palle.
Aiuto, Venanzio! Il sipario resta aperto.
Corro, perch io quel bastardo lo ammazzo quanto  vero Iddio che sta nel cielo e la Madonna che l'ha partorito urlando di dolore, e tutti gli angeli e i santi che la stavano a sentire, lo ammazzo quanto  vero che sono castrato, e se non ci riesco mi ammazzo io perch questa vita di merda, questa ingiustizia non la voglio vivere.
Corro, porco di quel dio bastardo e che non  nostro Signore Ges Cristo che sta nei Cieli e protegge tutti, ma quel dio che uccide la povera gente come Ferruccino e stanotte non protegger il barbiere. Corro e lo prendo e non gli dar pace fino a quando gli far mangiare i coglioni che mi ha tagliato.
Corro e urlo, ma solo dentro.
La carrozza si ferma all'entrata principale di un palazzo.
Si fanno soldi con i capponi.
E io corro, giro l'angolo prima dell'edificio ed entro dall'altra porta, non quella dei signori, quella dei servi che stanotte diventa quella degli angeli.
Nel cortile.
Mi fermo, lo vedo salire le scale, parla forte e ancora ride per la Madonna, ride e tiene una femmina con lui,  giovane.
Poi si accendono le candele al primo piano, mi giro e c' una porta.
Apro.
La cucina.
Ora so cosa devo fare per la Gloria di quel Dio che stanotte bestemmio e che odio con tutta la mia anima, e anche se mia madre si arrabbia io lo bestemmio, e non me ne fotte niente di lei che non ha fatto nulla, solo piangere.
Ma che piangi mamma, che cazzo piangi, tu mi hai abbandonato e hai lasciato che quello stronzo del babbo mi vendesse: venduto, abbandonato e castrato.
E lo sapeva, lo sapevano tutti.
E io vi uccider tutti.
Sono dentro la cucina, c' ancora brace nella stufa,  ancora calda.
So quello che devo fare e lo far e faccio mangiare i coglioni anche a Dio se si metter tra me e il barbiere.
Stanotte 'sto cazzo di angelo con i piedi sanguinanti e le ali di cartapesta non sentir una sola ragione dal cielo.
Prendo un coltello, grosso.
So cosa devo fare.
Aspetto nel buio.
Sono nel corridoio, in fondo vedo la luce delle candele nella stanza.
Sento rumori.
Se la sta fottendo, allora mi avvicino, il legno scricchiola, trattengo il fiato.
Mi fermo.
Continuano a fottere, non sentono.
Aspetto.
C' puzza di vino.
Aspetto nel buio, stringo il coltello.
Aspetto, ma questa notte non mi addormento, questa notte so cosa devo fare e lo stringo ancora pi forte.
E allora aspetto, aspetto il suo sonno, come lui ha aspettato il mio per prendermi e tagliarmi.
Bestie e cristiani sono la stessa cosa, le mie palle per lui sono uguali a quelle dei castroni. Per me sar lo stesso con la sua vita.
La sua vita di merda  uguale a quella di un animale e io la prendo come lui ha preso la mia.
Io sono un animale che aspetta nel bosco.
Aspetto.
Hanno smesso, si sente pisciare nel pitale.
Due volte.
Aspetto.
Aspetto di vedere la sua faccia di merda che odio e sentire la sua risata.
Le candele si spengono, io trattengo il respiro e avanzo verso il fondo del corridoio.
Voglio sentirlo ridere stanotte.
Venanzio.
Alzo lo sguardo.
Venanzio, non farlo.
Ferruccino  in fondo al corridoio, truccato da angelo, ha un lume in mano.
Venanzio, se l'ammazzi il suo sangue mi terr qui.
Mi batte il cuore.
Venanzio, lasciami andare via, lasciami partire.
Dove devi andare?
Mi guarda fisso negli occhi.
Non lo so, ma questo non  pi il mio posto.
Il lumino che tiene in mano ha una fiamma grigia, non fa ombre.
Vattene via Ferruccino, so quello che devo fare.
Stringo forte il manico del coltello.
Avanzo di un passo.
Venanzio lascia andare ancora un passo e un altro, lasciami andare.
Non lo guardo.
Giro l'angolo ed entro nella porta.
Sono nella stanza, ai piedi del letto, c' puzza di piscio e di vino.
Se l'ammazzi il suo sangue mi terr qui con te.
Ferruccino  in piedi sul davanzale della grande finestra, col lume che ha la stessa luce della luna.
Ferrucci', io sono Venanzio Rauzzini. Un angelo sono, per la Gloria di quel Dio che odio che ti ha lasciato morire, che non protegge nessuno dal dolore.
Venanzio, tu sei un angelo che canta, non hai bisogno di sangue, tu canterai per i re, le regine e tutti gli di di questa terra, e per la Gloria di Dio. Vena', questo  il tuo tempo. Ferruccino non sorride e continua a fissarmi. Non hai bisogno di sangue, tu sei l'angelo che canta.
C' puzza qui dentro, come in una stalla di bestie pronte al macello.
Vena', chiudi gli occhi, respira e canta.
E cos faccio.
Salgo ai piedi del letto, chiudo gli occhi, respiro e canto:
Non ascolto che furori, non rispondo che vendette
La notte  squartata dalla forza della mia voce.
La ragazza si sveglia terrorizzata e scappa fuori dal letto.
Al tradito, all'innocente de gl'infami traditori
cruda strage un re promette
Questa notte il re sono io!
Il barbiere apre gli occhi, confuso, ubriaco.
E io canto con tutta la voce che ho, canto perch io canto bene.
Il bastardo prova a balbettare qualcosa, ha paura.
Sono un angelo illuminato dalla luna con la pi bella voce mai udita in terra. Sento il coltello, lo tengo dietro la schiena.
Canto.
Furie superbe di mostro orrendo vi abbatter
Arrivo alla prima cadenza.
Il barbiere non si muove, pietrificato dal terrore.
La mia voce lo annienta.
Canto le variazioni.
Furie superbe di mostro orrendo...
Cadenza d'inganno.
Seconda cadenza, scala ascendente, arrivo all'acuto.
Tengo il suono,  bellissimo, libero, potente.
Trillo di risoluzione, alzo la mano destra, stringo il coltello e sulla nota della tonica gli salto addosso e affondo nel petto la lama fino al manico.
... vi abbatter
Da capo e variazioni.
Riprendo il canto e tengo il ritmo col coltello che ostinatamente affondo a tempo nel petto del bastardo.
Fiamma vorace tutto cos divora...
Ostinato il coltello segna il battere.
Nel petto.
Ventiduesima battuta, ventiduesima coltellata.
Un angelo sono per la Gloria di Dio, della famiglia e del principe di San Severo, del Papa, del re, della Madonna, di San Venanzio di Camerino, dei cherubini e serafini.
Ventitr, ventiquattro, venticinque,
... e vede sol lo scempio...
Ventinove, trenta, trentuno.
Un angelo per la Gloria del mio babbo, per quei trenta denari che ha guadagnato dai miei coglioni.
Tengo sempre il tempo.
Trentasette, trentotto, trentanove,
... dopo di s lasciar
Cadenza finale.
Chiudo gli occhi, respiro.
E canto.
L'acuto  bellissimo, ma non mi basta, pi voce, pi forte, ancora, spingo la voce fino all'urlo. Lo chiudo con l'ultimo colpo.
L'ennesimo nel cuore.
Poi silenzio.
Mi giro verso la finestra.
Ferruccino non c' pi.
Mi giro verso la porta.
La ragazza mi guarda, gli occhi terrorizzati.
Come ti chiami? le dico.
Ma c' sangue, sangue ovunque, sul letto, sul muro, il soffitto, per terra.
Io ne sono ricoperto.
Ho stretto cos forte il coltello che non riesco ad aprire il pugno.
La guardo ancora.
Pinuccia mi dice.
La guardo, poi guardo il barbiere, e mi gira la testa; cos chiudo gli occhi per non svenire.
Pinuccia mi guarda, trema, ha i piedi in una pozza di piscio.
Riesco ad aprire il pugno con fatica e il coltello cade sul corpo del barbiere.
Il silenzio  contrappuntato dal mio respiro lento e dal secco rapido ansimare di Pinuccia, anche lei  sporca di sangue.
Ho voglia di vomitare, scendo dal letto corro verso la finestra, la spalanco.
Venanzio.
Non mi giro, sto male, devo respirare.
Venanzio ma che hai fatto?
Vomito.
 la voce di Salvatore Arrivabeni.
Un colpo, poi il buio, prima di riuscire a vedere la sua faccia da tacchino.
Fedora
Tanto si  detto della marchesa di Pompadour, ma la cosa che non si  mai detta  che lei fosse una di noi, una Figlia di Lucifero. Con successi alterni abbiamo da sempre condotto strategie di infiltrazione tra i potenti della Terra: Madame  stato uno dei nostri trionfi pi clamorosi.


Il mistero s'infittisce

Versailles, 30 novembre 1760
Conte, venite qui invit Jeanne Antoinette battendo con la mano destra sulla chaise longue di broccato rosso collocata accanto alla sua poltrona, mi siete mancato, sapete? Mi  mancata la vostra bocca, soprattutto, ma adesso, caro, vorrei che voi l'apriste per darmi delle spiegazioni, il piacere pu attendere.
Volentieri mi inchino alla vostra grazia, sono qui per servirvi e per servire la vostra curiosit, iniziamo ab ovo: cosa sapete di me, delle mie origini?
Saint-Germain si accomod sul pouf scavallando dalla seduta le code dell'inquartata color avorio.
Si dicono tante cose, troppe; dipende dalla fonte, bisogna scegliere da chi farsi raccontare di voi. Conte, io ascolto tutti, ma credo solo al mio intuito, quindi prego... la marchesa invit con un gesto della mano il conte di Saint-Germain a continuare.
Mi hanno chiamato Rocco, sono nato in un palazzo di Napoli, mia madre era una bellissima quattordicenne tipicamente sforzata all'amore dal nobile di casa, a lei ho sottratto la vita nascendo.
Conte, mi state spezzando il cuore sorrise Jeanne Antoinette.
Non mi interrompete, marchesa. Dicevamo, sono stato cresciuto in un collegio gesuita, a undici anni conoscevo il latino, la matematica, toccavo discretamente pi strumenti eccellendo nel violino, ma fortunatamente per me, e anche per voi... e qui Saint-Germain si sofferm con lo sguardo sui seni della Pompadour, ero stonato.
Intendete dire che se foste stato anche intonato vi avrebbero castrato? Che spreco, conte.
 il destino di molti orfani della citt di Napoli, un destino che raramente concede gloria e fama, ma quando la concede...
La marchesa di Pompadour si avvi verso la grande vetrata che inondava la stanza di luce.
A volte mi chiedo quali imperscrutabili ragioni facciano s che la dea Fortuna volga il suo cieco sguardo verso qualcuno, ignorando qualcun altro: ricordo ancora la rabbia che mi sal alla vista dei gioielli di scena del Farinelli.
Jeanne Antoinette, voi mi deliziate, anche se mi  difficile pensare che la marchesa di Pompadour possa provare invidia.
Il conte di Saint-Germain si avvicin alla marchesa e con il dito indice della mano destra cominci a tracciare dei piccoli cerchi alla base del collo di lei, proprio dove la peluria bionda era sfuggita alla complicata acconciatura di Madame.
Ero molto giovane e oggi, dei difetti della giovent, ho conservato solo la curiosit: su, conte, andate avanti, e vi prego di non distrarmi con le vostre abilissime dita. La marchesa diede un leggero schiaffo alla mano di Saint-Germain.
Come comandate, dolcissima amica. Avevo solo undici anni quando un signore riccamente vestito si present alla porta del collegio, reclamandomi.
Il mistero s'infittisce. E qual era, di grazia, il nome di questo signore?
Questo signore rispondeva al nome di Saint-Germain.
Cosa dite?
La pura e semplice verit, marchesa, il conte di Saint-Germain l'alchimista andava per collegi e conventi cercando giovani talentuosi in grado di ereditare il suo sapere.
E scelse voi?
Scelse me e, nel suo paziente peregrinare, altri novantanove fanciulli.
Cento giovani promesse! calcol la marchesa.
Di queste cento promesse solo tre sono diventate certezze e io fui una di queste.
Quindi ora i conti di Saint-Germain sono tre?
Marchesa, dominate l'aritmetica con la stessa disinvoltura con cui dominate il cuore degli uomini.
E il vostro nome? Rocco, raccontatemi la sua storia.
Molto volentieri, ma sono davvero assetato a questo punto, e voi sapete di cosa.
Rocco afferr la vita sottile di Jeanne Antoinette e la trasse verso di s: Vorrei liberare, marchesa, la mia verit mentre libero le vostre membra.
E io voglio accogliere la vostra storia mentre accolgo le membra vostre disse la marchesa sedendosi composta sulla panchetta del cembalo, la schiena diritta, portando le mani verso la scollatura, le dita sui lacci a sciogliere i nodi della camiciola.
Mi avvicino a voi navigando sul mare color del vino, come cant il cieco poeta disse Rocco.
A Omero, oggi, preferisco la poesia del madrigale italiano, il nostro Monteverdi rispose lei.
Chiome d'oro, bel tesoro, Tu mi leghi in mille modi attacc Rocco.
Se t'annodi, se ti snodi continu Jeanne Antoinette.
Candidette perle elette, se le rose che coprite discoprite, mi ferite flaut Rocco mentre con la destra si insinuava sotto le vesti, tra le cosce di lei sino a raggiungere il pelo della nobilt.
O gradita mia ferita! ulul Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour.


La nobilt del sangue non ha nulla a che vedere con la nobilt dell'anima

Versailles, 1760
Io sono la vita e voi non mi cercate, se siete infelici non rimproveratelo a me! E Dio disse a Mos, cos dirai ai figli d'Israele: Colui che si chiama Io sono colui che sono mi ha mandato da voi'.
Cosa avete detto, conte, voi siete la vita? domand distrattamente la marchesa di Pompadour, tirando il lenzuolo di lino bianco sul seno nudo, per proteggersi da un refolo estivo.
Be', mia cara, in fondo da dove arriva la vita se non da questo perlaceo liquido che ora vi sto nettando dal viso? spieg lui pulendole il labbro inferiore ancora lucido di seme.
Conte, ma siete consapevole di avermi rivelato cose che io potrei usare contro di voi? La vostra vera identit  quella di un uomo socialmente inferiore... Rocco! Che nome plebeo per chi ha la sfrontatezza di interpretare un ruolo e un rango che non gli appartengono dalla nascita.
Eppure, signora, siete proprio voi il pi fulgido esempio di come la nobilt del sangue non abbia nulla a che vedere con la nobilt dell'anima, mia cara Jeanne Antoinette Poisson. Vi ricordate da dove venite, no?
Siete doppiamente sfrontato.
Non doppio ma trino: non dimenticate Marius e Albert, signora la marchesa.
Ah gi, i vostri sodali d'avventura, il trio trucco e parrucco lo derise Jeanne Antoinette.
Forse non avete capito con chi state parlando e con chi avete giaciuto. Eppure la mia essenza pi autentica si esprime in questo nome, anche se non  quello che ho ricevuto alla nascita. Ma il suo valore  pi grande, perch l'ho conquistato a prezzo di una dura selezione: io sono il conte di Saint-Germain!
Incauto bambino, truffatore avventato, potrei consegnarvi alle guardie del mio re.
Perch non farlo, allora, Jeanne Antoinette?
Incauto bambino, truffatore avventato, ma inarrivabile amante  per questo che non vi voglio lontano dal mio letto.
Tutto qui? s'inform il conte di Saint-Germain.
No, molto  anche qui spieg la marchesa portandogli la mano aperta sul cuore, e infine qui concluse, cercando di sfiorargli la fronte ma ritraendosi subitaneamente: Mi fate paura disse.
La possanza  la ragione per cui la vostra mano  rimasta sospesa nell'aria senza riuscire a toccarmi, la possanza  la qualit di chi sta nel vero ed  pronto a difenderlo con la vita.
Ma cosa siete pronto, voi, a difendere con la vita? Spiegate!
Son pronto a difendere la verit del tempo senza inizio, la verit dell'Io Sono, ho messo la mia vita nelle vostre mani, madame, per poter domandare a voi di mettere la vostra nelle mie.
Non capisco.
A quel punto l'uomo si alz dal letto e si avvicin alla sedia sulla quale aveva posato l'inquartata, traendone dalla tasca interna una busta sigillata con ceralacca blu che porse alla donna.
 per voi. Arriva dall'eterno passato, dal tempo senza inizio: leggete.
Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour, accolse tra le sue mani la busta, fece saltare la ceralacca, con dita incerte spieg il foglio e cominci a leggere.
Io Sono.
A te che leggi io parlo. A te che per anni hai cercato la verit, la felicit, la libert, Dio. A te senza guida io sono venuto.
A quanti hanno fame del vero pane di vita io sono venuto.
Sei tu pronta a ricevere il mio cibo? Se lo sei, fa' cuore.
La donna alz lo sguardo:
Sta parlando del Cristo?
S, e sta parlando di Lucifero, e sta parlando di te, Jeanne Antoinette.


Lezione prima

Napoli, Cisterna del Palazzo di San Severo,30 novembre 1760, notte
Lezione prima sussurra il principe.
Non avevo mai sentito la sua voce:  un soffio nelle tenebre.
Poi, i violini e il basso continuo con l'organo positivo e il violone intonano l'introduzione: io conosco questa musica, gli archi in messa di voce, poi la cadenza prima del canto.
Ancora tre battute.
Conosco questa musica.
Due battute.
Chiudo gli occhi, respiro.
Una.
Ecco l'attacco.
Stringo la mandibola, guardo il principe, non ho paura.
E non canto.
La musica si ferma.
Un lampo feroce di dolore nella schiena, il bacio della frusta.  il morso del tacchino, Salvatore Arrivabeni con quella sua faccia di merda la colpisce. Forte.
La ragazza urla.
Pinuccia.
Lezione prima dice ancora il principe, la voce flebile.
Sono legato a una colonna di questa vecchia cisterna ancora sporco di sangue, Pinuccia ha le mammelle di fuori, sporca del sangue del barbiere, sporca del suo, implora:
Canta, ti prego!
Ancora la musica del Porpora, il mio maestro.
Tre battute, la cadenza, io conosco il suo Notturno per la Veglia dei Morti.
Due battute.
Eccolo il morto, sdraiato ai piedi della poltrona del principe,  il barbiere.
Il barbiere che ho sventrato.
Una battuta ancora,  la veglia notturna per la sua anima.
Ancora non canto, ancora la frusta, ancora l'urlo della ragazza, ancora il suo pianto.
Io non canto per quel maiale scannato grido e guardo il principe, non ho paura.
Ancora la frusta, ancora l'urlo della ragazza, ancora il suo pianto.
Lezione prima.
Ancora la musica, cos non canto.
Salvatore Arrivabeni colpisce. Ancora il morso del tacchino, il bacio della frusta.
Pinuccia sviene.
Basta! Il barbiere mi ha strappato le palle, ha quasi ucciso Ferruccino ridendo, e ancora rideva stanotte mentre il mio fratellino moriva.
Il barbiere ti ha tolto i coglioni, ma ti ha aperto la via della Gloria dice il tacchino, tu gli hai tolto tutto.
Il principe si alza, con un passo scavalca il corpo in terra e viene verso di me.
Mi  vicino.
Ora accompagni nel regno dei morti Pasquale Canessa, questo  il suo nome, lui ti ha trasformato con l'arte cerusica, ha mutato il tuo stato di povero mortale in arcangelo trionfante e tu con il tuo furore hai mutato il suo in anima errante; ora canta per lui, riconosci il peccato e paga il tuo debito di gratitudine verso colui che ti ha creato immortale, per la Gloria degli di.
Fino a stasera non avevo mai sentito la voce del principe,  un soffio di tenebra.
L'avevo immaginato in un altro modo il mio primo concerto privato in suo onore.
Mi guarda, si gira e torna alla poltrona.
Pinuccia ritorna in s,  stremata.
Urlo:
Ma lei che c'entra?
Il principe di San Severo scavalca il corpo del barbiere che ora so avere un nome, Pasquale Canessa, il mantello scuro gli striscia sopra, forse si sporca.
Ogni azione ha una conseguenza, ogni causa un effetto, le tue azioni e le tue scelte ricadono sugli altri, sempre; la tua ira sul povero Canessa, il tuo rifiuto su Pinuccia, tu sei il responsabile. Ognuno di noi lo  della sua vita, nessuna scusa. Ora canta per lui.
Si siede.
Lezione prima.
I sette musici attaccano ancora dall'introduzione del Notturno per la Veglia dei Morti.
La ragazza mi guarda con una smorfia che pare un sorriso doloroso, mi accorgo di avere ancora il costume di scena ma le ali sono in terra spezzate vicino al barbiere.
Non ho mai sentito tanta forza nel mio corpo come quando lo colpivo, tanta libert, tanto senso di giustizia.
Giustizia dico prima della cadenza e del mio attacco.
A un cenno della mano del principe la musica si interrompe.
Il tacchino si avvicina veloce:
La Giustizia  solo quella di Dio.
Vedo il corpo del barbiere, senza vita, rotto, inutile, vuoto.
Non lo guardo pi, voglio il principe.
Mi  piaciuto uccidere quella bestia, non mi pento. Non ho voluto questa vita, e voglio potere essere quello che voglio io, un angelo che non canta per la Gloria di un Dio che se ne fotte dei piccoli figli come me e il povero Ferruccino.
Mi guarda.
Arrivabeni insiste:
La Giustizia  solo quella di Dio.
Respiro a fatica, mi gira la testa, sono una bestia tormentata, ho un demone,  dentro e mi fa male perch non lo conosco e cerco di trattenerlo.
Ma sono vinto, cos d'impulso esce la voce come vomito, violenta e urgente come la verit:
S, la Giustizia  di Dio! urlo.
Urlo forte fino a farmi male:
E stanotte Io sono Dio.
La mia voce libera e potente echeggia ancora nella buia cisterna.
Poi il silenzio.
Salvatore Arrivabeni mi guarda, mi guarda strano, con una smorfia curiosa; si volta verso Raimondo di Sangro principe di San Severo, il mio padrone.
Sorridono strani.
S.
S cosa?' penso, ma sto zitto e sento il mio respiro e quello di Pinuccia.
S, lo sei dice ancora con voce flebile, e lo sei sempre stato da infiniti passati; stanotte cominci a capirlo ma devi scegliere che dio essere: sii misericordioso, volgi il tuo sguardo verso quest'anima sconfitta che sta vagando sospesa tra i mondi, accompagnala con la pietas della tua voce meravigliosa, Venanzio, prendi per mano l'anima che hai strappato dal suo nido mortale, portala dall'altra parte, perch possa tornare senza il peso delle colpe; e la tua voce non sia di un angelo furioso, ma quella del Dio che nulla pu senza misericordia.
Non capisco, ma sono calmo.
Salvatore Arrivabeni mi scioglie i polsi, mi avvicino al corpo del barbiere. Il principe ha una strana espressione, sembra sorridere.
S, sorride.
Dovrei avere paura, ma sono calmo.
Raimondo di Sangro sorride: Lezione prima.
I musici attaccano ancora l'introduzione del Notturno per la Veglia dei Morti, amo la musica del mio maestro, del Porpora.
Sono calmo, Pinuccia mi guarda e l'attacco si avvicina, si avvicina la cadenza, guardo quel viso senza vita del barbiere, la smorfia di strazio e incredulit fissata sul suo viso  una maschera mortuaria, mi fa male quel volto, cos chiudo gli occhi, respiro e canto:
Parce mihi, Domine, nihil enim sunt dies mei.
Dio abbi piet di me, Dio, nulla vale la mia vita.
Io sono Dio.
Quid est homo, quia magnificas eum?
Che cos' l'uomo, perch tu lo faccia grande?
Sono Dio misericordioso.
Sono Dio che vede l'orrore.
Dio che vede l'orrore di Dio, il mio orrore; e piango.
Pasquale Canessa si chiamava, era il barbiere che mi ha castrato.
La sua anima  confusa, ha paura di perdersi.
Cur non tollis peccatum meum, et quare non aufers iniquitatem meam?
L'anima sente la voce, ed  bellissima, e va.


Cominciava a sentirsi in trappola

Parigi, Aeroporto Le Bourget, 12 gennaio 2019
Samuela cominciava a sentirsi in trappola.
Questa situazione non mi convince per niente, Flavio. Credo che dovremmo riflettere ancora un po' prima di accettare l'invito del tuo amico. Ci riporti subito indietro, altrimenti chiamo la polizia stabil, bussando al vetro che la separava dall'autista.
Dottoressa, si tranquillizzi le rispose lui, per quel tipo di telefonata c' sempre tempo. E poi siamo gi arrivati a destinazione.
Non essere cos drammatica disse Flavio. Sono sicuro che Carlos sia animato dalle migliori intenzioni.
Gli dia retta, dottoressa,  la scelta pi ragionevole s'inser di nuovo l'autista, aprendo la portiera per aiutarli a uscire. E permettetemi di presentarmi, avrei dovuto farlo subito: mi chiamo Boris. L'uomo tese la mano destra.
Il maestro Tondi la strinse frettolosamente e si avvi sulla pista di decollo, in direzione del jet privato che li aspettava: Saliamo a bordo.
Samuela Bravermann decise di rassegnarsi al volere dell'ex marito: afferr lo strumento e, reggendolo come il corpo di un neonato, le braccia strette al petto, si avventur al suo fianco verso l'ignoto.
Solo una volta arrivata ai piedi della scaletta alz lo sguardo dalla custodia per dirigerlo alla carlinga dell'aereo.
Flavio. Guarda.
Dove?
Su, in alto, a destra indic lei.
Cosa?
L'aquila, guarda l'aquila!
Flavio scrut tra le nuvole. Quale aquila?
Non in cielo, stupido! Guarda,  sulla coda dell'aereo, l'aquila con due teste, identica a quella del violino, le corone, le due teste orientate entrambe a destra, gli artigli che afferrano il mondo, e quella scritta: Ordo Mundi!
Ordo Mundi sussurr Flavio.
Presero a salire la scaletta, silenziosi e meditabondi.
Ordo Mundi ripet lei, lasciandosi cadere sulla poltrona in pelle. Ti dice niente?
L'interno del jet di Carlos Buyer era la sintesi del lusso che lo circondava normalmente nella vita. Per quanto fosse piccolo e raccolto, trasudava un senso di potere esasperato: arredi in radica e pelle color prugna, bottiglie di champagne si affacciavano dalle frappeuse rugiadose e monticelli di caviale svettavano brillanti dalle coppette in osso; l'eleganza del canto di Enfin il est en ma puissance dall'Armide di Lully, proveniente dagli amplificatori, ingigantiva l'effetto cinque stelle luxury dell'abitacolo.
Ordo mundi... non mi dice niente, ma devo ammettere che la coincidenza  quantomeno inquietante mormor lui.
Il rumore dei motori annunci il decollo e Boris raccomand di allacciarsi le cinture.
Flavio prese la custodia del violino dal grembo di Samuela: Vediamo cosa mi dice il violino. Apr la custodia.
Che strumento straordinario. Dopo aver cantato per secoli, morendo parla mormor Samuela.
Flavio inforc gli occhiali e con pazienza dispose tutti i pezzi caratterizzati da linee grafiche escludendo quelli con i numeri, fino a comporre la figura dell'aquila a due teste, proprio come l'aveva vista sulla coda dell'aereo e come la poteva vedere impressa sulla pelle della poltrona davanti a lui.
Lungi dall'empio mostro, ovunque ella s'annidi declam Samuela appoggiata al sedile di Flavio.
Cosa? chiese lui.
Leggi cosa c' scritto su questo pezzo: Lungi dall'empio mostro, ovunque ella s'annidi.
Prese fra le mani un frammento di forma rettangolare e lo avvicin al lato destro di quello che riproduceva l'aquila: combaciavano perfettamente.
 un avvertimento stabil, il tuo violino ci dice di stare attenti all'aquila a due teste. Quella scritta a fianco dell'aquila ci avverte che l'empio, il mostro,  l'aereo su cui stiamo volando e con mostro' temo non si intenda portare una valutazione puramente estetica, sarebbe troppo facile.
Signori, stiamo sorvolando la Manica ed entriamo in una zona di turbolenze, sedetevi con le cinture allacciate avvis la voce del comandante.
Boris prese posto vicino a Samuela.
Posso?
Prego, si accomodi disse lei.
Maestro Tondi, chiuda la custodia, altrimenti rischiamo di trovare frammenti di violino appiccicati al soffitto.
Istantanea arriv la prima turbolenza e, contemporaneamente, il monitor posto accanto alla cabina di pilotaggio cominci a crepitare, attirando l'attenzione dei passeggeri.
Maestro Tondi, una videochiamata dal professor Carlos Buyer annunci la voce del pilota.
Houston, Houston... ridacchi Samuela.
Sempre ironica, la dottoressa Bravermann. Il volto di Carlos Buyer apparve sullo schermo. Sono lieto che abbiate accettato il mio invito a un'ora cos antelucana. Avrete tempo per riposarvi appena arriverete nella mia tenuta di Exning, poi nel pomeriggio lavoreremo al violino. Sir Mark Curtis Prise e Dante Fulvio Lazzari sono gi qui, Sonoda Nobuhiro arriver nella notte con uno speciale scanner, normalmente usato in microchirurgia, ma perfetto per le nervature del legno.
Carlos, diciamolo:  eccessivo questo dispiegamento di forze. Che cosa c' sotto? chiese Flavio con voce carica di sospetto.
Fidatevi di me. Vi spiegher tutto appena arriverete, ci sono storie che non si trovano in nessun libro rispose pacatamente Carlos, portandosi alle labbra una coppa di champagne.


Mai stato cos serio

Exning, Suffolk, 12 gennaio 2019
Erano stati fatti accomodare nella sala dei camini da un imperturbabile maggiordomo che rispondeva all'inverosimile nome di Chisciotte. Sir Mark Curtis Prise e Dante Fulvio Lazzari - in attesa di Sonoda Nobuhiro e dei suoi strumenti di analisi all'avanguardia - si aggiravano attenti intorno al tavolo dove i frammenti del violino del maestro Tondi erano stati adagiati. Flavio e Samuela avevano scelto, in muto concerto, di sedersi su un piccolo divanetto in primo stile georgiano, tanto grazioso quanto scomodo, che dava per loro la possibilit di comunicare senza essere intercettati dal resto del gruppo. Carlos Buyer li raggiunse dopo qualche minuto. Senza dire nulla si lasci cadere pesantemente sull'unica poltrona della stanza che, con ogni evidenza, doveva essere la sua seduta abituale perch, come un lenzuolo funerario, riportava fedelmente le impronte del padrone di casa sul suo velluto verde acqua. Per un po' nessuno parl, gli esperti concentrati su quanto restava dello strumento, Buyer e Flavio concentrati sulla punta delle proprie scarpe, mentre lo sguardo di Samuela scivolava in lenta panoramica lungo le pareti della stanza per soffermarsi sull'enorme quadro a olio appeso sopra al camino centrale, l'evidente ritratto di un antenato di Buyer.
La somiglianza tra i due era sorprendente, tolta la parrucca e le ruches della camicia si sarebbe detto che i secoli non fossero passati: HORATIUS PHILIPPUS von BUYER, diceva il cartiglio. Con Carlos l'immagine condivideva i lineamenti pesanti, lo stesso sguardo di chi non  abituato a chiedere bens a esigere, circonfuso dallo stesso colorito frutto di frequenti battute di caccia e altrettanto frequenti bicchieri di brandy.
Hai visto l'avo? sussurr Samuela a Flavio dandogli impercettibilmente di gomito.
Ssssssh consigli lui.
Ufff si risent lei.
Cerchiamo di concentrarci sulla sostanza e non sulla forma rincar Flavio.
Allora ti consiglio di guardare quella eagle consolle ispirazione William Kent,  la prima volta che ne vedo una dove l'aquila abbia due teste.
Cazzo! si lasci scappare il maestro Tondi.
Buyer tossicchi leggermente.
L'attenzione dei due esperti liutai si spost immediatamente dal tavolo alla poltrona dove il padrone di casa era comodamente affondato.
Signori, vi ringrazio per essere qui con noi e... inizi Buyer.
Scusa, Carlos interruppe Flavio, ma a cosa devo tutto questo dispiegamento di forze?
Alla nostra amicizia, caro Flavio, solo a quella.
S, non ne dubito, ma credo che questo mio violino ti interessi al di l dell'affetto che ci lega, o sbaglio?
Questo  ancora tutto da vedere. Diciamo che potrebbe interessarmi, nel qual caso sarai generosamente ripagato del tempo e della disponibilit che mi stai, o meglio che ci stai dedicando.
Ma se ci hai praticamente rapiti! sbott Samuela.
Samuela, Samuela, controllati ammon Carlos Buyer, con il tono di una serena maestra elementare.
Caro Carlos, Samuela non ha tutti i torti, ci sono diverse questioni che richiedono una spiegazione pi precisa intervenne Flavio.
Capisco, gli animi sono troppo esacerbati in questo momento... La nottata  stata lunga e difficile, forse  meglio ritirarci nelle nostre stanze. Magari fare una bella doccia, rilassarci e aggiornarci dopo colazione.
Insomma, Carlos, mi vuoi spiegare che cosa stai cercando? Altrimenti il problema della doccia e del relax io e Samuela lo risolviamo andando in un hotel e portandoci dietro il violino, perch io non lo lascio nelle mani di nessuno! url il maestro.
E va bene acconsent Buyer. Se lor signori sono cos gentili da lasciarci soli... disse rivolgendosi ai due esperti, io e i miei amici dobbiamo chiarire alcuni punti in privato.
Mentre Sir Mark Curtis Prise e Dante Fulvio Lazzari abbandonavano la sala preceduti dal maggiordomo, Carlos Buyer si alz dalla poltrona e raggiunse il tavolo, infil un paio di guanti di cotone bianco e, con cura reverente, afferr un frammento dello strumento portandolo in favore di luce per esaminarlo.
Vedi, Flavio, il tuo violino  un Nicol Gagliano, questo ormai  assodato.
S, l'abbiamo capito, vai al sodo invit Tondi.
Un tempo esisteva una teoria di violini di Nicol Gagliano, tutti commissionati da un personaggio che non  noto, ma quello che  noto  che dentro ogni violino era celata una parte di segreto; le parti sommate di tutti i violini davano come risultato quello che potremmo chiamare il grande segreto. Chi non voleva che questo fosse divulgato ha distrutto tutti gli strumenti, il tuo violino  l'unico superstite, un regalo del caso, e questo perch era convinzione comune che fosse uno Stradivari, non un Gagliano, dico bene?
Quale segreto? and direttamente al nocciolo della questione Flavio.
Ingenuit di secoli passati! Alchimie di stregoni, nulla che abbia a che fare con la ragione. Favole, insomma.
E in nome delle favole ci prelevi all'alba e ci trascini fin qui su un jet privato? s'inser Samuela. Vai a raccontarla a qualcun altro, Carlos.
Io sono un collezionista! esclam Buyer.  la ragione del nostro primo incontro, Flavio, ricordi quegli spartiti autografi che non mi volevi vendere? Ricordi quanto sono stato disposto a spendere pur di averli? Io sono agito dallo spirito di chi ama gli oggetti sopra ogni cosa.
Tutto qui?
Tutto qui conferm lui.
Va bene, allora io mi riprendo il violino e lo porto nella mia stanza, devo riflettere con calma...
Come desideri. Carlos Buyer chin il capo.
Puoi farci servire dal maggiordomo qualcosa da mangiare nella stanza? Niente di avvelenato, far assaggiare al tuo Chisciotte le portate.
Stai scherzando? rise Buyer.
Mai stato cos serio, e adesso, noi raggiungeremmo le nostre stanze concluse Flavio avviandosi verso le scale.
Chiusa dietro di s la porta della stanza, Samuela si lasci cadere sul letto.
Ehi, guarda! Pure il parabrace  a forma di aquila a due teste... Flavio, siamo circondati! proclam Samuela, indicando il caminetto. Sembra che il tuo amico Buyer abbia proprio un'ossessione.
Amico... sussurr Flavio.
Finalmente! Era da un po' che mi domandavo quando ti saresti deciso ad aprire gli occhi su Buyer: Io sono un collezionista... io sono agito dallo spirito di chi ama gli oggetti sopra ogni cosa...' scimmiott Samuela.
Da un po' quanto?
Anni, Flavio, anni! Solo che guai a toccarti lo pseudo baronetto.
Carlos Buyer  sir, mia cara.
Ma quale sir, l'amico tuo  un poseur semmai.
Su questo ti sbagli, Samuela, credimi: tu provieni da un ambiente che, per quanto benestante, non  capace di leggere i segni distintivi dell'aristocrazia, soprattutto di quella inglese.
Vai a cagare, Flavio.
Ecco, questo  esattamente quanto intendevo dire sorrise il maestro Tondi.
Insomma, io ho fame, quando si decide ad arrivare quel Don Chisciotte?
In quel momento si ud un leggero colpo di tosse di l dalla porta.
Chi ? sbrait Samuela.
Boris. La voce baritonale attravers il legno di noce. Scusate l'intrusione disse l'uomo, facendo capolino.
Entri, Boris lo invit Flavio, a cosa dobbiamo l'onore?
Vi devo condurre in un'altra stanza, se volete seguirmi. Questa purtroppo ha dei problemi alle tubature.
D'accordo, la seguiamo ader Flavio, afferrando la custodia del violino.
Vi precedo. Una cameriera penser ai vostri bagagli.
Senta, Boris, non vorrei sembrarle troppo curiosa, ma perch tutta questa fretta? s'inform Samuela.
Vi prego, fidatevi di me.
Un veloce scambio di occhiate e i tre si avviarono verso la nuova destinazione.
Una volta nella stanza, Boris si decise a chiedere: Vorrei sapere cosa intendete fare nelle prossime ore.
 lei che lo vuole sapere o sir Buyer? chiese Samuela, accentuando ironicamente la parola sir.
No,  una mia iniziativa personale.
Molto bene. Allora, quello che io ho intenzione di fare  bere, lavarmi, mangiare, e andarmene al pi presto rispose Samuela.
E lei, maestro? sollecit Boris.
Flavio lanci un'occhiata alla custodia del violino posata sul letto.
Io intendo aspettare l'arrivo di Sonoda Nobuhiro e del suo scanner, vorrei capirne di pi...
No! Non c' tempo, dovete lasciare immediatamente questa casa.
Esatto approv Samuela. Questa casa va bene solo per essere lasciata, come certe femmine latinoamericane di nostra conoscenza aggiunse, guardando Flavio di sottecchi.
Vedo che non perdi mai la tua vis polemica.
Signori, signori, vi prego, non c' tempo, la ragione per cui vi ho condotti qui  che in questa stanza non ci sono microfoni, cimici, chiamatele come vi pare.
Intende dire che eravamo spiati?
Spiati e non solo. Dobbiamo trovarci sul retro fra trenta minuti, uscire esattamente da dove siamo entrati oggi. Ho neutralizzato le telecamere, per le prossime ore i monitor trasmetteranno il nastro registrato la notte scorsa. Siete in pericolo di vita, fidatevi di me afferm Boris deciso.
Ma che cosa dice! url Flavio, lo sguardo vitreo. Lei vaneggia, perch dovrei fidarmi di lei?
Perch io so cose che voi non sapete spieg Boris, accorato.
Il mondo  pieno di persone che sanno cose che noi non sappiamo... Flavio si lasci cadere sul letto. Mi dica qualcosa di pi convincente, Boris.
Nel XVIII secolo una monaca fece una profezia, annunciando la nascita di un puledro dorato, capace di emancipare l'umanit dall'ignoranza, rovesciando i potenti dai troni... riprese Boris.
S, e il sei di gennaio una vecchia a cavallo di una scopa distribuisce doni lo provoc Tondi, storcendo le labbra in una smorfia sarcastica.
Vorrei che si trattasse di una leggenda altrettanto innocua, ma purtroppo i potenti non sono quasi mai disposti a dispensare doni all'umanit, soprattutto quando questo va a scapito dei loro privilegi. L'Ordo Mundi ha radici contorte, ramificate, affondate nell'avidit di cuori decomposti da secoli di dominio e disposti a qualsiasi nefandezza. Attualmente l'Ordo si sta occupando di industria farmaceutica, un campo che dal tempo della peste bubbonica ha sempre dato grandi soddisfazioni all'establishment nel controllo dell'umanit.
E adesso mi spieghi: cosa c'entra il mio violino con l'aspirina?
Il suo violino, maestro,  una parte del segreto che potrebbe vanificare la stessa esistenza dell'Ordo, esistenza difesa con qualsiasi mezzo per quasi tre secoli. Quanto credete che possa valere la vostra vita, in confronto a questo?
E lei sarebbe qui per salvarci, vero?
Io non voglio salvare soltanto voi, ma l'umanit intera. Io sono un portatore di luce, un Figlio di Lucifero, io appartengo a un gruppo di donne e uomini scelti che vogliono portare alla luce il segreto custodito nel suo violino e in quello di Carlos Buyer.
E cos, adesso i violini sono diventati due? chiese Flavio, ormai pi incuriosito che diffidente. L'enfasi che Boris metteva nelle sue parole non poteva essere simulata, quell'uomo aveva davvero una missione che considerava pi importante della sua stessa vita. Non si poteva fingere un'emozione del genere, Flavio se ne era convinto, anche se forse non era ancora pronto ad ammetterlo.
Due sono quelli che dobbiamo portare fuori di qui, il terzo  gi nelle nostre mani. Se mi concedete un altro po' di fiducia e mi seguite, entro i prossimi dieci minuti posso dimostrarvi che razza di mostro sia Carlos Buyer. Credetemi, anche se il rischio che correremo  grande, l'alternativa  infinitamente peggiore.


Vi raccomando la lettura del maestro Paracelso

Versailles, appartamenti di madama la marchesa, novembre 1760
Il violinista Jean-Marie Leclair abbass l'archetto e s'inchin mentre gli applausi riempivano risoluti la piccola, deliziosa saletta della musica. Quel pomeriggio, nell'appartamento parigino di Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour, c'erano solo pochi e selezionatissimi intimi: il padre spirituale di Madame, un poeta profondo conoscitore di Virgilio, uno storico dalla prodigiosa memoria, un nasuto filosofo, una badessa dalle curiose simpatie anticlericali e il conte di Saint-Germain.
Maestro Leclair, ancora un pezzo, di grazia tuon la badessa.
Magari quel veneziano, quel Vivaldi, antico ma sempre gradevolissimo suonato da voi sugger il poeta.
Jean-Marie Leclair scambi un cenno d'intesa con la marchesa graziosamente seduta al clavicembalo, e le prime note del terzo movimento in presto, concerto in sol minore altres detto Estate, vibrarono decise. Rapide le nuvole della tempesta invasero la stanza: la virulenza del fulmine, il botto del tuono, la paura del pastore.
La badessa and subito con la mente a quella novizia che aveva raggiunto nella sua cella la notte precedente. Il padre spirituale credette di avere una visione, una luce straordinaria lo avvolgeva alzandogli le vesti talari. L'uomo altres noto come conte di Saint-Germain, invece, ricord un'estate lontana, lui bambino sorpreso dal temporale e la sua balia che lo portava al riparo in una stalla. Il poeta intrecci mentalmente un paio di efficaci rime che prevedevano le parole calura e acquazzone. Il filosofo si chiese, per l'ennesima volta, il senso della vita. Lo storico, che alla memoria prodigiosa sommava una sordit quasi totale, non fece una piega.
Ancora applausi, ancora inchini, qualche occhio lucido, la marchesa che invitava tutti ad accomodarsi nel salotto dove sarebbero state servite le bevande e i dolci.
Saint-Germain si avvicin al violinista.
Caro maestro, grazie, siete sempre la miglior cosa che possa capitarmi in questo salotto.
Dopo le grazie della nostra marchesa puntualizz Leclair.
Dopo le grazie della nostra marchesa, certo. Ma noi dobbiamo parlare. Ho ricevuto la vostra lettera, purtroppo questa sera lascer Parigi per qualche tempo, ma se mi fate l'onore di accompagnarmi nel fumoir potremo, intanto, accordarci per un prossimo incontro.
Vi ringrazio per l'onore.
Ma quale onore, siete voi che mi onorate con la vostra attenzione esclam Saint-Germain.
Io sono solo un uomo, un uomo che soffre, conte.
Voi siete Dio provoc l'altro, lasciandosi cadere sulla sua poltrona preferita.
Non vi prendete gioco di me, io credo in Dio, la mia Marie-Rose morta prematuramente  con lui, solo questo pensiero mi consola e impedisce alla pazzia di prendermi.
Anche noi crediamo in Dio! Voi siete Dio, io sono Dio, l'Uomo  Dio ribad con enfasi Saint-Germain portando la mano alla tasca destra della giacchetta azzurro scuro.
Ma l'Uomo  anche il Male, quindi anche Dio pu essere Male provoc Leclair.
Certo, basta leggere il libro di Giobbe per averne conferma approv soddisfatto il conte.
Ma il male non va forse combattuto?
Va combattuto, e per combattere il male l'unica possibilit che abbiamo  riconoscerlo, esserne consapevoli, elevarlo a cognizione e, infine, integrarlo coscientemente chiar Saint-Germain, accendendosi un grosso sigaro. Vi disturba il fumo?
No, prego, prego, se fosse qui la mia compianta moglie Marie-Rose dovrei dire di s, lei soffriva di congestione polmonare... Leclair si pass una mano sul viso. Mi manca sussurr.
Voi avete smarrito una parte dell'anima vostra, caro amico, o meglio, una parte dell'anima vostra si  involata, diventando pi difficile da raggiungere... o forse pi facile, dipende dai punti di vista.
Io parlo con lei, sapete?
Non mi stupisce, anch'io conferisco abitualmente con i morti. Ma tornando al male, l'insegnamento raccomanda solo di digerirlo. Il conte pos il sigaro nel posacenere.
Digerirlo? Come uno stufato di cervo?
Certo, il male va assimilato, il male  ombra, nero, nigredo, materia che soffre, solo con il dileguamento della nigredo e la sua integrazione cosciente  possibile accedere a pi alti stadi di evoluzione, all'albedo e poi ancora alla vita infusa dal sangue, la rubedo. Per fare ci vi sono procedimenti che vanno appresi nell'assenza di paura.
Io non ho paura.
Lo sappiamo,  per questo che siamo qui, ma tutto a suo tempo replic Saint-Germain.
Parlate, ve ne prego, ho urgenza, mi sento come Orfeo senza Euridice! Ma sento anche che il vostro insegnamento, avvicinandomi alla consapevolezza, mi avviciner a Marie-Rose.
Eppure sapete bene qual  stata la fine di Orfeo per non aver obbedito, quindi ascoltatemi e obbedite.
Vi prego.
L'Uomo va salvato, questo  tutto, siate paziente.
Ma Cristo Redentore, con il suo sangue versato, non ha forse gi lui salvato l'Uomo? domand caparbiamente il violinista.
Insieme all'Uomo va salvato il mondo,  la salvazione integrale di Uomo e Cosmo il fine ultimo dell'alchimia, vi raccomando la lettura del maestro Paracelso.25
Ma voi questa sera lascerete Parigi e io non sapr! Spiegatemi almeno quella che voi chiamate integrazione del male.
Saint-Germain sospir.
No, caro amico, il nostro  lavoro arduo, disseminato d'impedimenti, tanti sono gli scogli contro cui si deve infrangere ma, testardamente, come onda dopo onda il mare corrode la roccia, anche il nostro insegnamento avr la meglio sulla cecit degli uomini. Fra dieci giorni al mio ritorno vi mander un messo con le consegne precise di ora e luogo, adesso dovete pazientare. Saint-Germain si alz deciso.
Conte! Io... tent ancora il povero Leclair.
Devo congedarmi. Fra un paio d'ore la mia carrozza sar pronta e non ho ancora cenato. Ci sono casi in cui la materia va assecondata senza troppi rituali, se mi volete scusare... Il conte di Saint-Germain si avvi verso la porta, lasciando dietro di s dubbi e afrore di sigaro.
Jean-Marie Leclair si decise al tutto per tutto. Con un balzo da abile danzatore si frappose tra la porta e Saint-Germain.
Adesso o mai pi, conte profer, gli occhi arditamente puntati in quelli del nobiluomo.
Siete determinato, mi piacete. E va bene, potete seguirmi. Vi inizier questa sera stessa, ma solo dopo una ricca cena innaffiata dai vini di Borgogna. Spero non siate astemio, caro maestro, detesto bere da solo.


Una donna, vi ci vuole una donna

Parigi, 1761
Il violinista Jean-Marie Leclair si guard intorno con veloci spostamenti del capo. Due erano i suoi crucci: temeva i tagliagole che bazzicavano intorno alla Bastille e aveva paura di essere visto nel quartiere parigino dove prostitute pronte a ogni tipo di perversione facevano i loro affari. Confortato dal fatto che, in quel preciso momento, non si vedesse anima viva, buss alla porta. Il rumore dei passi concitati e veloci sulla scala di legno lo rassicur: la signora era in casa. La donna gli era stata vivamente consigliata dall'amico Alphonse de Sainte Colombe, uomo dotato di prodigiosa memoria con il quale Jean-Marie, oltre all'amore per il gioco delle carte, condivideva una passione morbosa per i Carmina di Orazio, che entrambi conoscevano a memoria e citavano tra una mano e l'altra di faraone. Era stato giusto a proposito dell'abusato carpe diem che Alphonse si era permesso di domandare all'amico notizie della sua salute. In un primo momento Leclair si era adombrato: mai nel loro reciproco frequentarsi lui e monsieur de Sainte Colombe avevano affrontato argomenti tanto intimi e personali.
La mia salute, ohib aveva reagito piccato, e perch mai?
Scusate amico mio se mi permetto di violare il pudore che contraddistingue il nostro rapporto, ma come sapete io sono medico e non posso non dirmi preoccupato per la vostra complessione: il colore grigiastro del volto, l'occhio sanguigno, le froge del naso perennemente dilatate come a cercare l'aria... Insomma, caro Leclair, concedetemi di affermare che l'impressione che voi date  quella di un uomo divorato da un demone. Dovete, a mio modesto parere, trovare una fonte di distrazione, cogliere l'attimo insomma, il tempo  invidioso, lo sapete.
Spiegatevi meglio.
Una donna, vi ci vuole una donna.
Il violinista aveva spalancato la bocca, incredulo di tanto ardire.
Come vi permettete, signore? Io sto ancora piangendo la mia amata sposa.
Ma Alphonse de Sainte Colombe non era certo uomo da farsi intimidire, i suoi antenati avevano affrontato e vinto gli inglesi; quindi, dopo aver preso un lungo respiro, si era alzato dalla sedia e aveva cominciato ad arringare il violinista. Il succo del discorso era molto semplice: o Jean-Marie ritrovava il gusto dei sensi, o il suo corpo si sarebbe spento come quello di tanti uomini di chiesa obbligati alla castit per voto che, dalle robuste polluzioni notturne tipiche della giovane et, si ritrovavano ad avere gli orgasmi asciutti di un vecchio cardinale e la vitalit di un fermaporte in ferro battuto.
Ho una signora che fa per voi, riceve a casa, di perfetta fiducia, la sua specialit sono i travestimenti. Lei vi si presenter come la compianta Marie-Rose... non vi indignate, amico mio, si tratta di un primo passo, poi seguir la normalit. Vedrete, credetemi, ve ne prego, datemi solo delle indicazioni sulle consuetudini di abbigliamento della vostra sposa, non avete un ritratto?
La discussione che era seguita aveva visto Jean-Marie passare dallo sdegno alle lacrime e poi di nuovo allo sdegno e alle urla; ma, infine, monsieur Alphonse ave-va vinto e un ritratto di Marie-Rose gli era stato consegnato con mano tremante; da quell'immagine il medico aveva desunto una serie di informazioni che la sera stessa aveva comunicato alla signora esperta in travestimenti che viveva e riceveva dietro la Bastille.
Jean-Marie Leclair guard l'uscio socchiudersi, il cuore in gola e le ginocchia morbide come crme caramel. Non riuscendo a sostenere la tensione, decise di portare lo sguardo sulla punta delle scarpe, cos la prima cosa che sent fu il profumo di mughetti, la fragranza preferita dalla sua amata sposa - perch anche su quello si era informato il dovizioso Alphonse. Le lacrime gli riempirono gli occhi, cos, quando si decise ad alzare lo sguardo, una foschia acquosa gli imped di apprezzare appieno la figura che gli si parava innanzi: la donna indossava una camicia lunga e candida, la maniche chiudevano strettamente i fragili polsi, la scollatura arrotondata, una grande fascia rosa stringeva la sua vita sottile e un fisci bianco le copriva la gola ancora pi bianca. L'insieme era quello di una pastorella pronta a mungere la capretta.
Marie-Rose sussurr Jean-Marie Leclair.
Entrate, mio signore lo invit la pastorella afferrandogli con grazia la mano tremante.
Jean-Marie, commosso, abbandon la propria mano in quella della ragazza. Non poteva credere ai suoi occhi, non poteva credere al suo naso, ma soprattutto non poteva credere al suo cuore gi pieno d'amore.
Accomodatevi, prego invit la ragazza indicando un'elegante poltroncina in velluto rosso e foglia d'oro.
Leclair, felice di dare un poco di conforto alle sue povere gambe traballanti, obbed grato.
La ragazza si rannicchi ai piedi della sedia e con moto vezzoso appoggi il capo sulle ginocchia del violinista.
Allora, maestro, come mi trovate? Soddisfo le vostre aspettative?
Completamente balbett l'uomo.
Ebbene, mi fate felice,  stata una delle sfide professionali pi interessanti della mia carriera donare la vita a una donna pazzamente amata, ormai morta.
Ahhh gemette Jean-Marie, attorcigliandosi sulla sedia.
La ragazza abbandon repentina il pavimento e si port dietro la schiena del sofferente: Shhhh gli sussurr piano in un orecchio, adesso io star qui alle vostre spalle e vi lambir il capo sino a quando non sarete sollevato da questo dolore. Lasciatemi fare, vi prego.
Ihhh gua l'uomo quando i freschi polpastrelli di lei si posarono sulla pelle tesa e febbricitante delle sue tempie.
La donna carezz sino a quando non percep in lui rilassatezza e un primo, impacciato, fremito di piacere.
Respirate, maestro, respirate! Prima inspirate a fondo e poi soffiate fuori forte tutto, in un sol colpo ordin.
Leclair esegu.
Ancora prescrisse la ragazza, non interrompetevi, di grazia.
Al decimo respiro profondo il violinista cominci a sentirsi meglio.
Bene, adesso permettetemi di slacciarvi la camiciola,  molto importante che il sangue vostro scorra dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso. L'uomo  linfa, mio signore,  alla linfa dell'uomo che le sacerdotesse dell'amore come me si rivolgono.
Jean-Marie lasci che le mani di lei si posassero sui bottoni di madreperla cuciti dalla sua Marie-Rose un giorno di nebbia davanti al camino scoppiettante, e si lasci andare con gioia. Le lacrime cominciarono a scendere copiose sulle guance e poi sul collo e sul torace progressivamente denudato.
Qualcosa cominci anche a muoversi nelle sue braghe.
Come vi sentite?
Il mio calice trabocca, signora url entusiasta Jean-Marie.
Fu a quel punto che sent per la prima volta il fischio, un sibilo ingiustificato, una dissonanza non preparata, molesta; niente nella sua armonia interiore lo predisponeva a quell'inatteso, sgradevole disaccordo. Pur consapevole di come quel suono fosse generato dai suoi pensieri, frutto sgradito di un'interiorit fuori controllo, il violinista port meccanicamente le mani alle orecchie nel tentativo di arrestarlo.
Inutilmente.
Spalanc la bocca in cerca di aria, agit le braccia come un nuotatore travolto da onde perigliose allo stremo delle forze.
Inutilmente.
L'iniziazione ai Figli di Lucifero aveva nutrito il suo bisogno di essere ancora vivo.
Vivo per qualcuno, per qualcosa. Ma la nostalgia della sua adorata moglie a volte lo travolgeva indebolendo la sua volont.
Il fischio. Bisognava fermarlo. Non sapendo cos'altro fare per mettere fine a quel tormento, si aggrapp al seno della ragazza.
Adesso c'era lei, era solo una piccola consolazione. Chiss se in futuro il fato gli avrebbe riservato un'altra consolazione, pi grande. Non aveva rinunciato del tutto alla folle speranza di rivedere la sua Marie-Rose, quella vera, di entrare nei panni di Orfeo anche solo per pochi minuti. Per quello avrebbe pagato qualsiasi prezzo.
Fedora
Dalla mia cucina vedo le luci di Parigi. Non so che futuro avr questa citt, conosco bene il suo passato per;  stata davvero il centro del mondo, ed  qui che  cominciata la guerra dei demoni,  qui che noi Saint-Germain ci siamo resi conto che la corte di re Luigi XV doveva essere il campo di battaglia privilegiato dove Lucifero e Mammona si sarebbero scontrati. Ma prima occorreva infiltrare un raggio di luce tra i pesanti tendaggi del palazzo reale, e quel raggio  stata Madame de Pompadour.


Vive l'humanit! Vive la France!

Versailles, 1 agosto 1761
Aveva cacciato la cameriera dalla stanza con un gesto di stizza esagerato, la povera Marie era uscita indietreggiando in un profluvio di vi prego madame, mi spiace madame, vogliate perdonare madame nel paradossale, quanto umiliante, tentativo di scusarsi per qualcosa che non aveva commesso.
Madame arross.
Che cosa le stava capitando?
Eppure, non era nel suo stile.
Non era nelle corde della marchesa di Pompadour maltrattare la servit, men che meno le cameriere personali, signore che la servivano con assoluta fedelt, votate al benessere della sua persona.
Decise di ricordare generosamente Marie nel suo testamento, una bella rendita era quello che ci voleva. Sempre che a morire fosse prima lei e non la cameriera, perch, a ben vedere, quella poverina era piuttosto anziana, non diciamo con un piede nella fossa, ma sulla buona strada per infilarcelo entro un paio d'inverni. Forse, pi che un'eredit, alla donna andava riconosciuto un regalo tempestivo. S, ma poi, come avrebbe giustificato il dono con le altre cameriere? Se escluse dalla sua magnanimit immediata si sarebbero certo risentite. Dire a Marie di tacere? No, non era una soluzione, se c'era qualcosa che a corte aveva vita breve, quella cosa erano i segreti.
Che pasticcio.
Madame la marquise rest l, seduta sulla poltrona  coiffer, di pessimo umore, gli occhi chiusi, le mani appoggiate mollemente sul tavolo da toilette.
Rifletteva.
Usc dallo stallo solo dopo aver preso la sua decisione, risoluzione definitiva e insindacabile. Ebbene s, andava fatto: bisognava chiuderla con i dubbi. Agire una buona volta! Avvicin il viso allo specchio, l'incarnato di norma luminoso era spento, gli occhi erano cerchiati e, come se non bastasse, met testa perfettamente acconciata e met ancora scarmigliata dalla notte.
Pensa se ti vedesse il re... si disse, afferrando rapida la cuffia dalla poltrona per calzarsela ben bene fino a met fronte.
Il re dorme ancora si tranquillizz, aggiustandosi un ricciolo, ieri ha passato la giornata nel Parco dei Cervi, sar stato stremato dalla schiera di fanciulle.
Erano mansuete come mucche le ragazze del gineceo che la marchesa di Pompadour aveva organizzato per sollevare l'umore di Luigi XV, perfette per i tableaux vivants dionisiaci che tanto piacevano a sua maest, ottime da ingroppare, ma senza nessuna ambizione o barlume d'intelligenza.
Per l'intelligenza basto io stabil ad alta voce. Come dicono i francesi, il re regna sul Parco dei Cervi e la marchesa di Pompadour regna sulla Francia.
In quel momento, la vera fortuna della Francia era avere una favorita del suo calibro. Luigi era intelligente ma troppo introverso, non amava la gente, soprattutto gli sconosciuti, e non aveva nessuna capacit diplomatica; mentre Maria, la regina polacca, era troppo presa da s e dall'amore per il padre lontano per pensare al Paese.
Si accost alla finestra. Era davvero una giornata di luce gloriosa. Lasci le tende per deviare verso il delizioso secrtaire a dorso d'asino. Ne accarezz impercettibilmente il legno colore del miele fino ad arrivare al minuscolo rilievo di lacca color oro, allora fece scattare la serratura segreta e trasse dal mobile quanto le serviva.
Dispose fogli, penna d'oca, inchiostro, cera e sigillo sul tavolino da scrittura che aveva fatto strategicamente collocare accanto alla finestra. Su quel tavolino di legno chiarissimo, con le finiture di bronzo e le placchette in porcellana di Svres, aveva redatto le lettere di cui andava pi fiera.
Sedette, la luce del mattino cadeva sui fogli da sinistra e la piccola mano non faceva ombra a quanto progressivamente andava componendo:
Chi scrive sono io, Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour.
Oggi, 1 agosto 1761, la mia vita cambia e la Francia, grazie a me, cambier vita. Amo il mio Paese, per servirlo ho sacrificato qualsiasi urgenza personale. Al mio re Luigi XV manca, e continua a mancare, la valentia dei ministri del Re Sole e con quella mancano le vittorie militari e diplomatiche. Senza vittorie, la fiducia del popolo si stempera sino a scomparire.
Io sono una piccola donna, devota a Dio e al mio Paese, ho tentato e tento tutto il possibile per la gloria della Francia, ma  venuto il momento di prendere parte all'unica causa giusta, veritativa e superiore: la causa dell'Uomo. Con questo mio scritto io, Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour, impegno la mia persona a seguire gli insegnamenti del dottore e filosofo conte di Saint-Germain e, sopra ogni cosa, mi impegno a seguire il mio cuore, un cuore onesto e leale che ha per prima e sola impellenza la felicit di tutti i cuori.
Io sono io, ma sono anche mio fratello, che amo e stimo, le mie cameriere, che mi servono fedelmente e financo i miei stallieri... Io sono io e allo stesso tempo sono tutti gli esseri viventi, compreso il re: Vive l'humanit! Vive la France!
Nell'esatto istante in cui la penna vergava il secondo punto esclamativo, la marchesa percep un trambusto nei corridoi che conducevano nell'ala nord del palazzo. Era evidente che quel vociare, quel battere di talloni e bastoni poteva solo accompagnare Luigi verso le stanze della sua favorita.
Indubbiamente le Rveil du Roi quella mattina era stato anticipato. La marchesa sent una vampata salire dallo stomaco alle ascelle, arrossarle il collo, imperlarle il labbro superiore.
L'Umanit, la Francia, lei stessa erano in pericolo.
Dio dammi la forza disse, cercando di riporre velocemente i fogli.
E non sono neppure pettinata' ramment improvvisamente, nel pi nero sconforto.
Il re entr come una furia, chiudendo all'esterno della stanza il seguito vociante.
Silenzio l fuori! url prima di sbattere la porta.
Maest, io... mormor la marchesa di Pompadour, inchinandosi graziosamente.
Luigi si avvicin all'amica senza parlare, il suo sguardo diceva tutto, lo sguardo del re diceva: guai in arrivo.
Con un rapido gesto della mano le strapp la cuffia dal capo.
Che cos' questa storia?  questo forse il modo di ricevere il vostro re?
Jeanne Antoinette Poisson marchesa di Pompadour ritenne saggio tacere e restare ferma, la testa china, immobile come un piccolo animale colto di sorpresa dal predatore.
Alzatevi e non fate l'umile sottomessa con me, madame, io non me la bevo, attrice. Siete solo un'attrice.
La marchesa si sciolse prontamente dall'inchino per raggiungere, veloce come un fulmine, il tavolo da toilette alla ricerca di un nastro che le consentisse almeno una parziale sistemazione dell'acconciatura.
Questa  bella, davvero bella, non posso neanche pi fidarmi di voi, di voi... la mia unica amica... Amica! Cosa dico, nemica semmai... a questo punto, se  vero, e vero deve essere... continuava a sbraitare Luigi percorrendo a grandi passi la stanza, rovesciando sedie e buttando in aria crinoline.
La marchesa cominci a interrogarsi su che cosa o chi potesse averla tradita, eppure era certa di aver ricevuto Saint-Germain secondo il solito protocollo, regole inderogabili cui sottostavano i suoi ospiti particolari e che, fino a quel momento, l'avevano egregiamente difesa da qualsiasi incidente diplomatico. Il conte era arrivato nel suo appartamento parigino nella notte, era sceso dalla carrozza a distanza di sicurezza, aveva percorso a piedi i due chilometri di strada che lo separavano dalle braccia di Jeanne Antoinette avvolto in un mantello, mimetizzato dalla parrucca, basso lo sguardo, era poi entrato dalla piccola porticina sul retro usando una chiave che gli era stata consegnata a suo tempo in gran segreto, aveva bussato alla porta quattro volte e poi due e poi una secondo le indicazioni ricevute per lettera nel pomeriggio, e lei gli aveva aperto personalmente.
Che cosa era andato storto?
Luigi a quel punto, preda di una furia distruttrice, aveva afferrato dal portagioielli la collana di smeraldi e diamanti omaggiata alla marchesa in occasione del suo compleanno e la stava grattando contro il muro, staccando lunghe strisce di preziosa tappezzeria damascata.
Maest, vi prego tent la marchesa.
Io vi tratto come una regina e voi mi mancate di rispetto, io vi dono il mio amore, la mia fiducia, il mio tempo, io, io, io... vi copro di pietre preziose... Luigi si era voltato repentino verso la finestra aperta e aveva lanciato, con mira singolare, la collana in cortile.
Oddio, i miei smeraldi aveva mugolato la marchesa.
I miei smeraldi aveva gnaulato il re.
Maest, io...
Gli smeraldi sono i miei, miei... miei... miei... miei si era messo a urlare ritmicamente Luigi pestando i piedi per terra mentre, in punta di dita, strappava minutamente una camiciola di finissimo cotone ricamato dalle suore del Ges, un capo da camera che Jeanne Antoinette adorava.
Calmatevi, o morir! La marchesa si butt sul letto, lasciando che la vestaglia si aprisse strategicamente sopra il seno ansante.
E morite! Morite una buona volta, che io son gi morto disse il re avvicinandosi al letto, morite, questo meritate... Luigi aveva abbassato lo sguardo che, intercettando le nudit di Madame, gli aveva fatto abbassare anche la voce.
Forse conviene che vi togliate le vesti, per... meglio respirare aveva detto, poi.
Aiutatemi, ve ne prego convenne la marchesa.
Il re si accost al letto e cominci a sfilare gonne e sottogonne. Arrivato alle mutande della marchesa le port al naso per annusarle, ingordo.
Il vostro odore, il vostro odore mi d alla testa balbett.
E non solo a quella, da quel che sento puntualizz Jeanne Antoinette, la mano destra allungata a coppa sui gioielli della Corona.
Luigi armeggi veloce, apr le braghe e si sdrai sul corpo della favorita.
Ditemi che sono il vostro re, ditemi che sono il vostro re...
Siete il mio re e io vi obbedisco.
Ripetetelo.
Siete il mio re e io vi obbedisco.
No, ripetete solo che mi obbedite.
Vi obbedisco, vi obbedisco ripet Madame infilando il dito medio della mano destra tra i possenti glutei di Luigi XV, re di Francia.
Ahhh grid lui, le reni guizzanti come trote nelle regie vasche.
Ahhh fece eco lei, educatamente simmetrica.
Il re chiuse gli occhi e si lasci andare a corpo morto sulla marchesa di Pompadour.
Maest? preg lei.
Ottimo lavoro biascic lui scivolando su un fianco.
Dopo pochi minuti, cominci a russare.


Enfin il est en ma puissance

Versailles, venti minuti dopo
Aiutatemi a capire la ragione della vostra irritazione, maest, perch io da sola non sono in grado di comprenderla domand la marchesa di Pompadour, accarezzando lievemente la fronte aggrottata del re.
Ah, cos voi non la comprendete! Eppure siete una donna intelligente... eppure siete una donna sensibile... eppure siete una donna, infine, e tanto basterebbe, da quanto mi  dato sapere sulla vostra comune natura sbrait lui.
Dopo questa precisazione di Luigi, Jeanne Antoinette si alz dal letto per avviarsi, calma e completamente nuda, verso il tavolo da toilette.
Se il re alludeva alla natura delle donne la ragione del suo malumore non era di sicuro attribuibile a questioni politiche ma, presumibilmente, aveva a che vedere con la regina, decise Jeanne Antoinette piuttosto sollevata, prima di afferrare il pettine.
Non mi dileggiate, vi prego, avr pur diritto a una spiegazione sollecit cominciando ad acconciarsi i riccioli, con mosse lunghe e indolenti.
Luigi si stir sul letto, aggiust meglio i cuscini dietro il capo e, sorprendentemente, cominci a cantare:
Enfin il est en ma puissance...
Jeanne Antoinette lo osserv dallo specchio, non osando voltarsi per evitare di scoppiargli a ridere in faccia.
Ce fatal Ennemi, ce superbe Vainqueur. Le charme du sommeil le livre  ma vengeance. Je vais percer son invincible coeur...
La voce stridula di Luigi si alz ancora.
Basta, per piet, ho capito, ho capito, ho afferrato e mi scuso preg la marchesa portando entrambe le mani alle orecchie.
La sera prima, davanti a tutta la corte, la regina l'aveva invitata a cantare, lei prima si era schermita, poi, solo dopo molte insistenze, si era decisa a intonare il monologo dall'Armide di Lully: Infine egli  in mio potere alludendo, con ogni evidenza, al potere che esercitava su Luigi.
La regina era sbiancata dalla rabbia.
L'imbarazzo era stato generale.
Brava! Allora se avete capito non aggiungo altro, ma vi diffido in futuro dal creare altri incidenti diplomatici, perch se  vero che io ho bisogno di voi  altrettanto vero che la mia tranquillit  sacra, e la regina e gli umori della regina influiscono enormemente sulla mia pace quotidiana la redargu il re.
Vi chiedo perdono.
E io ve lo concedo, ma siete avvisata! Non costringetemi ad allontanarvi dalla corte. Il re si alz dal letto, afferr un angolo del copriletto e lo utilizz per asciugarsi l'interno delle cosce.
Maest! esclam la marchesa.
Maest, cosa?
Sono onorata che abbiate scelto il mio copriletto per detergere il vostro seme.
Ah, lo credo bene.
Vi sono debitrice.
Faccio molto per voi, sono condiscendente Luigi infil le braghe, ascolto pure quei vostri filosofi, gente noiosa oltre ogni ragionevole limite il re calz le pantofole.
Grazie, caro amico. La marchesa s'inchin profondamente.
Prego, per oggi  tutto, direi.
Luigi si avvi verso la porta.
Mio signore? lo blocc Jeanne Antoinette.
Cosa?
Vi amo.
Bene assent il re, afferrando la maniglia.
Sono pronta a morire per voi.
Ottimo gongol lui, gonfiando il torace.
Mio signore?
Cosa?
Potete, di grazia, farmi recuperare la collana che avete gettato dalla finestra?
Quando Luigi e il suo rumoroso seguito si furono allontanati, Madame si avvicin allo scrittoio.
Caro conte, ho appena avuto la prova di quanto il vostro insegnamento sia prezioso e insostituibile. Occorre metter l'accento sull'Uomo, sull'Uomo vivente, indipendentemente dal censo, dalla ricchezza, dal sesso. Il re  uomo come tutti gli uomini, ma certo peggio di tanti altri modestamente nati. Il capriccioso Luigi pu solo ringraziare la dea Fortuna per averlo sistemato su un trono e non su un bidet!
Il caso spesso  cieco, ma l'Uomo ci vede, l'Uomo che cerca e guarda dentro di s pu vedere, eccome. Siamo tutti uguali in potenza, arbitri del nostro destino, e allo stesso tempo nulla possiamo se non amiamo la vita e per amarla dobbiamo sentire la divinit dentro di noi. Caro conte, quanto pu essere piccolo Luigi re di Francia rispetto a uno stalliere, quando il primo ha paura e il secondo ha possanza. Il re guarda indietro, pietrificato dai suoi privilegi, incartapecorito nei suoi vantaggi, sedotto dai cortigiani, rincoglionito dalla regina. Irrigidito, morto. Ah io so bene che cosa sia la vita, e cos voi o lo stalliere che ho provocatoriamente preso ad aulentissimo esempio: modello di appetito, di aspettativa, di fame della grande avventura. Si deve vivere cos: curiosi e affamati di vita. Quanto parla il re! Lui non pensa con la testa, pensa con la lingua, mentre dovremmo pensare tutti con il cuore.
Io sono pronta.
Vostra
Jeanne Antoinette


Mai negli occhi. Mai.

In carrozza verso nord, sulla strada che chiamano Appia, estate 1761
Il sole  sorto, viaggiamo da prima dell'alba.
Salvatore Arrivabeni ha fatto preparare dei bauli, dice che sono pieni di cose mie.
Ma io non ho mai avuto niente.
Ha voluto che Pinuccia partisse con me, mi ha detto che sar al mio servizio.
Ma io non voglio essere servito.
L'unico lungo viaggio che ho fatto in carrozza ancora lo ricordo, era la notte di Natale a Camerino, con mamma che piangeva, il tacchino che mi picchiava e babbo che contava i suoi trenta denari, il prezzo dei miei coglioni.
Era la carrozza del principe di San Severo.
La stessa.
Tra le mani ho la busta che mi ha dato il tacchino, una lettera di presentazione, da parte del principe, per un cardinale tedesco con un nome che manco so come si legge.
Vena', stai attento con le unghie, che se stacchi la ceralacca la busta non vale pi.
Pinuccia la prende e la mette dentro il borsello di cuoio che mi ha dato Arrivabeni:
Cos non si rovina.
 gentile e si muove con una grazia tutta sua, ma  grazia vera, quella che ti danno gli di che se ne fottono se sei ricca o una poveraccia come lei; gli di ti scelgono, ti danno un bacio in fronte e cos diventi simile a loro, e Pinuccia  stata baciata, perch  bella, bella forse come Venere, e si muove come se non tenesse peso.
Io la guardo, lei no.
Pinuccia guarda fuori, anche quando mi parla, oppure in basso.
Mai negli occhi.
Mai.
Prende una mela dalla cesta che ha tra le gambe.
La addenta e io la guardo.
La guardo e la guardo ancora.
Lei no.
Cos lascio che il tempo galoppi come le doppie coppie di castroni sauri che tirano la vettura dall'alba.
Lascio che il tempo mi prenda, non lo divido, non lo conto in battute, sono stanco e non so perch, e c' un'aria tiepida che entra dal finestrino della vettura e profumo di erba che non sentivo da tanto.
La carrozza corre veloce, la strada liscia senza buche  sempre pi dritta, sempre pi lontano il rumore delle ruote che impastano la strada, la strada che chiamano Appia.
E la carrozza vola veloce, non ci sono scossoni, n rumore.
Solo vento.
Il profumo della terra mi commuove e ora non mi difendo pi.
Un grande respiro. Sprofondo nel mio respiro.
Poi Pinuccia.
Sento il suo odore, mi piace, sa di spuma di mare fiorito di boccioli rossi, sono fiori mai visti che sanno di lamponi e non mi difendo pi, e gli occhi mi si velano, ma non so perch; non lo so, ma  dolce piangere guardandola.
Pinuccia, sei bella come una ninfa.
Ma lo penso solo, non le dico niente.
E piango, ma non so perch, piango.
Piango e non mi difendo pi, so che adesso in questa carrozza nessuno mi picchier, mi taglier, mi entrer con le dita e non mi sentir pi sfilare via dei pezzi di me; ora respiro profondamente sereno, e piango, perch sono nella carrozza profumata di Raimondo di Sangro principe di San Severo e qui nessuno mi ride in faccia sporco del mio sangue e di quello di Ferruccino.
Non c' sangue, non c' la puzza di sangue e piscio e merda e paura e morte, e non sento che il mio corpo nel profumo della terra, nel rosso del sole e in quell'odore di femmina bella, coperta di lamponi, l'odore di Pinuccia.
 illuminata dal sole, sorride e guarda, ma non me.
Ti faccio ancora paura Pinu'?
Sorride col viso verso il finestrino aperto della vettura, da cui si vede galoppare un cavallo enorme, forse un castrone, con strani finimenti dorati, montato dalla statua di San Domenico, che, affiancando la vettura, mi guarda.
Dalla carrozza si sprigiona un odore di arance.
Mi volto.
Sorride Pinuccia, e i suoi denti sono cos belli.
Guardami Pinu'.
E mi cadono lagrime mentre le parlo ma non so perch piango; e poi perch piangere adesso, proprio mentre ogni cosa di Pinuccia mi fa innamorare?
Pinu', di, guardami in faccia, tengo anche un sorriso per te.
E allora perch piangi, Vena'?
Mi parla, ma la voce arriva come da lontano, mi parla ma non mi guarda ancora.
Pinuccia, non so perch, non lo so perch; forse perch sei tanto bella.
Cos le prendo il viso tra le mie mani:
Bella, sei tanto bella e lei abbassa la testa, continua a evitare il mio sguardo.
Io la bacio sulla fronte e poi sugli occhi ancora e ancora.
Poi le mani.
Amo il suo respiro, e ogni suo profumo, amo baciarla, anche se resta a capo chino e nasconde il viso.
Io non lo so che cosa mi capita ma sono tanto felice che starai sempre con me, che viaggeremo insieme e anche quando canter per i cardinali, il Papa, gli imperatori e per san Venanzio, ogni mio suono sar per te: ti voglio bene Pinu'.
E finalmente alza la testa, ha gli occhi come quelli di Ferruccino, neri, nerissimi e il bianco sembra celeste tanto  bianco, sorride strana e mi bacia e bacia ancora la mia bocca, poi mi stringe forte, chiudo gli occhi e stringo anch'io.
Venanzio, star sempre con te, un angelo sei per la Gloria di Dio, della famiglia, dei santi, dei cherubini e dei serafini, per la Gloria del principe di San Severo mi stringe sempre pi forte, per la Gloria di quella faccia da tacchino di Salvatore Arrivabeni ancora stringe forte, troppo forte, per quella del maestro Niccol Porpora, del tutore don Antonio Floris e anche per la mia Gloria mi fa male, quella del tuo fratellino Ferruccio.
Ferruccio.
 la voce di Ferruccino, il respiro si blocca, cos mi scingo affannato dall'abbraccio, ma lui mi trattiene,mi lega, e lotto contro il suo corpo, le sue braccia e finalmente lo vedo in faccia: Ferruccino.
Ferruccio.
Stavo stringendo Ferruccino, non Pinuccia; lo stavo baciando e baciando e ancora baciando.
Mi hai voluto qui con te, hai ucciso il barbiere e quel sangue non mi ha fatto andare via, mi ha legato a te, il tuo odio mi ha tenuto qui.
Sento la sua voce ma non muove le labbra, ha il costume di scena con cui  morto.
Ferruccino.
Ho paura, ma lui  morto.
Ferruccio  morto.
Ma tu sei morto Ferru', e io stavo baciando Pinuccia, Pinuccia, dov' Pinuccia? Profumo di arance.
Non mi hai lasciato andare via, gli angeli mi erano gi venuti a prendere, sarei stato bene.
Tu sei morto fratellino mio.
Il profumo di arance  fortissimo.
Pasquale Canessa si chiamava il barbiere parla senza muovere la bocca, ora non ho un posto, il tuo furore ha chiuso la porta di luce, Pasquale Canessa la tiene bloccata.
Il mio respiro  veloce, velocissimo, l'odore di arancia mi brucia la gola.
Pasquale Canessa si chiamava il barbiere mi stringe le mani con le sue gelide, e non so che fare, non riesco a parlare perch non posso prendere fiato, manca l'aria e mi sento soffocare.
Fortissimo odore di arance.
Pasquale Canessa si chiamava il barbiere.
Sto morendo soffocato senza aria, affogato lotto come per emergere da un liquido che non c'.
Pasquale Canessa si chiamava il barbiere.
Soffoco.
Pasquale Canessa.
Un sussulto, uno spasmo del mio corpo, della mia voce.
Spalanco gli occhi.
Respiro.
Ho la bocca impastata.
Poi una voce.
Hai dormito tutta la mattina Vena'.
Pinuccia.
Ha sbucciato arance.
Mangia, sono per te.
La carrozza sobbalza, quasi sbanda, la strada che chiamano Appia  coperta di fango, il rumore delle ruote  uno strano stridore di denti e la pioggia picchia violenta sulla vettura: sento freddo.
Pinuccia  seduta di fronte a me,  avvolta in una coperta piena di briciole di pane bianco e bucce di arance.
Mi guarda negli occhi masticando:
Vena', com' Roma?  pi grande di Napoli?


Le annuso. Le bacio. Le lecco. Le bacio.

Roma, Palazzo di Sant'Andrea della Valle, estate 1761, notte
Un urlo mi sveglia.
Sono sdraiato nel letto, atterrito. Illuminata dal buio della notte, la figura che grida  in bilico sulla sponda.
Tiene un coltello, lo alza come per colpire.
Per colpirmi.
Sbraita e grida.
Vedo il riflesso della luna sulla lama, e nella sua voce c' rabbia, dolore, ma sono troppo confuso per capire. Biascico qualcosa, ma le urla mi travolgono come se fosse un'onda del mare.
Ho paura.
Le grida acutissime, il mio corpo trema, anche il suo.
Grida di donna, corpo di donna.
Pasquale Canessa si chiamava il barbiere.
Pinuccia.
Pasquale Canessa si chiamava il barbiere che hai squartato urla, l'hai squartato in faccia a me; tu l'hai ucciso a Pasquale, e ora sei nel palazzo di un cardinale, non sei in prigione, non ti tagliano la testa in piazza, non ti sputano in faccia non ti pisciano in bocca; tu hai strappato la vita a tradimento nella notte, nel sonno urla, urla, e ancora urla.
Vena', sei una faccia di merda, un assassino che ha venduto l'anima a quel demonio del principe di San Severo, tu meriti la morte; e invece dormi tra le lenzuola profumate in un cazzo di palazzo, e 'sto cardinale di merda ti ha ricevuto come se tu fossi una celebrit; ma tu sei un assassino, assassino, assassino; a Pasquale hai ucciso, assassino bastardo, figlio di tutte le puttane del mondo.
Si getta su di me mi serra tra le sue gambe e prova a colpirmi; cerco i suoi polsi, li blocco ma il coltello mi taglia.
Assassino, l'hai ucciso con la tua voce che gli squarciava il petto e la pancia; la merda gli tiravi fuori e pi cantavi e pi colpivi e pi mi coprivi di sangue.
Lotto con lei, provo a bloccarla.
E stasera hai fatto pure il concerto per il cardinale tedesco, e pigli gli applausi e ti preparano la cena, mentre dovresti essere giustiziato.
Il coltello vola a terra lontano dal letto.
Dovrai essere muto per sempre, perch la tua voce uccide.
Cerco di rialzarmi ma le sue gambe mi bloccano.
Ti ho sentito cantare stasera, la tua voce mi fa paura, mi ricorda il sangue, Pasquale Canessa sventrato, allora la lingua te la strappo io: muto devi diventare.
Le tengo entrambi i polsi con la mia destra.
Muto.
Ho la sinistra libera: la colpisco con tutta la forza che ho.
In faccia.
Lei sviene.
Sono tagliato al polso sinistro ma non sento male, sento solo il cuore che rimbomba, fino nelle orecchie.
Questa notte ho tenuto il primo concerto vero della mia vita, con il pubblico ospite del cardinale Franz Konrad von Rodt.
Mi alzo, cerco la candela del comodino, la accendo.
C'era anche Pinuccia al mio concerto nella chiesa di Sant'Andrea della Valle, la vedevo prima dell'inizio, dietro un altare.
Mi avvicino al viso di lei, le esce sangue dalla bocca. Allora la prendo tra le braccia la giro con la testa sul mio cuscino, la copro.
Poi quando ho cominciato a cantare  sparita.
Pinu'... Prendo un bicchiere e lo riempio dell'acqua della caraffa, bagno una pezzuola, trovata vicino al pitale, nel bicchiere colmo d'acqua, e le pulisco il viso.
Mi sdraio vicino a lei.
Per tutto il concerto la cercavo con gli occhi senza trovarla.
Il suo profumo  buonissimo, cos mi avvicino di pi; ha una camiciola da notte che nella lotta  rimasta aperta sul davanti, si vedono le mammelle.
Le annuso.
Le bacio.
Le lecco.
Le bacio.
Pinuccia si muove, poi apre gli occhi.
Appena mi vede ha uno scatto, un gemito. Io non stringo, non la voglio bloccare.
Si ritrae, ma resta nel letto.
Silenzio.
Solo i respiri, e nella mia bocca ancora il sapore delle sue mammelle, sulla lingua la memoria del suo capezzolo.
Mi guarda e non muove un muscolo.
Silenzio.
La candela alle mie spalle proietta una grande ombra nera sul muro in fondo al letto.
La mia ombra.
Tu sei un demonio come il tuo padrone, il principe, che squarta i cristiani per fare pane col diavolo, tu tieni la faccia pi bella che abbia mai visto in un guaglione, e la tua voce, la tua voce  un miracolo Pinuccia si alza lentamente dal letto, si muove come un animale braccato e mi guarda, ma sei un assassino e mi fai paura.
Pinu', io non sono un assassino mi alzo in piedi sul letto, non sono un angelo comincio a spogliarmi, non sono un demonio.
Sono nudo.
La mia cicatrice  spessa, dura, scura e io la scopro con le mani.
Pasquale Canessa si chiamava il barbiere le dico, mi ha castrato quattro anni fa, ero piccolo, avevo paura e mi ha preso nel sonno.
Pinuccia vede la piaga sul mio fianco.
Ma il taglio non  sui coglioni dice.
 da l che si entra per togliere le palle, dall'interno, e si entra con le dita.
Alza lo sguardo nel mio.
Come le bestie.
Come le bestie, mi ha capponato.
Come le bestie l'hai ucciso.
Pinuccia si avvicina.
Pasquale Canessa si chiamava il barbiere mentre parla si siede sul letto, mi prendeva, mi fotteva e non m'ha mai picchiata.
Pinuccia ha occhi neri enormi:
Invece mi ricordo le mazzate che pigliava Maria.
Siamo seduti vicini, sento le sue cosce appoggiarsi alle mie.
Pasquale mi pagava gi da un po', prima pagava a mia sorella Maria e prima ancora a mamm. Poi non l'ha pi voluta, l'ha ingravidata e non l'ha pi voluta a Maria, l'ha mandata a lavorare alla Cappella della Piet dei Turchini, dalle suore che l'hanno messa a fare le faccende, anche quelle pesanti, perch era peccatrice.
Si avvicina ancora, e io a lei.
Quelle pesanti, con quella pancia che teneva, la mia povera sorella, il sangue mio che ho conosciuto, perch quello di mio fratello l'ho solo pianto perch me l'hanno portato via, mi han detto che  morto, ma io non ci credo, io lo sento vicino a me, e lo invocavo ogni volta che Pasquale aveva gli occhi brutti, cos non mi picchiava, a me, Pasquale Canessa non m'ha mai picchiata, mi fotteva solo.
E tua sorella ha partorito?
Sento il suo respiro.
S, al Cimitero delle 366 Fosse.26
Le cade una lagrima.
Pinuccia, Pinuccia quanto sei bella.
Ma non le dico niente e mi avvicino.
Lei, mentre parla, guarda davanti verso il buio della stanza, come se non ci fosse il muro.
Siamo vicinissimi.
Il suo respiro  buono, ma non solo profumato, non buono come un aroma,  buono come se fosse cibo, come un sapore.
Mi prende il viso tra le mani: Ho paura Vena', della tua voce.
E mi bacia.
Mi bacia e sento tutto il gusto del suo respiro e della sua lingua e mi bacia ancora.
Con un gesto rapido si toglie la camicia da notte.
 nuda e la stringo. La pelle sulla pelle.
Si mette sopra di me:
Quanto sei bello Vena', come un angelo, come le statue continua a baciarmi sul viso, gli occhi, in bocca e scende sul petto, e profumi e sai di buono e ti mangerei di baci, ti mangerei tutto.
Poi mi apre le gambe. Si rialza e mi cerca con gli occhi belli che ha:
Mi farai mai del male, Vena'?
Ma io non riesco a dire niente, sono emozionato, sono commosso e scuoto solo il capo.
Cos Pinuccia comincia ad accarezzarmi la ferita.
No Pinuccia poi la bacia. No, ti prego, mi hanno fatto tanto male la lecca.
A me cadono le lagrime, e lei continua a leccarmi la ferita, il mio corpo si apre e mi abbandono tra le sue braccia.


La musica nasconder la musica

Vienna, ottobre 1762
Leopold Mozart si rivolse a Saint-Germain: Cosa consigliate, conte?
Partire, senz'altro.
S, partire, anche se il vostro piccolo Amadeus  ancora molto debilitato convenne il maestro Leclair, asciugandosi una lacrima: le malattie delle persone a lui vicine lo riportavano sempre con il pensiero a Marie-Rose, straziandolo.
C' ancora una cosa di cui debbo parlarvi, ora che siete entrambi qui, accanto a me, a darmi il coraggio e la determinazione che in questi nerissimi giorni stavano per abbandonarmi disse Leopold, offrendo un fazzoletto a Jean-Marie.
Dite, non esitate lo incoraggi il conte di Saint-Germain.
Dopo l'estrema unzione... il mio bambino ormai delirante... mi ha cercato con gli occhi e mi ha chiesto di annotare quella che avrebbe dovuto essere la sua ultima composizione...
 terribile, abbiamo rischiato una perdita incommensurabile singhiozz Jean-Marie, se non fosse stato per l'antidoto procacciatovi dal nostro fratello Saint-Germain ora piangeremmo la morte del fanciullo celeste e l'orrendo von Tintenfisch avrebbe vinto.
Maestro Leclair, per cortesia, tacete e lasciate parlare il padre del piccolo si spazient Saint-Germain.
Grazie, conte, mio figlio, il dono della vita mia.
Della vita di tutta l'umanit precis Jean-Marie, soffiandosi il naso.
Esatto, di tutta l'umanit, e ha solo sei anni, ma  gi cos segnato, cos messo alla prova, il corpicino completamente ricoperto di pustole rosse della dimensione di una moneta, il figlio mio tutto rivestito di kreuzer dolorosissimi e purulenti.
Erythema nodosum non si trattenne dallo specificare Leclair.
Vogliamo giungere al punto? sollecit il conte di Saint-Germain.
Il punto, s convenne Leopold, ma il bambino ha le ginocchia che non lo reggono: piene di artrosi, a sei anni non sta in piedi e...
Leopold, decidetevi rampogn Saint-Germain.
Ebbene, in questo stato di martirio, in punto di morte, il figlio mio mi ha dettato quanto io, sgomento e terrorizzato, non posso esimermi dal definire la musica pi sconvolgente di tutta la storia dell'umanit. Lasciate che ve la mostri concluse Leopold, avviandosi verso lo scrittoio.
Il conte e Leclair si scambiarono uno sguardo d'intesa, il momento era arrivato.
Leopold squadern i suoi appunti sullo scrittoio. Leclair afferr subito i fogli e li port a pochi centimetri dal naso; poi cominci a canticchiare le note, prima piano, poi sempre pi forte, infine, lasciando cadere gli spartiti a terra, si afferr la testa tra le mani ed emise un lungo gemito.
Maestro, vi sentite bene? domand il conte.
Tutto questo  semplicemente insostenibile soffi Leclair.
Vero, semplicemente insostenibile approv Leopold. Dobbiamo nascondere queste note, celarle agli occhi di chi non  ancora in grado di comprenderle e anche di chi, in grado di comprenderle sin troppo bene, potrebbe distruggerle.
Fino a quando il momento non sar giunto, e poi diffonderle conferm Leclair.
Leopold! Non potete portare questi preziosissimi spartiti in viaggio con voi insieme al piccolo Mozart, vi ordino di consegnarmeli ingiunse Saint-Germain.
No url Leclair, voi conducete una vita troppo perigliosa, conte, me ne occuper io. Sapr come celarli temporaneamente al mondo: la musica nasconder la musica, abbiate fiducia, mi far aiutare da un liutaio.
Non se ne parla, gli spartiti verranno con me, a Parigi s'oppose Saint-Germain.
Conte, vogliate perdonarmi, voi avete salvato mio figlio e ve ne sono grato, ma io sono sicuro che un musico, un compositore come il qui presente maestro Leclair che io stesso ho test visto perdere i sensi per la bellezza della composizione del mio piccolo... ecco, io, Leopold Mozart, a lui voglio e pretendo si affidino le note fatali.


La terra tremer sotto i tuoi piedi

Exning, Suffolk, cottage di Carlos Buyer, nei sotterranei
Flavio e Samuela si erano convinti a seguire Boris, le spiegazioni sarebbero venute dopo: bisognava andare, e subito.
Boris camminava veloce, Samuela e Flavio silenziosi lo seguivano, procedendo piegati in avanti per farsi notare il meno possibile. Dopo aver percorso un lungo corridoio stretto e provvisto dell'immancabile quadreria ai lati, avevano svoltato in una piccola anticamera e da l in una stanza a pianta ovale, al cui centro troneggiava un grande tavolo, ovale anch'esso, e attraversata da una corrente fredda talmente forte che la si sarebbe quasi potuta afferrare.
Qui siamo nel cuore del palazzo sussurr Boris. Sotto il tavolo c' una botola che porta alle cantine, dalle cantine arriveremo all'esterno... l sotto  buio, quindi ci terremo per mano, io tengo quella della signora e lei terr la mano del maestro, il maestro deve badare al suo violino, chiaro? Ma prima di uscire da questo palazzo, voglio che voi sappiate che stiamo commettendo un furto.
Andiamo bene, quale furto? domand Flavio.
Boris pos a terra la borsa che teneva appoggiata sulla spalla destra e la apr: Questo disse, mostrando un violino.
Ma  il violino di Carlos! esclam Flavio.
Era.
Io non ho nessuna intenzione di sottrarre una propriet privata...
Lei no, ma io s: la sto semplicemente avvisando, il violino verr con noi. Questo significa che il proprietario sar doppiamente furioso e noi dobbiamo essere doppiamente veloci. Nessuna incertezza da qui in poi.
Io torno indietro stabil Flavio.
Tu non vai da nessuna parte s'inser Samuela.
Uno scalpiccio concitato interruppe le trattative.
Seguitemi ordin Boris, nella botola, subito! Saremo fuori in pochi minuti.
I tre avevano appena raggiunto l'esterno che uno sparo interruppe i loro passi. Boris port immediatamente la mano sotto l'ascella, afferr la pistola, distese il braccio e punt deciso, poi cambi idea: un paio di mitragliatori leggeri indirizzati verso la propria fronte avrebbero fatto cambiare idea a chiunque.
 l'uccello pi veloce che afferra il verme declam la voce di Carlos Buyer, come dicono i pescatori delle paludi del Lago Bianco dell'Oblast' a Vologda, Boris, Boren'ka mio,  proprio vero che ogni famiglia infelice  infelice a suo modo, io ero cos convinto che sarei invecchiato con te... e guarda, eccoci qui: tu che fuggi da me, fra l'altro con il mio bene pi prezioso, e io, come Aleksej Aleksandrovic Karenin, innamorato, tradito... ma meno coglione.
Le tue solite ridicole forzature intellettuali, Carlos replic Boris senza abbassare la pistola. Comunque, volendoti assecondare, sappi che a differenza della Karenina non ho nessuna intenzione di buttarmi sotto un treno.
Boren'ka, anima mia, in questo momento farei financo passare nella mia tenuta una linea ferroviaria, pur di vederti travolto da una locomotiva.
L'automatica di Boris restava immobile, e cos i due mitragliatori.
Chi l'avrebbe mai detto?' si sorprese a pensare Flavio Tondi, anche se le sue preoccupazioni avrebbero dovuto essere ben altre. Il suo amico Carlos Buyer era l'amante del russo.
Carlos riprese la parola, interrompendo quelle riflessioni: Bene, eccoci nella classica situazione di stallo, sparare o non sparare? Morire o sperare nella mia notoria clemenza? Ma, intanto, lasciate che vi presenti Connor e Angus, due amici nordirlandesi, reduci della gloriosa Provisional Irish Republican Army, con i quali condivido l'amore per il whiskey torbato e la tendenza a non rassegnarmi mai. Lo so, Boris, non ti ho messo al corrente della loro esistenza, e la ragione, come potrai immaginare,  che quando gioco alla guerra preferisco diversificare: a ognuno le sue competenze. Non prendertela a male, ma Connor e Angus sugli esplosivi se la cavano molto meglio di te. Dunque, non perdiamoci in chiacchiere: se provate a scappare Boris morir subito e voi due sarete lasciati soli a vagare nei duecento ettari del parco sino a quando non cambierete idea e busserete alla mia porta. Sono stato abbastanza convincente?
Carlos, tu mi devi delle spiegazioni dichiar Flavio, la voce rotta dallo sdegno.
Io non ti devo nulla, caso mai sei tu che mi devi qualcosa. E adesso, signora e signori, dovete invertire il senso di marcia. Torniamo al punto di partenza. Abbiate la cortesia di precedermi... spero non vi risentiate se Connor e Angus continueranno a puntarvi i mitragliatori nella schiena.
Scusami, Carlos intervenne Samuela, sar forse poco elegante, ma mi tremano le gambe, non riesco a reggermi in piedi. Se vuoi puoi dire ai tuoi scagnozzi di finirmi qui, io comunque non sono in grado di fare un altro passo concluse alzando gli occhi al cielo e lasciandosi cadere seduta sull'erba.
Lungi da me ricorrere alla violenza indiscriminata e venir meno alla sacra legge dell'ospitalit! Boris, prendi in braccio la signora, si prosegue.
Lui obbed, sollevando prontamente l'infortunata. La quale gli avvicin la bocca all'orecchio e sussurr: Sto benissimo, nella mano sinistra ho la mia bomboletta antistupro al peperoncino, pensa che possa servire?
Serve conferm lui.
Poi, in rapido avvicendamento, Boris afferr la bomboletta, scaric a terra Samuela, e nebulizz abbondantemente il viso di Buyer.
Carlos, accecato, cominci a urlare dal dolore.
I due scagnozzi irlandesi, confusi dalle grida del padrone, persero il controllo della situazione per una frazione di secondo, un'incertezza che permise a Boris di atterrare entrambi con una micidiale doppietta di calci alle tempie.


La superstizione  il nostro peggior nemico

Versailles, 1763
Il conte di Saint-Germain distribu sul tavolo da faraone le dieci carte di denari dall'asso al re, poi mescol con le lunghe e abili dita le restanti quaranta carte. Quindi, con un cenno del capo, invit la marchesa di Pompadour a tagliare.
Jeanne Antoinette soffi scaramantica sulla mano e procedette.
Saint-Germain gir la carta superiore del mazzo e la depose scoperta sul tappeto verde, segnalando cos l'inizio; quindi, con tono distaccato, chiese:
Allora, il re come sta?
Mangia, beve e riconosce, direi che gode di ottima salute rispose Madame, cominciando a distribuire il denaro delle puntate sulle carte.
E voi, mia cara, come state? La vostra lettera mi ha fatto un immenso piacere, ma tra le righe ho percepito una certa qual ansia, che cosa vi turba?
Vaghe preoccupazioni di donna spieg lei, interrompendo la distribuzione.
Siate pi chiara.
La verit! Caro conte, mi preoccupa la verit! precis Jeanne Antoinette, sollevando lo sguardo dal gioco.
Vedete, cara marchesa,  molto semplice: la verit inverata non risiede nel vero, bens nella sua ricerca.
Cosa intendete dire? chiese lei.
Noi Saint-Germain... il conte scopr la seconda carta del mazzo, noi Saint-Germain, dicevo, fidiamo nella creativit della ricerca, in altre parole la nostra fede nei lumi della Ragione ci impedisce di credere nella Profezia, ma...
Ma?
Ma se il Puledro viene cercato, il Puledro, prima o poi, verr trovato e la Profezia si realizzer. Scusate, madame, ma come potete notare la carta dritta  buona per il banco e mi vedo costretto a incassare.
Intendete forse dire che la ricerca crea il proprio oggetto? incalz la marchesa, con le bianche spalle contratte in un impercettibile gesto d'irritazione.
Voglio dire che il nostro Puledro, inteso come catalizzatore di emancipazione dell'essere umano, esiste poich, potenzialmente, l'istanza di emancipazione  presente in ogni uomo, ovvero, il puledro esiste in maniera direttamente proporzionale alla voglia di cercarlo o, se volete, all'intenzione di permettergli o di impedirgli di portare a termine il suo compito.
Con ci voi intendete dire: quello che si cerca si invera, prima o poi? Perdonate, ma non mi convince. Scusate, amico mio, mi duole dirlo, ma non la penso come voi.
Ottimo! Quando tutti la pensano nella stessa maniera, allora, nessuno pensa veramente approv il conte.
Insomma! Mi state innervosendo.
Siete irritata perch perdete dichiar lui raccogliendo la sua vincita sul tavolo.
Non sono irritata, sono...
Irritata stabil Saint-Germain scoprendo un'altra carta.
Ebbene sia, ma come vedete la carta storta  buona per me, questa volta.
E io pagher volentieri, questa volta acconsent lui.
Il gioco prosegu in silenzio, il banco girava alternativamente carta diritta e carta storta fino a quando le puntate al centro del tavolo si esaurirono.
Smazzata terminata, mia cara. Francamente, e non mi spiace affermarlo - visto che sono quello baciato dalla sorte e, al tempo stesso, l'oggetto delle vostre passioni pi vere - voi siete certamente molto fortunata in amore.
Madame de Pompadour, graziosamente, non comment.
Ebbene? esort il conte. Si continua, o questo vostro silenzio ostile invita a qualche altro tipo di attivit, diciamo, pi distensiva?
Siete impossibile.
Il conte si alz, fece il giro del tavolo e prosegu, fino a ritrovarsi dietro la sedia della marchesa.
Che fate, dunque? chiese lei, indispettita.
Saint-Germain pos cauto le mani sulle belle spalle scoperte. Jeanne Antoinette rabbrivid.
Lui, senza rispondere, si chin fino a raggiungere con le labbra l'orecchio destro di lei:
 passato molto tempo sussurr, molto, molto tempo, da quando l'Uomo si  creduto solo, immobile, al centro dell'Universo, poi il maestro Copernico ha cambiato le cose. Mia cara,  passato molto tempo, e doloroso, da quando, pur di non andare contro il Papa, gli uomini andavano contro il Sole.
Conte, io...
La superstizione  il nostro peggior nemico, ne convenite?
Ne convengo anche se, come ben sapete, prego e sono devota.
Saint-Germain si raddrizz senza per abbandonare la presa sulle spalle.
Se questo pu aiutarvi, siatelo, siate pure devota, pregate, perch no? Ma non pensiate che un bambino possa nascere per liberare l'umanit, semmai l'umanit ha bisogno di dare un nome al suo bisogno di libert e lo chiama: bambino, salvatore... oppure, puledro.
Sono frastornata. Jeanne Antoinette si port le mani alle tempie.
Eppure  cos semplice asser il conte rovesciando con un gesto improvviso il tavolo da gioco.
Insomma, e adesso? Perch questo atteggiamento assurdo? chiese la marchesa allarmata.
Non temete, ho un piano rassicur lui, inginocchiandosi.
Che cosa volete fare?
Ricercare la verit afferm Saint-Germain, infilando la testa tra le gambe di lei.


Dileggio meraviglioso

Monaco di Baviera, un luogo nascosto, 1763
Era una di quelle rare occasioni in cui Rocco, Marius e Albert avevano dovuto vestire simultaneamente i panni del conte di Saint-Germain. Stavano nella sala di caccia, compostamente seduti in attesa del principe di Sangro, gli occhi pieni delle nude membra di Diana e del povero Atteone trasformato in cervo e divorato dai suoi cinquanta cani in un affresco piuttosto realistico che occupava un'intera parete.
Finalmente Raimondo di Sangro principe di San Severo fece il suo ingresso. Si sfil la mantella fradicia di pioggia, neve, fango, rivelando sorprendentemente l'inquartata di velluto cobalto perfettamente asciutta. Lasciata cadere a terra la mantella impermeabile, mosso dall'urgenza del suo compito, cominci a parlare in tono concitato, affrontando direttamente il cuore del problema, come sua abitudine:
Venanzio Rauzzini  l'anima indomita di questo tempo; un corpo alchemicamente modificato dalla castrazione, ma al contrario di altri evirati pervaso da un furor degno di Achille, da un'audacia pari a Odisseo: ecco chi  il giovane musico soprano che dobbiamo iniziare al mistero del Puledro dorato.
Benvenuto, Raimondo dissero all'unisono i tre Saint-Germain alzandosi in sincrono, per avvicinarglisi in modo da poter procedere al bacio rituale sulle palpebre chiuse.
Rocco, in qualit di pi giovane dei tre Saint-Germain, serv del Grande Chartreuse.
Ottimo liquore, somiglia molto allo Strega27 prodotto nei miei possedimenti a Beneventum osserv il principe umettandosi le labbra con la lingua dopo averla fatta schioccare sul palato.
Non viaggiamo mai senza la nostra barrique di Grande Chartreuse,28 che ci arriva ogni anno da Grenoble precis Marius.
Albert riport la conversazione alla ragione del loro incontro. A proposito del Rauzzini, principe: preallertati dalla missiva, ci siamo preoccupati di prendere informazioni sul vostro giovane pupillo.
E ditemi, dunque: confermate il mio giudizio?
Il giudizio  assolutamente positivo sotto ogni aspetto, a partire da quello artistico. Abbiamo avuto il privilegio di ascoltarlo al Mnchner Hofoper nel Catone in Utica del Metastasio disse Rocco finendo il liquore con un ultimo soddisfatto sorso.
Rocco, Marius e Albert avevano dovuto vestire simultaneamente i panni del conte di Saint-Germain.
Monaco  impazzita per lui, ed  proprio questo il problema. Il tono di Marius si fece serio. Il giovane  troppo bello e seducente per le tristi abitudini sessuali dei tedeschi, troppo conturbante per le nobildonne bavaresi e perturbante per i loro matrimoni. Da quando  arrivato a Monaco di Baviera, ha creato un turbine di energie sensuali incontrollate, tanto da attirarsi le ire di una ventina di mariti gelosi che non si capacitano come le loro donne possano preferire la lingua e le abili dita di un castrato italiano alla presunta possanza del loro teutonico membro; in particolare ci risulta che il duca von Luckner abbia assoldato diversi sicari, e con lui altri cornuti nobiluomini... Insomma, Venanzio Rauzzini, se non interveniamo al pi presto,  un morto che cammina concluse Marius.
Sembra sia diventato necessario un vostro intervento sugger il principe di San Severo.
Sappiamo gi cosa fare. All'uopo ci servono quattro funi, dieci carrucole, contrappesi teatrali, tre torce e fiasche di acqua alcoolica elenc Albert. Immagini, principe, l'effetto terrifico del bosco del duca von Luckner visitato da fiamme verdi, come quella volta a Palazzo Colonna: che burla fu per il principe, che dileggio meraviglioso! A Roma  ancora leggenda.


Notte e giorno appresso a te

Monaco di Baviera, Castello dei duchi von Luckner, autunno 1763
Un colpo, forti strepiti, porte che sbattono.
Mi sveglio.
Entweich, meine heimliche Liebe, flieh!
La donna soffia parole, troppo rapide per il mio tedesco, ma non c' bisogno di capire la grammatica.
Mi alzo rapido, e via verso il balcone; guardo gi, Pinuccia tiene i cavalli, grida:
Sono arrivati Vena'! Buttati, che so' cazzi se ci pigliano.
Poi mi volto ancora un istante, Leopoldine ha il viso contratto, il suo corpo ancora nudo, bianchissimo, bellissimo, il suo pelo biondo come i capelli della Madonna.
Mi manda un bacio e fugge da una porta.
E io salto.
Copriti Venanzio, piglia il mantello.
Salto in groppa, so cavalcare io, e manco stanotte mi pigliano.
E via verso il parco del castello, Pinuccia mi segue, si sentono i cani, i sicari sparano, i lampi degli schioppi bagnano gli alberi di bagliori rossi.
Lo sento il duca von Luckner, urla inferocito.
E io rido, cavalco e rido come un pazzo.
Forza Pinu' che non ci pigliano manco 'sta volta grido e rido: dai Pinu' frusta 'sto ciuccio.
Frusto assorreta Vena'! Vaffanculo, ho paura!
Pinuccia urla.
Ancora cani, e cavalli e schioppi.
Urla ancora:
Ti sei addormito, strunzo!
E io rido, rido, rido come un pazzo.
Notte e giorno appresso a te a pararti il culo mentre ti fotti tutta la Baviera.
I cani sono lontani, il galoppo rallenta, i cavalli fumano dalle narici.
Sono nudo e il sudore dell'amore si  congelato sulla pelle, ma ho ancora in bocca e sulle dita il sapore della figa di Leopoldine.
Rido e urlo:
Pinuccia me l'hai insegnato tu l'amore il suo cavallo si accosta al mio e mi mangio la sua bocca bella di baci.
Ti piace il gusto della duchessa Pinu'?
Mi guarda, non dice niente,  arrabbiata.
Poi mi prende la faccia, mi bacia, mi bacia con tutta la sua passione; chiudo gli occhi e mi lascio visitare dalla sua lingua.
Una sberla, forte.
Lo sai che mi piace, scimunito.
Un bacio, un bacio ancora.
Sei tu che mi piaci Vena'.
Un altro bacio.
Lo sparo mi stordisce, un tuono nelle mie orecchie, mi attacco alla criniera, il cavallo scarta improvviso, cado nell'erba bagnata.
Pinuccia urla:
Venanzio svelto, monta.
Sono scalzo, corro e scivolo, arrivano, li sento dietro di me; Pinuccia mi viene incontro col cavallo, il mio  lontano.
La voce feroce del duca von Luckner  vicinissima.
Mi volto, il duca sta in sella con lo schioppo, in tre mi arrivano addosso e il terrore mi fa salire in groppa al volo sul cavallo di Pinuccia.
Il primo mi afferra la gamba, mi tira, mi serro a Pinuccia, stringo la sella, mi attacco a tutto quello che posso per restare a cavallo; Pinuccia colpisce un servo con la frusta, lo colpisce ancora, sulle braccia, in faccia una, due, tre, quattro volte, poi parte.
Il servo cade a terra, gli altri montano a cavallo, ci sono dietro, il duca sembra un leone, le sue urla un ruggito.
L'uscita dalla propriet del castello  vicina, siamo fuori dal bosco, nel lungo viale coperto di ghiaia che porta al cancello.
Stringiti Venanzio che se cadi qui ti ammazzi.
Si sentono di nuovo i cani alla nostra destra.
Vena' se hanno chiuso il cancello siamo fottuti.
Non me ne importa un cazzo di morire Pinu' se sto con te.
Vaffanculo Vena', vaffanculo, vaffanculo, la dovevi far godere e scappare.
Urla.
Non dormire!
Frusta con forza il cavallo stremato.
Godere e scappare stronzo, e io l sotto a mangiare male e non dormire.
Sono nudo, ma non sento freddo.
Guardo dietro, abbiamo ancora qualche lunghezza di vantaggio; avanti, il cancello non si vede ancora, troppa nebbia.
I cavalli sulla ghiaia del viale sono in difficolt, noi siamo leggeri, guadagniamo terreno.
Poi improvviso nella nebbia il cancello.
Chiuso.
Pinuccia sprona la bestia verso la cancellata.
Ci ammazziamo, fermati, ci ammazziamo!
Ma non hai detto che non ti importava di morire se stavi con me? Stronzo!
E mo' che facciamo?
Dietro di noi il duca e i suoi tre sicari sembrano rallentare, la strada  chiusa, Pinuccia frena, siamo vicini alle sbarre di ferro.
Ridono e urlano.
Guardo il duca, spara in aria:
Ora possiamo godere italiano, vedere se hai le palle o no dice lo stronzo, e ancora ride.
Pinuccia si volta:
Ridi ridi, tedesco cornuto di merda, la prossima volta me la scopo anch'io tua moglie.
E il cancello si apre.
Da solo.
Pinuccia strilla eccitata, guardo dietro, il duca e i suoi sono sgomenti, ma von Luckner urla e riparte furente.
Ma cazzo, si sta aprendo da solo! urlo.
I sicari riprendono l'inseguimento, il duca  vicino, troppo.
Ci siamo, superiamo il cancello e nel momento in cui passiamo, quello si richiude alle nostre spalle. Ci fermiamo a distanza di sicurezza e ci voltiamo a guardare: i sicari mollano il galoppo, il duca prova a frenare la corsa, le zampe posteriori del cavallo scivolano sulla ghiaia, la bestia pattina e impenna, sembra un balletto.
La fine  rovinosa: cavallo e cavaliere per terra, la bestia  ferita, il duca urla di dolore.
Poi i fantasmi.
Prima una fiamma verde sopra il muro di cinta, poi un'altra, anch'essa verde, sopra il muro ma dall'altra parte del cancello, e dietro di noi la terza.
Un uomo con una grande parrucca rossa ci supera a cavallo, ha una cappa bianca con pietre granata, nella destra una torcia.
Vena', sei protetto dagli spiriti, il principe di San Severo ti ha legato all'inferno, ora fai pane con i morti, la Maronna Venanzio, il fuoco della torcia  verde!
Guardo in direzione delle altre fiamme, sono tutte verdi. Gli spettri in alto, sopra il muro, sono uguali a quello a cavallo.
Ecco chi ha aperto e chiuso il cancello mi sussurra Pinuccia.
Chi?
L'anima dei tuoi morti, potessi essere acciso.
Silenzio.
Le fiamme verdi fanno un leggero movimento verso l'alto e quando ritornano in posizione i tre spettri urlano verso il duca:
Misero, attendi se vuoi morir perfettamente a tempo, stessa intonazione, stesso ritmo, stessi movimenti.
Perfetti.
I servi scappano, il duca urla, i cavalli scartano e nitriscono.
E io rido.
Ma che cazzo ti ridi, scimunito.
Che teatro Pinu'!
Ma che teatro, questi sono i demoni che hai in corpo.
Rimaniamo immobili, il duca cerca di caricare lo schioppo. Dallo spettro sopra il muro di destra parte un colpo.
Poi ancora in tre, all'unisono:
Duca, torna a casa e impara ad amare, cuore di pietra.
Sento il tonfo sordo dello schioppo abbandonato sul selciato.
Il duca von Luckner ritorna con l'ultimo sicario nell'oscurit e scompare alla nostra vista.
Ora ho freddo.
I tre spettri si voltano verso di noi, il cuore batte fortissimo, tremo.
Lo spettro a cavallo si avvicina.
La Stravaganza.
Ecco la parola giusta, conte, Stravaganza dice la seconda voce identica alla prima.
Certo, la Stravaganza, conte, e con tutto il suo apparecchiamento di sinonimi dice la terza.
Lei, signor Rauzzini,  visitato dalla Stravaganza urla il primo a cavallo, illuminato dalla fiamma verdastra, con la stessa voce degli altri due.
O dallo... sghiribizzo.
Dall'estro, certo!
Venanzio il musico castrato che visita e seduce le nobildonne bavaresi.
Ah, briccone!
Seduttore!
Briccon!
La bizzarria e la stravaganza...
... Stravaganza e illogica eccentricit...
... Originalit, o bizzarra velleit?
Insensatezza, stranezza o curiosa mattana, si potrebbe definire...
... Ma se la pazzia, l'idea, la follia, insieme al...
... desiderio, amici miei, porta a dissennatezza o smaniosa fissazione...
... Balordaggine, strampaleria, demenza e ubbia...
... Non  stravaganza...
... Ma?
Mi guardano.
Silenzio.
Non so cosa dire, cosa fare.
Continua quello a cavallo.
Uff... non  stravaganza, ma?
Coraggio signor Rauzzini, usate la singolarit del vostro intelletto, concludete!
Sto tremando e mi stringo a Pinuccia.
I due spettri sul muro saltano gi.
Nel buio ci sono i loro cavalli.
Si avvicinano, e io tremo di freddo.
Sono identici, il viso, la voce, i vestiti, i cavalli.
Mi fissano:
Allora, ripetiamo.
... Se un geniale...
... e bellissimo...
... castrato...
... s'incapriccia delle femmine e il suo desiderio si muta in...
... smaniosa fissazione...
... balordaggine, strampaleria, demenza e ubbia...
Non  stravaganza...
Ma?
Pinuccia si gira, mi guarda, sussurra:
Idiozia, dai ripeti, idiozia.
Mi sento uno stupido e provo:
Idiozia?
S!
Gridano i tre insieme.
Idiozia!
Si avvicinano, Pinuccia tira fuori un coltello, ridono.
Nun me toccate che vi squarto.
Signor Rauzzini dice il primo, ci aspettavamo un ringraziamento.
... Una qualsivoglia parola a piacimento dice il secondo.
... Un inchino con smodato intento... poi il terzo.
... E invece la ragazza ci minaccia col pugnale...
... E con l'intento di far male.
Quello a sinistra, velocissimo, la disarma, poi si toglie la grande parrucca rossa e la lancia all'altro nel centro che brontola, cambiando il timbro di voce:
Eh certo, intanto sono io che la arriccio, vero? Puoi avere un po' pi di cura dell'arte mia?
Piantala Marius! ride lo spettro a destra e parla con una voce nuova.
Io guardo quello senza parrucca,  vicinissimo:
Albert, dai una coperta al signor Rauzzini, il freddo non giova alla sua voce miracolosa. Poi volge il suo sguardo a Pinuccia.
Quanto ti sei fatta bella dice, con voce diversa e accento napoletano, dammi un bacio Pinu', da' un bacio a tuo fratello Rocco.


Tagliandosi le labbra

Vienna, Castello di Schnbrunn, 1763
L'iniziazione  una via stretta afferm Raimondo di Sangro principe di San Severo, una via stretta dai margini ridotti e obbligati, facile  muovere i primi passi, non altrettanto facile  procedere senza deviare ma, una volta deviato il cammino, perdersi nella foresta della notte sar inevitabile quindi, signor Rauzzini, quello che io pretendo  la vostra assoluta determinazione, a costo della morte, naturalmente.
Venanzio chin la testa in un cenno di silenzioso assenso.
Sarete separato dal resto del mondo, quindi fatto transitare sul confine, infine reinserito; il superamento della soglia potr essere molto doloroso, il passaggio simbolico della transizione pu comportare modifiche corporali permanenti avvert il principe.
Diciamo che ai momenti di transizione devastanti e alle modifiche corporali permanenti sono abituato, no? Chi meglio di voi dovrebbe saperlo? rispose Venanzio alzando lo sguardo.
 vero, sull'attraversamento del limen non c' come un castrato che possa portare testimonianza. Tendo a dimenticare la vostra condizione fisiologica poich in voi le classiche modificazioni fisiche dell'evirato non sono ancora cos evidenti.
Volete che mi abbassi i calzoni, principe? lo sfid il castrato.
Faccio riferimento ad altre caratteristiche secondarie, come lo stomaco da cappone e la pesantezza del corpo, prerogative che sembra non vi caratterizzino.
Per ora provoc Rauzzini.
Forse, semplicemente, un residuo sottile dello spirito maschile ancora pervade la vostra complessione; d'altra parte, come spiegare altrimenti l'impetuosit, il furore che pu essere devastante come quello di un guerriero fornito di coglioni?  molto facile per chiunque dimenticare la vostra alchimia.
 facile per chiunque, ma non per me. Vi posso assicurare, principe, non passa minuto che io non ricordi esattamente chi fossi e chi sono adesso, quanto mi  stato tolto, quanto mi  stato dato, quanto cavato e quanto donato, perch  pur vero che questa mia condizione  un privilegio.
Il vostro corpo  materia trasformata, la castrazione  l'azione che modifica il vil metallo in oro e voi ne siete la prova. Pensate da dove venite, dalla miseria che costringe l'uomo a piegarsi sulla terra, e realizzate dove siete adesso: in una reggia, seduto davanti a un principe, parlandogli da pari.
Raimondo di Sangro si alz, apr la finestra di una delle 1441 stanze di diversa grandezza della reggia di Schnbrunn, respir a fondo l'aria della notte, si gir e riprese posto:
Quanto voi dite mi rallegra, la vostra consapevolezza, l'ammissione di avere avuto un regalo, e non solo una sottrazione, bene si avvicina alla comprensione alchemica.
Lodevole il vostro parlare, ma a quando l'agire? sollecit il castrato.
Signor Venanzio Rauzzini da Camerino, adesso vi dico perch siete qui rispose il principe appoggiando entrambe le mani sull'impugnatura in ambra del suo lungo bastone. Voi siete qui perch avvertite qualcosa che non riuscite a comprendere, sapete solo che c', lo sapete da quando avete infranto l'arcano del silenzio con la vostra voce, non capite di cosa si tratti,  un mistero, un tormento ostinato da perderci il senno. Voi sapete di che cosa sto parlando?
Di me stesso.
Vi interessa sapere chi siete?
Venanzio annu.
Voi siete Dio, voi siete in questa stanza e siete ovunque, voi siete quello che vedete affacciandovi alla finestra, ma quello che voi non siete  ci che vi rimanderebbe la superficie di uno specchio, quello che voi non siete  la vostra immagine riflessa della quale vi compiacete chiamandola io', dimenticando la vostra vera natura che  divina, regale e comune a tutti gli uomini.
Gli uomini non sono uguali, questa  la sola verit! sfid Venanzio piegandosi in avanti verso il principe.
La verit, signor Rauzzini,  che voi siete il servo della vostra immagine riflessa; questa  la sola verit, e se volete andare oltre quell'immagine dovete decidere, e dovete farlo adesso.
Il principe di San Severo si volt verso il tavolino dove erano appoggiati due bicchieri, un calice di finissimo cristallo contenente un liquido ambrato, l'altro di rozzo vetro soffiato dal bordo tagliente pieno di un respingente liquido verdastro. Raimondo di Sangro li afferr entrambi:
Il bicchiere prezioso contiene un eccellente vino liquoroso, che proviene dai miei vigneti irpini scaldati dal sole del Sud d'Italia; il bicchiere umile invece  pieno di un veleno dalle virt straordinarie, letali per la parte dell'uomo che possedete ma, al tempo stesso, capace di farvi risorgere alla conoscenza.
Porse i bicchieri al Rauzzini.
Liquido ambrato, e domani vi sveglierete nella vostra stanza appannato come dopo una sbronza; liquido verde e attraccherete sull'isola di Utopia, vedrete la perfezione del luogo felice e inesistente della vera essenza.
Venanzio Rauzzini allung la mano, afferr il bicchiere dal bordo affilato che conteneva il liquido verde e tracann in un solo ingordo sorso, tagliandosi le labbra.


Il mio corpo  convinto

Versailles, appartamenti di madama la marchesa, 1763
Amica cara, un figlio, dite?
S.
Un piccolo Saint-Germain?
O una piccola Pompadour sorrise la marchesa.
Ne siete certa?
Assolutamente.
Ma della paternit, intendo, siete certa che non sar l'ennesimo bastardo del nostro beneamato?
Una donna sa bene cosa capita al proprio ventre. I miei rapporti carnali con sua maest sono ripresi solo recentemente, per l'esattezza da quando ho deciso di intercedere per voi in favore della nostra causa, amico caro, e in quel momento ero gi gravida di voi.
Cosa intendete fare?
Dovr riparare in un convento fino al momento del parto. Ho gi apparecchiato tutto, certe monache di mia assoluta fiducia accoglieranno la povera peccatrice, e l'assisteranno.
Perch parlate in terza persona?
Perch le monache non sanno che sar la stessa marchesa di Pompadour a partorire, gli accordi sono stati presi da una mia inviata...
Spero non si tratti di quella Marie che voi sospettate essere la delatrice di Tintenfisch! grid Rocco, accendendosi in volto.
Oh no, amico caro, per questo genere di affari mi rivolgo solo a dame di alto lignaggio e provata fiducia, tranquillizzatevi.
La situazione  delicatissima, marchesa. Se il tedesco venisse a conoscenza di una potenziale prole Saint-Germain il neonato... che dico? La stessa madre, voi! Sareste in pericolo di vita, lo capite questo?
Lo capisco. Infatti mi recher in convento sotto mentite spoglie, ma voglio che voi sappiate, voglio che voi vediate il bambino quando nascer, che ne verifichiate la salute e lo accompagniate voi stesso presso la famiglia che se ne occuper. Ho gi trovato la balia, si chiama Anne,  una giovane contadina in salute e, se tutto andr bene, amico caro, presto avremo un piccolo tesoro, un piccolo adorabile frutto del nostro piacere...
Amore, marchesa, frutto del nostro amore e soprattutto della nostra amicizia, che  pi dell'amore e meno del piacere.
Sempre a filosofeggiare, conte.
Ma voi, come vi sentite?
Felice e ottimamente predisposta, ho gi avuto gravidanze difficili, ho perso due figli di Luigi e non li rimpiango, ma in questo caso il mio corpo  convinto, e in perfetta armonia con la mia anima.
Amica cara.
Il conte di Saint-Germain afferr la mano di Jeanne Antoinette e la baci.
Voi avete figli, conte?
S, credo...
Siate pi preciso, di grazia.
Ne ho pi di uno e tutti con donne gi maritate, quindi padri riconosciuti sono i cornuti. Uno solo  ufficialmente mio, un caso di giovanile imprudenza con una religiosa turbolenta che dopo il parto  stata allontanata dal convento e ora vive a mie spese a Parigi, il ragazzo  molto a modo, educato, versato nella musica e nelle lettere, lo vedo spesso, e non gli faccio mancare nulla. Ma avete gi pensato al nome?
Se maschio lascio a voi la scelta, se femmina amerei chiamarla Fedora,  un nome di vostro gradimento?


Anne non poteva credere alle sue orecchie

Nei pressi di Parigi, campagna, 1763
Anne, nonostante la giovane et, di cose ne aveva gi sentite tante, eppure non poteva credere alle sue orecchie. Il pianto del neonato che proveniva dalla stanza dove, per tutta la notte, levatrice e partoriente avevano faticosamente dato il loro meglio nel mettere al mondo una nuova vita, ecco, quel pianto era veramente esagerato.
Decise di bussare, prima timidamente, poi con maggior forza.
Sono Anne, lor signore, sono io, la balia, posso entrare?
Niente, nessuna risposta proveniva dall'interno, solo l'urlo potente che fuoriusciva vigoroso dai polmoni di quel piccolo essere, un piccolo essere che, ragionevolmente, entro qualche minuto, Anne avrebbe dovuto attaccare al suo seno.
Bene' si disse, facendosi forza, sarebbe entrata comunque, con o senza permesso, anche perch suo marito, che era uomo impaziente e spesso brutale, la stava aspettando fuori sul carro, per condurla a casa insieme al neonato.
Quando Anne entr, fu ai suoi occhi che non pot credere.
Nella stanza, nel disordine di pezze e pentole, tra le lenzuola buttate a terra e le due suore dai lunghi veli fluttuanti che come neri sparvieri volavano attorno al letto dove, stravolta dalla fatica, la partoriente cercava di riprendersi bevendo un po' di vino dolce... del neonato non c'era traccia.
Eppure il pianto, che faceva vibrare le pareti con la sua potenza, persisteva.
Dov' il piccolo mostro?' si chiese Anne, guardandosi intorno ansiosa, mentre le donne sembravano ignorare la sua presenza.
Finalmente lo sguardo della giovane contadina intercett una piccola porta che, con ogni evidenza, dava su un'altra camera. Era da quella che proveniva il gemito straziante del neonato. Anne si avvi decisa verso la porticina, fece capolino e vide la levatrice piegata sul tavolo, affannata a fasciare la creatura dai polmoni soprannaturali.
Scusate, mia signora, sono la balia, posso vedere il piccolo? url Anne.
La donna si volt:
Alla buon'ora! Avvicinatevi e datemi una mano, presto.
Cos, finalmente, la giovane balia ebbe modo di vedere la ragione di tutto quello strepitare: i neonati erano due.
Oh bella!' si disse Anne. Questo non era nei patti.
Il pensiero and immediatamente al suo piccolo Michel che la aspettava a casa: il latte non sarebbe bastato. Lei aveva gi visto una situazione del genere; sua zia Amelia, la sorella minore di sua madre, aveva partorito tre gemelli l'estate precedente, per fortuna che due di loro erano morti, uno dopo una settimana e l'altro dopo quindici giorni, perch quella povera donna si era ritrovata in breve mezzo morta e prosciugata come una fontana in inverno.
Signora, come far? chiese urlando alla levatrice.
Come sarebbe come farete? s'impazient questa.
Il latte, non ho abbastanza latte, ho anche il mio piccolo a casa, non ho latte per tre neonati.
Non vi preoccupate, la donna che avete visto nel letto  una grande signora, vi trover una seconda balia. Adesso per non  il momento di lamentarsi, dobbiamo finire questo lavoro, mia cara, e portare a vedere le piccole alla madre.
Sono femmine?
Femmine, identiche come due gocce d'acqua e potenti come regine, mia cara, siete una donna fortunata ad avere l'onore di allattarle, come io sono onorata di averle fatte nascere.
La levatrice gliene porse una, era rossa di capelli: Questa si chiama Fedora.
 stata baciata dalla fiamma disse Anne.
Cosa volete dire? chiese la levatrice.
I capelli sono rossi come il fuoco, dalle mie parti in questi casi si dice: grande fortuna e pessimo carattere.


Sull'elicottero

Abbandonando Exning, Suffolk, alla volta di Parigi
Samuela cominci Flavio, seduto accanto a lei sull'elicottero, mentre Boris si assicurava di aver immobilizzato i due uomini di Carlos e il pilota, che rispondeva al nome di Ivan, perquisiva il baronetto per controllare che non avesse armi nascoste. Ci ho pensato tanto,  da quando ti ho rivista l'altro giorno sul lungo Senna, e poi la cattleya nella scollatura... Samuela, non m'importa del violino, mi importa solo di te, capisci? Posso immaginare la mia vita senza il mio violino, ma senza di te no, senza di te  finita. Afferr una mano di Samuela e cominci a baciarne il palmo. Sposami, Samuela.
S.
Quando?
Domani.
Ti amo.
Ti amo.
Anche io vi amo dichiar Boris, facendo capolino nell'abitacolo. Adesso per allacciatevi le cinture, stiamo per decollare.
Samuela e Flavio si tenevano per mano, pacificati dalla decisione di riunire ancora una volta le loro vite. Boris, dal canto suo, era pi nervoso, intanto perch Carlos Buyer non era il tipo di nemico con il quale si potesse abbassare la guardia e, soprattutto, perch l'ultima volta che aveva volato su un elicottero, sorvolando le Alpi, il velivolo, a causa di un'improvvisa tempesta di neve, era precipitato.
La vedo inquieto, Boris disse Flavio.
No, no,  solo che ho un problema con gli elicotteri liquid lui, frettoloso.
Ah, quindi anche lei ha un lato debole ridacchi Samuela.
Non credo che voi possiate immaginare cosa significhi trovarsi intrappolato in uno di questi aggeggi, sopra il saracco di un ghiacciaio, con la temperatura esterna inferiore ai trenta gradi sotto zero.
Mio Dio, e chi era il pilota?
Lui. Boris indic con il mento l'uomo ai comandi. Se non fosse stato per l'abilit di Ivan io, adesso, non sarei qui li rassicur.
Senta, Boris, la dottoressa Bravermann e io abbiamo deciso di lasciarle anche il mio violino, glielo regalo, e gradiremmo essere portati in un posto qualunque dove poter prendere un aereo, raggiungere Parigi e ricominciare le nostre vite, dimenticandoci dell'accaduto, che ne pensa?
 a Parigi che siamo diretti.
Ancor meglio, ancor meglio.
Ma non ho nessuna intenzione di lasciarvi andare.
Mi appello alla sua comprensione e giuro di non fare parola...
Maestro Tondi, non ha capito che, finch questa storia non  chiusa definitivamente, lei  in pericolo di vita?
Io sono in pericolo se continuo a stare con lei e con quelli Flavio indic con il dito le custodie dei due violini, posate una accanto all'altra.
Non  curioso di conoscere finalmente i dettagli di questa storia durata quasi tre secoli?
Non siamo curiosi, siamo stanchi e sufficientemente ricchi da poter sparire su un'isola deserta finch le acque non si saranno calmate.
Io sono curiosa intervenne Samuela.
Flavio la fulmin con lo sguardo.
 sempre meglio sapere esattamente dove ci si trova, Flavio.
Te lo dico io, esattamente, dove ci troviamo, mia cara: nella merda.
Non essere volgare. Boris, ci spieghi meglio la storia del violino, le assicuro che sia io che il maestro Tondi siamo interessati al riguardo intervenne Samuela stringendo forte la mano di Flavio.
Eravamo rimasti alla Profezia. Il Puledro, nel linguaggio simbolico, andava ovviamente inteso come essere umano, e quell'essere umano era Wolfgang Amadeus Mozart.
E di Mozart  la musica che ho trovato nel violino... continui, Boris si appassion suo malgrado Flavio.
I potenti della Terra, per evitare fastidiose emancipazioni e rovesciamenti dello status quo, decisero di uccidere il Puledro, ma naturalmente allora non avevano idea di chi potesse essere.
Come il re Erode intervenne Samuela.
Esatto. I nuovi Erode dovettero affrontare anzitutto il problema dell'individuazione del Puledro, non potendo sopprimere tutti i neonati: erano riusciti a restringere il campo ai bambini di talento nati nel 1756, ma non avendo altre certezze la questione si trascin fra delitti preventivi e minuziose operazioni di intelligence, finch l'ultimo giorno del 1763 una donna scopr chi fosse il puledro.
Un'altra devota monachella? provoc Samuela.
No, dottoressa, una raffinata cortigiana: Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour. Fu lei a convincersi che il predestinato fosse proprio lui, fra i tanti bambini di talento che fino a quel giorno i Figli di Lucifero avevano cercato di proteggere dai complotti dell'Ordo Mundi. Noi lo avevamo gi salvato una volta, e custodivamo la sua musica, ma la certezza che fosse il puledro dorato ci venne da Jeanne Antoinette rispose Boris, drizzando fiero la schiena al suono di quel nome.
Io continuo a non capire. Che cosa c'entrano la marchesa di Pompadour e Mozart con il mio violino?
Il suo violino, insieme a quel violino il russo accenn con il mento allo strumento sottratto a Buyer, e a un terzo violino che troveremo nel palazzo dove vi sto conducendo, contengono un messaggio che potr ribaltare le sorti del mondo. Ma per poter comprendere il segreto nella sua interezza dovrete venire con me.
Insomma, questo palazzo parigino, dove si trova esattamente? A chi appartiene?
Ebbene, maestro, lei sicuramente ricorder Fedora Falconetti cominci Boris.
S ammise Flavio, incerto.
Ebbene, Fedora Falconetti  la persona che trover ad accoglierla nel palazzo dove vi sto conducendo.  pi tranquillo, adesso?
Perch dovrei essere pi tranquillo? Cosa c'entra lei, Boris, con la sarta dell'Opra Garnier?
Siamo, per cos dire, tutti membri dello stesso club: io, Fedora, Jean-Marie Leclair, Casanova, Venanzio Rauzzini, Raimondo di Sangro, David Bowie... uomini e donne che hanno lottato per la liberazione dell'umanit, e finalmente questa liberazione ha l'occasione di compiersi. Ma ora basta parlare, tacete e concentratevi, il momento che ci attende  epocale concluse Boris, sganciando la cintura di sicurezza per andare ad affiancare il pilota nell'atterraggio.
L'elicottero inizi a perdere lentamente quota. Samuela rivolse il suo sguardo di donna innamorata e ottimamente corrisposta alle poche nuvole bianche e sfilacciate che galoppavano convinte verso nord e appoggi il capo sulla spalla del maestro Tondi.


Fa caldo, eminenza

Da Monaco in carrozza verso Roma, 1763
Rauzzini!
Eminenza...
Von Rodt non dice, mi guarda stizzito.
Un colpo di tosse al mio fianco.
Sua eminenza il cardinale vuole che voi chiudiate il deflettore della berlina. La voce unta del suo segretario che siede alla mia destra mi sorprende per l'aceto del fiato.
Benedetto Grazzelli si chiama, un padre camilliano che ci accompagna da Monaco di Baviera, servo inutile, senza la Grazia che inopportunamente si insinua nel suo cognome.
Eseguo e chiudo.
Il cardinale Franz Konrad von Rodt apre la tabacchiera, una presa e lo sniffo con consueto starnuto nel fazzoletto lurido.
Trattengo il fiato, mi stomaca il suo odore.
Fa caldo, eminenza.
Allora apro e respiro.
La carrozza corre veloce.
Sento la risata di Pinuccia, cavalca con un giovane stalliere del cardinale, mi affianca, mi sorride.
Le sorrido.
Rauzzini!
Il cardinale mi guarda severo senza parlare.
Eminenza...
Resto perplesso guardando il naso del cardinale allungarsi tra gli occhi piccoli e incolori.
Eminenza...?
Mi fissa senza parlare.
Se mi posso permettere, nella mia umilt credo che sua eminenza ritenga sconveniente questo eccesso di confidenza verso la servit.
Ancora l'acetone del giovane segretario mi raggiunge inopportuno, come il suo commento.
Io sono Venanzio Rauzzini, ho sedici anni e sono in una carrozza cardinalizia che veloce attraversa l'Italia. Io sono Venanzio Rauzzini, luminosa stella del firmamento dell'opera. Sono Venanzio Rauzzini e manco avermi strappato i coglioni mi ha fermato. Sono...
Rauzzini, voi avete sentito parlare di Mozart?
Quanto puzza.
No, eminenza, chi ?
Sbadiglia.
Non dice... aspetto una risposta...
Eminenza... mi dicevate di questo... Mozart...
SCHH...
Ancora quell'alito di morto.
Signor Rauzzini, lasciate dormire sua eminenza, non lo infastidite con inutili chiacchiere.
Veramente stavo rispondendo a sua eminenza.
SCHH...
E VAFFANCULO! urlo.
Benedetto Grazzelli, segretario del cardinale, mi fissa stupito,  magro, giovane, con una stranissima bocca carnosa.
Mi fa ridere il suo labbro inferiore che trema indignato.
Siete volgare.
Mi avvicino col viso, sorrido e sussurro:
Vaffanculo gli soffio sul naso.
Si gira di scatto.
Dio che puzza, riapro il deflettore, respiro e guardo fuori.
La carrozza finalmente esce da un lungo tratto nel bosco, una luce meravigliosa vespertina e calda bagna un fondovalle erboso ricoperto di smeraldi.
Il cardinale Franz Konrad von Rodt mugugna e sposta la testa dall'altra parte dello schienale del sedile.
Dorme e russa. Perde muco dal naso, sposto lo sguardo e vedo una cartellina di cuoio da cui escono fogli di musica.
Sciolgo i lacci, afferro la partitura.
Non vi permettete, Rauzzini, di toccare i fogli privati di sua eminenza.
Afferro i fogli, leggo W. Amadeus Mozart, li prendo, poi mi giro verso il Grazzelli:
Adesso vi invito a dormire come fa il nostro cardinale, in caso contrario vi verr a visitare questa notte nella vostra stanza, l'ultima volta che sono stato nel letto di un uomo era per sventrarlo... e non nel senso in cui a voi piacerebbe. Sorrido cattivo: Ho impiegato mesi a togliermi l'odore del sangue e della merda che gli ho cavato con le mie mani.
Ora il labbro gli trema vistosamente accompagnato da tutta la mandibola.
Guardo i fogli: minuetto in fa maggiore, poi la firma: Wolfgang Amadeus Mozart.
Comincio a leggere. Leggo e il mio ritmo interno si sposa a quello del mondo che mi circonda, a quello del galoppo dei cavalli. Un miracolo. Non ho mai capito come un quadrupede come il cavallo, animale in cui la simmetria  sovrana, possa ritmare il suo galoppo in ritmo ternario, come se avesse tre zampe, e cos i ferri degli zoccoli sulla strada battono la misura di tre quarti del minuetto in fa maggiore. E mi commuovo.
Rauzzini.
Eminenza.
Benedetto Grazzelli mi strappa i fogli di mano: Cardinale dice, sono desolato dall'impertinenza del signor Rauzzini, che con quell'arroganza propria degli artisti si  rifiutato di riporre le carte nel suo involto.
Mi guarda con labbro e mandibola saldi stavolta.
Rauzzini, chiedete scusa a sua eminenza per aver osato toccare la sua personale cartella.
Il volto di von Rodt si apre in un sorriso inaspettato per il suo servo.
Come avete trovato la composizione? mi domanda.
Deliziosa eminenza, come se fosse...
Perfettamente a tempo, vero? mi guarda e sorride.
Si, perfettamente a tempo... col mondo.
La frase mi esce cos senza averla calcolata.
Esatto dice.
Un colpo di tosse, un alito di morto: Eminenza, non trovo che vada premiato un simile e inaccettabile comportamento.
Avete ragione, padre Grazzelli, come sempre. Per questo motivo il Rauzzini potr tenere il minuetto in fa maggiore del Mozart, cos che ogni volta che legger questa composizione potr ricordarsi della sua mancanza e che questi fogli siano un monito.
Ora il labbro e il mento del Grazzelli riprendono a tremare indignati.
Rauzzini, vorrei che voi poteste incontrare il Mozart.
Ne sarei onorato, in quale corte lavora, in quale teatro?
Nessuno.
Il cardinale prende i fogli tenuti inopportunamente dal suo servo sciocco.
Me li porge.
Perch?
Si stringe nel suo mantello, appoggia la testa al sedile di pelle imbottito, sbadiglia:
Perch ha otto anni.


Joannes Chrysostomus Wolfgangus Amadeus Mozart

Versailles, dicembre 1763
Madame de Pompadour  ancora una bella donna e comanda su tutto a partire dal re stabil Nannerl infilandosi sotto le coperte.
Sar pure, sorellina, ma io non gradisco la disdegnosa damigella sempre in posa, lei non ride neanche un poco e ha la faccia del mio cuoco.
Nannerl sogghign, spingendo Amadeus verso la sponda del letto.
Ma chi? Il nostro Threzel?
Facci caso sorellina, colei che ambisce a esser regina  uguale a Threzel la mattina, l'ho gi detto a nostro padre, lui ha riso e approvato.
S, ma poi ti ha schiaffeggiato.
Amadeus si gett sui piedi della sorella e cominci a morderli.
Ecco perch non ti ha voluto baciare, la tua bocca sa di piedi, stupida bestia presuntuosa grid lei.
Amadeus usc dal letto e cominci a saltare avanti e indietro per la stanza.
Vieni sotto le coperte che fa freddo, ti ammalerai di nuovo lo biasim Nannerl.
Io ho le labbra di velluto, quella donna mi ha offenduto...
Non si dice offenduto', si dice: offeso' lo redargu piccata la sorella.
Offenduto, offenduto, offenduto, ho le labbra di velluto come nota sull'acuto, ho la bocca delicata come croma biscromata.
Quando arriver nostro padre a spegnere il lume e ti trover a saltare come una scimmia, ti fruster ben bene i calcagni.
Amadeus sal su di una sedia e si appese all'anta dell'armadio.
Ecco sorella, ho i piedi innalzati, ed ecco i miei calcagni... son stati salvati.
Quando crescerai dovrai imparare ad accettare il rifiuto di una donna, se non vorrai che ti si spezzi il cuore ogni volta.
L'anta dell'armadio cedette e Amadeus cadde a terra.
Ti sei fatto male?
No, ma forse nostro padre avr sentito! Il bambino si fiond lesto sotto le coperte stringendo le gambe della sorella. Sorellina proteggimi ti prego, devi dire a nostro padre che l'armadio era vecchio, che ci sono milioni di milioni di insetti mangia armadi che l'hanno distrutto e che il tuo amatissimo e pregiatissimo fratellino era sotto le coperte stringendo la sua deliziosissima e profumatissima sorellina.
Dopo pochi secondi entr Leopold.
Che spavento padre, un rumore ci ha svegliati disse Nannerl sgranando i grandi occhi scuri.
Leopold avanz verso il letto, scopr i bambini, poi tocc la fronte e il collo di Nannerl e di Amadeus.
Tuo fratello  cos sudato solo per lo spavento, immagino.
E colp Nannerl sul viso, poi la guard fisso negli occhi:
Non si dicono le bugie, neanche per amore di tuo fratello. Il bruciore sulla tua guancia te lo ricorder.
Scesero le lacrime sul volto della bimba.
No, padre s'inser pronto Amadeus, sono sudato perch stavo sognando la signora di Pompadour.
Ora silenzio!
Leopold prese l'anta, la sollev e vide che la cerniera era rotta.
Cos' questa storia, chi  stato? chiese cercando con gli occhi quelli della figlia.
Amadeus frign lei. Si  appeso come una scimmia, io gli avevo detto di stare buono.
Leopold si avvicin al letto, sollev la coperta, afferr il figlio per le spalle e lo mise a sedere, poi cominci a parlare piano.
Mi stai deludendo, figlio. Io faccio di tutto per te, per permetterti di coltivare il tuo talento, e tu ti comporti come un piccolo animale ignorante. Non ho pi intenzione di perdonare, anche se tua madre disapprover, d'ora in poi verrai a dormire nella nostra stanza e non ti sar pi permesso di giocare con tua sorella,  deciso: da domani si cambia musica...
Appena pronunciate le parole si cambia musica Leo-pold fu costretto a interrompersi perch il bambino, ridendo, gli era saltato al collo.
Oh, padre, padre, proprio di questo volevo parlarvi, perch, a questo proposito, avrei giustappunto un paio di componimenti da sottoporvi, sono sonate per clavicembalo con accompagnamento di violino, vorrei dedicarle a Madame Victoire, la figlia del re che  stata cos carina con me, e ha permesso che la baciassi, proprio come mi fu permesso dalla regina Maria Teresa d'Austria, non come quella stecchita Pompadour che sembra il nostro cuoco e ha fatto la sdegnosa, superba, boriosa...
Taci figlio! ingiunse Leopold. Taci una buona volta, anche questo tuo vezzo delle rime baciate mi sta sfinendo, tu sei un virtuoso, un musicista, non un librettista.
 vero! approv il bambino saltando in piedi sul letto, mentre la sorella, ben consapevole di come la situazione stesse prendendo una pessima piega, cercava riparo portando la testa sotto le coperte.
Avete ragione cominci a smaniare il bambino, saltando a pi pari sul materasso, io sono un musicista, io compongo, le note dispongo e, nel rispetto del padre, i vostri forzieri d'oro inondo.
La sberla part precisa sulla guancia del bambino, Amadeus fin gambe all'aria e cominci a ululare.
Fuori di qui, subito! ordin Leopold indicando la porta. Una punizione esemplare ti attende.


La solita auto blindata

Verso Parigi, aperta campagna
Avevano abbandonato l'elicottero accanto a un hangar isolato alle porte di Parigi, e dentro lo stesso hangar, Ivan si era personalmente preso cura di bloccare e imbavagliare Carlos Buyer e i due irlandesi.
Ma li lasciamo qui? Moriranno di fame si era angustiata Samuela.
Non si preoccupi, Ivan verr a recuperarli a suo tempo aveva rassicurato Boris.
Poi erano saliti sulla solita auto blindata: Ivan seduto alla guida e Boris accanto, con un fucile mitragliatore posato sulle ginocchia. Avevano percorso in silenzio la Priphrique intasata di auto e monossido di carbonio.
Sul lungo Senna si erano infilati in un parcheggio sotterraneo. Boris era sceso dall'auto con il fucile appoggiato al fianco, mentre Ivan aveva sguainato la pistola automatica reggendola con entrambe le mani, le braccia ben tese avanti. Dopo una rapida valutazione della situazione, i due si erano scambiati un cenno, poi Samuela e Flavio, cui Boris aveva affidato i violini, erano stati fatti scendere a loro volta dall'auto e indirizzati verso l'uscita.
Vite, vite aveva intimato Ivan.
Era la prima volta che il pilota di elicottero si decideva ad aprire la bocca.
Una volta raggiunto l'ultimo piano, aveva abbassato la pistola e Boris infilato il mitragliatore sotto la giacca; poi, usando una chiave che teneva agganciata a una lunga catenella che portava al collo, aveva aperto quello che sembrava essere un armadio tecnico. Aveva quindi digitato un codice su una piccola tastiera fiocamente illuminata, e una porta mimetizzata si era aperta.
Seguitemi, veloci e in silenzio.
Le strette scale di vecchio legno scricchiolante erano coperte da un tappeto di panno rosso, liso e impregnato dell'odore di cibo cucinato. Da lontano arrivava il suono di un clavicembalo.
Mozart, ouverture del Don Giovanni riconobbe immediatamente Flavio.
Silenzio ribad Boris aprendo una porticina minima. Entrate, siamo arrivati. Ivan, tu torna all'ingresso e resta di guardia ordin, poi accese la luce, svelando una stanza immensa.
Il pavimento ligneo era seminato di minimi intarsi policromi, le pareti ornate di grottesche erano intervallate da specchiere che, partendo dal pavimento, raggiungevano il soffitto dove un cielo magistralmente affrescato veniva attraversato da nuvole veloci. Piccoli putti volavano leggiadri al centro della volta, a filo della quale correva una lunga loggia delimitata da balaustre intarsiate d'oro.
Guarda disse Flavio a Samuela, indicando affascinato la balconata, il loggiato destinato ai musici.
Cos la musica cadeva dall'alto, come una creazione divina comment lei.
Tesi suggestiva, mia cara, ma la ragione della balconata  che, in passato, i miei poveri colleghi non potevano stare a contatto stretto con la nobilt.
Giusta osservazione conferm Boris, mai fermarsi a una prima superficiale valutazione, dottoressa Bravermann, per esempio: queste magnifiche specchiere potrebbero essere lette come esibizione di sfarzo. Invece la loro funzione  soprattutto quella di illudere, ampliare l'ambiente in un gioco illimitato di riflessi e rimandi.
Molto interessante, Boris, e che cosa mi dice del tavolo al centro della stanza? Una mensa per nobili banchetti sottolineati dalle note di musici sospesi a distanza di sicurezza? rilanci Samuela.
Questo tavolo appartiene a un'epoca in cui i nobili non si sedevano intorno a un tavolo per mangiare. Fino al Settecento non era previsto il tavolo da pranzo: i tavoli servivano per giocare alle carte, per scrivere o per dipingere, e questo fu costruito da un artigiano tedesco per una nobildonna che amava imbrattare di colore grandi tele che regalava poi ai suoi amanti... ma, quest'oggi, ospiter i nostri violini concluse Boris appoggiando le due custodie sul piano orizzontale rivestito da un drappo di finissimo lino bianco.
Fu a quel punto che Fedora fece il suo ingresso nella stanza. Maestro Tondi, finalmente! Sono cos contenta di rivederla nella mia casa, o meglio, nella nostra casa esord la sarta lanciando un'occhiata di complicit a Boris. Lei mi ha sempre fatto simpatia, un dono per l'Umanit... ma voglio presentarle un altro dono per l'Umanit, il mio discepolo pi caro, colui che mi ha insegnato tanto poich, come diceva il maestro Da Ponte, si impara di pi dai buoni discepoli che dai buoni maestri' disse Fedora indicando Paolo che, vestito da motociclista e reggendo tra le braccia un violino, entr deciso nella stanza.
Paolo! Samuela non riusc a trattenere un'esclamazione di sorpresa.
Ciao, Samuela. Il ragazzo fece un timido cenno di saluto e pos il violino accanto agli altri due strumenti.
Il maestro Tondi percep immediatamente il sottile filo di imbarazzo, teso tra il ragazzo in tuta attillata e l'amore della sua vita: Scusate... voi due vi conoscete?
S, vagamente intervenne prontamente Samuela, cercando di sembrare disinvolta. Fedora le venne in aiuto,attirando l'attenzione di Flavio: Questo  il momento che noi conti di Saint-Germain abbiamo atteso per secoli, il momento di ricostruire la musica che abbiamo protetto al prezzo di tante vite, la musica che ha fatto tremare i cuori dei potenti e armato il loro braccio contro il genio e l'innocenza. Finalmente il violino che abbiamo custodito potr riunirsi agli altri due per compiere la nostra opera, dare vita all'estremo gesto che giustificher ogni sacrificio. Avvicinatevi e contemplate con me, condividete questo privilegio.
Prima di accettare il privilegio gradirei ricevere qualche altro chiarimento intervenne Flavio. Fedora, o mi spiega che cosa sta succedendo, oppure mi consegner alla prima gendarmerie che incontro e racconter tutto quello che ho visto in questi ultimi giorni.
Da dove vuole che cominci? acconsent Fedora.
Cominci da Mozart, cominci dall'ouverture del Don Giovanni rispose Flavio.
Allora sar bene che ci accomodiamo sugger Fedora. I signori potranno utilizzare le bergres che sono cos comode per la conversazione, mentre io e lei, dottoressa Bravermann, prenderemo posto su questo divanetto che tante volte ha accolto la marchesa di Pompadour e il mio avo Saint-Germain.


La forma e la dissoluzione della forma

Versailles, 1763
Il fuoco scoppiettava nel caminetto, la veste da camera di Jeanne Antoinette frusciava nella stanza e il cuore del conte di Saint-Germain batteva veloce pulsando fastidiosamente nelle sue tempie.
Insomma, amica cara, v'invito a ragionare, cos' quest'idea balzana? Balzana anche per voi, che nei gorghi dell'imprevisto vi trovate sempre a vostro agio... Insomma, ragionate, Jeanne Antoinette! era esploso, battendo forte la mano sulla coscia.
Proprio perch ragiono scelgo, e questa  la scelta giusta, mio adorato, non ho dubbi spieg la marchesa di Pompadour stendendo entrambe le mani verso la fiamma.
Da quando era rientrata dalla gita in carrozza che l'aveva portata in visita dalle sue due bambine, Jeanne Antoinette non riusciva a riscaldarsi.
Ah, che brutto inverno, caro amico, questa sera il freddo non sembra proprio voler abbandonare le mie membra.
Il conte di Saint-Germain fece un respiro profondo, nel tentativo di calmare la sua ansia. Allora sedetevi qui, con me, davanti al fuoco, in modo che io vi possa abbracciare e far ragionare, madame, lo capite anche voi che non potete strapazzare la vostra persona, altro che Nuovo Mondo! Amica mia, al massimo posso condurvi a passare le acque in qualche isola del Mediterraneo, si dice un gran bene di Ischia, ma anche la Toscana, mia cara, la campagna Toscana, noi conti di Saint-Germain possediamo una villa a pochi passi da una fonte solforosa, potrei accompagnarvi insieme alle nostre due piccole.
Jeanne Antoinette appoggi il capo in grembo al conte:
Le nostre bambine! Avete visto che adorabili creature, come crescono sane, che strazio sar separarle dalla buona Anne e dal piccolo Michel! Ma, ne converrete con me,  giunta l'ora che le piccole abbandonino la campagna per un convento dove monache fidate e, diciamo, evolute, seguano la loro crescita...
A questo proposito la interruppe il conte, improvvisamente rinfrancato dalla potenza dell'argomento che poteva utilizzare nel persuadere Jeanne Antoinette, non vorrete certo abbandonare Fernanda e Fedora in Francia, quando voi v'imbarcherete, mia cara.
Ma certo che no! Cosa vi salta in mente? Verranno anche loro con me, conte. Come ho gi detto, non penso di partire subito, ma andr fatto molto presto, prestissimo, lo capite anche voi che devo mettere almeno l'oceano tra me, le mie figlie e il barone von Tintenfisch. Una madre deve anzi tutto proteggere la prole. Quando in Europa la storia avr fatto il suo corso io torner, e voi potrete nuovamente stringerci tra le braccia.
La marchesa indic con il bel dito indice inanellato il fuoco crepitante.
Guardate, conte, guardate la fiamma: in una fiamma c' tutto, la forma e la dissoluzione della forma, la costante di un contorno esterno e il movimento interno incessante, continuo, inarrestabile. Cos  l'Europa in questo momento, sta per prendere fuoco questo nostro vecchio Paese e quando succeder voi sarete qui a combattere la giusta battaglia, ma io e le nostre bambine saremo protette dall'acqua dell'oceano.
Quando?
Oh, non siate impaziente: come posso rispondervi adesso?
Insomma, siate pi circostanziata, permettetemi di organizzarmi, nel Nuovo Mondo la confraternita  diffusa e forte, ma capirete che, quantomeno, dovr predisporre lettere di accompagnamento. E poi cosa direte al re? Cosa direte a Luigi?  pur vero che non avete pi consuetudini erotiche, ma lui vi vuole accanto, ha bisogno di voi... E anche io ho bisogno di voi! Il conte di Saint-Germain scroll il capo, sopraffatto dall'inquietudine.
Amico caro, anche io ho bisogno di voi e tanto pi delle nostre... come le avete chiamate? Consuetudini erotiche... Ma ci sono delle precedenze sul fatto che la nostra carne esulti, e qui sono io che vi invito a ragionare.
Cosa devo fare?
Io, al vostro posto, comincerei a organizzare la fuga. Inviate le missive, fate tutto come se dovessi partire domani, e del re di Francia non mi preoccuperei. Finger di morire, uscir da Versailles in un carro funebre e m'imbarcher a...
Di grazia, amica mia, voi mi fate uscire di senno, quando?
Quando avremo la certezza che il Puledro avr cominciato a galoppare, allora lascer l'Europa e protegger le figlie.  mai possibile, conte, che proprio voi, con il vostro acume, la vostra intelligenza, non capiate la pi semplice delle cose?
Quale?
Che durante le rivoluzioni si muore, e io voglio che Fernanda e Fedora vivano.


Nulla si sa, tutto s'immagina

Versailles, 1 gennaio 1764
Jeanne Antoinette Poisson marchesa di Pompadour distolse gli occhi dal vetro della finestra esposta a Nord dove la neve e il vento di tramontana avevano ricamato delicati fregi di imponderabile bellezza.
Forza e coraggio si disse, intingendo il pennino nell'inchiostro, che si cominci.
Dicono che i miei occhi abbiano una grazia particolare perch il loro colore  incerto. Io ho sempre saputo che incerto  solo ci che vedo. Non ho mai avuto certezze. Che cos' certo?...
Gi, che cos' certo?' si chiese la marchesa posando la piuma sul tavolo.
Nulla si sa, tutto s'immagina! afferm a voce alta.
Abbandon lesta la sedia, raggiunse il caminetto dove il fuoco scoppiettava lieto e ignaro delle umane incertezze.
Nulla si sa, tutto s'immagina... No, non lo posso scrivere, il Puledro io non l'ho immaginato, quindi, ricominciamo: che cos' certo? Certo  ci che sappiamo, e non sappiamo niente - s, cos - certo  ci che sappiamo, e non sappiamo niente stabil, tornando allo scrittoio.
Certo  ci che sappiamo, e non sappiamo niente scrisse rapida la marchesa. I nostri instabili sensi, vittime di emozioni e aspettative, ci ingannano. Ma ieri sera io, Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour, per la prima volta nella vita ho visto e ho sentito, senza incertezza alcuna, ieri, 31 dicembre 1763, ho visto e sentito il piccolo Mozart e l'ho riconosciuto, ho riconosciuto la Grazia. E tremo
Tremo  forse troppo drammatico?' si chiese. Ho riconosciuto la Grazia e vacillo! Ho riconosciuto la Grazia e sussulto! E traballo... ma che cosa sto dicendo? Io tremo, eccome se tremo, tremo di gioia! E forza, mia cara, dimentichiamoci i sinonimi, non c' tempo da perdere, il conte di Saint-Germain deve sapere al pi presto' decret, riprendendo a scrivere di buona lena.
E tremo di gioia! L'amico Friedrich Melchior von Grimm, che come voi sapete ha gi scritto dei due fratelli Mozart nella Correspondance littraire, ha introdotto Leopold Mozart e i due figli a corte. Wolfgang  fanciullo gentile, occhi limpidi, la tenera schiena diritta, ha suonato con leggiadria inquieta il solito repertorio gradito a Luigi e alcuni piccoli intrattenimenti da lui appositamente composti per omaggiare il nostro re,  un tale inspiegabile fenomeno! E ora io sono un fuoco, mi credevo pronta al congedo, senza rimpianti, certa di aver assolto al mio compito, la sensazione di aver fatto tutto quello che potevo fare, ero pronta a posare pennelli e belletti nell'astuccio. Stupida donna affrettata,  arrivato il tempo.
Un rumore proveniente dal corridoio la interruppe.
Dio pietoso, fai che non sia lui sussurr, facendo scivolare veloce il foglio dentro il cassetto.
In quei giorni il re era irrequieto e la cercava continuamente, non che la cercasse fisicamente, questo no, per fortuna, ma voleva parlare, il re parlava e parlava, politica estera, politica interna, spagnoli, inglesi, gesuiti, giansenisti. Voleva essere approvato, rassicurato, blandito, perch Luigi XV Borbone, detto il beneamato, non era pi amato da nessuno. Comunque, non era pi amato da lei, che pure lo aveva amato e voluto a ogni costo. Jeanne Antoinette aveva sempre saputo che un giorno Luigi sarebbe stato suo, fin da ragazza aveva avuto quel presentimento, e poi la notte del 25 febbraio 1745, al ballo in maschera, il re travestito da tasso e lei da Diana cacciatrice... Aveva scoccato la sua freccia colpendolo al cuore. Dopo quella notte non si erano pi lasciati, ma adesso: tout passe tout casse tout lasse. Tutto passa, tutto si rompe, tutto si stanca, anche i re, soprattutto i re' si disse la signora marchesa.
Silenzio.
Recuper il foglio dal cassetto.
Ma lasciate, amico mio, che vi racconti: Mozart  entrato in sala con il padre e la sorella. Leopold Mozart  uomo legnoso, rigido, l'incarnato giallo di chi soffre di fegato o reni, la ragazza, che risponde al nomignolo di Nannerl,  graziosa e suona il clavicembalo con una precisione impressionante, anche i pezzi pi lunghi e difficili. Ma il fanciullino, un fanciullino che credo non abbia pi di sette anni, ebbene,  luce pura, non bello, ma delicato e vivacissimo: camminava diritto, le ginocchia leggermente valghe, ogni tanto strattonava la mano del padre come se volesse liberarsene, poi i nostri sguardi si sono incontrati, e ci siamo capiti, potete crederci? Egli  consapevole,  consapevole del suo compito, ne sono certa.  lui, il Puledro dorato.
Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour, matresse-en-titre del re di Francia, si sfreg le mani e valut soddisfatta il lavoro compiuto. Ancora qualche parola e la relazione per Saint-Germain, il conte alchimista, Rocco, il padre delle sue perfettissime figlie, era pronta, conclusa, definitiva. Era giunta l'ora di partire.


Solo un uomo che soffre

Parigi, 20 marzo 1764
 giunta l'ora di partire stabil il barone von Tintenfisch.
Cosa? Come? balbett il maestro Jean-Marie Leclair.
Chi sono io? sollecit il barone.
Voi siete un medico.
Un medico, vero, e cosa posso fare per voi?
Potete lenire il mio dolore.
Io posso lenire il vostro dolore, purtroppo il denaro che mi state offrendo non  sufficiente.
Ma il nostro comune amico, il mio nuovo apprendista, mi ha assicurato che la cifra  quella abitualmente da voi richiesta per questo tipo di prestazione. Posso pagare di pi, vi prego, prendete implor Leclair, tirando fuori dalla tasca delle braghe un sacchetto, sono luigi d'oro, sono... tanti,  tutto quello che possiedo.
Maestro, chiudete gli occhi, e contate insieme a me: uno, due, tre...
Uno, due, tre...
Voi possedete altro, qual  la cosa pi preziosa che possedete?
Il ricordo di lei, la mia prima unica amata: Marie-Rose.
Dopo di lei, che cosa? Non  denaro.
La musica, la musica... la musica che nasconde la musica... il segreto.
Ahhh, continuate.
Il bambino era malato, aveva il corpo pieno di pustole purulente, grosse come monete... io posso pagarvi, ho altre monete... le ginocchia non lo reggevano pi e aveva solo sei anni, ma la sua musica, la sua musica aveva cento anni, duecento anni, era musica immortale, e io sentivo che stavo per perdere i sensi, allora mi afferravo il capo tra le mani... il Puledro...
Continuate.
Non posso.
Se volete riabbracciare Marie-Rose potete e dovete. Contate con me: quattro, cinque, sei...
Quattro, cinque, sei...
Dov' la musica? State entrando in una foresta, gli alberi sono alti, nascondono il cielo, ma lontano, laggi in fondo dove c' la luce, vedete la schiena bianca di una donna,  la vostra Marie-Rose, la distinguete?
S, la vedo.
Si sta allontanando da voi.
Noooo gemette Leclair.
Ora la volete toccare.
S.
Allora dovete fare una cosa per me.
Cosa?
Sapete cosa.
Io non so, io sono solo un uomo che soffre.
Tintenfisch afferr la mano di Leclair. Ecco, il tocco della sua mano, sentite come  morbida, sentite l'odore del-la sua pelle,  come panna appena munta,  erba tagliata da poco,  muschio umido...
Ahhh.
La musica, Leclair, dove avete nascosto la musica del Puledro?
Non posso.
Potete, oh se potete, continuate a camminare, la piccola Marie-Rose sta scomparendo, volete che scompaia?
Nooo, Marie-Rose! url Leclair.
Non chiamatela, se lei si voltasse e vi vedesse scomparirebbe e tutto sarebbe finito. Datemi il Puledro, datemi la musica, e io vi dar la vostra amata.


Concertato di fine atto

Parigi, Palazzo dell'Eliseo, appartamento privato di Madame de Pompadour, 9 aprile 1764
Madame stava seduta al fortepiano, regalo del suo re, un Cristofori del 1726, strumento di legno scuro arricchito con tessere avorio che, all'interno del coperchio, portava intarsiata l'introduzione dell'arioso dell'Armide di Lully: Enfin il est en ma puissance.
Dopo aver anticipato al conte di Saint-Germain le sue impressioni entusiastiche su quello che immaginava essere il Puledro dorato, Jeanne Antoinette aveva voluto riunire i suoi amici pi cari perch facessero la conoscenza del piccolo Mozart, in un ambiente intimo e rilassato: un concerto privato. Lei sapeva che il bambino avrebbe destato grande scalpore.
Il cameriere annunci l'ingresso di Raimondo di Sangro principe di San Severo accompagnato dal suo segretario personale, il signor Salvatore Arrivabeni, e dal giovane castrato Venanzio Rauzzini. Era la prima volta che il Rauzzini visitava Parigi, ma molto si diceva di lui nei teatri di tutta Europa, della sua voce e delle sue imprevedibili capacit amatorie, e questa era l'unica ragione di distrazione dalle aspettative che madame nutriva e coltivava nel suo cuore sulla sorpresa che il piccolo Mozart avrebbe sicuramente destato nel suo salotto.
Le ottimistiche attese della marchesa furono ampiamente soddisfatte dal fascino emanato dal giovane castrato: di statura media, capello riccio e nero, occhi color del mare in tempesta segnati da eleganti sopracciglia e ombre azzurrine, gli abiti nascondevano a stento il gioco dei muscoli di un adolescente cresciuto in campagna, abituato a zappare la terra e montare asini recalcitranti. Tutto in lui parlava di vigore, resistenza e rabbia. Torbido' lo defin la marchesa nel pensiero, torbido e attraente come doveva essere Rocco da ragazzo, sent un calore benevolo nascerle in petto e salire verso la gola. Cap di arrossire e si irrit.
Bene, principe, vedo che mi avete portato un bel regalo esclam la marchesa senza distogliere lo sguardo dal Rauzzini.
Il regalo lo state facendo voi a noi, madame replic San Severo, siamo tutti impazienti di conoscere la vostra scoperta, il piccolo Mozart, il nostro futuro protetto.
Qui non mi ci trovo bene, la sala  bellissima, ma parlano francese, anche il principe parla francese con... madame, ma io a parte un bonjour bonsoir e un merci altro non capisco. Col tedesco mi son trovato meglio, sar che le femmine di l se c' una cosa che tengono  la pazienza, mentre qui le femmine... mi sembran secche, lontane, chiss che fico rinsecchito tengono tra le cosce, qui ce ne sarebbe di lavoro da fare, che forse manco uno come me, che Pinuccia gli ha imparato a leccarla, riuscirebbe a cavar del succo da 'sti acini d'uva passa.
Eppure mi guardava...  arrossita. Cazzo s, s,  arrossita, e ancora guarda, si tocca il nastro intorno al collo, parla al principe e poi... ecco mi guarda, mi guarda tutto. E io le ficcherei la lingua in culo alla grandama che ancora guarda e sorride, mi parla; parla parla... tanto non capisco un cazzo, eppure, sono sicuro che la dama, sotto sotto, se la potessi curare io, giusto un'ora, altro che fortepiano, che qui ho gi capito che non si mangia ma si suona, vorranno farmi cantare, invece se avessi della ricotta fresca gliela sbatterei tra le cosce e gliela mangerei.
S, oui? ma che cazzo mi chiede? Come? Contralto?
No, madama la marchesa, sono soprano rispose garbatamente il Rauzzini.
Come vi ho anticipato si intromise il principe, il signor Rauzzini ha studiato con il Porpora, uno dei pi fulgidi esempi di tecnica vocale della scuola napoletana, che accoppiata al dono della sua voce ha sortito un risultato inimmaginabile fino a questo momento.
E il Farinelli, dunque?
Madonna sull'asino che scappa in Egitto... staranno parlando ancora di 'stu cazzo di Farinelli... un tormento. Farinelli di qua Farinelli di l, anche a Monaco, i nobili, i musici, a parlarmi di 'stu Farinelli, poi appena finivo la prima aria tutti a farmi le pompe...
In quel momento il cameriere di Madame annunci:
Il conte di Saint-Germain e il signor Jean-Marie Leclair.
Eccolo, Rocco.
Mi ha detto: Venanzio tu il pugnale lo sai usare e allora portalo sempre con te.
Anche stasera l'ho portato e lo sento freddo sulla coscia, per nasconderlo ho messo le braghe pi larghe.
Il mio pugnale.
Non lo uso da tempo su un cristiano, ma sono diventato veloce e quello stronzo di sicario a Monaco ancora se lo ricorder su quella faccia di merda che tiene sfregiata.
La Maronna, come si guardano lui e madama la marchesa.
Hanno fottuto, sicuro!
S, s sorridetevi, fate finta di niente fate i signori, i gentili, ma io vi leggo la vita, e bravo il conte...
Bravo conte che avete invitato il dilettissimo signor Leclair approv Madame.
Jean-Marie Leclair accenn un inchino e un sorriso garbato.
Marchesa, il vostro salotto  per me rifugio e fonte di grande conforto, non vedo l'ora di conoscere il fanciullino virtuoso, ho gi incontrato il signor Leopold Mozart in altri frangenti, e la mia stima va a lui e alla sua sorprendente famiglia.
Mozart.
Otto anni, ha otto anni.
Perch dovrebbe essere in pericolo? Chi lo vuole morto? Non mi ha detto molto il principe e neanche Rocco, neanche Marius e Albert.
Albert, vestito da cameriere, sembra un altro.
Sono entrato e quando mi ha aperto mi ha fatto l'occhiolino e ho capito, chiss dov' Marius? Per quello che ne so sarebbe capace anche di trasformarsi in quella statua di Diana al centro del tavolo.
Il signor Leopold Mozart e i suoi figli annunci il cameriere.
Sulla porta comparve un uomo dignitoso e conformato ai costumi dell'epoca: diritto al punto di essere imbustato in un'inquartata nera da cui spuntavano ai polsi e al collo modesti jabot appena accennati: pi un tutore che un padre, Leopold Mozart.
Teneva per mano due fanciulli, una femmina e un maschio. La femmina somigliava al padre per postura e seriet del volto: sull'attenti, lo sguardo consapevole di dove si trovasse e che cosa fosse venuta a fare. Al contrario il fratellino sembrava agito dallo spirito di un lepricorno dispettoso: lo sguardo viaggiava veloce nella stanza su arredi, volti, vestiti, e mentre la mano sinistra, tenuta dal padre, era ferma, costretta nella presa, la mano destra disegnava nell'aria scale e arpeggi che solo lui poteva udire, quasi fosse scisso tra convenzione e genio, forma e invenzione, regola e ispirazione.
Ahahahahah, il piccinino ci ha il tormento nell'anima, non si sieder mai sulla panchetta a toccare il fortepiano, mi ricorda a me, quando ero piccolo, alle prime lezioni di solfeggio e spinetta, quante mazzate. Ma come si fa a stare fermi, io lo capisco, anche adesso che so' grande, qui staccherei le tende darei fuoco ai quadri e mi fotterei anche 'sta ragazzina, secca secca, appena pi piccola di Pinuccia, ma Pinu'...
Ecco, ancora in francese parlano, e io non capisco un cazzo...
Pregiatissima madame url il bambino staccandosi dalla presa del padre per gettarsi di corsa ai piedi della marchesa di Pompadour, permettete ch'io vi baci gli scarpini e che i miei bacini risalgan come topolini, rapidi sulle vesti finch sul vostro nobil petto un bacio io metto, o sul palmo della mano che tanto, tanto...
Leopold sopraggiunse alle spalle del piccolo assestandogli una sberla che gli spost la parrucca sulla fronte:
... amo, che tanto amo, vi amo, padre... e amo anche madame continu il bambino rialzandosi da terra, scappellandosi la parrucca in un inchino.
Il silenzio imbarazzato nella stanza fu rotto dalla squillante risata del Rauzzini che presto coinvolse tutti i presenti, tranne il signor padre: serio, rigido, gli occhi negli occhi del piccolo, mentre la bambina disapprovava, lo sguardo all'ins.
Madame de Pompadour, come ogni buona padrona di casa, si preoccup di distendere l'atmosfera lanciando lieve un'osservazione salottiera sull'acconciatura della piccola.
Nannerl, che delizioso nastro azzurro avete tra i capelli,  stata la vostra signora madre a sceglierlo?
Vi ringrazio marchesa, il nastro l'ho scelto io, la mamma  restata a Salisburgo, ci scriviamo sovente per.
Mia figlia in questo viaggio si  dimostrata all'altezza di una donna adulta, tanto nello studio quanto nel badare a Wolfgang Amadeus si inser Leopold, accarezzando con lo sguardo la bambina.
La sorella mi bada, ma io dico sempre... bada alla sorella, che se non fosse per me non scriverebbe una nota, perch il mio signor padre vuole che lei suoni, che suoni, che suoni... ma compone come un campione.
Taci sciocco, che nostro padre ha ragione asser la piccola cercando con lo sguardo Leopold, nostro padre ha ragione, io non devo comporre ma, come figlia obbediente, rinunciare alla creazione in favore dello studio e dell'esecuzione prese fiato Nannerl, anche voi marchesa toccate la tastiera e sapete quanto esiga devozione.
Devozione! url Amadeus andandosi a sedere in grembo al Rauzzini. Devozione e dedizione, anche in questo mia sorella  un campione url ancora, per poi avvicinarsi all'orecchio di Venanzio e sussurrargli in italiano: Tu sei il castrato, vero? Io odio la voce dei castrati.
'Sto impunito di merda.
La prima frase che capisco oggi  un insulto fatto da 'sta scimmia imparruccata.
Mo' gli do un pizzicotto e gli faccio il culo viola.
Ahi url il piccolo abbandonando di scatto le ginocchia del Rauzzini per raggiungere il padre, afferrargli la mano e, questa volta, aspettare compostamente consegne.
Ti brucia il culo eh! Altro che Puledro, una scimmia sei, e la profezia te la faccio io, che non riesci pi a sederti per un'ora!
Bene richiam all'ordine la marchesa abbandonando il fortepiano con un elegante guizzo, vorrei che, a questo punto, la nostra piccola ospite prendesse il mio posto e ci deliziasse. Che il concerto cominci.
Nannerl raggiunse lo strumento, port le vesti in avanti, raccogliendole in grembo per sedersi sulla panchetta, intrecci le mani e chiuse gli occhi. Respir a fondo, poi il suo corpo mut linguaggio: ogni muscolo, nervo o tendine si attiv al fine di produrre suono, ritmo, fraseggio, musica. E mentre le sue dita volavano sicure sulla tastiera, tutti i presenti tacquero attenti, anche l'irrequietezza di Amadeus scomparve e tanto il bambino quanto Leopold cominciarono a respirare in accordo con la terza persona che in quella stanza rispondeva al nome di Mozart.
Appena conclusa l'esecuzione, la piccola Nannerl con una breve rotazione del torso and a cercare l'approvazione negli occhi di suo padre.
Meraviglia! comment la marchesa. Quest'oggi la grazia vola nel mio salotto.
Grazie, madame replic Amadeus, questo minuetto l'ho composto io, in vostro onore, dopo il concerto di Natale non vi ho dimenticata, sapete? Non vedevo l'ora che voi...
Amadeus! lo interruppe Leopold. Chetati e prendi il posto di tua sorella, il tuo momento  venuto. Poi, rivolgendosi agli astanti: Se lor signori gradiscono, visto che questa stanza accoglie maestri inarrivabili come il signor Leclair, ecco, vorrei passare dalla pratica alla grammatica. Il mio piccolo vi intratterr descrivendo l'argomento che stiamo studiando in questi giorni, la fuga.
Amadeus raggiunse il centro della sala e s'inchin:
Vostre grazie, amato padre. Pi che della fuga, vi parler del concertato.
Wolfgang, ti ho chiesto un'altra cosa lo interruppe il padre.
Ma allora cos giovane amate l'opera si inser il principe di Sangro. Noi, a Napoli, anche a questo proposito siamo il centro del mondo.
Ah, Piccinni approv entusiasta madame, sar passato solo un mese che abbiamo letto al cembalo con il conte di Saint-Germain la sua Cecchina ossia la buona figliuola!
Ma v'immaginate un'opera in cui la serva  protagonista e la signora marchesa antagonista argoment il conte, sventolando vago il fazzoletto.
La Cecchina ha arie bellissime, certo che non potr mai cantare l'aria pi bella in teatro, in teatro appunto ma qui...
Improvvisamente la voce del castrato si alz potente:
Furie di donna irata
in mio soccorso invoco...
Amadeus raggiunse il fortepiano e cominci sicuro ad accompagnare il Rauzzini:
Con le variazioni, italiano! invit.
... ah, che mi accresce il foco
un disperato amor.
Quando Venanzio ebbe terminato la cadenza finale, s'inchin e disse:
Finalmente ho parlato anch'io.
Mozart stacc le mani dalla tastiera e cominci ad applaudire.
Tutti lo seguirono divertiti.
Il Rauzzini si accost al piccolo sussurrandogli nell'orecchio:
Io sono Venanzio Rauzzini musico soprano.
Gli parlo in tedesco che magari pensa che sono meno scemo.
Si gira, mi guarda, mi prende la faccia e mi bacia, ride e si avvicina all'orecchio:
Venanzio italiano castrato, avete la peggior pronuncia tedesca mai sentita... ma la voce, la vostra voce! Un giorno scriver cose solo per voi...
Exultate Jubilate, gentes, oggi ho conosciuto chi mi aiuter a proteggere il mondo dagli incubi, costui  grande, ma questa  una voce sola, questa  una grande aria, ma  una voce sola. Il concertato, dicevo, invece...
Amadeus! rampogn Leopold.
Fatemi giocare, padre; immaginate questa stanza:  il palcoscenico, e noi dobbiamo fare un concertato, ovvero una scena che chiuda un atto in cui tante voci cantano insieme, come tanti fili di diversi colori che si annodano e formano un tappeto prezioso, eh? Ora devono entrare i personaggi, secondo le buone maniere il primo sar sicuramente il cameriere...
Tutti rivolsero lo sguardo verso Albert travestito, ritto vicino alla porta.
... Il cameriere affaccendato nel salone appena entrato, spolvera qui spolvera l, apre le tende e se ne va, ecco il primo tema...
La mano sinistra del piccolo cominci a suonare una frase ritmata semplice, ma efficace.
... tempo di due quarti, signori, perch questo cameriere non  un cane e marcia su due gambe, proprio come il tempo di due quarti, che ha un uno e un due, una destra e una sinistra... continu il piccolo, sviluppando la melodia.
Tutti gli astanti, tranne Leopold e il cameriere, sorrisero deliziati.
Entra ora Madama, la bella sottana, la blusa strana, lei non marcia bens plana, come volatile...
Amadeus! tuon Leopold.
Padre, scusate, mi stavo perdendo, ma dicevo Madama... Il piccolo accenn un inchino alla volta della marchesa, continuando a suonare, arringando in rima.
... Madama non marcia, ma vola nel salone come splendido... guard incerto il padre, ... airone? Ebbene s, airone!
Amadeus!
Lasciatelo continuare, signore, vostro figlio  una delizia per le mie orecchie intervenne benevola la marchesa.
Dicevo, airone che si posa sul davanzale e... pensa a me, ma canta in tre!
Wolfgang Amadeus cambi ritmo e pass in tre quarti, poi inton il canto:
Attendo il piccino per dargli il bacino... imitando la erre arrotata di Madame.
Tutti risero, anche il padre.
Ma ora entran tutti, belli e brutti, ecco il principe napoletano, che di opera sa e di vulcano; a seguire il damerino con la faccia da tacchino.
Il piccolo modul in minore con la tipica scala napoletana cantando:
... Gira gira il mappamondo gira gira gira in tondo che Napoli  al centro del mondo... La nuova linea del canto cominciava ad annodarsi con quella precedente della marchesa sul basso ostinato del cameriere.
Part l'applauso.
Apettate lor signori, manca il musico soprano manca il conte, mancan gli ori; il virtuoso del violino, manca il padre, il figliolino per non dir della sorella, manca lei, s pure quella.
Vorticoso cominci un fugato al fortepiano, interpretando con la sua sola voce tutti i personaggi:
Madame - Nastro azzurro delizioso...
Nannerl - Anche il vostro  assai grazioso.
Saint-Germain - Lo serbate per lo sposo?
Nannerl - Son piccina conte caro...
Marchesa -  piccina la bambina, ora bada al fratellino
Leclair - E lui suona anche il violino
Leopold - Amadeus, Amadeus!
Principe di San Severo - Venga a Napoli l'infante
Arrivabeni - Col fratello
Rauzzini - Quel brigante
Leopold - Amadeus, Amadeus!
Leclair - Suona viola e violoncello
Rauzzini - Quella scimmia del fratello
Leopold - Amadeus, Amadeus!
Principe di San Severo - ... E in Italia, tutti in viaggio...
Saint-Germain - A goder del paesaggio...
Nannerl - ... Con al collo il mio bel fiocco...
Rauzzini - E per mano quello sciocco
Leopold - Amadeus, Amadeus!
Arrivabeni - Quella scimmia, quel farlocco
Principe di San Severo - Il suo vispo fratellino...
Marchesa - Che si merita un bacino
Tutti - Amadeus, Amadeus!
Una risata riemp la stanza.
Alt, non  finita qui afferm il piccolo Mozart con voce sicura, non  finita qui signori, adesso arriva il dramma! continu il bambino modulando in minore con accordi gravi.
Tutti tacquero.
Anche se non lo sapete si nasconde tra le sete, il signor, l'antagonista or si aggiunge a questa lista, alto e bianco di capelli, un bastone tra le mani, vacui gli occhi e senza denti, si avvicina tra i presenti, non  solo il graaaaan cattiiiiivo, un signore ha per compagno, ma che dico, un signore  poca cosa...
Amadeus drizz la schiena, sorrise e con due accordi strappati concluse:
Chi accanto gli sta...  la nostra maest!
Tutti gelarono e si voltarono verso la porta.
Luigi XV avanz nella stanza, il silenzio rotto solo dalla risata del piccolo Amadeus, mentre il barone von Tintenfisch, senza abbandonare la postazione tra i tendaggi, minacci:
Inchinatevi al vostro re, signori.
Tutti si alzarono dalle loro sedute, la marchesa cerc con lo sguardo Rocco, a sua volta impegnato a individuare Albert sparito dal vano della porta, il principe di San Severo, pur inchinandosi, cercava obliquamente gli occhi di Arrivabeni, che teneva il polso del Rauzzini per costringerlo a sottomettersi, mentre Leopold come un cane pastore era occupato a radunare i figli e imporgli la dovuta riverenza.
Raggiunto il centro della stanza e controllato che tutti fossero opportunamente piegati davanti alla sua maest, Luigi accenn un applauso:
Alzatevi, signori invit, poi vagamente: Mi compiaccio, madame, il vostro salotto  sempre ben frequentato...
Un piccolo concerto privato, maest... accenn Jeanne Antoinette Poisson marchesa di Pompadour.
Il re di Francia la zitt con un cenno della mano destra.
Certo, un concerto privato, un raduno di anime elette.
Nel silenzio della stanza il re sent dentro di s crescere l'irritazione:
... E dunque, perch non mettermi a parte di tanta bellezza, perch non coinvolgere la mia maest?
Il conte di Saint-Germain, preoccupato di dove Albert fosse finito, ascoltava il re senza perdere di vista il barone von Tintenfisch.
Voi forse non mi ritenete all'altezza, madame, non ritenete all'altezza il vostro re? continuava Luigi. Voi e i vostri musici, i vostri teatranti, i filosofi e i trasformisti di cui vi circondate pensate sempre di essere superiori, pensate che l'arte possa ignorare il potere; e invece no, mia cara.
Vi sapevo impegnato, maest, il mio salotto  sempre aperto per voi e i vostri ospiti. A questo proposito, volete di grazia introdurci il vostro accompagnatore?
Certamente, cara amica, adesso il re annuncia come un cameriere... D'altra parte i tempi cambiano, vogliate allora, lor signori, salutare il barone von Tintenfisch! esclam Luigi.
Tintenfisch fece un passo in avanti e si pieg seccamente, poi si avvicin ad Amadeus e accarezzando lieve il capo del piccolo dichiar:
Ho apprezzato molto l'esibizione di questo fanciullo.  pur vero che io sono uomo di guerra, ma davanti a tale potenza, nonostante il mio strumento privilegiato sia la spada, non ho potuto non afferrare che, di fronte a me, la bellezza stesse dispiegandosi in gran galoppo, il galoppo di un puledro...
Il Puledro dorato! url Luigi XV, re di Francia.
Un concerto pieno di grazia, la musica  sempre molto istruttiva, mi inchino a lor signori complet il barone von Tintenfisch.


Paradisi gloria

Sulla strada per Calais, 10 aprile 1764, notte
Frusta 'ste bestie, frustale Venanzio che ci stanno appresso!
Marius urla, mi sta di fianco seduto sulla panca di guida della vettura.
La carrozza ha due coppie di castroni bai che si buttano nel buio, e noi con loro fino al fondo della notte.
E io frusto.
Marius ha perso la parrucca, la luce delle lanterne a petrolio delle carrozze lo illumina, non l'avevo mai visto cos da vicino.
 senza capelli, ha occhi verdissimi.
 vecchio.
Il conte di Saint-Germain.
Quando ha fatto entrare i due bambini e il loro padre in questa carrozza ha combattuto, ha ferito, ha ucciso, e ha perso la parrucca.
Dovrai superare ancora due foreste e tre ponti, Venanzio, poi la strada uscir dagli alberi e l vedrai una pianura fino al mare.
E io frusto.
Siamo sporchi di sangue, ma lui di pi.
Ne abbiamo uccisi tre, io con il pugnale ho sgozzato il primo e lui con la spada ha infilato gli altri.
Poi quello sparo.
Tintenfisch l'ha colpito, alle spalle.
Sempre alle spalle arrivano i demoni e ti fottono e ti spezzano le ali.
Mi si appannano gli occhi per l'aria fredda.
Io sono Venanzio Rauzzini e stringo le redini da non sentire pi le mani, guido il galoppo dentro la notte, ancora e ancora.
Veloce.
 successo tutto cos rapidamente.
Si rideva, si applaudiva, poi  arrivato il re con il vecchio bastardo senza denti.
Il Puledro dorato... ha detto il re.
Tutti i cuori hanno smesso di battere.
L'ha condannato a morte il bambino, s, perch lo vogliono morto, me l'ha spiegato il principe di San Severo, hanno paura che porti lo sconquasso con la musica, hanno paura che il mondo faccia la rivoluzione.
Un bambino che pare una scimmia con la parrucca, che suona come mille virtuosi, fa la rivoluzione.
Che stronzata!
Venanzio, se ci pigliano ci scannano tutti come maiali.
Marius indica i Mozart all'interno della vettura, ora ha poca voce e il posto di guida  allagato dal sangue, il suo sangue.
Gli alzo la cappa, ha il fianco squarciato dal piombo della pistola.
Mi viene il vomito, respiro.
Mi tolgo la sciarpa di seta e gliela premo sulla ferita pi grande.
Urla.
Quanto sangue.
Un sobbalzo, un altro, forte.
I cavalli scartano a destra, quasi cadiamo di sotto.
Tieni la strada Venanzio, guida!
Stringo le redini e guardo dietro: le luci della carrozza che ci insegue sembrano occhi di un mannaro enorme.
Frusto, passo il primo ponte ed entro nella foresta, la strada  dritta, buia.
In lontananza lampi, e io dentro la notte, ancora.
E ancora.
Il re fissava Madame de Pompadour, Tintenfisch era in attesa, aspettava sospeso.
Lei immobile ha sorriso ai Mozart, che sono partiti con Salvatore Arrivabeni ... per lasciare Parigi... ha detto, accarezzando il nastro azzurro della bambina, poi un cenno ad Albert che li ha seguiti scortandoli fuori dal salone dopo gli inchini di rito.
Io non riuscivo a respirare.
Ora il rumore delle ruote  sordo, si impastano con la terra umida, perdiamo velocit.
Devo andare avanti.
Frusto, fa freddo.
I lampi si avvicinano, vedo i bagliori da dentro la foresta, tra le fronde, i cavalli stanchi resistono.
Mi volto e gli occhi del mannaro sono sempre l, fissi.
Sempre l, come erano gli occhi del re, sempre l, fissi su Madame.
Io cercavo Rocco, il principe di San Severo era immobile, e Tintenfisch teso e pronto come un serpente che sospende il respiro, pronto per l'attacco, e Leclair, dov'era Leclair?
Gli occhi del re erano sempre l, fissi su Madame.
Poi un sussurro:
... per lasciare Parigi...
Il sussurro di Luigi XV per scatenare l'inferno.
Il re si  voltato in fretta e Madame lo ha seguito, mentre alcuni uomini ci bloccavano, altri armati di spada e schioppo seguivano Tintenfisch lanciato verso le sue prede.
Raimondo di Sangro  stato il primo a colpire, con uno stiletto estratto dal bastone.
Io sentivo il coltello premermi sul corpo, poi l'hanno sentito loro: nel collo e nel petto, una ferita, poi un taglio mortale.
Rocco con la pistola sparava sui sicari.
Corpi per terra.
Tanto sangue.
E poi di corsa fuori dal salone, all'inseguimento, e in fondo al lungo corridoio, l'orrore: Albert tenuto al collo da Tintenfisch.
Albert che interpretava il cameriere di Madame.
Tintenfisch l'aveva sfregiato in modo orribile, gli aveva aperto la bocca dal lato destro fino all'orecchio urlando: Un Saint-Germain in meno, ora hai perso il dono dell'ubiquit, pagliaccio.
Albert privato del potere pi grande dei Saint-Germain, quello di trasformarsi e giocare la parte di chiunque altro.
Albert senza met faccia, la bocca aperta fino all'orecchio grondava sangue e mostrava il ghigno del teschio.
Il vecchio porco ha urlato ai suoi sicari:
Prendete il Puledro, macellatelo!
Si  lanciato di nuovo all'inseguimento.
E noi dietro.
Stiamo uscendo dalla penultima foresta.
Un fulmine vicino, il tuono lo segue, Marius geme a ogni sobbalzo della carrozza:
Venanzio, se perdo i sensi, spingimi gi dal terzo ponte, cos siete pi leggeri.
Vuole che io lo butti dal ponte?
Ma che cazzo dici? Statte zitto Marius gli grido, mo' arriviamo.
Poi penso che arriviamo s, ma arriviamo dove? E che faccio quando arrivo non so dove? E poi? Che cosa succeder?
Frusto ancora.
Rocco ha soccorso Albert, poi ha urlato di scendere nel cortile dove Marius stava alla carrozza per caricare i Mozart, condurli a Calais e imbarcarli per l'Inghilterra.
I sicari ci hanno inseguito con gli schioppi, io ho usato ancora il coltello, Marius la spada, Tintenfisch la pistola.
Rocco ha sparato, ucciso altri sicari.
Nel buio del cortile si vedevano altri lampi, si sentivano i boati degli spari, il principe di San Severo ha eliminato con un colpo di schioppo una guardia e ha aperto il portone.
Sono saltato sul posto di guida della carrozza, non mi sono accorto che Marius stava per essere giustiziato dal vecchio bastardo sdentato che lo teneva al collo.
L'ha salvato Rocco: ha colpito Tintenfisch con il calcio della pistola ormai scarica e il mostro  crollato al suolo.
Finalmente il portone era aperto.
Marius stava salendo al posto di guida della carrozza.
Lo sparo.
Vedo Tintenfisch dal selciato del cortile con la pistola fumante.
Marius che urla.
Lo tiro su a bordo, di fianco a me.
Via da quell'incubo.
Le nuvole sembrano enormi tra gli alberi e i rami della foresta, frusto e ancora frusto.
E Leclair... non ho pi visto Leclair.
Io sono Venanzio Rauzzini un coglione di musico soprano inutile, ma domattina giuro che vedr l'alba, quanto  vero che ho la voce pi bella mai udita in Terra, porto a casa la pelle stanotte, e Tintenfisch, il re, il Papa e tutti i loro cortigiani possono andare a farsi fottere.
E pure Farinelli!
Andate a farvi fottere, figli di puttana, vi odio.
Un lampo, un tuono, vicini.
Sento il peso del corpo di Marius, con la mano sinistra mi serra il braccio per non cadere dalla carrozza.
Poi i primi spari.
E io frusto ancora.
Appena fuori dal palazzo Rocco mi urlava da lontano: A nord!
Che cazzo ne so io dov' il Nord...
Per questo sono qui con te... mi aveva soffiato Marius, mentre uscivamo da Parigi.
Cadono gocce, le prime, quelle grosse, quelle del temporale.
In fondo vedo il penultimo ponte, poi ancora un bosco.
Tutti questi morti per un bambino, per la Profezia.
Quante cazzate!
Tintenfisch ha giocato con i potenti, i re e le corti, usando la loro paura.
La conosco la paura, tutti la conoscono, una nebbia nera che si trasforma nelle facce, negli odori, nelle cose che servono per farci morire.
La paura vince sempre mi diceva il mio maestro, il Porpora, anche nel canto  la paura che ti suggerisce l'errore, ti fa sentire inutile, ti fa vedere il limite.
La produciamo noi la paura, noi produciamo profezie per paura, perch non sappiamo usare il coraggio, la speranza...
La speranza.
Sono stato venduto da mio padre, ho visto mia madre piangere, i miei fratelli manco li ricordo, sono stato preso nella notte mentre dormivo, tagliato e castrato, con san Domenico che mi parlava, ho cantato e cantato e studiato, ripetuto e ripetuto per stare finalmente in teatro e appeso ma non come un angelo, come un maiale squartato col mio fratellino Ferruccino. L'ho visto cadere, l'ho visto morire. Ho sentito il barbiere ridere. Pasquale Canessa si chiamava il barbiere, l'ho sventrato mentre scopava a Pinuccia, Pinu'... poi ho chiamato la sua anima, ho cantato per il barbiere. Pasquale Canessa si chiamava e l'ho aiutato a partire.
E ho cantato, e cantato per mezzo mondo, ho imparato ad amare, e anche senza coglioni mi sono fottuto tutta la Baviera, con dolore con rabbia con vendetta.
 il dolore dell'abuso che mi tiene in vita, quel furore che mi fa resistere sempre e nascondere il mio segreto, la mia impotenza, la mia paura.
Ma ora ho capito, ho capito che sono semplicemente straordinario, perfettamente imperfetto, cos unico.
Io, Venanzio Rauzzini da Camerino, musico soprano, castrato, che grazie a quel fottuto dolore, quel taglio, quella furia che mi spezza i denti ogni notte, ora, per il mio impeto e la mia arte, so di essere immortale.
E cos rido mentre frusto, mentre il temporale impazza, rido forte, come un folle e Marius mi guarda, non capisce, cos urlo: Non ho paura, non ho pi paura.
Guardo Marius, mi sorride, ha il viso bagnato ma non so se sono gocce di pioggia o lacrime.
Non ho pi paura urlo e rido.
Uno sparo spezza rami alla mia sinistra e io rido.
Metto le redini nelle mani di Marius, del conte di Saint-Germain, mi alzo in piedi sulla panca di guida e mi giro indietro verso la carrozza di Tintenfisch. Lo vedo il bastardo, lo vedo e urlo, urlo, urlo.
Non ho pi paura.
Ancora uno sparo.
Ancora rami spezzati alla destra.
Non ucciderete mai la bellezza, la mia, un angelo sono urlo con tutta la forza, io sono Venanzio Rauzzini, io sono l'angelo che canta per la Gloria di Dio.
Marius mi mette tra le mani una pistola, non ho mai sparato nella mia vita. Un urlo senza fine, il mio urlo.
E questa notte Io sono Dio.
Alzo la destra.
Sparo.
Un grido.
Sparo ancora.
Un grido, un altro.
Gli occhi del mannaro si allontanano, si perdono nella foresta.
Grida, lamenti.
Mi rigiro, mi siedo.
Li hai presi Vena'.
Marius ha un filo di voce.
Lascio cadere la pistola non so dove, riprendo le redini, sono confuso, mi gira la testa.
Comincia l'ultima foresta, Venanzio, parlami, fammi domande e quando non ti risponder pi comincia a cantare per la mia anima, poi sul terzo ponte spingimi di sotto.
La pioggia ora  battente come liuti spagnuoli, e lava tutto.
Vorrei portasse via il sangue, ma  troppo, sui vestiti, sulle scarpe, tra le mani.
Ora Marius si appoggia completamente su di me.
Che ne sar dei Mozart, saranno sconvolti gli chiedo.
Marius non risponde, allora lo guardo, sta ridendo senza suono.
I Mozart non si ricorderanno mai di questa notte di inferno ansima, sono in viaggio per Le Havre con Pinuccia e Salvatore Arrivabeni.
Mi guarda:
La carrozza  vuota.
Mi sporgo, abbasso il deflettore della vettura, guardo dentro.
La carrozza  vuota.
Marius mi prende la mano, i cavalli stremati rallentano in un trotto incerto.
Parlami ancora dice.
La voce quasi non la riconosco.
Sento l'odore dell'umido della notte, quello dei cavalli sudati, quello del sangue.
Cos' l'unicorno? chiedo.
Sei tu, siamo noi, sono io.
A me 'ste frasi fanno solo incazzare, e glielo dico.
Lui sorride.
Manco il tuo furore potr fermare la bellezza.
Gli zoccoli nel fango vanno a un ritmo sincopato come le follie spagnuole che ho ascoltato a Monaco.
Per la Bellezza e la Grazia si vive, e si muore. E io muoio, Venanzio.
Marius, sono confuso.
Ora mi guarda, il suo viso  rilassato.
Ti sembra solo di esserlo, la verit  che sai tutto, da sempre.
I tuoni dietro di noi si allontanano.
Mi aspetto angeli ora, unicorni argentati e tutte le crea-ture che vivono nel tuo canto, nella musica, in quella del bambino che proteggiamo, nella sua musica che verr.
Il suo viso  nuovo, luminoso come una perla.
Gli alberi si diradano, la foresta  finita, in controluce lunare l'ultimo ponte.
Marius, troppo sangue ci tiene a questa Terra, Marius,come si vola via di qua?
Non sento pi il suo respiro.
Piango.
Poi,  primavera mi dice, una rondine allora verr a mostrare alla mia anima come volare verso Orione, Venanzio, ora canta, accompagnami.
Respiro, chiudo gli occhi e canto.
Quando corpus morietur,
fac, ut animae donetur
La carrozza imbocca il ponte, i cavalli al passo, e io canto, canto perch a questo servo, perch la musica parla ai cuori dei vivi e illumina la via ai morti.
Paradisi gloria
Fermo la carrozza.
Nella pausa della cadenza abbraccio il corpo di Marius,e piango.
Una candela con la fiamma grigia alla mia sinistra,  Ferruccino.
Un angelo sei Venanzio, per la Gloria di Dio e la luce dei morti mi dice la sua voce, e io sono con te.
Ferruccio.
Bacio la fronte di Marius, piango, chiudo gli occhi e canto.
Paradisi gloria
Lo spingo di sotto.
Amen


Dopo di noi il diluvio

Versailles, aprile 1764
Luigi XV era terribilmente spossato, ma per quanto spossato fosse non si stancava mai di rimirare il ritratto della sua favorita. Non quello che, da sempre, era stato il suo preferito e ritraeva una giovanissima Jeanne Antoinette vestita, o meglio, svestita da Diana cacciatrice, bens quello postumo: l'olio del ritrattista di corte Drouais, iniziato nel 1763 e terminato subito dopo la morte della marchesa.
Amica cara disse Luigi allungando il dito indice per accarezzare amorevolmente il volto dipinto, amica cara, l'unica vera amica che io abbia mai avuto.
Quell'immagine lo straziava e lo consolava al tempo stesso, Madame appariva serenamente seduta al suo telaio, i capelli ormai grigi, ma la pelle ancora fresca e liscia come velluto, l'incarnato di sempre, l'incarnato che non l'aveva mai abbandonata, neanche nei giorni estremi della malattia; tanto che lui, fino all'ultimo, non si era mai davvero persuaso che la marchesa fosse in procinto di lasciare il suo re per raggiungere un'altra Maest, l'unica Maest di fronte alla quale anche Luigi XV Borbone fosse tenuto a inchinarsi.
Fece scorrere il dito prima sul volto, le gote rosate, il leggero doppio mento, le labbra un poco severe, e l si ferm: che cosa avrebbe dato per vedere ancora quella bocca schiudersi e sentire la voce di Jeanne Antoinette, le sue frasi leggere, i suoi motti di spirito, la sua saggezza pratica e profonda al tempo stesso.
Mi avete abbandonato, cattiva sussurr staccando il dito dalle labbra per accarezzare i capelli lievi, la cuffia di trine leggere, la morbida scollatura, l'abito ricamato, i bianchi merletti, i nastri che infiocchettavano le maniche, la candida mano gi pronta a estrarre il filo del ricamo. Poi scese ancora, sino alla punta dello scarpino, quello scarpino che lui aveva tanto baciato e ingordamente leccato durante certi loro giochi segreti.
Ahhh! latr Luigi, contorcendosi.
Non si perdonava di non aver compreso la seriet della situazione, quanto la malattia di Jeanne Antoinette fosse potenzialmente mortale. Forse avrebbe potuto fare di pi, interpellare altri medici, spostare l'appartamento di Madame in un'ala pi calda del palazzo, forse...
O forse non avrebbe dovuto accondiscendere al volere della marchesa di essere curata da Saint-Germain, per non parlare dei due ridicoli gregari, perennemente imparruccati e intabarrati, che il conte si era portato dietro. Eppure, per un momento, era sembrato che lei traesse giovamento dagli intrugli dell'alchimista e lui si era lasciato ingannare, perch? Perch la speranza  sempre l'ultima a morire, ecco perch, perch mai avrebbe pensato che la sua insostituibile amica e consigliera fosse davvero in pericolo di vita. Altrimenti avrebbe dovuto allontanarla da Versailles, poich a nessuno era consentito morire dove dimorava il re con la sua corte. Quelle erano le regole, le convenienze, convenienze che gli avevano anche impedito di rendere il giusto omaggio ufficiale alla salma. Aveva solo potuto guardare, attraverso i vetri della finestra rigati di pioggia, il feretro lasciare Versailles alla volta di Parigi.
Nel suo ultimo viaggio aveva avuto maltempo, la sua cara Reinette, lei che amava tanto le calde giornate di sole... E ora quel corpo tanto amato era sepolto nella fredda cappella del convento dei Cappuccini.
Cattiva! esclam Luigi. Cattiva, cattiva, cattiva, come far senza di voi?
Era devastato, dopo di lei restava solo la solitudine, non la solitudine del corpo, quella ancora no, che da quel punto di vista le sostitute si trovavano sempre, ma l'anima, l'anima sua era sola.
Di chi mi posso fidare, adesso? chiese al volto ritratto.
Di nessuno si sent rispondere.
Sono solo' ragion, ricordandosi di quella sera ormai lontana in cui, grazie a un improvviso presentimento sulla propria sorte e sul destino della Francia, aveva detto alla marchesa: Dopo di noi il diluvio.
Questa me la devo segnare, sire, per i posteri aveva risposto lei, scoppiando a ridere.
Dopo di noi il diluvio... E io mi sento gi affogare' pens accarezzando il cagnolino nero che saltava gioioso sul telaio della marchesa, poi il liuto posato a terra, poi i libri, poi i contenitori di fili colorati, poi i gomitoli e la matita.
Poi non gli rest pi niente da accarezzare e cominci a singhiozzare.


La chaconne

Parigi, aprile 1764
La chaconne  musica circolare: un giro di basso che forma un cerchio armonico, un gorgo avvolgente che imprigiona e inghiotte. Come la vita.
La mia vita.
Ho le mani sporche di sangue nero e vedo il mio corpo al suolo. Morto.
Voglio rompere questo cerchio maledetto che mi imprigiona, questa impossibilit di vedere altri cieli, suonare altre armonie.
Le forme musicali sono i contenitori del pensiero umano, la forma della chaconne  una scala elicoidale che non ti permette di sapere se stai salendo nei cieli o scendendo nella disperazione.
La chaconne  formata da un giro di quattro note: la, sol, fa, mi, quattro note.
Quattro come i punti cardinali che danno all'uomo la strada, la direzione, quattro note in scala discendente che si ripetono e che, invece di mostrare la via, alterano la percezione di ogni cosa, come il vino, come la follia, come l'amore.
L'amore.
La, sol, fa, mi e poi si ripete, si ripete ancora e ancora. Quattro note.
Quattro note come le quattro cose che stanno portando la mia anima alla disperazione: il viso di Marie-Rose mia moglie, l'unica donna che io abbia amato e che invoco e piango, per cui non mi so dare pace.  lei il primo pensiero, la prima nota della chaconne che mi conduce alla follia.
La Profezia, il Puledro dorato, un bambino che dovrebbe creare l'uomo nuovo: ecco la seconda nota.
La terza  il giuramento fatto al conte di Saint-Germain che mi ha fatto parte della Luce; ma si sa, un sole potente crea ombre ancora pi nette e dure.
Nella chaconne il mi che  la quarta nota viene armonizzata con la sensibile di la, il sol diesis, e cos si compie il prodigio del ritorno alla prima nota.
Il sol alterato, con il diesis.
Un'alterazione  una cosa innaturale che diventa naturale solo in musica per far quadrare l'armonia: come il tradimento nella vita per sopravvivere a se stessi.
S, questa  la quarta nota della mia ossessione armonica: il tradimento.
Ho passato l'informazione a Tintenfisch, una lettera lasciata a Versailles che lo informava del concerto privato del giorno 9 di aprile, dove Madame de Pompadour avrebbe ascoltato ancora i piccoli figli di Leopold Mozart.
Ho tradito per ritornare alla prima nota di questa straziante armonia, per tornare a Marie-Rose, riaverla con me.
Ma questa era l'illusione delle tenebre a cui ho ceduto, la promessa avuta dopo la seduta spiritica in cambio della musica del Puledro dorato.
La follia.
Il corpo lo vedo sempre pi livido sul pavimento della mia casa.
Il mio corpo.
Tintenfisch voleva avere quello che noi abbiamo nascosto, la composizione del piccolo Mozart, dettata al padre nella febbre del vaiolo; diceva che cos avrei salvato i regni di tutta Europa e potuto riabbracciare la mia Marie-Rose.
Alchimia e magia nera, oggi mi  chiaro; manipolazione ipnotica.
Dopo quella carneficina nell'appartamento di Madame ho visto finalmente la mia follia, e sono scappato con l'involto che conteneva la partitura del Puledro dorato.
Via, lontano, nella periferia di Parigi, quella degli assassini, dove nessuno conosce la mia identit.
Ma la chaconne non ti d pace, come la vita, non scappi dal giro armonico creato dalle tue azioni, da quattro note che ti chiudono i cieli della speranza.
Oggi muoio, muore Jean-Marie Leclair, traditore della Luce e traditore delle Tenebre.
Oggi muore Jean-Marie Leclair perch nessuno avr questo miracolo in musica che tengo ancora con me, che protegger: Tintenfisch non avr la musica di Wolfgang Amadeus Mozart, cos come non avr la sua vita.
Ma intanto per vivere devo morire.
L'idea mi  venuta mentre scappavo.
Scappavo dal salone del biliardo in cui mi ero rifugiato; scappavo lungo la riva destra della Senna inseguito da quattro sicari di Tintenfisch. Qualcuno mi ha tradito, ci sono occhi ovunque a Parigi.
Il pericolo lo senti; arriva con un rumore che tende i muscoli del viso; il respiro sale e cambia il ritmo del mondo. Una toccata di timpani ed ecco che giunge Nostra Signora, la dominatrice del mondo: la Paura, quella che tutto pu e ogni cosa muove.
L'ho sentita arrivare come sempre impetuosa, insieme ai quattro cavalli nel silenzio della notte; lo stomaco urlava di dolore.
Quattro assassini.
Quattro come le note della chaconne, venuti per uccidermi, perch ho tradito la Luce quanto le Tenebre: il patto lo feci con il barone von Tintenfisch, la musica, mi disse, voglio la musica del piccolo Mozart, tutta, anche quella segreta.
Tutto pur di riavere Marie-Rose, tutto. Mi faceva sentire Orfeo, procedevo disperato ma determinato verso la profondit dell'Ade.
Ma prima di uscire di casa non riuscii a vincere la tentazione di rileggere la partitura e cos, ancora una volta, realizzai come tutti gli uomini avessero il diritto di conoscere la sinfonia scritta da un bambino di sei anni morente posseduto da angeli luminosissimi che l'avevano ispirato. Al luogo della consegna non andai, come avrei potuto?
Cos firmai la mia condanna a morte.
Morire bisogna morire, ma non ora, non stanotte.
Ed ecco l'idea.
Lungo la Senna addossato a un bastione procedevo lento, strisciando, appoggiato alla muraglia, ed  l che vidi il vecchio: mi sorrideva con occhi sereni.
Dalla strada giunsero rumori di cavalli, quattro cavalli.
Ebbi paura.
Cos mi avvicinai per tappargli la bocca.
Ma non respirava, e dal naso gli usciva un fiotto denso di sangue.
Ritrassi di scatto la mano.
Morto, era gi morto, ma con quel dolcissimo sorriso, come se fosse visitato da anime care.
Si muore in compagnia degli angeli che abbiamo meritato e dei demoni che abbiamo creato. Questo povero uomo sulla Senna ha meritato cherubini.
I quattro cavalli passarono, li sentii lontani, poi solo la notte, cos presi quel corpo con me.
Ora  qui vestito dei miei vestiti, della mia parrucca, potrebbe somigliarmi, gli manca il violino, il mio Stradivari; nessuno conosce questa casa, e prima che trovino il cadavere potrebbe essere autunno.
Che la stoltezza del mio azzardo possa mutarsi nel suo opposto, nel coraggio della saggezza.
Io sono stato investito dalla Luce della consapevolezza dell'Io Sono, eppure questa luce fulgida e sfacciata ha reso ancora pi nette le ombre dentro cui mi sono nascosto; io, fragile artista innamorato dell'illusione, dell'estasi provocata dal pensiero di Marie-Rose, io codardo, ora mi nascondo nelle mie stesse tenebre, per sempre.
Cadenza piccarda.
L'unico modo possibile con cui si chiude la chaconne si chiama cadenza piccarda: l'accordo di la minore diventa maggiore, ed  questo che devo fare, mutare le mie azioni da minore a maggiore. Sono stato illuso e codardo e cos come un vero teatrante creo un'illusione e compio azioni di virtuosistica codardia.
Giro di schiena il cadavere del vecchio.
Mi alzo, cerco un coltello, lo trovo.
Colpisco.
Lo colpisco nella schiena.
Mi stai salvando la vita.
Lo colpisco.
Mi stai salvando la vita.
Avevi la testa poggiata al bastione, mi sorridevi, ti credevo vivo. Forse non erano i tuoi angeli a farti sorridere ma il mio a mostrarmi una possibilit di fuga e di nuova vita.
Il mio angelo sorrideva.
Ho riconosciuto quel sorriso, ho riconosciuto Marie-Rose, mi indicava una possibilit per scappare, per vivere ancora oltre la sua morte e oltre la mia.
La mia morte appunto.
Riprendo a colpire.
Lo colpisco ancora, poi respiro affannato, penso veloce.
Il mio violino; nessuno avr dubbi sull'identit di questo corpo se sar tra le sue braccia.
Comincia a uscire il sangue dalla schiena,  nero.
Gli metto lo Stradivari sotto il corpo, come se lo proteggesse.
Senza esitare, nessun ripensamento.
Lo colpisco, l'ultima volta.
Muoio.
Mi esplodono le tempie, mi alzo, chiudo casa, sono rapido, silenzioso, mi muovo per la prima volta nella vita senza il mio violino. Non troveranno presto il corpo e poi il mio Stradivari  solo un violino, l'arte, quella vera,  nel cuore, nella testa, nella tecnica, non nel possedere un violino.
Vedo il futuro ora: vivere ancora qualche anno e proteggere la musica di Mozart.
A sud, fuggo a sud per trovare la pace, trovare un guscio ai miei segreti.
Non ho tempo per i ripensamenti.
L'accordo minore si muta in maggiore.
 il tempo dell'azione.
Cadenza piccarda, si rompe la chaconne.
 morto Jean-Marie Leclair.
La mia morte appunto.


Nulla pu il fato quando l'uomo decide

Parigi, Palais de l'Humilit
Si erano accomodati secondo le indicazioni di Fedora: i signori sulle poltrone bergre - cos comode per la conversazione - mentre Fedora e Samuela avevano preso posto sul divanetto, lo stesso che tante volte aveva accolto la marchesa di Pompadour e Saint-Germain durante le loro schermaglie amorose.
Da dove volete che cominci? aveva chiesto la sarta.
Cominci da Mozart, cominci dall'ouverture del Don Giovanni aveva risposto Flavio.
Nell'ottobre del 1787 Praga era invasa da questuanti, saltimbanchi, acrobati: la citt attendeva il passaggio di Maria Teresa, l'arciduchessa che il 18 ottobre avrebbe sposato il principe di Sassonia cominci Fedora con voce ispirata. Purtroppo, la sera in cui la novella sposa arriv in citt il Don Giovanni non era ancora pronto. Amadeus impieg ancora dieci giorni, dieci giorni di lavoro concitato e sofferto, dieci giorni in cui quasi non si fecero prove. A sua insaputa, il Puledro era sempre protetto nell'ombra dal nostro manipolo di fedeli, come tutti i talentuosi nati nel 1756, anno individuato da Tintenfisch nella Profezia: anno di guerre e terremoti.
L'ouverture fu scritta nella notte del 28 ottobre, e il 29 l'opera and in scena senza Lorenzo Da Ponte, richiamato a Vienna dal Salieri, mentre il nostro fratello Giacomo Casanova, anche se vecchio e malconcio, ci onor con la sua presenza. Il pubblico fu completamente soggiogato, profondamente turbato, sconvolto, e noi conti di Saint-Germain ancor pi, riconoscendo nell'ouverture parte del lavoro composto dal puledro bambino in preda alle febbri e sapendo che l'umanit non era ancora pronta. Quella nuova musica, cos oscura e potente, scuoteva il teatro, tanto il popolo quanto la nobilt, e cos assistemmo in prima persona alla prova di quanto saggia fosse stata la decisione di Leopold di non palesare a suo tempo la composizione, di quanto opportuno fosse stato consegnarla, con l'aiuto del maestro Leclair, all'oblio temporaneo. Ma la Rimembranza visit la mente del Puledro la notte del 28 ottobre a Praga, ed egli, al fine di riportare l'abisso del dramma di un uomo con tutta la sua pulsione rivoluzionaria, ritrov nei cassetti della sua memoria inconsapevole parte di quanto aveva composto da bambino, agito dall'istinto febbrile di vincere la morte. Nulla pu il fato quando l'uomo decide.
Perch ha detto che l'ouverture rappresenta solo una parte della composizione? domand Samuela.
Perch quella che noi conosciamo oggi come ouverture del Don Giovanni nella parte di andante manca di 33 battute conferm Fedora, che furono conservate da noi Saint-Germain delegando il violinista danzatore e compositore Jean-Marie Leclair a occuparsi del loro occultamento e della loro custodia. Poi Leclair, ipnotizzato da Tintenfisch, trad: promise a Mammona di consegnargli la musica segreta, la musica del Puledro. Ma Jean-Marie Leclair era stato investito della Luce della consapevolezza dell'Io Sono, tutto nella sua musica parlava di questo. Cos Lucifero emerse dentro di lui e vinse Mammona. Leclair inscen la propria morte, scapp, framment la composizione e la trasform in un codice numerico, incaricando il liutaio Nicol Gagliano di nasconderla in tre diversi strumenti da lui assemblati. Poi ci invi un messaggio: Nicolaus Gallianus Neapolitanus Faciebat. Il pentimento supera i confini della morte e porta un messaggio nella profondit del suo cuore. Tocca il cuore dei tre strumenti nel profondo e ascolta. Johannes Maria Clarus. Ma i tre Gagliano si dispersero: uno fin nelle mani nemiche - per la precisione  quello che il nostro fratello Boris a Exning ha sottratto a Carlos Buyer dalla sua villa; un altro Gagliano  nel nostro palazzo da pi di duecento anni, da quando il fratello Fernando Falconetti, mio avo, riusc a impossessarsene; il terzo  il suo violino, maestro Tondi, fino a oggi non era ancora stato individuato con certezza perch era convinzione comune fosse uno Stradivari e non un Nicol Gagliano, ma sospettavo da tempo la sua vera natura, e con me anche Carlos Buyer che, nel tentativo di impadronirsene, uccise il danzatore russo, ultimo proprietario prima di lei.
E cos arriviamo all'imboscata... ipnotica che lei, Fedora, mi ha teso all'Opra Garnier, dico bene?
Esatto conferm la donna.
Allora  stata lei a far s che la porta elettronica si chiudesse sul mio strumento!
Bisogna morire per poter risorgere, no? sorrise Fedora. Adesso  venuto il momento di decifrare e unire le 33 battute mancanti.
Tutti si volsero nuovamente verso i violini, che Paolo aveva estratto dalle custodie durante il discorso di Fedora: due di loro spavaldamente intonsi e sfavillanti sotto le luci, mentre il terzo appena intuibile nell'accozzaglia di frammenti. Il mio violino gemette Flavio, che strazio vederlo cos, comparato all'insolenza di quelli interi.
Non s'intristisca, maestro, il tesoro, quello vero, all'interno degli strumenti. Dopo tutto questo tempo e tanto penare finalmente il mistero sar svelato, il momento  memorabile, mi aiuti lei a decifrare l'invit Fedora.
Datemi della carta pentagrammata disse il maestro Tondi.
Paolo, allora, prese da un grande cassetto del tavolo un computer: Maestro, scriva qui le 33 battute, cos potr creare l'orchestrazione e stampare le parti per ogni strumento.
Samuela sorrise, accarezzando i capelli di Flavio: La tua orchestra dovr eseguire la musica del Puledro dorato disse. Sar la prima volta in assoluto che queste note verranno ascoltate.
Fedora aveva occhi cerulei luminosissimi, il suo sorriso attir l'attenzione di Flavio, di Paolo, poi di Boris e Samuela.
Ogni notte sogno di volare,  il mio sogno ricorrente da anni; ma ogni notte il mio volo mi porta pi in alto; ho cominciato per le stanze, poi sopra il mio palazzo, la citt e ancora pi su, vedevo gli aerei come piccolissimi puntini in movimento lungo i paralleli e i meridiani terrestri, e io, seduta proprio su questo divano, ero in orbita tra i satelliti, ascoltando la musica prodotta dalla Terra. Ma non si poteva sentire che un cluster confuso, la musica che saliva dalla Terra era indistinta, e quello che mi angosciava lass non era il caos, le dissonanze armoniche, gli scontri ritmici, le sovrapposizioni assurde di timbri e rumori, ma l'impossibilit da parte dell'Uomo di far sentire la propria voce pi vera. Ho capito cos che per far risuonare la musica del Puledro ci voleva il silenzio, e l'unica cosa che genera silenzio nell'Uomo  il terrore. E il terrore pu accompagnarsi alla bellezza, cari signori provoc Fedora.
Mi faccia un solo esempio stette al gioco Flavio.
Philippe Petit, il funambolo, nostro fratello, il 7 agosto 1974 pass da una torre all'altra del World Trade Center di New York su una corda tirata a 400 metri di altezza. State certi che in quel momento non volava una mosca.
E questa volta come faremo a generare il terrore insieme alla bellezza? domand Flavio.
Sono cinque anni che ci stiamo lavorando tuon Boris.
Baal, legioni di diavoli aggiunse Paolo.
Terrorismo informatico perfezion Fedora. Maestro Tondi, si metta al lavoro, traduca questo codice numerico in musica. Fra tre giorni potr eseguirla con la sua orchestra, e tutto il mondo l'ascolter...
Non riusc a terminare la frase perch un'esplosione fece vibrare i muri e mand in frantumi i vetri delle finestre, straziando le orecchie degli astanti.
Tutti balzarono in piedi, Fedora soffi: Tintenfisch  tornato.
Pistola in pugno, Carlos Buyer fece irruzione nella stanza. Al suo fianco, Ivan.
Io torno sempre, signora. E tu, Boris caro disse Carlos puntando la pistola in direzione dell'ex amante, avresti dovuto occuparti personalmente delle corde e dei bavagli. Errore fatale lasciare che la mia preziosa persona finisse nelle mani di un gregario. Ivan  un ragazzo di buon senso, e io so come ricompensare il buon senso.  giunto il tuo momento, sono molto triste, credimi concluse premendo il grilletto.
Il colpo centr Boris in pieno petto. Carlos avanz e dietro di lui entrarono tre uomini in tenuta da combattimento. Uno di loro raccolse da terra il mitragliatore di Boris, intimando ai presenti di portare le mani dietro la testa.
Poi Carlos si rivolse alla vecchia sarta: Fedora, sono qui per i violini. Non faccia resistenza se non vuole vedere subito completato il lavoro di pulizia che ho cominciato.
Mammona non pulisce, Mammona insozza.
Non abbiamo tempo per le disquisizioni. Stia ferma e tenga la bocca chiusa.
Mentre i suoi uomini tenevano gli altri sotto tiro, Carlos si chin sul Gagliano di Flavio. Fracassare uno strumento unico per guardarci dentro, mentre si sarebbe potuto farlo con le moderne tecnologie! Siete dei cani.
No, siamo demoni, ma alla Materia preferiamo la Luce precis Fedora.
Carlos si accese una sigaretta: Mi duole informarla che da illuminare ormai non resta che la vostra sconfitta, signora. Il tono era amichevole, il viso disteso. Come sapr, c' una lunga storia dietro questi strumenti, una storia che lei conosce, ma che io, adesso, voglio rievocare e poi chiudere, definitivamente, con la parola fine' e con un massacro: il vostro. Ebbene s, voi morirete, tutti, Mammona non lascia testimoni. La musica del Puledro dorato echegger d'ora in poi solo nelle mie stanze. L'Umanit non la merita, Fedora, non la merita perch non possiede gli strumenti dell'eccellenza. Quelli sono nostri, sono di Mammona, s, sono miei Carlos indic prima le proprie orecchie e poi il cuore, quindi con il mozzicone della sigaretta se ne accese un'altra. Sapete, signori, io sono un collezionista, io amo conservare, tenere, adorare...
Gli uomini armati si rilassarono impercettibilmente, pronti ad ascoltare l'ennesimo profluvio teorico del loro capo. Fu a quel punto che Paolo intercett con lo sguardo un frammento di vetro acuminato sulla spalliera della bergre vicina, e riusc a nasconderlo nell'incavo della mano. Intanto il collezionista Buyer continuava a esaltare i tratti straordinari della propria personalit: Riconoscere la bellezza nelle cose  per pochi, non bisogna distrarsi...
E tu sei troppo distratto da te stesso, Carlos, io non sono ancora morto: uccidere  un lavoro che bisogna saper fare bene rantol Boris sollevando la pistola.
Mentre una raffica di colpi crivellava il corpo di Boris, Paolo si gett su Carlos, lo afferr e gli punt la lama di vetro al collo.
Tutti a terra se non volete che sgozzi il vostro padrone! Lentamente e mani dietro la nuca grid.
Sparate, subito url Carlos. Sparate, uccideteli!
Gli uomini si guardarono interrogativi. Paolo cominci a premere sul collo di Buyer e uno schizzo di sangue part verso il soffitto.
Se lui muore, e anche noi moriamo, chi vi pagher? domand Fedora.
Uno degli uomini cominci a piegare adagio le ginocchia, gett lontano il fucile mitragliatore e poi si distese a terra; gli altri lo seguirono. Fu a quel punto che Carlos estrasse dalla tasca un piccolo revolver con il calcio in madreperla e, puntandolo verso Fedora, cominci a sparare.
La vecchia sarta spalanc gli occhi sorpresa, non tanto dal fatto che Mammona stesse cercando di ucciderla, quanto dal fatto che Samuela Bravermann si stesse gettando su di lei per proteggerla.


Volo

Aprile 1764
Adoro la Francia pens la rondine. Il viaggio dall'Africa era stato bello: correnti ascensionali, nuvole leggere da attraversare facilmente, carezze sulle piume, e poi l'odore del mare, il Mediterraneo con tutta la sua dolcezza, il Golfo del Leone insolitamente calmo, ed era stato semplice raggiungere i campi di lavanda in Provenza, che non erano ancora viola di fiori, ma profumavano comunque. Era stata cos felice di riconoscere quell'afrore di terra grassa, sfacciatamente ricca, lei adorava la Francia. Quella primavera sentiva che sarebbe stata importante, che avrebbe visto cose: per questo motivo non si era stupita quando, sopra il porto di Marsiglia, aveva adocchiato la bella signora velata e riccamente vestita, le due bambine di poco pi di un anno in braccio a un servitore sfregiato e una quantit di bauli tutt'intorno. Si era chiesta chi fosse, ed era planata verso di loro sostando sul tetto della carrozza dalla quale si continuavano a scaricare casse e cassoni, aveva immaginato che stesse scappando e che una donna cos non potesse essere una nobile qualsiasi ma, quantomeno, una cortigiana di Versailles, e che cortigiana! Tutto nel portamento, nonostante l'inequivocabile atteggiamento di protezione dell'identit, urlava Io sono Io, e lei, che era una semplice rondine, ma curiosa - tant' che aveva abbandonato il suo stormo sfidando le regole e le abitudini consuete - non poteva non essere attratta da quella scena e, soprattutto, dall'anello a forma di unicorno, un animale che lei apprezzava e con il quale le era capitato di volare qualche volta. Poi aveva sentito la signora dire Albert, affrettatevi con le piccole, voglio che siano in cabina al pi presto, le Americhe ci aspettano. Le Americhe! Le Americhe, le sarebbero piaciute, cos era salita sul veliero, proprio come avrebbe fatto la signora; solo che si era appostata in alto, sull'albero di mezzana, dove, per un poco, aveva controllato che il lavoro dei marinai procedesse, ma le loro urla l'avevano infastidita. Aveva deciso di non partire per le Americhe: Londra la chiamava.
Doveva lasciare Marsiglia, cos come sembrava la dovesse lasciare il cavaliere che aveva salutato la dama alzandole la veletta e baciandola sulla bocca con passione.
Anche il cavaliere era interessante, di bianco vestito, una sciarpa impreziosita da pietre granata intorno al collo, ma ci che pi colpiva in lui era la possanza, il vigore e un certo distacco dalle umane cose che sembrava affermare Io sono Dio.
Addio, Jeanne Antoinette aveva detto.
Addio, Rocco, abbi cura di te aveva risposto lei.
Non era stato facile inseguire il cavaliere, il cavallo sollevava troppa polvere, inoltre la sua direzione era verso est e a lei interessava viaggiare verso nord, Londra la chiamava.
Aveva superato il Massiccio Centrale, i vigneti della Borgogna; i tetti policromi degli Hospices de Beaune come sempre l'avevano rallegrata e le verdi foglie di vite gi anticipavano il profumo di pietra focaia che avrebbero espresso i vini di quei luoghi. Non era stanca, era piena di entusiasmo, cos aveva continuato il suo viaggio risalendo la strada delle carrozze che da Parigi viaggiavano verso sud, ed era stato alla stazione di posta di Orlans che un inaspettato odore mediterraneo l'aveva sorpresa: menta, finocchio e soprattutto zafferano temperati nell'alcool.
Addio, Jeanne Antoinette aveva detto. Addio, Rocco, abbi cura di te aveva risposto lei.
Il servo dalla faccia di tacchino stava mescendo liquore dorato al suo signore.
La rondine vol in tondo sopra la capote della vettura abbastanza a lungo da sentire il nobile affermare: ... Ah questo Strega, altro che il Grande Chartreuse; come facciamo noi i liquori a Beneventum...
... non li fa nessuno, principe aveva concluso il tacchino.
E la carrozza aveva ripreso il viaggio verso sud.
Oggi  giornata di gran signori si era detta la rondine.
Cos aveva deciso di continuare il suo viaggio e raggiungere la foresta di Fontainebleau, il bosco infinito, l c'era da perdersi, anche per una come lei che se c'era una cosa che sapeva fare bene fin da piccola era orizzontarsi, ma quel bosco, quel bosco ti inghiottiva se non facevi attenzione, bisognava arrivarci da molto in alto per poterne dominare tutta l'estensione, e poi passare ai margini, magari concedersi il lusso di scendere su una quercia e sentire le sue fronde stormire. Cos aveva fatto, e cos aveva visto l'orrore: le bambine dagli occhi vuoti, usate nei corpi e spezzate nelle anime dall'uomo, il mostro, la seppia dai capelli bianchi e l'anima nera, le gengive scoperte, il ghigno. Impellente aveva sentito il bisogno di normalit, di raggiungere la citt, di respirare l'aria del fiume e l'odore di gente viva, magari non felice, ma viva. Solo la reggia di Versailles l'aveva distratta dal suo bisogno di umanit affaccendata, quando aveva sorvolato i ricami geometrici delle siepi di bosso, non si era potuta esimere dal giocare planando sul labirinto, scoprendo segreti che a lei non potevano essere preclusi, poi si era abbeverata al bacino di Apollon, trastullandosi con i giochi d'acqua. Ma le luci di candela, sistemate dall'artificiere del re nell'anfiteatro delle feste, l'avevano attirata con il loro calore, e cos ancora bagnata e intirizzita si era gettata sulle gradinate, facendosi accarezzare il petto dalle fiammelle. Che felicit, lei adorava la Francia! Ma le urla di un uomo straziato avevano avuto il potere di richiamarla verso la reggia. Cattiva! Cattiva! urlava l'uomo, buttato a terra, contratto dal dolore, rivolgendosi a un ritratto di dama.
Alcune considerazioni le passarono per la mente: erano cos strani gli umani, capaci di accanirsi contro bambini innocenti, ma anche di affliggersi per una donna dipinta, e viste dall'alto le pene d'amore di un re o quelle di uno stalliere sembravano tormentare l'anima allo stesso modo.
E adesso Parigi, volare, continuando a pensare alle fragilit umane, a quelle anime in lotta che perdevano sempre la battaglia con i demoni che creavano loro stesse. Ma il violinista no, lui l'aveva sorpresa davvero. Si era posata sul davanzale attirata dal suono del suo violino: una musica circolare, una chaconne, che tornava sempre al primo accordo, come le albe e i tramonti, come il riso e le lacrime, come la primavera, come le rondini, come lei. Il duello con se stesso lui l'aveva risolto pugnalando un corpo del tutto simile al suo. Lei si era spaventata, ma non era volata via, era troppo sorprendente quello che stava vedendo. Il violinista aveva continuato a colpire e poi aveva preso il suo violino, che sembrava amare moltissimo e, piangendo, lo aveva abbandonato tra le braccia di quel corpo senza vita.
A quel punto aveva bisogno di festa, e lei sapeva dove andare. Si alz in alto, nel cielo dove il fumo dei camini si stemperava ed era possibile intercettare i suoni di tutti i teatri e le sale da concerto parigine. Era una serata tranquilla: un paio di quartetti d'archi, vecchie suore in una chiesa cattolica, il cembalo di una femmina triste; solo la voce di un castrato l'aveva impressionata favorevolmente, arrivava da una casa privata sul lungo Senna: Alto Giove,  tua grazia e tuo vanto il gran dono di vita immortale... cantava.
Musica italiana, ma tutta la musica era italiana.
Plan verso il basso e trov, agile, un riparo sul davanzale al momento della coda strumentale dell'aria, il musico soprano prendeva gli applausi dicendo: Questa  musica del mio maestro, il grande Niccol Porpora poi si volt grato verso la rondine, per un momento lei pens che lui avesse capito, che l'avesse riconosciuta, ma ben presto si rese conto che gli occhi che il castrato andava cercando non erano i suoi, ma quelli di una ragazza, una di quelle belle femmine italiane del popolo, che in quel salotto c'entrava poco. Ma la sua anima invece s che c'entrava con quella musica e quell'interprete, cap la rondine, quando la ragazza schermendosi si volt verso di lei, gli occhi scuri, lucidi e profondi come due specchi neri: Grazie Santa Mamma dell'amore eterno aveva sussurrato baciando la medaglietta della Madonna che teneva al collo.
L'emozione cre la corrente ascensionale che la port in alto sui tetti di Parigi.
Lei adorava la Francia ma Londra la chiamava, cos riprese il volo sotto le stelle, gi sapendo dove si sarebbe fermata prima di affrontare i venti che sferzavano sulla Manica. C'era un piccolo ponte sul Ruisseau des Anguilles, l'ultimo prima del mare, le travi che gi odoravano di salsedine ma conservavano ancora il profumo rassicurante della terraferma.
Quando arriv una sorpresa l'accolse, inaspettata ma gradita, un'anima bella; era da un po' che non ne incontrava, era una di quelle anime riluttanti ad abbandonare il proprio corpo, per quanto volentieri l'avevano abitato.
Il corpo ormai decomposto affiorava dall'acqua, lunghe alghe verdi accarezzavano il viso entrando nelle orbite vuote.
Gli occhi sono la prima cosa che viene mangiata dai pesci' osserv la rondine.
Il corpo giaceva scomposto come una marionetta abbandonata, il collo spezzato e il capo innaturalmente rivolto verso il dorso che esibiva un profondo squarcio nelle carni, su un fianco.
L'anima era senza capelli, occhi verdissimi e l'anello con l'unicorno al dito. Accolse la rondine con un inchino, poi cominci i suoi giochi di trasformismo, sfiorandosi il volto con la mano destra cambiava connotati e parrucca, e sfiorandosi il petto con la sinistra cambiava d'abito; prima un nobile di bianco vestito, in capo un torrione di capelli rossi e intorno al collo una sciarpa impreziosita di pietre granata; poi la ninfa Galatea, la nereide dai lunghi capelli biondi a celare i seni, ma ecco il terrore di un Polifemo monocolo, subito inghiottito dalla bocca dal vecchio Nereo che con una rapida piroetta si trasformava nel violinista virtuoso, per lasciare poi il posto alla dignit di una gran dama velata di nero con in braccio, come Madonna raddoppiata, due neonati, uno dei quali aveva il capo fiammeggiante come torcia accesa, e infine alla figura di un uomo con due bambini per mano, una femmina e un maschio: il maschio, pi piccolo, emanava luce.
Poi il buio improvviso.
Solo un suono: il tuono di un galoppo lontano.
Dal buio torn l'anima con i suoi occhi verdissimi, sorridente e soddisfatta, certa di aver dato un bellissimo spettacolo, s'inchin a ricevere applausi verso un gran tea-tro immaginario.
Ora vorrei andare via di qui disse alla rondine, mi mostri la via?
Si alzarono in volo insieme, mentre il corpo morto veniva definitivamente ingoiato dalle acque.
All'inizio fu lo schiaffo del vento dell'Oceano, prova dura tanto per la rondine ormai stanca, quanto per l'anima che stava abbandonando per sempre quel nido mortale che tanto l'aveva gratificata e nutrita. Ma la rondine sapeva cosa fare, con un rapido guizzo delle penne remiganti aveva puntato in alto, l dove tutto era quiete, dove gli elementi ti sostenevano e accompagnavano, dove volavano gli unicorni.
L aspettava l'unicorno che la rondine immaginava essere pronto per quell'anima.
E mentre l'ultima cosa che lei percepiva con la coda dell'occhio era la groppa dell'unicorno che puntava sicuro verso Orione, una corrente la trasport verso cumulonembi rotanti che assecond fino all'alba, quando le bianche scogliere, da Aurora dardeggiate, la invitarono a picchiare verso il basso.
Londra la chiamava.
E Londra arriv, annunciandosi di fumo nero vestita, una regina in lutto.
Era venuto il momento di costruire il nido, di sottotetti ce n'erano tanti, per un po', indecisa, gir in tondo appellandosi alle ultime energie rimaste, quando un bambino si sporse da una finestrella aperta gridando:
Padre, Nannerl, una rondine, venite a vedere la primavera.
Impulso
Il primo impulso doveva partire da un server sull'isola di Taiwan, pi precisamente da una suite dell'International Building in Keelung Road a Taipei. Dalle finestre dell'edificio filtravano gli ultimi raggi di sole e l'uomo, conosciuto come Baal, non vedeva l'ora di finire, per poter raggiungere le ragazze dagli occhi a mandorla e il dirty Martini che lo stavano aspettando insieme a un piatto di ostriche Fines de Claire. Stava per inviare un semplice impulso elettrico.
Il suo viso era illuminato dalla luce di sette monitor; su quella postazione aveva lavorato ininterrottamente per giorni coordinando le sue 66 legioni di diavoli informatici.
Ora tutto era pronto: aveva violato i blocchi di sicurezza ed era entrato nei sistemi di un migliaio di compagnie telefoniche in una modalit che gli hacker chiamavano sottovento', ossia perfettamente nascosta. Bastava un semplice invio per generare miliardi di chiamate simultanee e fare ascoltare a tutti finalmente il messaggio.
Baal accese il microfono provocando un fischio che scomparve dopo pochi secondi lasciando solo il brusio delle onde corte.
Avvicin la bocca al microfono e lanci il preallarme:
Atencin, atencin y atencin. IL LATTE STA PER SCADERE.
Il tempo era arrivato. Ora tutti aspettavano la voce di Lucifero per scatenare il terrore.
Fedora
Atencin, atencin y atencin. IL LATTE STA PER SCADERE.
La voce di Baal dalla radio suonava forte e chiara.
Fedora Falconetti sorrise, toccava a lei, era il tempo di Lucifero.
La spalla pulsava. Avrebbe dovuto essere ricoverata tre giorni prima, dopo la sparatoria, ma non poteva permetterselo. L'Ordo Mundi era un mostro dalle molte teste e ogni minuto perso era un rischio incalcolabile. La pallottola era passata da parte a parte e lei aveva preferito affidarsi a bende e morfina. Il conte di Saint-Germain non poteva fermarsi per un buco nella spalla, doveva andare fino in fondo, e subito.
Una vibrazione, il display del telefono si illumin.
Lesse:
Il maestro  sul podio.
Era Paolo dal Kazakistan.
Nel Teatro dell'Opera di Astana tutto era pronto.
Il concerto era stato organizzato in poche ore, poich Ad Astana Lucifero  di casa.
Fedora respir faticosamente ma sorrise pensando a Flavio e alla sua orchestra sul palco, poi disse: Finalmente la musica del Puledro dorato tutto far tremare, finalmente in Terra si far silenzio, ogni uomo e ogni donna saranno uniti dalla musica di Mozart, tutto il mondo assister a questo concerto; la pi grande platea mai esistita, miliardi di anime, insieme, per celebrare l'Uomo.
Poi il suo sorriso divent ghigno quando, afferrando il microfono grid:
Atencin atencin y atencin. IL LATTE  SCA-DUTO.
La luce del lampadario dalle decorazioni egizie che adornava la volta del Teatro di Astana in Kazakistan si spense insieme al brusio del pubblico. Gli orchestrali avevano terminato l'accordatura in attesa del levare del direttore, ma Flavio Tondi, invece di dare l'attacco, si rivolse a loro sussurrando: Andate a pagina due.
I professori della sua orchestra ancora non sapevano che il maestro, poco prima dell'ingresso del pubblico in sala, aveva allegato un foglio con 33 battute aggiunte alla partitura dell'Ouverture del Don Giovanni, e ancor meno potevano sapere che queste erano le battute scritte da Mozart a sei anni, in fin di vita, e riportate alla luce dai Saint-Germain.
Suoneremo queste battute, diciamo, ritrovate allo stesso tempo delle precedenti:  Mozart,  la sua musica, e noi siamo una grande orchestra, possiamo leggerla a prima vista interpretandola con arte.
La cembalista spost subito la pagina cercando il punto di attacco delle battute aggiunte, cominci a leggerle tra s, velocissima, poi il suo sguardo interrogativo incontr quello determinato del maestro, una determinazione che stava contagiando ogni singolo orchestrale.
Dobbiamo farlo sussurr ancora il maestro Tondi.
E tutti sorrisero.
Flavio strinse con la destra l'archetto e con la sinistra il manico del Gagliano; lui dirigeva cos, suonando la parte del primo violino, come gli antichi direttori del Diciottesimo secolo. Il suo sguardo era fisso verso la quinta di destra, quella che all'Opra di Parigi chiamano jardin e alla Scala strada: era l che Flavio cercava il viso di Paolo illuminato dal display della radio a onde corte, mentre le cuffie riproducevano il grido di Fedora:
IL LATTE  SCADUTO.
Lo stesso grido che entrava nelle trasmittenti di tutti i suoi hacker in ascolto:
IL LATTE  SCADUTO.
Baal valut i monitor con l'eccitazione di chi stava compiendo una grande impresa, perch sbloccare i codici di protezione di un migliaio di compagnie telefoniche rappresentava da anni la nuova frontiera per i demoni della rete. Ma adesso, finalmente, grazie a un nuovo algoritmo lui poteva entrare nei sistemi e restarci per oltre tre minuti: il tempo sufficiente per scatenare l'atto terroristico.
Per scaricare la tensione fece un respiro profondo, poi si alz dalla postazione e raggiunse uno scaffale, afferr un vecchio disco in vinile. Era un album del 1967, Something Else by the Kinks.29 Scelse l'ultima canzone del disco, Waterloo Sunset, e posizion la puntina sulla sesta e ultima traccia del lato B.
Il riff ostinato di chitarra elettrica della ballad invase la stanza e il canale della trasmittente, aperto sulla frequenza di 6840 kHz. Tre minuti e quindici secondi, questa era la durata della canzone, questo il tempo che gli restava per concludere il lavoro.
Waterloo Sunset, ultima traccia lato B.
Dalle casse del vecchio stereo si ud prima il fruscio del vinile, poi quei suoni veri, quei colori musicali autentici che solo il vecchio 33 giri sapeva restituire.
Baal si muoveva danzando e suonando nel vuoto il rullante e i piatti di una batteria invisibile.
0,16
Dirty old river,
must you keep rolling,
rolling into the night.
Caro vecchio fiume,
devi continuare a scorrere,
scorrere nella notte.
1,38
I don't need no friends
as long as I gaze on Waterloo Sunset,
I am in paradise.
Non ho bisogno di amici
finch guardo il tramonto su Waterloo,
sono in paradiso.
2,38
I don't feel afraid
as long as I gaze on Waterloo Sunset,
Non ho paura
finch guardo il tramonto su Waterloo,
3,14
Waterloo sunset's fine.
Il tramonto su Waterloo  bello.
Baal schiocc le dita ed esclam ridendo, con marcato accento cubano: Y ahora me la mamarn todos!
Poi fece partire l'invio.
Immaginiamoci la testa di un serpente acciambellato su se stesso che si scinge per proiettarsi in avanti sul terreno, immaginiamola passare tra le case, dentro i muri, sotto i pavimenti calpestati da umani ignari nelle loro faccende occupati. Il serpente viaggia per miliardi di chilometri, a ogni snodo crea altri serpenti, che scivolano su cavi di lunghezze inimmaginabili, attraverso deserti, foreste, galassie metropolitane che lo costringono a scelte di direzione. Oppure procede rettilineo sotto le masse d'acqua degli oceani, protetto e sorvegliato da sommergibili atomici. Geografie diverse, fra loro lontane, messe finalmente in relazione da quell'unico originario impulso elettrico che si sposta fulmineo sotto le piante dei piedi di milioni di passeggeri della metropolitana di Londra, tra i fiori del tempio Sanzenin di Ohara a Kyoto, lungo il Canale di Panama, sotto i percorsi carsici delle acque termali di Saturnia. Il serpente di luce ha una missione: generare serpenti di aria, raggiungere simultaneamente le stazioni radio che attraverso le loro antenne si dovranno connettere con i miliardi di numeri telefonici presenti nei loro database.
Immaginiamoci che il serpente d'aria trasformato in onda radio abbia raggiunto i suoi terminali. Simultaneamente. In tutto il mondo.
Immaginiamolo ora.
New York, Pennsylvania Station. Tra centinaia di persone in attesa, Robert Driver e sua moglie Monica30 aspettavano il treno per Philadelphia. Erano infreddoliti e cercavano conforto nel tepore emanato dai grandi bicchieri di cartone colmi di cappuccino italiano che tenevano tra le mani.
Monica avrebbe voluto accendersi una Marlboro, mentre Robert sarebbe stato fortemente tentato di correggere il suo cappuccino con il brandy nascosto nella tasca interna del cappotto. Mentre le mani si muovevano verso le loro private consolazioni, i telefoni di entrambi cominciarono a vibrare.
Simultaneamente.
Monica si allontan facendo scattare la chiusura della sua borsa Cline, Robert cerc il cellulare nella tasca del cappotto e, perdendo il controllo del bicchiere, rovesci il cappuccino. Fu in quel momento che si rese conto, osservando la vibrazione del suo apparecchio nella pozza di latte e caff, che tutta l'aria della Penn Station era pervasa simultaneamente dalle correnti sonore di migliaia di suonerie.
Parigi, al numero 20 di Rue Leblanc, nella penombra della sala di rianimazione dell'ospedale George Pompidou. Il display del telefono illuminava il viso di Samuela in coma farmacologico.
Astana, Teatro dell'Opera. I professori dell'orchestra erano eccitati, non sapevano cosa avrebbero suonato alla seconda pagina, quale musica avrebbero scatenato, quali colori, quali drammi, quali energie; sapevano solo che era Mozart e che dovevano farlo.
Paolo sollev le braccia con i pugni chiusi e alz i pollici verso l'alto. Flavio annu e diede il levare dell'ouverture.
In volo sul Mare d'Arabia, Carlos era sdraiato sull'ampio sedile del suo Cessna quando i piloti lo svegliarono: Professor Buyer, un'anomalia: sulla radio e sul telefono satellitare arriva la stessa chiamata. Abbiamo chiesto assistenza alla torre di controllo di Muskat, anche loro hanno lo stesso problema.
Il primo accordo in re minore deflagr in tutta la sua potenza. Le prime battute erano quelle conosciute, quelle eseguite migliaia di volte dal 1787, per secoli, poi sarebbero seguite le 33 del Puledro dorato, quelle mai udite.
Cos cominci il concerto pi straordinario della storia dell'Umanit.
Durante il primo minuto di esecuzione tutto il mondo progressivamente fece silenzio.
In Pennsylvania Station nessuno parlava, tutti erano raccolti su se stessi, attenti a quanto usciva dal telefono. Solo nel momento in cui realizzarono che ognuno di loro stava ascoltando la stessa musica, finalmente si videro.
E cosa videro?
Videro uomini, videro donne; fermi, attenti, silenziosi, insieme.


Ferruccino

Bath, 8 aprile 1810
Lo fa ogni anno, la stessa ora, lo stesso giorno.
Accende una candela bianca, lo fa per me.
Mi vuole vicino, ma vicino lo sono sempre stato.
La luce.
Sento il calore della fiamma e l'amore dell'intenzione.
Poi resta l, non prega, mi pensa, mi chiama.
Siedo al suo fianco e poggio il mio capo senza peso sulla sua spalla.
Anche adesso che  vecchio non mi ha mai dimenticato, e io sono stato con lui per tutta la sua vita.
Mi ha tenuto con lui.
Sono stato qui per proteggere il suo dolore segreto, il nostro, e non ho potuto andare via.
All'inizio mi ha legato il sangue, la sua rabbia, il suo furore, poi la sua luce, la grazia e la bellezza della sua trasformazione, della sua arte.
Io l'ho protetto, perch gli uomini come lui sono angeli per la Gloria di Dio. Fragilissimi.
Gli uomini come lui sono angeli con ali di cristallo puro.
Gli uomini come lui vanno dentro il dolore e lo trasformano.
Mi commuovo e ringrazio la morte per essergli stato accanto per la vita.
Mi vuole vicino, ma vicino lo sono sempre stato.
Mi commuovo, lo accarezzo senza peso sui capelli, una volta ricci e nerissimi.
Mi avverte vicino.
Gli occhi azzurri cos profondi diventano acquosi.
Dopo tanti anni, tante vite in una, ancora si commuove.
Venanzio.
Mi parla:
Ferruccino, mio fratellino, gentile e amato.
Io gli sorrido:
Venanzio mio gli dico, ma lui non sente le mie parole, non ha il dono.
Il dono l'aveva solo Pinuccia.
 vecchio Venanzio, ma non ha paura di morire.
Non ho paura di morire.
Non ha paura Venanzio perch ha fatto quello che noi morti chiamiamo il lavoro, ha vissuto cercando di capire con tutto quello che il destino gli ha dato e gli ha tolto.
E io ero con lui.
Nel sangue dei combattimenti, nelle corti con i papi, i re e le regine, nei teatri di tutto il mondo, nella musica. Io ero con lui.
Per alcuni di noi morti restare con voi vivi  una maledetta sospensione, una prigione silenziosa, tristissima, per altri un prolungamento, un atto di amore e protezione.
Ma per tutti, anche per chi non ne  cosciente, vuol dire continuare a fare il lavoro.
Capire.
Questo  stato il grande regalo di Venanzio.
Senza sapere, mi ha legato alle strazianti, bellissime umane fragilit che noi morti desideriamo in ogni istante, in questo luogo senza luogo che vive unito alla vostra vita, nel tempo senza tempo della nostra: mi ha legato per farmi fare la mia evoluzione, insieme alla sua.
 morto Turk sussurra, il mio piccolo cane; mi dava tanta tenerezza la sua fragilit, la sua silenziosa vicinanza, la fedelt della sua presenza.
Sta guardando dalla finestra della sua casa i prati di Bath, prati inglesi, verdissimi, con antiche rovine romane.
Turk ti faceva pensare a me...
Mi faceva pensare a te il piccolo Turk.
L'ha sepolto vicino al basamento di un'antica colonna.
Adesso  nella terra sotto le rovine romane...
Il Sud dell'Inghilterra gli ricordava la campagna delle Marche cos verde, il resto poi lo facevano i pezzi di marmo che affioravano dalla terra.
Mi fa pensare all'Italia sospira un'ultima volta.
L'ultima.
Quante vite pu vivere un uomo dentro una sola esistenza.
Venanzio, chi canter per la tua anima?
Tu hai cantato per la mia, ogni volta che salivi sul palcoscenico mi pensavi, vedevi il mio corpo sulle tavole del Teatro di San Carlo, senza vita, mi dedicavi un pensiero, mi inondavi di bellezza, perch questo fa il canto, la musica, crea un ponte tra i morti e i vivi, aiuta i morti a trovare la strada e ai vivi la tenerezza nel cuore.
Mozart lo sapeva, con quel talento per la vita che hanno solo le anime sottili che si liberano del peso della terra.
Sapeva chi eri.
Sapeva ogni cosa di Venanzio Rauzzini, lo sapeva gi dal vostro primo incontro, fino a quel giorno di dicembre del 1791.
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FINE.
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Note.
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1 Divinit fenicia, viene trasformato nella credenza cristiana in demone e messo a capo di 66 legioni di diavoli.
2 Monaca di Dresda. Personaggio di incerta fondatezza storica, a cui un saggio di Renzo Baschera attribuisce strabilianti capacit divinatorie. Le sue profezie sono state scoperte molto tempo dopo il periodo vaticinato, lasciando molti dubbi sulla loro autenticit. Nonostante ci, la monaca di Dresda ha avuto molto seguito nella letteratura new age e presso gli estimatori dei testi profetici.
3 Si ispira alla figura di don Riccardo Seppia (Tintenfisch' in tedesco significa seppia'), il parroco di Sestri Ponente rinchiuso in carcere con una condanna a svariati anni per pedofilia e cessione di cocaina. Tragicamente famose le sue intercettazioni: Ehi... procurami un bambino... dal collo tenero e mi raccomando l'et, perch sedicenni sono gi troppo vecchi...', oppure Mi serve un negretto, un bel moretto, quelli che mi fanno eccitare da pazzi e mi raccomando non superi i quattordici anni... e meglio se si tratta di uno con problemi, di droga o di famiglia'. La seppia (Sepia officinalis) appartiene a una famigli di molluschi cefalopodi marini diffusi nelle acque temperate del globo. Ha dieci appendici retrattili (otto braccia di pari lunghezza e due lunghe appendici dotate di ventose, adibite alla difesa e spesso alla riproduzione) e occhi sporgenti, con una pupilla molto sviluppata. Presenta inoltre una conchiglia interna (detta osso') e, in prossimit dell'ano, una sacca per l'inchiostro, che viene espulso quando l'animale si sente minacciato. Possiede una spiccata capacit mimetica; grazie alla presenza nel derma di una ricca rete di cromatofori, pu cambiare colore dal marrone al nero, dal giallo al rosso, ma in fondo resta un animale bianco fuori e nero dentro. Don Seppia amava congedarsi dalle sue vittime con la frase: Satana sia con te'.
4 Radio Atencin.  stato il primo caso di una stazione radio in onde corte, meglio detta numbers station, ufficialmente accusata di spionaggio dal governo degli Stati Uniti di America. Fin dal tempo della rivoluzione castrista trasmette messaggi cifrati, codici e sequenze alfanumeriche sulla frequenza 6840 kHz.
5 Personaggio di fantasia, porta il nome dell'amata nonna di Davide e Laura Livermore. Un omaggio alle tante meravigliose artiste artigiane dei teatri d'opera nel mondo.
6 Flavio Tondi. Personaggio di fantasia che si ispira per talento e storia musicale a Fabio Biondi, uno dei pi grandi direttori e violinisti del nostro tempo. L'episodio della rottura del violino  realmente accaduto al maestro Biondi, nell'intervallo di un concerto al Teatro Real di Madrid. Le vicende narrate nel libro non riportano invece alcun riferimento a fatti della sua vita privata.
7 Mammona. Sostantivo maschile o femminile la cui origine risale probabilmente all'aramaico mamona, ricchezza, guadagno'. La ricchezza terrena idolatrata; quindi, il principio della dannazione spirituale.
8 Lucifero. Dal latino luci?fer, portatore di luce', composto di lux, lucis luce' e ferre, portare'. Usato come aggettivo nel senso di che porta e diffonde la luce'; come sostantivo, epiteto letterario del pianeta Venere nelle sue apparizioni mattutine (La graziosa stella, La quale lieta si leva innanzi a l'alba, E lucifero ha nome'); nome del principe degli angeli ribelli, divenuto nell'inferno il capo dei demoni; simbolo di superbia, di rabbia incontrollata, di malvagit e anche d'astuzia o scaltrezza sopraffina.
9 Conte di Saint-Germain. Si dice sia stato un alchimista, avventuriero e personaggio di rilievo alla corte di Francia del XVIII secolo. Molti aneddoti fantastici circondano di mistero la sua figura, rendendola storicamente sfumata e imprecisa. Tra i fatti certi ci sono gli incontri con il giovane Mozart, con il famoso compositore Christoph Willibald Gluck, con Casanova, Voltaire e Madame de Pompadour. Voltaire lo incontr due volte a distanza di trent'anni, annotando che l'uomo non fosse invecchiato di un giorno. Anche le descrizioni del tempo sono vaghe: fronte spaziosa, occhi penetranti, statura media, forme aggraziate e sempre quarantenne. Il musicista Jean-Philippe Rameau scrisse di averlo conosciuto con quell'aspetto in Italia gi dal 1701. L'amicizia con Madame de Pompadour, iniziata oltre la met del Settecento, schiuse a Saint-Germain le porte di qualunque nobile famiglia parigina. Partecipava alle cene presso le case nobiliari pi in vista del regno, rifiutandosi quasi sempre di mangiare e bere in pubblico, alimentando cos la sua gi misteriosa fama. Casanova lo conobbe proprio una sera a cena, da madame d'Urf: riport che il conte era stato l'unico a non mangiare nulla, cos da poter parlare continuamente. Il fondatore della Chiesa gnostica Jules Doinel scrisse di avere forti ragioni per credere che il conte fosse un potente satanista. Tra i suoi contemporanei ci fu chi garantiva che potesse manifestarsi in pi luoghi contemporaneamente. Tra le sue pi celebri affermazioni quella di aver conosciuto Ges Cristo e di essersi trovato al suo fianco alle nozze di Cana. Mario Audello, grande artista artigiano di trucco e parrucco, ha ispirato la versione tripartita del conte di Saint-Germain, incarnandosi in Marius.
10 Jean-Marie Leclair. Una delle figure pi straordinarie del XVIII secolo: ballerino, violinista virtuosissimo e superbo compositore. La sua morte  avvolta da molti misteri. Venne ritrovato assassinato il 22 ottobre del 1764, steso a terra con un pugnale nella schiena, in evidente stato di decomposizione, con il suo violino tra le braccia.
11 Marie-Rose Casthanie. Fu ballerina presso il Regio teatro di Torino e sposa di Jean-Marie Leclair. Mor giovanissima nel 1728.
12 Andrea Stefano Fior. Fu probabilmente allievo del padre, violoncellista e compositore alla corte di Torino, nel 1699, a soli tredici anni, aveva composto e pubblicato cinque Sinfonie da chiesa a tre per 2 violini, violoncello con il suo basso continuo per organo, dedicate a Vittorio Amedeo II. Nel 1707 venne nominato ufficialmente maestro di cappella della corte di Torino, carica che conserv per tutta la vita. Mor il 6 ottobre del 1732. Alla sua morte lasciava ai quattro figli una rendita, mobili, l'appartamento nel quale viveva, quadri preziosi e strumenti musicali, una collezione di tabacchiere, nonch una villa in collina con annessa cappella dove trascorreva le vacanze con la famiglia. Un patrimonio consistente, a cui va aggiunta una ricca biblioteca di oltre quattrocento volumi: opere e trattati di teoria musicale, testi sacri, di letteratura e di filosofia greca e latina, di storia, diritto, grammatica, matematica e opere di letteratura italiana e francese. Molto apprezzato, era noto a Vienna e probabilmente in Spagna.
13 1756.  l'anno del pi grande terremoto del secolo, con epicentro in Boemia, ed  anche l'anno dell'inizio della Guerra dei Sette Anni. Il 27 gennaio nasce Wolfgang Amadeus Mozart.
14 Venanzio Rauzzini. La sua tomba si trova nella cattedrale di Bath, tra i grandi della citt nel Sud-Ovest dell'Inghilterra, dove visse gli ultimi trent'anni della sua vita, diventando una delle figure di maggiore influenza musicale della cultura inglese. Musico soprano allievo del Porpora, fu l'unica voce di castrato amata da Wolfgang Amadeus Mozart, che per lui scrisse l'incredibile mottetto Exultate Jubilate e il ruolo di Celio nel Lucio Silla. All'inizio della sua carriera, giovanissimo e bellissimo, turb le fantasie erotiche delle donne bavaresi nel suo periodo di attivit a Monaco, tanto da dover scappare a Londra perch ricercato da sicari pagati da nobili tedeschi cornuti. A Londra dimostr di essere il vero genio del suo tempo: da cantante stella del King's Theatre divent compositore, ma soprattutto fu il pi grande organizzatore di opere e concerti di tutta l'Inghilterra, nonch fondatore di una scuola di canto capace di donare ai compositori, tra Settecento e Ottocento, alcune generazioni di artisti irripetibili. La lapide della sua tomba nella cattedrale di Bath fu donata da John Braham e Ann Selina (Nancy) Storace, suoi allievi devoti, tra i pi grandi cantanti del tempo. Nancy interpret Susanna il primo maggio del 1786 al Burgtheater di Vienna, alla prima mondiale delle Nozze di Figaro. L'arte di Venanzio  stata l'ultima luce di un tempo glorioso, stupefacente e struggente, il tempo dei musici castrati.
Le frasi in vulgata marchigiana di Venanzio sono state suggerite e tradotte dall'italiano da Damiano Accattoli di Porto Recanati.
15 San Venanzio. Apparteneva a una nobile famiglia della classe senatoria romana di Camerino. Convertitosi al Cristianesimo, and a vivere presso il suo maestro, il prete Porfirio. Fu martirizzato per decapitazione il 18 maggio 250, perch rifiut di tornare al culto degli di pagani, come imposto dagli editti dell'imperatore Decio. Nel luogo della sua sepoltura, a Camerino, fuori della Porta Orientale, nel V secolo venne edificata una basilica, tuttora sede dell'Arca del santo e del suo secolare culto. San Venanzio martire  festeggiato il 18 maggio a Camerino. Venanzio  protettore delle cadute spirituali e materiali.
16 Raimondo di Sangro principe di San Severo. Inventore, anatomista, chimico. Massone e appassionato di gioco d'azzardo, visse con fortune alterne nella Napoli di Carlo di Borbone, che molto lo stim e protesse. Tra le sue invenzioni ricordiamo: una carrozza marina, una macchina per la stampa a colori, un'arma in grado di sparare un colpo ogni 4 secondi, un tipo di tessuto impermeabile con cui fece confezionare per il re un mantello per le battute di caccia sotto la pioggia, un macchinario per filare la seta, un sistema per colorare il marmo bianco e un altro per decolorare i lapislazzuli, un orologio animato a forma di drago, capace di indicare non solo le ore e i minuti, ma anche i giorni della settimana, i mesi e le fasi lunari. Grazie alle sue sperimentazioni nel campo della chimica e dell'anatomia riusc a metallizzare il sistema venoso donando cos, ai suoi perplessi concittadini napoletani, gli scheletri di due cadaveri in grado di esibire vene e arterie perfettamente intatte. La sua cappella di famiglia conserva tuttora i suoi esperimenti anatomici e alcuni capolavori di indiscutibile pregio, tra i quali il Cristo velato di Giuseppe Sammartino.
17 Obelisco di San Domenico. L'obelisco di San Domenico, o anche guglia di San Domenico,  un'opera scultorea situata in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, di fronte alla chiesa> omonima. Fu voluta nel 1656 dal popolo napoletano come ex voto a san Domenico, per scongiurare la pestilenza di quello stesso anno. Il progetto, affidato a Cosimo Fanzago (che ci lavor tra il 1656 e il 1658) venne continuato dall'architetto bergamasco Francesco Antonio Picchiatti, il quale mantenne il cantiere fino al 1666, quando venne abbandonato. Dopo un breve tentativo di Lorenzo Vaccaro, allievo del Fanzago, avvenuto intorno al 1680, i lavori ripresero dopo quasi cinquant'anni, nel 1736, col figlio di Lorenzo, Domenico Antonio Vaccaro, nominato architetto del cantiere fino al suo completamento, avvenuto l'anno dopo. Nel 1737 la guglia poteva dirsi ultimata, anche se era ancora priva della statua di san Domenico, che fu collocata al vertice del monumento nel 1747.
18 Nicol Porpora. Compositore, insegnante di canto, uno dei pi grandi musicisti del XVIII secolo. Cre una scuola unica e fondamentale per la storia dell'arte, dell'opera e della vocalit. I suoi allievi erano ricercatissimi e apprezzati in tutti i teatri e nelle corti di tutto il mondo; venivano chiamati i porporini'.
19 Appartenente alla famiglia delle Orchidaceae e originaria dell'America tropicale,  tra le orchidee pi facilmente reperibili in commercio e tra le pi note. Il suo nome deriva da William Cattley, famoso collezionista di orchidee. Marcel Proust la celebrava nella Recherche, dove fare Cattleya' tra i due amanti, Swann e Odette, era sinonimo del piacere sotto le lenzuola. In Sodoma e Gomorra il farsettaio Jupien si offre al barone di Charlus sporgendo in fuori il sedere' con la stessa civetteria, osserva Proust, con cui una sensuale orchidea si apre al provvidenziale calabrone'.
20 Ipnosi.  un fenomeno psicosomatico che pu essere provocato tramite una suggestione indotta da un'immagine o un suono. Coinvolge sia la dimensione fisica che la dimensione psicologica. Le azioni ipnotiche indicate in questo libro sono tutte possibili e suggerite da Elio De Grandi, in arte Alexander.
21 Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour, matresse-en-titre, ossia amante ufficiale, di Luigi XV. Al di l di quelle che possiamo immaginare essere le sue prevedibili competenze, Madame de Pompadour fu donna di spettacolo: capocomica, drammaturga, attrice e creatrice del thtre des cabinets, una compagnia di nobili dilettanti che si esibiva a Versailles in spettacoli pensati apposta per il re. Sostenitrice degli enciclopedisti e amica personale di Voltaire, a lei si attribuisce la frase: Aprs moi le dluge.
22 Dante Fulvio Lazzari.  un liutaio cremonese che ha fornito informazioni tecniche per la stesura di questo libro.
23 Don Giovanni, Ouverture. Georg Nikolaus Nissen, il secondo marito di Constanze Mozart, vedova di Wolfgang Amadeus, annot un ricordo di lei: Il penultimo giorno prima dell'esecuzione del Don Giovanni a Praga, quando era gi avvenuta la prova generale, alla sera, Mozart disse a sua moglie di voler scrivere durante la notte l'ouverture. La moglie lo consigli di sdraiarsi sul canap, promettendogli di svegliarlo di l a un'ora. Erano le cinque del mattino e alle sette sarebbe venuto il copista a ritirare l'originale della partitura. Alle sette l'ouverture era terminata, e i copisti lavorarono tutto il santo giorno, tanto che le partiture arrivarono la sera sui leggii degli orchestrali ancora umide dell'inchiostro, cosa che costrinse i musicisti a eseguire il pezzo direttamente in recita, senza prove, leggendolo a prima vista.
24 Teatro di San Carlo.  il teatro d'opera in attivit pi antico al mondo. Fu creato per volont di Carlo di Borbone, su progetto dell'architetto Giovanni Antonio Medrano, e inaugurato il 4 novembre del 1737. Dalla sua apertura a oggi questo teatro ha visto rappresentate 335 prime mondiali assolute con compositori come Porpora, Hasse, Galuppi, Traetta, Leo, Vinci, Piccinni, Johan Christian Bach, de Majo, Paisiello, Jommelli, Gluck, Martin y Soler, Cimarosa, Gazzaniga, Par, Johan Simon Mayr, Mercadante, Rossini, Donizetti, Vaccaj, Pacini, Bellini, Coccia, Lillo, Verdi, Perosi, Pizzetti, Zandonai, Mascagni, Porrino, Malipiero, Rota e De Simone. Sulle assi del suo palcoscenico  passata l'intera storia dell'opera. Hndel e Haydn hanno assistito a molte rappresentazioni e nel 1778 anche Mozart era presente tra il pubblico. Questo teatro  uno dei luoghi della memoria della nostra civilt.
25 Paracelso. La sua opera  l'espressione di un uomo che ebbe il coraggio di manifestare una concezione nuova della pratica medica e che cre un'importante evoluzione del pensiero e della dottrina medica del suo tempo, ovvero il Rinascimento tedesco. Alla base del suo pensiero vi  una visione dell'universo in continuo rapporto di interscambio con l'uomo; il microcosmo dell'uomo rispecchia dentro di s il macrocosmo dell'universo in tutti i suoi rapporti (come in cielo cos in terra). Nell'Astronomia magna il macrocosmo si divide in due sfere: quella astrale e quella terrestre; esse si rispecchiano anche nell'uomo, il quale ha in se stesso un firmamento in tutto e per tutto simile a quello esterno.
26 Cimitero delle 366 Fosse.  un antico cimitero di Napoli, oggi dismesso. Il nome ufficiale  Cimitero di Santa Maria del Popolo. Commissionato nella seconda met del Settecento all'architetto Ferdinando Fuga da Ferdinando IV di Borbone, aveva il compito di razionalizzare le sepolture della gente comune. 366 indica il numero delle fosse, numerate in ordine crescente e corrispondenti ai giorni dell'anno, compreso quello bisestile. Alle sei del pomeriggio un argano sollevava la pietra che sigillava la fossa del giorno e i corpi venivano calati all'interno. In serata la cavit veniva nuovamente sigillata. Il giorno seguente corrispondeva a un'altra fossa, a cui si applicava lo stesso protocollo. L'area cimiteriale  stata chiusa nel 1890 dopo aver accolto oltre settecentomila corpi. Il sito oggi  ancora affidato alla famiglia di custodi che ebbe originariamente l'incarico di prendersene cura nel XVIII secolo.
27 Liquore Strega. Liquore proveniente dall'antica tradizione gastronomica beneventana: si parla di una ricetta creata attorno al XII secolo. Ingrediente fondamentale  lo zafferano. Pare, inoltre, che fra gli altri aromi vi siano anche chiodi di garofano, corteccia d'arancio, cannella, lavanda, menta, finocchio.
28 Grande Chartreuse.  un prezioso liquore creato nel 1605, quando i monaci della Certosa di Vauvert, a Parigi, vennero in possesso di un manoscritto con la formula di un elisir di lunga vita. I certosini fecero appello a tutte le loro conoscenze per decifrare quella formula e sono i soli a conoscere la ricetta del famosissimo liquore che prende il nome dalla Grande-Chartreuse di Voiron.
29 The Kinks.  uno dei gruppi rock pi influenti nella storia della musica tra gli anni Sessanta e Settanta, in particolare in quella che i critici hanno definito The British Invasion.. Oltre a molti album hanno scritto anche opere rock: The Kinks Are the Village Green Preservation Society nel 1968, e l'anno successivo il loro capolavoro Arthur (Or the Decline and Fall of the British Empire).. Hanno avuto un'influenza fondamentale su altre formazioni, come i Clash e gli Oasis.. Nel 1966 la canzone Sunny Afternoon  stata incisa in italiano dai Nuovi Angeli, con il titolo L'orizzonte  azzurro anche per te. Della canzone Waterloo Sunset esistono molte cover, tra cui quella, bellissima, di Peter Gabriel.
30 Robert B. Driver e sua moglie Monica. Robert B. Driver  un grande regista e general manager di teatri d'opera negli Stati Uniti. Sua moglie Monica  una straordinaria allevatrice e allenatrice di cavalli da corsa. Per Robert  quasi impossibile non rovesciare per terra una tazza di cappuccino.
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FINE.